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Post n°148 pubblicato il 21 Giugno 2009 da algori
E' passato tanto tempo vero. Sapeste quanto cose sono accadute da allora. Vi ho reso partecipi di ogni mia pena e pensiero, ed ora credo sia giusto condividere con voi anche l'epilogo della lunga avventura dei miei 20 anni di lavoro. Mi chiamano dall'ex ufficio circa un mese fa. Mi chiedono di passare perche' l'ex capo vuole sistemare le cose. Nella mia mente tutto già previsto ciò che sta per accadere. Mi presento quella sera, e come se stesse recitando un copione mi dice per filo e per segno ogni parola che già avevo immaginato. Nell'ultimo anno hai lavorato poco. Per forza rispondo io mi hai tolto tutti gli incarichi che dovevo fare?. Al sabato non sei più venuto a lavorare ed hai cominciato a fare solo 9 ore al giorno invece che le 12 di un tempo. Ovvio gli rispondo. Se non avevo nulla da fare che avrei dovuto inventarmi per restare?? Sarebbe stato come rubare, essere presente qui senza nulla da fare. Non mi importa risponde lui, tu dovevi continuare con il tuo orario di lavoro e restare qui in ufficio anche senza fare nulla. Gli rispondo che ho 40 anni e non intendo farmi umiliare più di quanto tu già abbia fatto. Sembra non sentire. Avanza illazioni in merito ad errori che avrebbero fatto gli operai in cantiere, e che pertanto erano stati colpa mia. E cosi' con un milione di scuse mi riferisce di voler riconoscere solo una minima parte della restituzione del prestito. Gli rispondo che mi dispiace, ma purtroppo non posso accettare. Se ho sbagliato, ed e' umano e da dimostrare, di certo non sono stato l'unico e sono stato punito gia' oltre ogni limite. Ti chiedo per favore di rivedere la tua posizione e di chiudere bonariamente la questione. Mi risponde perentorio no. Allora credo sia inutile proseguire con la discussione. Non ho altro da dire se non per favore di ripensarci e di farmi sapere qualcosa a breve. Rattristato e spaventato per cio' che sarebbe potuto accadere me ne vado. Mi richiamano dall'ufficio 15 gg dopo, chiedendomi di passare a ritirare il TFR. All'appuntamento lui non c'e' e demanda tutto al ragionere il quale mi consegna una dichiarazione da firmare in cambio del TFR. Nella stessa sta scritto che rinuncio a qualsiasi pretesa e che con l'incasso del TFR mi ritengo soddisfatto di ogni pendenza con la ditta in questione. Mi rifiuto di firmare. Spiego loro che se l'avessi fatto, avrei perso la possibilta' di ottenere cio' che mi spettava, e che le possibilità di ottenere giustizia sono tante e di certo non le voglio buttare al vento. E me ne vado. Altri 15 giorni e mercoledi questo fissano un nuovo appuntamento per il TFR, chiedendomi di portare quanto so. Mi presento mercoledi 17 (che già per il numero e' tutto un programma). Lui e' in ritardo ma aspetto. Arriva, entra di corsa a testa bassa e mi accompagna in ufficio. Hai tutto mi chiede?? Si. Prendo i soldi, li consegno, lui prende la mia lettera e senza nemmeno guardare se sono giusti o altro, mi dice, allora questo e' a posto. Prende tre assegni, me li intesta, li firma, me li consegna. Io senza parole prendo la sua dichiarazione la firmo e..... Auguri, grazie e buona serata. Lui risponde, altrettanto e se ne va.. E non lo rivedrò più. |


