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un graditissimo regalo di Martina

-by

 

Premio 10 e lode

ringrazio con tanto affetto per il premio

con la seguente motivazione assegnatomi da

 donne e.... 

Al blog "TANTO PER ESSERCI"  di una persona speciale.

http://blog.libero.it/ashla/

 

PREMIO Award Brillante

donatomi dalla cara amica Silvana

del blog : SGATTAIOLANDO

 
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comprendere il virus

Post n°1178 pubblicato il 12 Dicembre 2020 da acer.250
 

Da ormai nove mesi l’umanità si trova a condividere un avversario più volte definito subdolo e, più o meno unita, cerca di trovare una soluzione facendo fronte comune, cosa che già di per se è una rarità, visto che l’unità di intenti trova spazio quasi soltanto nella cinematografia, quando l’equipe di turno composta da scienziati di tutto il mondo cerca di sconfiggere il nemico alieno.

Il virus di cui parliamo, così piccolo ma così dannoso, è ancora bel lungi dall’essere pienamente compreso: ci dicono che potrebbe subire mutazioni nel tempo, che potrebbero esserci più varianti, cosicché un unico vaccino potrebbe non essere sufficiente, poi ci dicono che è clinicamente morto, ma dopo poco ci accorgiamo che così non è. Sembra quasi di dover interpretare il linguaggio di una specie aliena.

A tal proposito, e tornando anche al parallelismo con lo spirito cinematografico, mi viene in mente un film di pochi anni fa, Arrival, in cui dopo che alcune astronavi dalla forma del Burj Al Arab (l’albergo di Dubai a forma di vela per capirci) arrivano sulla terra, una linguista viene contattata dall’esercito per scoprire se gli extraterrestri possono rappresentare una minaccia per l’umanità.

Ecco, credo che cercare di capire il funzionamento del virus è un po’ come voler provare a comprendere il linguaggio di una specie aliena; e anche se nel film la professoressa Banks in qualche modo ci riesce, gli esiti non sempre sono così scontati.

In alcuni casi allora, forse più che cercare di capire, cosa che di per sé svela un certo peccato di presunzione poiché si da per scontato a priori di essere in grado di farlo, basterebbe provare a farsi capire, assumendo che la popolazione aliena sia dotata di mezzi più avanzati per farlo.

Ma allora dovremmo farci capire dal virus? Beh, in un certo senso credo. Per farlo innanzitutto occorre mettersi a nudo, abbattere i muri che ci separano dall’esterno, ma soprattutto essere sinceri, specialmente con noi stessi. Il virus esiste, e lo percepiamo ormai quotidianamente; vanno quindi messe al bando tutte le forme di negazionismo, più o meno esplicite. Inoltre occorre evitare di cadere nella trappola del “predicare bene e razzolare male” o , peggio ancora, sostenere un giorno una cosa e il giorno dopo l’opposto. La confusione in un contesto come quello che stiamo vivendo non aiuta, servono ricette certe, anche se provvisorie. E in attesa di un vaccino che possa venirci in soccorso, le poche ricette che abbiamo a disposizione sono il distanziamento e l’uso della mascherina, quello corretto e responsabile però.

Rispettiamole, come se non ci fosse un domani! Anzi, se no non ci sarà affatto.

Ho detto all’inizio che sono trascorsi quasi nove mesi dall’esplosione del contagio. Chissà che il nono mese non ci porti qualche buona notizia!

 
 
 

Ecco cosa significa venire intubati

Post n°1177 pubblicato il 14 Agosto 2020 da acer.250
 

Il virus? Non esiste? I 35mila morti? Persone anziane con molte patologie pregresse. In Italia cresce il partito dei negazionisti, un movimento trasversale che abbraccia tanto chi propaganda teorie complottiste, tanto chi all’esistenza del SARS-COV-2 ci crede anche, ma ne minimizza pericolosamente i rischi. Proprio per ricordare agli italiani cos’è e cosa può provocare il coronavirus, i volontari della Protezione Civile dell’E.R.A. di Taranto hanno postato qualche tempo fa un messaggio che è un po’ un pugno nello stomaco per chi mette la testa sotto la sabbia per non vedere.

Un post dedicato alla “ventilazione artificale”, un’espressione neutra che anche sui giornali abbiamo letto più volte. “Da buoni ‘seminatori di panico e allarmisti’ come spesso veniamo etichettati” i volontari della protezione civile spiegano cosa significa dover ricorrere alla ventilazione perché, si legge nel post, “un sacco di gente che non ha idea di cosa si tratti”.“Non è una maschera di ossigeno messa in bocca mentre stai sdraiato a pensare alla tua vita”.

