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IN RISPOSTA AL FILOSOFO!

Post n°151 pubblicato il 26 Luglio 2007 da bonfo67

Fassino: Ds, un partito di gente perbene


25 luglio 2007

«Non abbiamo nessuna obiezione che la Commissione parlamentare accolga la richiesta della dottoressa Forleo di acquisire le intercettazioni». Così ha affermato il segretario dei Ds, Piero Fassino, riguardo la trasmissione delle ordinanze del Gip di Milano alla Giunta per le autorizzazioni del Parlamento sul caso Bnl-Unipol, nel corso di un lungo intervento alla riunione dei segretari di federazione del partito. «Nella loro storia i Ds non hanno mai invocato immunità e prerogative, che la costituzione pure fissa a tutela del Parlamento. Proprio perchè non abbiamo nulla da temere - ha aggiunto - la magistratura accerti tutto quello che c’è da accertare. Tutto va accertato nel modo più chiaro e trasparente possibile».

«E siccome sono abituato a parlare sinceramente - ha detto Fassino - ho trovato sgradevole che ieri il presidente della Camera abbia usato espressioni che fanno ritenere, per come sono state pubblicate oggi dai giornali, che ci sia qualcuno tra noi che richiede privilegi e condizioni di immunità. Proprio questa chiarezza e limpidità di comportamento ci porta ad essere altrettanto chiari e limpidi nel dire che consideriamo gravi e lesive della dignità dei singoli di questo partito le formulazioni che la dottoressa Forleo ha usato nella sua ordinanza».

«Riconosciamo alla dottoressa Forleo - ha spiegato - il diritto di chiedere l'utilizzo delle intercettazioni, ma non riconosciamo il diritto di dire che i nostri dirigenti sono complici di un progetto criminoso. In uno Stato di diritto - ha ribadito ancora - esiste la presunzione di innocenza e non di colpevolezza. Stupisce che un magistrato non lo sappia e che usi espressioni che dette da qualsiasi altro cittadino sarebbero passibili di una immediata querela».

«Sul piano giudiziario - ha sottolineato Fassino - la vicenda è chiara. Sarà l'Autorità giudiziaria, anche sulla base delle intercettazioni telefoniche disponibili a valutare quanto avvenuto e ad accertare le eventuali responsabilità. Sul piano politico invece ci sono altre considerazioni da fare. Innanzitutto, va detto che non c’è nessuna vicenda, salvo forse il delitto di Cogne che sia stata reiteratamente proposta ai cittadini nei suoi stessi termini senza alcun fatto informativo nuovo al fine di tenere in vita una campagna di delegittimazione morale e politica».

«Le famose telefonate intercettate - ha avvertito il leader dei Ds - sono state pubblicate una quantità di volte che nessun diritto di cronaca e di informazione giustificava e legittimava, se non per tenere in piedi una campagna di costante aggressione ad una parte del settore politico e della classe dirigente del Paese». «E segnatamente lo si è fatto nei confronti dei Ds», perchè «c’è qualcuno che pensava che il Pd rappresentasse la liquidazione della sinistra».

«E - ha continuato Fassino - siccome si accorge che non è così, pensa di utilizzare l'iniziativa della magistratura per condurre un attacco al gruppo dirigente dei Ds. Ora, io trovo tutto questo assolutamente inaccettabile. Lo trovo inaccettabile - ha avvertito - non solo sul piano personale, perchè non accetto dopo più di 35 anni di azione politica, che i giornali ogni giorno mi rappresentino come un criminale agli italiani e non per quello che io rappresento fino al 14 ottobre: cioè, i Ds. Un partito che ha milioni di iscritti, centinaia di migliaia di elettori, e migliaia di amministratori».

«Un partito che contribuisce ogni giorno alla vita della democrazia di questo Paese. Un partito che può guardare negli occhi chiunque - ha assicurato Fassino - perchè è un partito pulito e di gente perbene che non accetta di essere messo sotto schiaffo da nessuno».

Il segretario infine chiudendo il suo intervento si rivolge alla stampa precisando che «non staremo zitti, reagiremo ad ogni aggressione colpo su colpo, per tutelare la dignità del nostro partito e delle nostre persone», puntando il dito sulla campagna «denigratoria e di aggressione» che «una parte dell'informazione italiana» sta promuovendo nei suoi confronti e dei dirigenti di partito coinvolto nell'ambito dell'inchiesta Bnl-Unipol. Il segretario dei Democratici di sinistra si è rivolto in particolare al direttore del 'Corriere della Sera' Paolo Mieli, consigliandogli la lettura di un carteggio del 1916 tra Luigi Einaudi e Luigi Albertini, allora alla guida del quotidiano di via Solferino, dove Einaudi elogiava il valore del «silenzio» degli organi di informazione, quando l'alternativa era farsi guidare «dagli adulatori delle masse, del popolo e via dicendo».

Fassino ha concluso così il suo intervento: «Consiglio a più di un giornalisti e a più di un direttore di riflettere su queste parole scritte il 25 settembre 1916 dal grande Luigi Einaudi in una corrispondenza con l'allora grande direttore del 'Corriere' Albertini. Lo consiglio in primo luogo al direttore del 'Corriere', visto che questo carteggio è stato pubblicato dalla Fondazione del 'Corriere'».

Fassino ha letto quindi alcuni passaggi del carteggio tra Einaudi e Albertini del 25 settembre 1916: «Lei dice bene che il silenzio del giornale può essere male interpretato», scriveva Einaudi perchè Albertini gli chiedeva un articolo su una certa questione. «Ma, d'altro canto - ha continuato il leader della Quercia citando le frasi del capo dello Stato - nove volte su dieci le soluzioni invocate dalla grande maggioranza dei giornali sulla maggior parte delle questioni sono così dannose al paese, sia economicamente che moralmente e politicamente, che non c’è via di mezzo. O stare zitti, ovvero difendendo la tesi della verità e del buon senso e farsi gridare la voce addosso dagli adulatori delle masse e del popolo».

«Consiglio quindi ai direttori dei giornali di leggere queste poche righe e magari di tenerle a mente - ha sottolineato il segretario dei Ds - in primo luogo al direttore del 'Corriere della Sera', visto che questo carteggio è stato pubblicato proprio dalla fondazione del 'Corriere'. In ogni caso - ha concluso - rispetto all'alternativa che Einaudi evocava in quello scenario, quello che poi non faremo è stare zitti: ad ogni aggressione reagiremo colpo su colpo» per tutelare la dignità del «nostro partito, della sinistra, delle nostre persone. Questo deve essere chiaro».

per me Feltri e Belpietro, che sono i sommi pensatori liberi di destra, diranno che Einaudi era un Comunista!!!!

 
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