Creato da matteop88 il 13/04/2013

Il Balcone Fiorito

Magazine/blog sul giardinaggio, la cura del proprio spazio verde, l'ecologia, la natura e l'enogastronomia

 

 
 

IN VIAGGIO CON L'ITALIA

Post n°39 pubblicato il 20 Marzo 2014 da matteop88

http://partecipa.touringclub.it/news/vissani-e-quilici-guide-deccezione-per-in-viaggio-con-litalia

 

Saranno lo chef Gianfranco Vissani e il regista Folco Quilici i primi “amici del Touring” che nelle prossime settimane accompagneranno i visitatori lungo il percorso della mostra “In viaggio con l’Italia” organizzata dal Touring Club Italiano al Palazzo della Ragione di Milano in occasione dei 120 anni di fondazione della nostra associazione.

Giovedì 20 marzo, alle ore 18, Gianfranco Vissani, chef stellato di fama internazionale e portabandiera dell’eccellenza dell’enogastronomia e della cucina Italiana, che ha ben messo in luce il suo punto di vista sul turismo in una recente intervista a Touring, il nostro modo di viaggiare, sarà il primo tra i ”compagno di viaggio” d’eccezione che guideranno i visitatori alla scoperta della mostra Touring.

Il giovedì successivo, 27 marzo (sempre alle 18), sarà a sua volta il regista Folco Quilici – autore di celeberrimi documentari naturalistici, antropologici e di esplorazione tra cui spicca negli anni Sessanta la serie dedicata all'Italia vista dall'elicottero (qui una sua intervista a Touring, in nostro modo di viaggiare ) ad accompagnare i visitatori nella mostra al Palazzo della Ragione di Milano, ripercorrendo le tappe che hanno segnato la storia del turismo nel nostro paese e rileggendole secondo la propria filosofia di viaggio.

La mostra "In viaggio con l’Italia" è un percorso multimediale e interattivo sul turismo e sul ruolo che questo ha avuto, e ha ancora oggi, nello sviluppo economico e culturale dell’Italia. Come già annunciato, a Gianfranco Vissani e Folco Quilici seguiranno presto altri “amici del Touring” nel racconto delle proprie esperienze di viaggio. A breve ulteriori sviluppi del programma di visite guidate.

DOVE E QUANDO. "In Viaggio con l’Italia" è allestita al Palazzo della Ragione a Milano (piazza Mercanti 1) dal 13 marzo al 25 maggio 2014. Orari: lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30. Ingresso gratuito.

 
 
 

TOURING CLUB ITALIANO

Post n°38 pubblicato il 18 Marzo 2014 da matteop88

http://partecipa.touringclub.it/news/in-viaggio-con-litalia-una-grande-mostra-per-festeggiare-insieme

 

In viaggio con l’Italia è il titolo della mostra – con ingresso gratuito – promossa dal Touring Club Italiano e dal Comune di Milano settore Cultura che celebra e racconta la storia del turismo e il suo ruolo nello sviluppo economico e culturale del nostro Paese. Dal 13 marzo fino al 25 maggio 2014, oltre un secolo di storia, eventi, invenzioni, progresso saranno in mostra a Milano, a Palazzo della Ragione, attraverso installazioni multimediali immersive, postazioni interattive che spettacolarizzano immagini, cimeli e documenti dalla ricca collezione Tci, attingendo dalla fototeca dell’associazione, dall’importante biblioteca specialistica e dall’archivio storico tutelato dal Ministero dei Beni culturali. Uno spettacolo da non perdere per festeggiare insieme i 120 anni di storia Touring!

L'ALLESTIMENTO. Il Touring Club Italiano ha scelto Studio Azzurro, gruppo di ricerca artistica che da trent’anni indaga le possibilità poetiche ed espressive dei diversi linguaggi, per creare un percorso espositivo ricco di suggestioni, nel quale il visitatore vive la magia del viaggio attraverso allestimenti multimediali ed esperienze sensoriali. Si parte dalla bicicletta, simbolo di progresso oggi come a fine Ottocento, per invitare a uno sguardo sul futuro, sottolineato nell’esposizione dall'evolversi dei diversi mezzi di trasporto utilizzati, dalla trasformazione del modo di viaggiare ed esplorare il mondo. Un percorso visivo ed emozionale dato da diverse installazioni con ambientazioni e paesaggi italiani. Sotto i piedi del visitatore la strada si trasforma da sterrata a ferrata, per poi svanire diventando l’acqua del mare e il cielo solcato dagli aerei. Un viaggio che, come tale, è volto alla scoperta della destinazione grazie anche a strumenti come le guide. 

