Creato da algori il 31/01/2007

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Storie di tutti i giorni

 

 

OCCHI CHIUSI

Post n°166 pubblicato il 12 Dicembre 2011 da algori
Foto di algori

Guardavo un film l’altra sera. La storia di un ragazzo cieco che s’ innamora di una ragazza indiana. Sono rimasto colpito dal modo in cui riusciva a percepire ciò che lo circondava pur senza vederlo e da esso traeva emozioni, sentimenti, gioia ed amore. Il colore della natura dal loro profumo. L’espressione di un volto dal tono della voce. La presenza di chi lo circondava dai rumori seppur sovrapposti uno all’altro in una gran confusione. Che strana sensazione. Ho provato ad immaginare come poteva essere una vita cosi’. Come se il non vedere fosse non vivere. O il non udire i suoni fosse l’essere isolato dal mondo intero. O il non poter toccare fosse …… estraniarsi dal mondo intero. E’ sembra tutto cosi inimmaginabile…. Alla fine del film mi sono connesso in rete e….. mi sono accorto che qui dentro, è tutto proprio cosi. Un’infinità di profili ad identificare persone che non vedremo mai. Centinaia di amici di cui nulla conosciamo. E’ come essere ciechi e non poterli vedere mi sono detto. Che c’e di male, anzi, molto spesso questa sembra essere una via che conduce diretti al cuore senza dar conto delle apparenze che spesso ingannano. Ma il non vedere si accomuna al non sentire. Ed allora al buio degli occhi c’è anche quello dell’udito. Ma ciò che non si vede dovrebbero essere percepibile dall’udito. Il tremolio nella voce di una persona timida, o la voce squillante di una persona allegra, o flebile di chi è triste, o tanto altro ancora. Tutte sensazioni che in questo mondo non traspaiono. Ma non basta. Oltre a questo manca anche il contatto fisico che ti permette di percepire in ultima analisi le emozioni, i brividi che le persone che incontri possono trasferire. Un abbraccio. Un bacio. Quante volte nei messaggi abbiamo scritto ‘Bacio’.  A pensarci ….. mi rendo conto, che …. Abbiamo scelto il peggior modo di comunicare tra persona che possa esistere al mondo. Quello in cui nulla di noi traspare, ma va bene cosi. Dire che abbiamo scelto di essere ciechi è solo un eufemismo. Abbiamo scelto di non sentire, vedere, toccare. Di non ricevere alcun brivido ed emozione, e ancor peggio, di non voler donare tali sensazioni. Abbiamo scelto di essere ciechi, sordi, muti, emarginati, soli, superficiali e molto altro ancora, e non mi so spiegare il perché.

Penso a quel ragazzo del film, a cosa avrebbe dato pur di poter vedere il volto di chi amavo, alla tristezza di quel buio che cosi tanto odiava. Per noi sarebbe molto più facile poter vedere, sentire, toccare……. Basterebbe un solo click e spegnere il computer.

 
 
 

BELLA FILOSOFIA

Post n°165 pubblicato il 24 Novembre 2011 da algori

la filosofia in un vaso di maionese

Un professore, prima della sua lezione di filosofia, aveva sistemato degli oggetti davanti a sé. Senza dire una parola, all’inizio della lezione, prese un enorme vaso di maionese vuoto e cominciò a riempirlo con palle da golf. Poi chiese ai suoi studenti se il vaso fosse pieno.

 

Tutti risposero che lo era. Allora il professore prese una scatola di sassolini, ne versò il contenuto nel vaso e lo scosse leggermente…i sassolini rotolarono negli spazi vuoti , tra le palle da golf. Quindi chiese nuovamente ai ragazzi se il vaso fosse pieno: furono tutti d’accordo nel dire che lo era. Il professore allora prese un sacchetto di sabbia e la versò nel vaso. Naturalmente la sabbia riempì tutto il restante spazio.

Chiese ancora una volta se il vaso fosse pieno: gli studenti tutti in coro risposero di sì.  Allora il professore estrasse due birre da sotto la cattedra e ne versò l’intero contenuto nel vaso riempiendolo definitivamente. Gli studenti risero.”

