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Perchè la Ruhr si e l'Italia no?

Post n°16 pubblicato il 13 Ottobre 2012 da desap.lib
 

Appena centocinquanta anni fa il bacino della Ruhr era un avvallamento paludoso, con pochi abitanti e con nuclei urbani, che non superavano i 500 residenti. Fu a partire dalla metà del 1800 che questo centro divenne uno dei più importanti poli produttivi d'Europa, specializzato nell'attività estrattiva e in quella siderurgica. Nel giro di poco più di un secolo il territorio subì una profonda trasformazione: su una superficie di 4.432 Kmq, gli abitanti passarono da circa 300 mila nel 1820, a 5,7 milioni nel 1965; le miniere esistenti arrivarono, nel 1956, ad estrarre circa 124 milioni di tonnellate di carbone all'anno.

Il successivo periodo di declino, che ha interessato una dopo l'altra, tra il 1960 e il 1980, tutte le grandi industrie minerarie e siderurgiche del bacino della Ruhr, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione d'immani dimensioni.

Se questa regione è sempre stata identificata come luogo di industria pesante dove inquinamento e devastazione ambientale sono gli elementi ricorrenti, oggi bisogna ricredersi!

Le acciaierie, le miniere di carbone ed i gasometri, da Bochum a Dortmund, da Duisburg a Oberhausen, vivono oggi una nuova era: progetti futuribili, piani urbanistici all’avanguardia, musei e luoghi espositivi sperimentali, ne hanno fatto la capitale della cultura nel 2010. Negli ultimi venti anni tutto il territorio è stato bonificato e i luoghi di lavoro hanno cambiato volto e funzione divenendo emblema di rinnovamento e cultura.

Vediamone alcuni esempi:

Essen, la Zeche Zollverein, miniera di carbone risalente al 1847 e trasformata negli anni venti tin stile Bauhaus, oggi è patrimonio dell’umanità. Il progetto urbanistico dell’area è opera di Rem Koolhaas, che ha realizzato un parco di oltre 100 ettari e riutilizzato il pozzo principale della miniera per l’estrazione del carbone per collocare il Museo della Ruhr a cui si accede attraverso una scala luminescente color arancione che ricorda il fuoco.


L’architettura stile Bauhaus della miniera Zeche Zollverein (foto Simon Bierwald)

 

E ancora, nella gigantesca caldaia della Zeche Zollverein, nel 1997 Norman Foster ha creato il Red Dot Design Museum che, tra i tubi della caldaia, raccoglie una ricca raccolta di pezzi di design moderno.


L’ingresso del Red Dot Design Museum (foto Simon Bierwald)



Una delle scale di accesso alla Zeche Zollverein (foto Joachim Schumacher)

 

Ad Oberhausen il gasometro più alto d’Europa è stato trasformato in uno spazio espositivo ed é ambita meta di eventi culturali. All’interno, i suoi ampi spazi – 120 metri di altezza e 68 metri di diametro – sono attraversati da un ascensore di cristallo.


 

A Duisburg, ancora Norman Foster ha trasformato l’area dell’ex porto fluviale facendola rivivere in luogo di incontro e divertimento.

E qui, ad opera degli architetti svizzeri Herzog & de Meuron hanno trasformato un vecchio mulino in un museo di arte contemporanea, Museo Kuppersmuhle.


La riqualificazione dell’ex porto fluviale di Duisburg (foto. Jochen Schutius)


 

 

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tutto bene? gU'
Inviato da: Graphic_User
il 11/10/2014 alle 15:23
 
Ormai è chiuso.
Inviato da: desap.lib
il 28/09/2014 alle 00:03
 
mi emoziona tornare qui..
Inviato da: Graphic_User
il 20/09/2014 alle 16:37
 
Miglior post:"Tentar non nuoce"
Inviato da: sciarconazzi
il 02/01/2014 alle 21:10
 
ho letto un commento, su internet, di uno che lo definisce...
Inviato da: desap.lib
il 02/01/2013 alle 00:24
 
 
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