“La ventilazione invasiva per il COVID-19 – si legge -, è un'intubazione fatta sotto anestesia generale e consiste nel rimanere 2 settimane senza muoversi, spesso a testa in giù (decubitus ventrale) con un tubo sepolto in bocca fino alla trachea che ti permette di respirare al ritmo della macchina a cui è collegato.Non puoi parlare, mangiare o fare niente in modo naturale”.

E poi, proseguono i volontari, “il fastidio e il dolore che provoca hanno bisogno della somministrazione di sedativi e antidolorifici per garantire la tolleranza al tubo per tutto il tempo in cui il paziente ha bisogno del macchinario, tutto questo durante un coma artificiale”.

Un trattamento invasivo e doloroso che può lasciare dei segni anche nei pazienti più giovani. “In 20 giorni di questo ‘trattamento morbido’ in un giovane paziente la perdita di massa muscolare è del 40 % e la riabilitazione sarà da 4/6 mesi, associato a trauma della bocca o anche delle corde vocali”.

“Questo – si legge ancora - se il tempo di ricovero non è troppo lungo e il tubo deve essere tolto per fare una tracheotomia.Ecco perché le persone anziane o già fragili non ce la fanno”. Il post, pubblicato a fine luglio ma rimasto a lungo virale su facebook, ha ricevuto centinaia di condivisioni. Scorrendo i commenti purtroppo ci si rende conto che il messaggio non è arrivato sempre a destinazione. Proprio per questo post di questo tenore sono oggi più necessari che mai.  “Continueremo ad ‘allarmarvi’ – spiegano dalla Protezione Civile - fino a quando la gente si renderà conto che questa ‘sceneggiata’ ci è costata finora 35.000 morti e che il virus è ancora in mezzo a noi”.

 
 
 

LO STATUS SYMBOL DEI SENZA MASCHERINA

Post n°1176 pubblicato il 08 Agosto 2020 da acer.250
 

O ci sono cose che io non so, oppure in giro c’è tanta gente irresponsabile. Delle due l’una. Che il Covid-19 sia ancora in giro intorno a noi e un po’ ci ‘derida’ è un sicuro dato di fatto: i numeri lo confermano. I nuovi contagi in Italia oscillano quotidianamente tra e tendono a salire numeri , che rimangono tali finchè li leggiamo sui giornali o ci vengono raccontati nei notiziari ma che diventano, anzi sono, persone in carne e ossa che soffrono e si sentono attanagliate da un nemico subdolo ed invisibile che ogni giorno porta qualche nostro concittadino alla morte. E stiamo parlando del nostro Paese. Perchè se poi usciamo dai confini nazionali le persone che si ammalano sono ogni giorno migliaia; così come i decessi. In alcuni Stati abbiamo assistito a indicazioni sconsiderate da parte dei governanti con risultati, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. E con l’avvicinarsi dell’autunno come sarà? I tecnici e gli specialisti ci ammoniscono preparandoci ad un possibile, quanto non auspicabile, ritorno di una nuova fase di virulenza. Oggi le terapie intensive  non sono sgombre da Covid-19, e domani come sarà? Decessi, come anticipato, ne avvengono ancora; in alcuni stati confinanti stanno ritornando norme stringenti per evitare la diffusione; anche qui in Italia si dà corso a controlli serrati per chi arriva da nazioni tuttora fortemente sotto assedio da parte del coronovirus. Del vaccino si sente parlare di tanto in tanto ma i tempi si allungano; o meglio, sono nella norma per la sua produzione ed i test ai quali deve essere necessariamente sottoposto prima di venire inoculato nelle persone. Un quadro realistico, per nulla drammatico ma da tenere sotto controllo. Abbiamo superati i mesi del cosiddetto lockdown, sofferti da tutti, giovani e meno giovani, dal punto di vista della ‘reclusione casalinga’, dei decessi di parenti o amici, dell’economia piegata fortemente con la messa in crisi di molte famiglie; con l’abnegazione con cui intere categorie di lavoratori dalla sanità a quanti ci hanno consentito comunque di poter trascorrere le nostre giornate: tutto vissuto con grande rispetto delle norme (salvo le ‘bravate’ dei soliti che si ritengono evidentemente superiori o immuni). Poi è arrivato il momento dei passaggi alle Fasi successiva alla 1, quella dei medici da 20 ore di lavoro al giorno e dei camion militari che trasportavano le bare dei deceduti, e lentamente si è cercato il ritorno ad una ‘normalità’. Una ‘normalità’ subito infranta negli aperitivi, negli incontri (anche politici), negli assembramenti vissuti senza il rispetto di indicazioni elementari quali il ‘distanziamento fisico’ (distanziamento sociale non mi piace per nulla!) e l’utilizzo di dispositivi di protezione, mascherine in primis: per sé e, soprattutto, per gli altri. La mascherina, tutti ce ne serviamo, è senza ombra di dubbio un fastidio, specialmente con il caldo di questi giorni, ma, per quanto universalmente dettoci, il suo utilizzo è la sola modalità per non aumentare i contagi o quantomeno per contenerli. Ciò che le tv al contrario ci rimandano, ciò che tutti noi possiamo verificare tranquillamente camminando per strade affollate, soprattutto frequentando luoghi chiusi, è che ormai la mascherina è diventata lo ‘status symbol’ per chi non la utilizza là dove, al contrario, lo dovrebbe fare. Lo status symbol di oggi è la mascherina sotto il mento oppure a proteggere il gomito, luogo notoriamente molto lontano dai polmoni attaccabili dal Covid! La mascherina sotto il mento o attaccata al gomito è sinonimo di ‘donne e uomini senza paura’!, nuovi eroi sprezzanti del pericolo che si muovono in gruppo, vicinissimi lasciando ad altri il timore di ammalarsi. Avendo peraltro anche esempi eccellenti. Il tema vero da considerare è la mancanza di RI.SPET.TO, sì proprio mancanza di rispetto. E’ come viaggiare in macchina a 200 chilometri orari: ciò che si mette maggiormente in pericolo è la vita altrui. O ci sono cose che io non conosco, oppure in giro c’è tanta gente irresponsabile.