Ora – disse il professore quando le risate si esaurirono – voglio che voi riconosciate che questo vaso rappresenta la vostra vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni. Se tutto il resto andasse perso e solo esse rimanessero, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose che hanno importanza, come il vostro lavoro, la vostra casa e la vostra macchina; la sabbia è tutto il resto, le cose di poca importanza: se voi mettete la sabbia nel vaso per prima – continuò -  non c’è posto per i sassolini e le palle da golf. Lo stesso succede nella vita. Se sprecate tutto il vostro tempo e le vostre energie nelle cose di poco conto, non avrete mai posto per le cose che sono davvero importanti per voi. Fate attenzione alle cose che minacciano la vostra felicità. Passate tempo con i vostri figli, passate temp0 con i vostri genitori, fate visita ai vostri nonni, state vicini a chi ha bisogno di voi. Dedicate tempo ai controlli medici. Portate vostra moglie fuori a cena. Ci sarà sempre tempo per pulire la casa. Prendetevi prima cura delle palle da golf. Stabilite le vostre priorità. Il resto è solo “sabbia”. Una ragazza alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse la birra. Il professore sorrise e disse: “Mi fa piacere che tu me l’abbia chiesto. La birra ti dimostra solo che, per quanto la tua vita ti possa sembrare piena, c’è sempre posto per bere una birra con un amico.”

 
 
 

PENSIERO POSITIVO

Post n°164 pubblicato il 23 Settembre 2011 da algori
Foto di algori

Come qualcuno ha suggerito devo cercare l’aspetto positivo di questo rimanere a casa senza lavoro. E cosi mi accorgo di trovarmi spesso a discutere ed a parlare con mio figlio, cosa che prima non avveniva di certo per impegni di lavoro.

Mi capita spesso di guardare alla tv il canale RAI STORIA la sera a cena, e mentre il programma raccontava la roma degli anni 50 e 60, l’occasione è stata propizia per parlare con Daniele della nostra storia, di ciò che eravamo noi, i nostri genitori, i nonni, il paese, le abitudini. Lo sai Daniele che quando tuo nonno era piccolo, in tutto il paese c’erano più o meno 20 case? La Nostra via, ora piena di condomini ed abitazioni, aveva solo 4 case, immagina le persone di allora, i bambini quanta strada facevano per trovarsi assieme. La strada che ora fai per tornare da scuola, la facevo anch’io molti anni fa, solo che allora era un sentiero di terra battuta vicino un fossato in mezzo ai campi di grano. E non c’erano case nei paraggi ma solo campi e verde tutto intorno. Vedi Daniele, mi sono accorto in questi ultimi giorni, che passi il tuo tempo libero davanti alla TV al computer e la PSP, e fai scivolare via le tue giornate senza chiedere e parlare di te, di noi, da dove arriviamo e chi siamo. ‘Ma a me non interessa tutto questo’ mi risponde. Vedi Daniele, per quanto ti sforzerai di essere unico e speciale nella tua vita, ti accorgerai di portare dentro di te ciò che sono io, tua madre, i tuoi nonni. Conoscere loro è conoscere anche se stessi per imparare dai nostri errori ed essere migliori. Quando andiamo dai nonni non gli chiedi mai di raccontarti la loro storia. Ti siedi davanti alla TV aspettando che il tempo passi e voli via. Ma i tuoi nonni sono vecchi e non ci saranno per sempre. E quando non ci saranno più avrai perso la loro storia, i loro ricordi, i loro volti, e tutto ciò che loro sono stati sarà perduto. Anch’io che sono tuo padre, non pensare che sarò qui per sempre. Se dovessi avere un’incidente e non ci fossi più, che ricordo avresti di me, di ciò che sono, se non mi chiedi la mia storia, se quando ti racconto di me sei distratto e seccato perché vuoi guardare la TV?

‘Papa cosa dovrei ricordarmi di te? Forse che a 43 anni hai perso il lavoro ed adesso sei a casa triste e preoccupato?’

No Daniele, dovrai ricordarti di tuo padre perché a 43 anni, si è rifiutato di svolgere il lavoro richiesto dal proprio titolare che senza alcun scrupolo, pretendeva che affidassi lavori a persone ed aziende pur sapendo di non essere in grado di poterli pagare. Ma quelle aziende sono persone, famiglie, figli, e non posso far loro questo. Non posso. E ho deciso di rinunciare, di farmi mettere in cassa integrazione pur di non far del male. Di fare sacrifici ogni giorno per riuscire a sopravvivere pur avere la coscienza pulita e potermi guardare ancora allo specchio.

Vedremo Daniele, se un giorno dovessi vivere la stessa situazione, se avrai il coraggio di rifiutarti di svolgere il tuo lavoro quando questo fa del male agli altri. Se sarai capace di rinunciare ai sogni di gloria, al denaro, alla notorietà, pur di avere la tua coscienza pulita. Ci vuole coraggio sai, più di quanto tu possa credere.

