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LA CASTA

Post n°68 pubblicato il 08 Settembre 2009 da Larbo
Foto di Larbo

S’atteggia a competente  nel suo ruolo prorompente tramandato da altra gente.

Non è mai inappetente del potere che lo attende; e se sente della truppa un malessere costante, finge di essere presente, si traveste da creanza e ti giudica a distanza; col potere che gli è dato, lui s’attiene al suo mandato  e col fido ritardato stila presto un risultato.

Se tu osservi la sua stanza, già ne senti la distanza; sono sempre religiosi questi esseri obbrobriosi, nel riquadro di una foto stringe mani a chi è più noto, come droga per le menti dei suoi miseri attendenti, mostra i suoi apprezzamenti in cornici rilucenti, non ha freddo non ha stenti, lui non soffre di lamenti perché gode dei potenti, del favore di quei santi o dei poveri dementi che purtroppo sono tanti.

Poi tappeti e poltroncine perché lui è un tipo fine; quanto tiene alla sua tana, è un oracolo che brama, fila e tesse la sua trama come organza grossolana e non punta al tuo rispetto perché poi si gonfia il petto convocandoti a cospetto; col suo fare distaccato punta solo al suo spaccato, a quel ruolo tramandato quasi fosse di un casato, e tu assisti impotente all’arringa più strisciante di quest’essere latente che non pensa con la mente, che non sa cos’è la gente; il tuo male non lo sente, la tua forma evanescente è una forma come tante, quindi resti lì impalato a sentirti giudicato quasi fossi un imputato.

Ma passa, come nodo di matassa anche il tempo del potente e si scioglie flebilmente come goccia nella fonte, come neve su quel monte, passerà e passerà ancora e quel ieri è già meno di ora.

Tu sorridi e vai avanti, la tua cinta nei passanti ne vedrà ancora tanti; brutto comodo e sgraziato verrà un altro invertebrato un umano disossato, un idiota conclamato; ma del tempo non v’è traccia di chi giudica e ti taccia, con la boria tra le braccia, quel che conta in quest’infima realtà è quel gusto di un’antica civiltà il cui nome è dignità.

 
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C.P.T.

Lento scorre il tempo, in questo luogo contenuto da sbarre di ferro e viali di cemento. Bordi di grigio, racchiudono un quadro grigio. Timidi fili d’erba cercano di riprodurre una natura stretta in gusci di calce. Qualche tombino quà e la spezza la monotonia del piatto, creando fosse di piombo zigrinato ove si adagia la guazza di un’ennesima notte. Antenne come cipressi robotici si piegano al vento della sera e lampioni dagli steli affusolati, offrono i frutti di una luce fredda, racchiusa in boccioli di plastica e nettare di tungsteno. I cancelli che vedo di pesante imponenza claustrofobia, danzano ripetutamente, basculando negli stetti passi di un binario scollinato, pronti a ballare agli ingressi o alle uscite dei tanti girovaghi. Tetti e ombre, cartelli e tasti esausti di essere pigiati e una macchinetta automatica del caffé che sgorga ritmicamente miscele nere di noia per dissetare gole a volte incapaci di fare altro. Il libero andamento di questo micromondo si dissolve oltre il vetro che mi contiene; un uomo s’avvicina alle acustiche fessure dello scambio umano. Sua moglie lo attende qualche muro e sbarra più in la. Con una busta in mano, percorre i soliti passi nei soliti giorni, portando magari con se in quella busta vestita di bianco, piccole ampolle di aria lontana, da far respirare ingordamente alla sua amata. Siamo qui, come ieri, come domani a guadagnare un posto nell’olimpo dei vigilanti, dei trascrittori di nomi, dei bevitori di cappuccino, dei compositori di numeri, dei pigiatori di tasti, dei culi sprofondati nelle sedie, dei pensatori lontani che volano con la fantasia oltre le fessure equidistanti di un recinto; siamo qui a stretto contatto col nulla a condividere il niente e a sentire il senza. Si potrebbe dire basta a tutto questo, spogliarsi di un’assurda contestualità di sfere che rotolano sempre nello stesso verso e nel medesimo istante liberarsi di una cravatta nera che si slega dal suo calice di stoffa, e ritrovare finalmente il senso delle cose. Nessuna gabbia in fondo ha mai contenuto i pensieri di un sognatore.
 
 
 

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