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Messaggi di Gennaio 2021

Sull'illiceitÓ morale dell'uso dei vaccini a base di cellule derivate da feti umani abortiti

Feto durante la gestazioneIl 12 dicembre 2020, il Cardinale Janis Pujats, Arcivescovo Metropolita emerito di Riga (Lettonia), mons. Tomash Peta, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan), mons. Jan Pawel Lenga, Arcivescovo/Vescovo emerito di Karaganda (Kazakistan), mons. Joseph E. Strickland, Vescovo di Tyler (USA) e mons. Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana (Kazakistan), hanno firmato un importante documento riguardante tutti i cattolici, passato tuttavia inosservato presso la maggior parte dei media di tutto il mondo.  

Il documento tratta dell'illiceità morale dell'uso dei vaccini a base di cellule derivate da feti umani abortiti: nelle ultime settimane infatti molte agenzie di stampa e varie fonti giornalistiche - come scrivono i Vescovi - hanno riferito che, per contrastare l'emergenza CoVID-19, in alcuni Paesi sono stati prodotti vaccini utilizzando linee cellulari di feti umani abortiti. Altri vaccini che fanno uso di tali linee cellulari sono in fase di programmazione in altri Paesi. Mons. Schneider ha spiegato - intervenendo il 18 dicembre scorso al The John Henry Westen Show e riportato da LifeSiteNews - che lui e i suoi Confratelli Vescovi hanno firmato la dichiarazione comprendendo la gravità di quanto hanno suggerito, dato che il rifiuto del vaccino CoVID può portare a severe sanzioni. Tuttavia mons. Schneider, come ha già fatto anche il suo Confratello firmatario, mons. Strickland, ha dichiarato che preferirebbe finire in prigione piuttosto che ricevere un vaccino contaminato dall'aborto. E se per questo rifiuto dovesse pagare con la vita, ha affermato con convinzione di essere certo che Dio gli concederà la forza per affrontare il sacrificio di se stesso. Quindi, riferendosi ai bambini non nati che sono stati abortiti, ed i loro corpi assassinati successivamente utilizzati nella produzione di linee cellulari usate per il CoVID-19 ed altri vaccini, ha esclamato: "Dio conosce queste anime per nome!". Ha invitato quindi i sostenitori della vita a resistere ai vaccini contaminati dall'aborto, pregando Dio e chiedendo l'intercessione degli stessi bambini che sono stati uccisi.  

La dichiarazione dei Vescovi, resa nel documento del 12 dicembre, è scaturita dalla spinta dei Vescovi di tutto il mondo ad assumere un vaccino CoVID, nonostante esso sia contaminato da cellule di bambini abortiti. A tal proposito, nel documento viene affermato: «In modo sempre più crescente, si sono moltiplicate le voci di ecclesiastici (Conferenze Episcopali, singoli Vescovi e Sacerdoti) che affermano che, nel caso in cui non fosse disponibile alcun vaccino alternativo che utilizzi sostanze eticamente lecite, sarebbe moralmente consentito per i cattolici ricevere vaccini prodotti dalle linee cellulari di bambini abortiti. I sostenitori di questa posizione invocano due documenti della Santa Sede: il primo, della Pontificia Accademia per la Vita: "Riflessioni morali sui vaccini preparati da cellule derivate da feti umani abortiti", emesso il 9 giugno 2005; il secondo, della Congregazione per la Dottrina della Fede: Istruzione "Dignitas Personae, su alcune questioni di bioetica", pubblicato l'8 settembre 2008. Entrambi questi documenti consentono l'uso di tali vaccini in casi eccezionali e per un tempo limitato, sulla base di quella che nella teologia morale viene chiamata cooperazione materiale, passiva e remota con il male. I suddetti documenti affermano che i cattolici che utilizzano contemporaneamente tali vaccini hanno "il dovere di manifestare il proprio disaccordo al riguardo e di chiedere che i sistemi sanitari mettano a disposizione altri tipi di vaccini"». 

Tuttavia, come scrivono i Vescovi firmatari: «Nel caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari di feti umani abortiti, vediamo una chiara contraddizione tra la dottrina cattolica di rifiutare categoricamente, e senza ombra di dubbio, l'aborto in tutti i casi come un grave male morale che grida vendetta al cielo (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica 2268; 2270 ss.), e la pratica di considerare i vaccini derivati ​​da linee cellulari fetali abortite moralmente accettabili in casi eccezionali di "urgenza", sulla base di una cooperazione materiale, passiva e remota. Sostenere che tali vaccini possano essere moralmente leciti se non ci sono alternative, è di per sé contraddittorio e non può essere accettabile per i cattolici».  