 

 
 
 

CIG

Post n°163 pubblicato il 21 Settembre 2011 da algori
Foto di algori

Da tanto non scrivo più. Avrei cosi tante cose da dire e raccontare…… manca però l’entusiasmo che solo i sogni per il futuro mi sanno regalare. Forse la vita ha oscurato quei sogni, e nonostante mi sforzi a dipingerne di nuovi, mi ritrovo sempre alla fine ad usare sempre un solo colore, che sembra sovrastare e cancellare ogni cosa. Il nero. Proverò ciò nonostante a raccontare quanto accaduto negli ultimi mesi. Gia da qualche mese, la crisi del settore edile si è fatta sentire pesantemente anche nell’azienda in cui lavoro, e nel mese di giugno, data la riduzione delle commesse sono stato sottoposto a tali pressioni da parte della proprietà da indurmi a desistere, e dal 1 luglio anch’io, come altri miei colleghi sono in cassa integrazione. Non avevo mai vissuto un’esperienza simile in vita mia, ed ora comprendo ciò che sentivo raccontare, di quella situazione particolare che ti distrugge ed annienta dentro, ti fa sentire inutile ed impotente. Ho cercato da subito di trovare una nuova collocazione in un’altra azienda, ma luglio ed agosto non venivo nemmeno ricevuto così ho lasciato perdere e mi sono concesso due mesi di tregua nei quali cercare di riposare la mente e ritrovare quell’equilibrio che il lavoro degli ultimi mesi aveva compromesso. Ma ora siamo a settembre. Ed è strano ed ammetto a volte imbarazzante restare a casa. Cerco di uscire poco di casa per non farmi vedere e…… è umiliante passeggiare da soli per strada e guardare gli altri che se ne vanno al lavoro, mentre io sembro non trovare un posto dove andare. Prendo la bicicletta e faccio lunghe pedalate. Occhiali scuri, e luoghi lontani dove non sono conosciuto. Che malinconia mi porta via questa sera……. Scusatemi.

 
 
 

MIA MADRE

Post n°162 pubblicato il 20 Aprile 2011 da algori
Foto di algori

Ancora seduto su quella panchina. Il pensiero torna indietro a 20 or sono, quando intento a comprendere le cose della vita mi trovavo ogni giorno a discutere di ogni cosa con mia madre. Una donna friulana decisa, imperterrita, pronta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo. Nessuno in grado di fermarla quando si poneva a difesa delle cose giuste della vita, delle persone bisognose. Insomma una donna da combattimento. E con lei ogni giorno era una battaglia per qualsiasi cosa. Un confronto di idee di modi diversi di vedere ed affrontare le cose e le situazioni. E.... Ed era bellissimo. Ogni battaglia vinta o persa era comunque combattuta con entusiasmo e grinta senza pero perdere di vista il valore giusto delle cose ed il rispetto reciproco. E crescevamo insieme. Confrontarsi era occasione per mettersi in discussione, accettare nuove idee e da loro trarne insegnamento ed imparare. Ora che ci penso, con mia madre quel tempo e' finito com'e giusto che sia. Ora mi rendo conto che cio che mi manca e' una persona con cui combattere la vita ogni giorno. Fianco a fianco. Imparare da lei e lei da me. Crescere insieme perche la vita ci cambia ogni giorno e con essa dobbiamo cambiare sogni e desideri. Le cose importanti cambiano. Ho sempre pensato che una donna accanto all'uomo rappresenti la sua coscienza. Quella vocina nascosta dentro che l'orgoglio e testardaggine di un uomo non vogliono ascoltare ed assecondare. La coscienza di un uomo……… Non riesco a dipingere immagine migliore. Ed invece……. E così scrivo. Scrivo su questo foglio bianco le frasi ed i dialoghi che avrei voluto per poterli rileggere, discuterli, dissociarmente, ed ammetto anche vergognarmene in alcuni casi. Ma non voglio che i miei pensieri volino via come l’aria nel tempo, senza che lascino traccia o determinino un ragionamento, una discussione, un’analisi che in qualche modo chissà possa rendermi migliore. Questo è l’unico modo che conosco per vivere.

 
 
 

il sogno nel cassetto

 

UN GRANDE UOMO

Anche per me, la fede, ha gli occhi ed il coraggio di quest'uomo

 

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