Una sorta di totem celebra i 100 anni dall’uscita della prima Guida d’Italia voluta e curata dal fondatore del Touring, Luigi Vittorio Bertarelli, che ha ideato la collana delle Guide Rosse, oggi riconosciute dal Ministero dei Beni culturali come il più completo repertorio dei tesori storico-artistici italiani. Le "Rosse" indicano il punto di svolta nella costruzione e nella percezione dell'Italia come destinazione turistica. Nella seconda parte il viaggio si fa gusto, tatto, odorato. Entrando nella dinamica antropica del territorio italiano, due grandi tavole virtuali apparecchiate si trasformano nel bancone di lavoro degli artigiani per evidenziare, attraverso le materie prime le peculiarità che sostengono ancora oggi il made in Italy, mentre sulle pareti, con forme moderne e tradizionali, scorre l'attività che il Touring ha svolto a favore del Paese e del turismo.

Clicca QUI per vedere l'inaugurazione e il video di presentazione.

GLI EVENTI. In calendario, durante la mostra, un intenso programma di incontri: momenti di approfondimento e dibattiti sul tema dell’attrattività del Paese, e di Milano in particolare, verso e dopo  Expo - in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano - e illustri “compagni di viaggio” ad accogliere e accompagnare nella visita, raccontando il loro modo di viaggiare e l’amore per la nostra meravigliosa Italia. Qui, il primo calendario di questi incontri con gli "amici del Touring".
 
LA SEZIONE DIDATTICA. Sono previste attività didattiche e percorsi di formazione a cura di Associazione Didattica Museale appositamente progettati, articolati su più livelli e differenziati in base all’età dei partecipanti. Al percorso guidato alla mostra si affiancano attività di laboratorio per le scuole e per il pubblico delle famiglie. In questa notizia trovate tutti i dettagli.

I PARTNER. La mostra è realizzata con l’assessorato alla Cultura del Comune di Milano e si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo e la collaborazione istituzionale della Camera di commercio di Milano. Si ringraziano per il prezioso sostegno i main partner Vittoria Assicurazioni e Intesa Sanpaolo, i partner Europ Assistance e Comieco, Hewlett Packard per il supporto tecnologico. La mostra si avvale, inoltre, dell’esperienza di Massimo Negri curatore, professore di museografia, già curatore dell’innovativo progetto del Museo della Storia di Bologna, e di Andrea Kerbaker, scrittore, docente di Istituzioni e Politiche culturali all'Università Cattolica di Milano, in qualità di responsabile editoriale.

DOVE E QUANDO. In Viaggio con l’Italia è allestita al Palazzo della Ragione a Milano (piazza Mercanti 1) dal 13 marzo al 25 maggio 2014. Orari: lunedì 14.30-19.30; da martedì a domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30. Ingresso gratuito.

 
 
 

IMMERSI NELLA NATURA - I SENTIERI D'ITALIA 2

Post n°37 pubblicato il 11 Marzo 2014 da matteop88

PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA-MORRONE

Il Parco Nazionale della Majella-Morrone, istituito nel 1991, è uno dei tre parchi nazionali dell'Abruzzo compreso tra le province di L'Aquila, Pescara e Chieti e si estende per una superficie di circa 62.838 ettari, su un terreno prevalentemente montagnoso.

