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E LA VITA CONTINUA
Post n°147 pubblicato il 20 Marzo 2009 da algori
Hem…. Si….. sono qui solo per pochi istanti. Per cercare con semplici parole di raccontare ciò che in questo mese ho vissuto. Per ricordare con voi ogni sensazione, paura, gioia e molto altro ancora, vissuta in questi ultimi giorni. Partirò dalla fine. Sembra un gioco di parole ma non lo è credetemi. La fine. La conclusione di un’esperienza lavorativa durata 20 anni, in cui ho vissuto pienamente ogni istante, ho cercato di dare il meglio di me, di annullarmi come persona pur di compiacere ed esaudire ogni richiesta del mio titolare. Volete sapere come si è conclusa l’avventura?? Solo ora lo son venuto a sapere. Si è messo in testa che io ricevessi …………. dai nostri fornitori. Non riesco nemmeno a pronunciare quella parola. Tanto mi inorridisce solo l’idea che lui abbia potuto pensare di me una cosa del genere…. Non ho mai fatto nulla di simile in vita mia, eppure…. Non mi è stata data la possibilità di dimostrarlo, di chiedere un confronto chiarificatore, di nulla. Sono stato accusato ingiustamente, giudicato, e punito…. Sebbene non abbia fatto nulla. Nel 2007 mi viene offerta l’occasione dell’acquisto di un mio sogno. Economicamente non posso permettermi una cosa simile nell’immediato, lui allora si offre in mio aiuto con un prestito che da allora sto pagando pian piano ogni mese. Nella fiducia, e visto i rapporti stabili di lavoro, consegno a lui la ricevuta del prestito, mentre lui, rinviando di mese in mese non mi da alcuna ricevuta dei versamenti miei. Epilogo. Venerdi 13 febbraio, gli chiedo con i soldi in mano di chiudere il prestito alla luce degli acconti precedentemente versati. Mi risponde che i conti li chiuderemo contestualmente alla consegna del T.F.R. per conguagliare il prestito del quale fino ad ora a lui nulla risulta versato. Gli chiedo se sta scherzando, che per favore non mi faccia più male di quanto fino ad ora non abbia già fatto. Mi risponde che non è stato lui a volerlo, ma visto come sono andate le cose, male che si vuole non duole. Resto allucinato. Lui non si fa più vedere. Termino quell’ultimo giorno di lavoro quasi tra le lacrime e da li me ne vado la sera in tutta fretta mentre i colleghi rattristati cercano di invitarmi ad un aperitivo. Proprio un bel Venerdi da ricordare…. Quasi simile alla vigilia di natale quando ha preteso lasciassi l’auto aziendale a me consegnata in ditta e me ne andassi a casa a piedi. Ho impegato più di due ore ad arrivare. Lasciamo stare. Lascio a voi immaginare il mio stato d’animo, come mi sono sentito, la tristezza, la delusione, la rabbia e il non sapere come fare da ora in avanti. Non dovevo perdermi d’animo, perché il lunedì a seguire dovevo iniziare un nuovo lavoro, in un ambiente del tutto diverso, nuovo, con persone sconosciute e per di più un incarico non certo chiaro sulle modalità in cui avrei dovuto eseguirlo. |