Il documento quindi prosegue: «Si devono ricordare le seguenti parole di Papa Giovanni Paolo II sulla dignità della vita umana non ancora nata: "L'inviolabilità della persona, riflesso dell'assoluta inviolabilità di Dio stesso, trova la sua prima e fondamentale espressione nell'inviolabilità della vita umana. E' del tutto falso e illusorio il comune discorso, che peraltro giustamente viene fatto, sui diritti umani - come ad esempio sul diritto alla salute, alla casa, al lavoro, alla famiglia e alla cultura - se non si difende con la massima risolutezza il diritto alla vita, quale diritto primo e fontale, condizione per tutti gli altri diritti della persona" (Christifideles Laici, 38). L'uso di vaccini prodotti dalle cellule di bambini non nati, assassinati, contraddice la "massima risolutezza" a difendere la vita non ancora nata». Per i Vescovi «il principio teologico della cooperazione materiale è certamente valido e può essere applicato a tutta una serie di casi (ad esempio nel pagamento delle tasse, nell'uso di prodotti da lavori di schiavitù, ecc.). Tuttavia, questo principio difficilmente può essere applicato al caso dei vaccini ottenuti da linee cellulari fetali, perché chi riceve consapevolmente e volontariamente tali vaccini entra in una sorta di concatenazione, seppur molto remota, con il processo dell'industria dell'aborto. Il crimine di aborto è così mostruoso che qualsiasi tipo di concatenazione con questo crimine, anche se molto remoto, è immorale e non può essere accettato in nessuna circostanza da un cattolico, una volta che ne sia pienamente consapevole. Chi usa questi vaccini deve rendersi conto che il suo corpo sta beneficiando dei "frutti" (nonostante le fasi di rimozione attraverso una serie di processi chimici) di uno dei più grandi crimini dell'umanità».  

Infatti: «Qualsiasi collegamento con il processo dell'aborto, anche il più remoto ed implicito, getterebbe un'ombra sul dovere della Chiesa di rendere ferma testimonianza alla verità che l'aborto deve essere completamente rifiutato. I fini non possono giustificare i mezzi. Stiamo vivendo uno dei peggiori genocidi conosciuti dall'uomo. Milioni e milioni di bambini in tutto il mondo sono stati massacrati nel grembo della madre, e giorno dopo giorno questo genocidio nascosto continua attraverso l'industria dell'aborto, la ricerca biomedica e le tecnologie fetali, e una spinta da parte dei governi e degli organismi internazionali per promuovere tali vaccini come uno dei loro obiettivi». Ed i Vescovi esortano i cattolici a non cedere: «Farlo sarebbe gravemente irresponsabile. L'accettazione di questi vaccini da parte dei cattolici, sulla base del fatto che implicano solo una "cooperazione remota, passiva e materiale" con il male, giocherebbe nelle mani dei nemici della Chiesa e la indebolirebbe come ultima roccaforte che si erige contro il male dell'aborto».  

Si domandano quindi: «Cos'altro può essere un vaccino derivato da linee cellulari fetali se non una violazione dell'ordine della creazione voluto da Dio? Perché esso si basa su una grave violazione di questo ordine, attraverso l'omicidio di un bambino non ancora nato. Se a questo bambino non fosse stato negato il diritto alla vita, se le sue cellule (che sono state ulteriormente coltivate più volte in laboratorio) non fossero state rese disponibili per la produzione di un vaccino, non potrebbero essere commercializzate. Abbiamo quindi qui una doppia violazione dell'ordine sacro di Dio: da un lato, attraverso l'aborto stesso, e dall'altro, attraverso l'atroce affare del traffico e della commercializzazione dei resti di bambini abortiti. Tuttavia, questo doppio disprezzo per l'ordine divino della creazione non può mai essere giustificato, nemmeno per il motivo di preservare la salute di una persona o di una società attraverso tali vaccini. La nostra società ha creato una religione sostitutiva: la salute è stata resa il bene supremo, un dio sostitutivo a cui si devono offrire sacrifici - in questo caso, attraverso un vaccino basato sulla morte di un'altra vita umana».  