Il parco non è uno dei più conosciuti a livello nazionale, nonostante le sue bellezze naturali e culturali. Nel parco si possono osservare grandiose cupole ellittiche, non lontane dalla costa adriatica, e ammirare l’accostamento tra il bianco del calcare che contrasta con il verde cupo delle faggete secolari. Una delle zone più pregevoli del parco è quella di Lama Bianca, sul versante di Caramànico nella valle dell’Orta, dove è possibile compiere numerose escursioni in quota e passeggiate, prive di difficoltà tecniche e di grande interesse naturalistico e paesaggistico. Il sentiero per Fonte Lama Bianca è facile da percorrere perché è stato appositamente predisposto dal Corpo Forestale dello Stato con la posa in opera di un corrimano in legno per l’intera percorrenza. Il sentiero è immerso in una faggeta di rara bellezza e sale dolcemente con innumerevoli tornanti che consentono di salire senza sforzo. Nella riserva naturale orientata Lama Bianca, istituita nel 1987, sono frequenti gli avvistamenti di cervi e caprioli ed è stato segnalato l’orso bruno marsicano che può nutrirsi di miele dalle arnie. Caramànico Terme (650 m.), in provincia di Pescara, si trova nella valle dell’Orta tra le montagne del Morrone e della Majella. La sua fondazione risale ad un monaco, di nome Caro, nipote di Carlo Magno. Notevoli le tracce dell’epoca medievale nelle vie, nei palazzi e nelle mura di questo paese abruzzese. Di grande interesse artistico sono le chiese, con portali di grande valore architettonico.

La maggiore vetta compresa nell'area del parco è quella del monte Amaro che raggiunge un’altezza di 2.793 metri.

Nel parco sono state censite oltre 2.100 specie vegetali che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco. Le specie animali sono invece oltre 150, tra cui un posto di rilievo spetta al piviere tortolino.

All'interno del parco si trovano ben sette riserve naturali statali e alcuni beni d'interesse culturale, tra i più rilevanti d'Abruzzo.

ll fiume Orta, che raccoglie le acque di un vasto bacino, separa con un'ampia valle il massiccio della Majella dal Morrone. La valle è profondamente incisa nei territori dei comuni di Bolognano e San Valentino, formando un vero e proprio canyon.

Un Parco tutto di montagna, dislocato nei luoghi della Montagna Madre d’Abruzzo nella parte più impervia e selvaggia dell'Appennino Centrale, considerata Montagna Sacra, perché pervasa da una sacralità monumentale che da sempre ispira profonda religiosità e per questo tanto cara al Papa Celestino V e agli eremiti. Proprio a questo si deve la presenza di un buon numero di antichi eremi di montagna.

Il Parco del Lupo, dell'Orso, dei vasti pianori d'alta quota e dei canyon selvaggi e imponenti, ma anche il Parco degli Eremi, delle Abbazie, delle capanne in pietra a secco, dei meravigliosi centri storici dei Comuni che ne fanno parte.

La flora del Parco è caratterizzate da piante endemiche come la soldanella del calcare ed il fiordaliso della Majella.

Il parco Nazionale della Majella è molto ricco di mammiferi di taglia piccola come conigli, gatto selvatico, istrici, volpi, donnole e faine ma anche e soprattutto di taglia media o grande come cinghiali, camoscio d’Abruzzo, lupo appenninico e orso bruno.

Nel parco sono presenti due giardini botanici, diversi centri di visita e musei.

Il Giardino Botanico Daniela Brescia a Sant'Eufemia a Maiella, in provincia di Pescara, ha una superficie di 45.000 mq con 22 settori, vivaio, ombraio e serra riscaldata, invece il Giardino botanico Michele Tenore a Lama dei Peligni, in provincia di Chieti, ospita circa 500 entità floristiche; tra le specie più significative il fiordaliso della Majella, il limonio aquilano e l'adonide gialla.

A Caramanico Terme, in provincia di Pescara, troviamo il Centro di visita e museo naturalistico ed archeologico "Paolo Barrasso" con una sezione naturalistica ed archeologica dotata di reperti paleolitici, neolitici, italici e romani. Sono presenti anche il Centro di visita e museo naturalistico a Fara San Martino, Chieti, che ospita pannelli descrittivi, reperti naturalistici, la ricostruzione di una grotta pastorale e il Centro di visita e Museo naturalistico archeologico Maurizio Locati a Lama dei Peligni, Chieti, con diorami sulla geomorfologia della Majella e sul camoscio d'Abruzzo. Tra i reperti è presente il calco del cranio dell'uomo della Majella. Molto particolare è la ricostruzione dell’habitat dell’ululone dal ventre giallo, un piccolo anfibio il cui nome deriva, oltre che dal colore del ventre, dal tipico canto che emette nel periodo riproduttivo, costituito da un "uuh... uuh... uuh...", ripetuto anche più di 40 volte al minuto.