 
 
 

la versione del virologo

Post n°1175 pubblicato il 25 Giugno 2020 da acer.250

La definizione appare assolutamente riduttiva e insufficiente dopo il Coronavirus. I nuovi “coronavirologi” fanno anche (soprattutto) altro: sono star televisive, editoralisti di quotidiani, twittatori seriali, ospiti fissi dei TG e dei cosiddetti programmi di approfondimento (che fatti da remoto sono ancora più tristi, con il conduttore da solo nello studio deserto e tutti i partecipanti a casa loro, con l’immancabile libreria Billy sullo sfondo e un maglione sformato addosso).

Per mesi TG e giornali hanno parlato esclusivamente della pandemia (comprensibilmente, se vogliamo, dato che stavamo tutti a casa e non succedeva niente), e prima o poi l’intervento di un virologo non si negava a nessuno. Tanto che a un certo punto, nelle chiacchiere da bar (virtuale), Roberto Burioni e Ilaria Capua avevano soppiantato Cristiano Ronaldo e il marito avatar di Pamela Prati.

Specchio dei tempi, si dirà, ed è vero. Ma qualche domanda sorge spontanea. Primo: ma quanti sono i virologi? Lo immaginavo un mestiere di nicchia, riservato a pochi, sobri e appartati studiosi, poco inclini all’esposizione mediatica e tutti casa e laboratorio.

Ho scoperto invece che sono tanti e che non disdegnano l’esposizione mediatica. Poi, vabbè, un’associazione di consumatori ha addirittura presentato un esposto alla Corte dei Conti per sapere quanto guadagnano per le loro apparizioni. Al netto della demagogia e della disperata ricerca di visibilità sottesa a queste sparate, non c’è dubbio che il fenomeno dei virologi in TV (e anche dei loro colleghi ma non troppo, infettivologi ed epidemiologhi) ha raggiunto punte che non avremmo mai sospettato solo qualche mese fa.

Ma soprattutto: come mai questi signori non sono mai d’accordo tra loro, e a volte neanche con loro stessi? Ricordate quando c’era chi diceva “Che vuoi che sia, è una banale influenza” e chi invece dipingeva scenari apocalittici dove saremmo morti tutti in un breve arco di tempo? O i battibecchi sull’utilità della mascherina? È fondamentale indossarla, anzi non serve a niente, desta solo allarme; protegge te ma non gli altri, no anzi protegge gli altri ma tu sei alla mercé del virus, no anzi non protegge nessuno e fa solo guadagnare gli speculatori (quest’ultima affermazione non si è rivelata del tutto campata in aria); poi alla fine abbiamo risolto all’italiana: si può uscire di casa solo con mascherina al seguito, ma poi non c’è bisogno di indossarla: si porta scesa sul mento, col naso di fuori, alle ventitré o anche pendente da un orecchio (se glielo fai osservare, ti rispondono “Ahó, non lo vedi che sto a telefona’?”).

Altri argomenti dibattuti dai nostri esperti: il virus muore con il caldo, infatti all’Equatore i casi sono pochi; no, il virus fa finta, si imbosca, col caldo va in villeggiatura, e poi subdolamente ritorna, pure abbronzato. Però forse col tempo diventa meno violento; no, è sempre uguale, siamo noi che abbiamo imparato a conviverci (Si accomodi signor virus, se non mi fa ammalare può trattenersi quanto vuole, le offro qualcosa?). C’è chi preannuncia (a volte minaccia, con sadico compiacimento, o almeno così sembra) una recrudescenza in autunno e chi dice che ormai ne siamo usciti. Chi tranquillizza e chi semina il terrore. Chi  dice che il fantomatico indice Rt (che ha sostituito il cugino R0, passato presto di moda) se sta sotto a uno (uno che?) non dà preoccupazione, però se c’è un focolaio non è detto, e poi questo indice da un giorno all’altro passa da 2 (siamo fritti!) a 0,5 (tana libera tutti), e non si capisce come caspita si fanno queste misurazioni.