E' questo infatti l'enorme paradosso della nostra epoca, come già sottolineato dai prelati, che esortano: «Nell'esaminare le questioni etiche sui vaccini, dobbiamo chiederci: come e perché tutto questo è diventato possibile? Non c'era davvero alternativa? Perché la tecnologia basata sull'omicidio è emersa in medicina, il cui scopo è invece portare vita e salute? La ricerca biomedica che sfrutta i nascituri innocenti ed usa i loro corpi come "materia prima" ai fini dei vaccini, sembra più simile al cannibalismo che alla medicina. Dobbiamo anche considerare che, per alcuni nell'industria biomedica, le linee cellulari dei bambini non ancora nati sono un "prodotto", l'abortista e il produttore del vaccino sono il "fornitore" e i destinatari del vaccino sono i "consumatori". La tecnologia basata sull'omicidio è radicata nella disperazione e finisce nella disperazione. Dobbiamo resistere al mito che "non ci sono alternative". Anzi, dobbiamo procedere con la speranza e la convinzione che le alternative esistano e che l'ingegno umano, con l'aiuto di Dio, le possa scoprire. Questo è l'unico modo per passare dall'oscurità alla luce e dalla morte alla vita». 

Continua ancora il documento: «Il Signore ha detto che alla fine dei tempi anche gli eletti saranno sedotti (cfr. Mc 13,22). Oggi, l'intera Chiesa e tutti i fedeli cattolici devono cercare urgentemente di essere rafforzati nella dottrina e nella pratica della fede. Nell'affrontare il male dell'aborto, più che mai i cattolici devono "astenersi da ogni specie di male" (1 Ts 5,22). La salute fisica non è un valore assoluto. L'obbedienza alla legge di Dio e la salvezza eterna delle anime devono avere il primato. I vaccini derivati ​​dalle cellule di bambini non nati, crudelmente assassinati, hanno un carattere chiaramente apocalittico e possono presagire il marchio della bestia (cfr. Ap 13,16)».  

E sulle dichiarazioni pubbliche, rilasciate negli ultimi mesi e settimane da diversi Vescovi di tutto il mondo, il documento afferma: «Alcuni ecclesiastici, ai nostri giorni, rassicurano i fedeli affermando che ricevere un vaccino CoVID-19 derivato dalle linee cellulari di un bambino abortito è moralmente lecito, se non sono disponibili alternative. Giustificano la loro affermazione sulla base della "cooperazione materiale e remota" con il male. Tali affermazioni sono estremamente anti-pastorali e controproducenti, soprattutto se si considera il carattere sempre più apocalittico dell'industria dell'aborto e la natura disumana di alcune ricerche biomediche e tecnologie embrionali. Ora più che mai, i cattolici non possono categoricamente incoraggiare e promuovere il peccato dell'aborto, nemmeno il minimo, accettando questi vaccini. Pertanto, come Successori degli Apostoli e dei Pastori, responsabili della salvezza eterna delle anime, riteniamo impossibile tacere e mantenere un atteggiamento ambiguo riguardo al nostro dovere di resistere con "massima risolutezza" (Papa Giovanni Paolo II) al "crimine indicibile" dell'aborto (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, 51)».  

Inoltre, i Vescovi asseriscono che: «questa dichiarazione è stata scritta con il consiglio e la consulenza di medici e scienziati di vari Paesi. Un contributo sostanziale è arrivato anche dai laici: da nonne, nonni, padri e madri di famiglia, e dai giovani. Tutti i consultati - indipendentemente dall'età, dalla nazionalità e dalla professione - hanno respinto all'unanimità e quasi istintivamente l'idea di un vaccino derivato dalle linee cellulari dei bambini abortiti. Inoltre, hanno ritenuto debole ed inadeguata la giustificazione offerta per l'utilizzo di tali vaccini (ovvero "cooperazione materiale a distanza"). Questo è confortante e, allo stesso tempo, molto indicativo: la loro unanime risposta è un'ulteriore dimostrazione della forza della ragione e del sensus fidei».  

Il documento, dato in occasione della memoria della Beata Vergine Maria di Guadalupe, conclude: «Abbiamo più che mai bisogno dello spirito dei confessori e dei martiri che evitarono il minimo sospetto di collaborazione con il male della loro epoca. La Parola di Dio dice: "Siate semplici come figli di Dio senza rimprovero, in mezzo ad una generazione depravata e perversa, nella quale dovete risplendere come luci nel mondo" (Fil 2,15)».