Si può visitare il Museo dell'orso marsicano a Palena, Chieti, ospitato nell'ex convento di Sant'Antonio, propone diorami interattivi, reperti, la ricostruzione della foresta di notte e sentieri dell'orso.

All'interno del parco sono comprese in tutto 5 stazioni sciistiche poste su differenti versanti della Majella, geograficamente non collegate tra loro: la più nota e frequentata è la stazione di Passolanciano-Maielletta sul versante chietino.

Tra le tradizioni troviamo la lavorazione del metallo, della pietra e la produzione di ceramiche e merletti.

La cucina e le produzioni alimentari tipiche sono caratterizzate dalla produzione di olio extravergine d'oliva e del vino. L’Abruzzo tra le altre cose è rinomato per la produzione di formaggi e pasta e a Fara San Martino è presente una tradizionale produzione di pasta molto anticaSulmona è nota per la tradizionale produzione di confetti e dolciumi.

Di lunga data è anche la produzione del farro, capace di resistere ai climi freddi, di legumitartufi funghi.

Presenza immancabile nella cucina tradizionale, oltre ai formaggi, è il peperoncino.

Da non perdere: l’abbazia benedettina di San Liberatore a Majella in località Serramonacesca che risale all’undicesimo secolo, le grotte di monte Pesco Falcone, le cascate dell’Orfento e Caramànico Terme, città di impianto longobardo e medievale dove sono presenti delle terme attive fin dal 1576 nelle cui acque si trova un alto contenuto di idrogeno solforato.  

Indirizzi: Parco Nazionale della Majella www.parcomajella.it Ufficio informazioni turistiche di Caramànico Terme te. 085922202, Museo naturalistico a Caramànico Terme 085922084, Museo della fauna presso lo stabilimento termale di Caramànico Terme tel. 0859230661 (aperto da giugno a settembre), l’Area faunistica della lontra a Caramànico Terme (visita su prenotazione) tel. 085922084

PARCO REGIONALE DELL’ETNA

L’ambiente naturale e paesaggistico della Sicilia, oltre alle caratteristiche tipiche della costa mediterranea, offre un elemento unico, l’Etna, un gigante di oltre 3000 metri affacciato sul mare di Taormina.

Il Parco dell'Etna è un'area naturale protetta della Regione Siciliana, istituita nel 1987.

Seguendo alcuni facili sentieri, con punto di partenza il paese di Sant’Alfio, in provincia di Catania, è possibile esplorare da vicino la natura e la particolare forma geologica del vulcano. Ci si imbatte in boschi di betulla, una rara presenza che risale a epoche lontane, oppure in forme laviche bizzarre, come le pietre cannone o i canaloni modellati dalle colate di lava. Sant’Alfio (550 m.) ha origine da una donazione che il vescovo di Catania fece nel Seicento a proprietari terrieri catanesi che sulle coste del vulcano impiantarono i loro piccoli poderi agricoli. Sul versante nord dell’Etna ad una quota tra i 1300 m. e i 1900 m. vive una specie di betulla (Betula aetnensis) che oltre a essere una splendida pianta è anche un elemento di pregio della vegetazione boschiva italiana in quanto endemica dell’Etna. Il tronco è biancastro e la sua chioma si arrossa in autunno regalando meravigliosi effetti paesaggistici. Si tratta di un relitto dell’età glaciale, periodo in cui si diffuse, provenendo dall’Europa centrale, fino in Sicilia per rimanervi isolata grazie alle condizioni climatiche e alle quote alte dell’Etna, uniche nell’Italia centromeridionale. 