Perché, cari virologi & co., pur apprezzando il vostro tentativo di rendere partecipe il volgo ignorante della vostra scienza, prendete atto che, se una cosa non è immediatamente comprensibile, delle due l’una: forse la spiegate male voi (non lo escluderei, gli iniziati parlano per gli iniziati: in tutt’altra materia la signora Angela Vattese, che io colpevolmente non conosco ma che pare sia un’autorità nel campo dell’arte, è stata bocciata tre volte al concorso per ordinario di storia dell’arte perché “troppo divulgativa”: cioè perché sa farsi capire, e questo la conventicola degli esperti non può consentirlo); ma può anche darsi  che un dato argomento sia troppo tecnico, possa essere apprezzato solo da chi ha certe conoscenze, e allora è inutile darlo in pasto alla mitica casalinga di Voghera, che poi si preoccupa senza aver capito niente.

(Comunque, siccome mi sono informato, R0 rappresenta l’indice di trasmissibilità media teorica, Rt quello di trasmissibilità in una determinata, specifica situazione; però perché oscilli come un sismografo durante una scossa tellurica resta poco chiaro).   

Resta anche il fatto che gli interventi di questi signori, che dovrebbero tranquillizzare chi li ascolta o comunque raccontare in modo oggettivo come stanno le cose,contribuiscono solo alla confusione. Penso sarebbe molto più onesto ammettere che su questo fenomeno nuovo e imprevisto del coronavirus ancora si sa poco e che tante cose le scopriremo solo vivendo, piuttosto che lanciarsi in ipotesi che fanno a cazzotti l’una con l’altra. Ammettere di non sapere non è una vergogna, del resto lo diceva Socrate, mica Marzullo.

A proposito: "Scopus", un importante database che raccoglie abstract e ricerche a livello scientifico, ha stilato una classifica dei virologi più accreditati a livello mondiale, tenendo conto dei titoli accademici, del numero di pubblicazioni scientifiche e del numero di citazioni dei loro lavori in pubblicazioni di altri. La soglia di “sufficienza” è fissata a 50 punti, l’eccellenza a 100. I primi due della classifica sono  il direttore dell’Istituto malattie infettive di Marsiglia, il professor Didier Raoult (175 punti) e il responsabile della task force della Casa Bianca, l’italo-americano Anthony Fauci, con 174. I nostri logorroici virologi non fanno una figura eccezionale: solo due hanno ottenuto un punteggio superiore a 150, ma quelli mediaticamente più esposti stanno sotto 50. Non so se il criterio adottato sia valido, spesso queste classifiche sono elaborate da maniaci della catalogazione sulla base di criteri teorici che non tengono conto delle innumerevoli possibili variabili, però…

 
 
 

la gara

Post n°1174 pubblicato il 15 Giugno 2020 da acer.250
 

 

Pochi giorni fa i deputati della Lega, il partito che ha sempre destinato meno pensieri, attenzioni, interesse, progetti alla scuola e alla cultura tra quelli in parlamento, hanno inscenato una sbracata protesta nell’aula della Camera, con striscioni e cori da curva contro la ministra Azzolina: pretendendo di “bocciarla” a suon di urla. E dando un nobile esempio dell’uso delle istituzioni, dei suoi luoghi e dei suoi simboli  e del ruolo e dignità dei rappresentanti eletti e  qualunque bambino, bambina, ragazza e ragazzo a cui sia capitato di vedere quella scena, per fortuna non era più tempo di visite scolastiche alla Camera.

Passano tre giorni e, dopo un ulteriore attacco di Matteo Salvini, la ministra Azzolina, già insegnante, ritiene di ricorrere,  per rispondergli  all’infantile trucco dialettico della correzione delle virgole. Solo che sbaglia a correggere le virgole, esibendo un classico della natura del suo partito: la supponenza accanto all’ignoranza (essere supponenti sapendola lunga può essere antipatico; essere ignoranti restando umili può essere normale; ma le due cose insieme sono il M5S).

È un illuminante confronto di due delle maggiori forze politiche del paese, a cui abbiamo consegnato discussione e progetto sul futuro. La terza si è scansata da un pezzo: dimenticando i suoi proclami! la gara ora è “mantenere questo paese nell’ignoranza”.

 

Bella gara.

Un saluto a tutti

 

 
 
 
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