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Apollo Errante

Prospettive rovesciate, segni e segnali dell'anima di Roberto Caravella

 
 

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« Disinganno velatoQuestione di spirito »

Quaerendo invenietis

Post n°23 pubblicato il 22 Novembre 2008 da codadipavone
 

Zero.
Dentro il nulla, il nulla scorge una sottile nebbia indistinta ed evanescente come un sogno; sembra luce, la tocca ma è tenebra. Minimo è lo sguardo e la sua forza è dunque soltanto nel sogno. Scorge ogni cosa che non paia possibile, muove per strade impossibili, crepita all'ardore di un fuoco che non brucia se non dentro il cuore del senso. Uno. Poi come una larva, come un lombrico nell'ombra di terra, rotea e discende aprendosi a fatica tra i sassi deflorando quella terra oscura e umda che lo lo amava nutrendosene e nutrendo. Così quel nulla dormiente e silenzioso, che nel suo sonno accendeva la luce, ora ne viene colpito e inondato fino a bloccargli il respiro. Attimi di sospensione, dolore incontrollabile. Il sonno sereno si è fatto emozione. Ha scorto in quel senso di sogno un sogno che sogno non è. Rotea, danza può anche toccarlo, ma... ormai mostra confini precisi e forma compiuta che pare impedire il tendere la mano oltre i suoi confini. Non può più trapassare la forma, non può più toccare il suo sogno.
Due.
Solo, nel tempo infinito, comincia a danzare sognando se stesso come diverso. Il sogno rispecchia ogni ombra facendone luce, mentre ogni luce illumina l'ombra. La destra alla sua destra è la sinistra, come in una fuga di specchi. Danzando e roteando dentro quel sogno comincia a sentire il sapore di se stesso e se si allontana può a percepire di nuovo il dolore dell'abbandono. La solitudine sublima in moltitudine. Comincia il languore del senso smarrito, che va ritrovato e infine riunito; ma quando?
Tre.
Ora la bocca tocca la bocca; adesso la lingua assapora la lingua. Madre antica che mastica cibo e attraverso le labbra lo offre al suo figlio, così si tramuta il bacio d'amore. L'uno dell'altro si nutre con voluttà e con ardore infantile. Così lo specchio si unisce e ogni luce racchiude in se stesso col filo sottile e sensibile del velo di sogno. Ancora una volta il sogno si desta. Tocca se stesso e ricorda la luce. Cresce la luce nell'umido e caldo orto conchiuso, spinge fremendo sul velo di sogno fin quando di nuovo sogna se stesso crescendo e danzando cercando la luce che un giorno a sognato. Lo Specchio si rompe in mille frammenti; scintille di luce sovrastano il tempo finché ogni sogno non è che mille sogni di un unico sonno. Ecco, ora posso dormire. La notte mi guarirà.
RC Caudapavonis

 
 
 
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