Le pietre-cannone sono degli involucri cilindrici di pietra lavica che si rinvengono alle pendici dell’Etna e ricordano la bocca di un cannone. Si formano durante le eruzioni di un vulcano quando la lava investe, getta a terra e avvolge il tronco di un dei giganteschi pini larici che costituiscono le pinete etnee. Il tronco, umido, brucia lentamente nel guscio di pietra lavica, ormai solidificato. Il trascorrere del tempo fa sì che la cenere dentro la pietra venga asportata, lasciando vuoto l’incavo. Un fenomeno ricorrente nell’ambiente del vulcano è lo scorrere delle acque meteoriche e di quelle dovute allo scioglimento delle nevi che asporta la cotica di sabbia vulcanica e mette a nudo lo strato di lava, scavandolo e modellandolo in forme sinuose e levigate. Il paesaggio che si gode dall’area sommitale dell’Etna, sulla Valle del Bove, enorme e deserta depressione dal fondo ricolmo di colate laviche sovrapposte, e sul mare è eccezionale e lascia senza fiato.

Nella zona sommitale del vulcano non vi è alcun tipo di vegetazione in quanto sulla lava recente nessun seme può germogliare. Scendendo intorno ai 2400 metri si incontrano la saponaria (Saponaria sicula), l'astragalo siciliano (Astragalus siculus), il tanaceto (Tanacetum siculum), il cerastio (Cerastium tomentosum), il senecio (Senecio squalidus), la camomilla dell'Etna (Anthemis aetnensis), il caglio dell'Etna (Galium aetnicum), la romice (Rumex scutatus) e qualche muschio e lichene.
Già intorno ai 2000 metri si possono incontrare, su alcuni versanti, il pino loricato e il faggio ed ancora più in basso anche castagno e ulivo. Assieme a questa vegetazione convive la ginestra dell'Etna che con i suoi fiori gialli crea, nel periodo della fioritura, un bel cromatismo con il nero della lava vulcanica.

Nella zona collinare delle falde si incontrano i vigneti di Nerello, dai quali si produce l'Etna vino DOC della zona pedemontana.
Nel versante nord-ovest del vulcano, dai 600 agli 850 metri di altitudine, prosperano i pistacchi (Bronte) e le fragole (Maletto) unici per il loro sapore e colore dovuti alla tipicità del territorio e del microclima. Altra notevole produzione è quella delle pere di vario tipo e delle pesche, tra cui spicca fra tutte la "tabacchiera dell'Etna".

La notevole ricchezza dei suoli ha permesso lo sviluppo di una ricchissima varietà agricola, soprattutto nelle zona nord - orientale del vulcano, rispetto agli altri territori, grazie al particolare microclima che si è venuto a creare dalla vicinanza con la costa ionica: numerose specialità, tra le quali ad esempio la Ciliegia rossa dell'Etna (Comuni Milo, Sant'Alfio, Mascali e Giarre) o le noci/noccioline di più alta quota (Comuni di Sant'Alfio, Milo, Piedimonte Etneo), rappresentano un patrimonio, ancora non del tutto valorizzato, di cui l'Area protetta del Parco dell'Etna non potrà fare a meno in futuro.

Circa un secolo e mezzo fa lo studioso Galvagni, descrivendo la fauna dell'Etna, raccontava della presenza di animali ormai scomparsi e divenuti per noi mitici: lupi, cinghiali, daini e caprioli. Ma l'apertura di nuove strade rotabili, il disboscamento selvaggio e l'esercizio della caccia hanno portato all'estinzione di questi grandi mammiferi e continuano a minacciare la vita delle altre specie. Nonostante ciò sul vulcano vivono ancora l'istrice, la volpe, il gatto selvatico, la martora, il coniglio, la lepre e, fra gli animali più piccoli, la donnola, il riccio, il ghiro, il quercino e varie specie di topo, pipistrello e serpente.

La Grotta del Gelo è una grotta di scorrimento lavico che presenta la particolarità di avere al suo interno una temperatura che persino nei mesi estivi non va sopra i -6 °C, causando la presenza di ghiaccio perenne al suo interno.

Da non perdere una visita alla straordinaria cittadina di Taormina godendo del mare, del teatro greco e di una vista impareggiabile, una granita sul lungomare di Aci Trezza, un cannolo tra gli ambienti del Padrino a Forza d’Agrò e un gelato ai pistacchi di Bronte tra le chiese di Noto, sempre con un occhio rivolto verso la sommità dell’Etna, spesso circondata da un leggero alone di foschia.

 

Indirizzi: Parco regionale dell’Etna www.parcoetna.it tel. 095914588  Ufficio informazioni turistiche di Catania tel. 0957306222, Pro Loco di Sant’Alfio tel. 095968772.

