Il vecchio mi guardò senza pronunziare una sola parola. Vidi i suoi occhi chiari appannati dai giorni vissuti e consumati dal tumulto del suo vivere. Volevo vedere in quel suo sguardo una dolenza e un rimpianto che forse gorgogliava soltanto nella mia immaginazione. Ero io, forse, quello che rimpiangeva se stesso prima del tempo. Mi tornarono alla mente le parole di mio padre che, alla mia offerta di conforto nei suoi ultimi giorni ebbe la forza di confortare me dicendomi: "Sii sereno perché morire è facile; il difficile è veder morire". Gli occhi di quel vecchio sembravano fissare un punto lontano posto in basso, un luogo tanto profondo da perdersi in un abisso sensa senso e senza fine. Mi sorrise. La sua grazia riuscì a stupirmi perché mi parve di scorgere un lampo di infantile leggerezza fusa alla sapienza delle rughe profonde che gli solcavano il viso. Parlammo ma non ricordo cosa realmente ci dicemmo; forse soltanto frasi convenzionali, o almeno così volli pensarle. Bevemmo un bicchiere di vino rosso, pastoso e forte, che ebbe l'effetto di amplificare le luci di quel giorno d'estate. Provai ad immaginarmi nella sua pelle, nel suo vivere le sensazioni,nel suo potere di ricordare se stesso senza lo sguardo altrui, privo dei giudizi alieni di chi non sa. lentamente provai la sensazione di un soffio caldo che cominciava ad invadermi il petto riversando nella mia mente un fiume di sensazioni confuse. A tratti mi intenerivano e subito dopo mi inebriavano; infine mi rattristavano dolcemente per poi rasserenarmi. Gli guardai le mani, distorte, nodose, scure al limite del grigio pietroso e venate ancora di un palpito azzurino di vita come un fiume sotterraneo che precipita nelle viscere della terra alla ricerca della sua fonte segreta e buia. Quella sfera incandescente che roteava silenziosamente dentro il mio cuore espandendosi oltre le mie possibilità si fece ad un tratto ampia e leggera come una piuma. Fu allora che la riconobbi. Per tanto tempo l'avevo ignorata e da sempre l'avevo creduta soltanto un pensiero capace di infondermi sensazioni e passioni, desideri e necessità. Ma ora la vedevo nel mio petto e riflessa negli occhi di quel vecchio. Essa era lì da sempre e si era nascosta dentro il mio sguardo, attimo dopo attimo. Avevo creduto di esser solo ma mi accorsi che soltanto il mio nascere mi aveva portato a conoscerla. Era una piccola parte, la mia, soltanto una piccolissima parte che credevo fosse soltanto mia. Io, e soltanto io, fino a quel momento avevo la possibilità di pensarmi vivo. Ma cos'era quel "mio"? Io? Solo davanti al mondo, avevo me stesso: unico e insostituibile mistero capace di essere la vita. Ma ora, davanti a quegli occhi velati di vita, quel sogno ormai giunto al suo prossimo destino colsi il fiore che mi veniva offerto in un giorno qualunque. Quel soffio leggero mi parlò. Sussurrò un piccolo canto struggente. Era lei la mia anima che andava dicendo: Tu ed io non siamo che un piccolo lume in un oceano di luce. In quel momento per un breve momento io fui lui: quel piccolo vecchio seduto all'ombra di glicini odorosi invasi dal sole. Gli sorrisi alzando il bicchiere: "Alla vita!" esclamai.
Mi guardò. Sorrise senza denti come un bimbo felice e inconsapevole del tempo che ha.
"Alla vita!"
E bevve il suo vino.
RC
Caudapavonis