Creato da: contastorie1961 il 11/03/2015
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Galdino (storia di un matto) Nono Capitolo

Post n°11 pubblicato il 28 Marzo 2015 da contastorie1961

Distante qualche centinaio di metri, l’abitazione di Galdino appariva deserta. Nessun movimento sospetto, nessun veicolo, nulla che potesse segnalare la presenza di qualcuno. Inoltre, vi si poteva arrivare da tre direzioni diverse, ed era impossibile farlo senza passare inosservati, se non dal retro. -Meglio proseguire a piedi. Non sappiamo chi vive nella casa a fianco, non possiamo rischiare di coinvolgere altri innocenti. Il rumore delle automobili poi, potrebbe metterlo sull’avviso nel caso che…- Fu l’ispettore Bardella a terminare la frase per lui -Nel caso che quel pazzo sia arrivato prima di noi, capo? Non oso pensare alla reazione del padre, potrebbe accadere qualsiasi cosa-

Il cellulare di Vinci iniziò a squillare. Dopo aver ascoltato per qualche istante, il commissario lo ripose in tasca -Era Dordoni. La direttrice è in sala operatoria, ma sembra che il peggio sia passato- e prima che l’ispettore potesse replicare, indicò l’abitazione.- E adesso andiamo, Bardella. Abbiamo perso anche fin troppo tempo- Tenendosi bassi lungo il ciglio della stradina, i due poliziotti si avviarono verso la casa.

-Fermati!- Col fiato corto, sempre più sudato e sofferente, Galdino raggiunse la donna -Ora riconosco il posto. La mia casa si trova dietro quella curva, sono sicuro!- Miriam abbozzò un timido cenno d’assenso -Bene. Stammi vicina e non ti accadrà nulla, voglio solo arrivarci e poi ti lascerò libera. Anche se non dovrai fare molta strada vero?- sogghignò soddisfatto -Pensavi davvero che non ricordassi che sei la mia vicina? Volevo bene a Michela, era bella Michela-Grosse lacrime iniziarono a scendergli lungo le guance. Sussultò, scosso da brividi improvvisi e violenti -Ma ora sono qua. E chi deve pagare pagherà…ah ah ah, ho fatto anche la rima… ha ah ah ah…- Terrorizzata, Miriam arretrò di qualche passo. Ma fu una mossa inutile. Galdino l’afferrò per un braccio, torcendolo in maniera violenta e dolorosa -Ho cambiato idea. Voglio che qualcuno veda, che qualcuno senta. E tu sarai il mio pubblico, andiamo!-Incapace di contrastare quella furia, Miriam iniziò a pregare.

-Appare tutto troppo tranquillo, e la cosa non mi piace per nulla- Bardella, qualche metro più avanti del commissario, si appoggiò a un albero -Non vedo nessuna automobile parcheggiata. E non credo che l’infermiera venga ad assistere il padre a piedi. Dobbiamo entrare capo, non c’è altra scelta- Questa volta, l’impazienza e l’irruenza di Bardella non sembravano affatto fuori luogo -Ok. Vai avanti. Solito sistema, ti copro io- L’ispettore sembrava non aspettare altro. Curvandosi in avanti, iniziò a coprire gli ultimi metri di corsa, la pistola tenuta con due mani a fianco della testa. Lo sparo echeggiò come una frustata nel silenzio della campagna. Piroettando su se stesso, Bardella si accasciò al suolo rimanendo immobile. Colto di sorpresa, il commissario si gettò a terra, quindi scaricò l’intero caricatore dinanzi a se, alla cieca.

-Getta la pistola o la faccio fuori come il tuo amico, svelto!- Facendosi scudo col corpo di Miriam, Galdino sbucò da una macchia di cespugli -Buttala ho detto!- Pur riluttante, il commissario lanciò l’arma a qualche metro di distanza -Bravo, vedo che sei un tipo che capisce, bravo…bravo- Passando a fianco di Bardella steso a terra, si fermò -E’ solo un graffio, non morirai-Toccandosi la gamba ferita, l’ispettore lo fissò con rabbia -Se le fai del male ti ammazzo, bastardo!- ringhiò. Galdino ricambiò lo sguardo, sembrava rattristato -Io non voglio fare del male a nessuno. Tu sei cattivo come Onofrio, lo leggo nei tuoi occhi. Ma non è te che voglio, presto sarà tutto finito-Chinandosi a raccogliere l’arma persa dal poliziotto, diede quindi un bacio sulla guancia di Miriam -Siamo arrivati, adesso possiamo entrare- Un istante più tardi, la porta si richiuse alle loro spalle.

Giuseppe si agitò tra le lenzuola. Linda era in ritardo, cosa inusuale per lei. Ma, ciò che lo preoccupava di più in quel momento, erano stati gli scoppi che aveva sentito provenire da fuori. Cosa poteva essere stato? Le tende, spesse e scure, gli impedivano di vedere all’esterno. E poi, senza l’aiuto dell’infermiera, scendere dal letto sarebbe stata un’impresa ardua. Il cellulare, appoggiato sul comodino, era a portata di mano. Ciò nonostante, decise di aspettare ancora un poco. Linda si adirava parecchio se veniva chiamata per nulla.

La porta della camera si aprì col solito, acuto cigolio. Giuseppe si rilassò. Come sempre, aveva tratto conclusioni ancor prima di… -Ciao papà- L’anziano sbiancò in volto e le labbra, secche e screpolate, iniziarono a tremare -Hai visto chi ti ho portato? E’ Miriam, la mamma di Michela. La nostra vicina!-esclamò Galdino. La donna fece un passo in avanti, gli occhi sgranati e colmi di terrore -Bu…buongiorno sign…signor Giuseppe. Io…io…- Bruscamente, Galdino la scostò di lato-Mio Dio papà, come sei conciato! Ma non ti devi preoccupare. Ci sono io adesso, dopo tanto tempo-

 
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