 

 

 

 

 

 
 
 

IMMERSI NELLA NATURA: I PARCHI NATURALI ITALIANI

Post n°36 pubblicato il 04 Marzo 2014 da matteop88

Immersi nella natura: alla scoperta di parchi e sentieri italiani

 

Cosa c’è di più bello e naturale che camminare in un bosco tra i profumi e i colori della natura immersi nel silenzio e nella quiete? Passo dopo passo a seconda delle stagioni possiamo osservare ciò che ci circonda: alberi, fiori, frutti, montagne, laghi, fiumi, animali. Che emozione in inverno scorgere in mezzo alla neve uno scoiattolo che ci taglia la strada e poi rapido sale su un abete per poi scomparire sui rami più alti. Che dire della visione di un piccolo cerbiatto sul pendio di un crinale che appena ci vede scappa tra gli alberi o di un’aquila reale che vola sopra di noi in tutta la sua maestosità.

Il nostro proposito è di portarvi in viaggio per l’Italia evocando le immagini, i colori, gli animali, le piante ma anche l’azione dell’uomo di alcuni tra i più bei parchi italiani.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

Uno dei parchi italiani più affascinanti e interessanti è sicuramente il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Qui è possibile osservare boschi di conifere, ghiacciai, torrenti, stambecchi e camosci che si arrampicano sulle rocce delle meravigliose vette alpine.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, istituito nel 1922, è il più antico Parco nazionale italiano insieme al Parco Nazionale d'Abruzzo, istituito pochi mesi dopo. Si trova a cavallo delle regioni Valle d'Aosta e Piemonte ed è gestito dall'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, con sede a Torino. Dal lato francese confina con il Parco nazionale della Vanoise. Si estende per una superficie di 71.043,79 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso e con un’altezza media molto elevata.

La storia del Gran Paradiso è strettamente intrecciata con la salvaguardia del suo animale simbolo: lo stambecco (Capra ibex ). Un tempo largamente diffuso a quote elevate, oltre il limite del bosco, su tutto l'arco alpino è stato oggetto di caccia indiscriminata per secoli. I motivi per cui lo stambecco era una preda così ambita dai cacciatori erano i più disparati: la succulenza delle sue carni, alcune parti del suo corpo erano considerate medicinali, l'imponenza delle sue corna ricercate come trofeo e persino il potere afrodisiaco attribuito ad un suo ossicino, la croce del cuore, spesso utilizzato come talismano. All'inizio del XIX secolo si riteneva che questo animale fosse ormai estinto in tutta Europa finché l'ispettore forestale valdostano Delapierre scoprì che negli impervi e scoscesi valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso ne sopravviveva una colonia di circa cento esemplari. Già nel 1856 il re Vittorio Emanuele II aveva dichiarato Riserva Reale di Caccia queste montagne salvando in questo modo dall'estinzione lo stambecco che in quegli anni aveva ridotto la sua popolazione a livelli allarmanti.

Il Gran Paradiso ha avviato una stretta e proficua collaborazione con il vicino parco francese della Vanoise nel tentativo di costruire una grande area protetta europea.

All’interno del Parco sono presenti il giardino botanico alpino Paradisia, l’ecomuseo del rame, i santuari di Prascondù e di Sant’Anna, diverse cascate tra cui le più spettacolari sono quelle di Liliaz, una frazione di Cogne e soprattutto numerosi itinerari divisi in cinque valli: valle Orco, Valle Soana, valle di Cogne, Valsavarenche e valle di Rhemes. Gli itinerari partono da Cogne, splendido centro di sport invernali, noto soprattutto per le piste di sci di fondo. Un itinerario che vi consigliamo parte dalla frazione di Cogne chiamata Valnontey dove termina la strada per le automobili. Entrati nel Parco si attraversa un bosco di conifere e costeggiando il fiume Valnontey si raggiunge l’omonima località a 1666 metri di altezza. Prima delle escursioni vi consigliamo di visitare il giardino botanico alpino Paradisia. Fondato nel 1955 su una superficie di circa diecimila mq ospita una ricca campionatura di flora montana grazie a cui si possono conoscere le piante che si incontreranno lungo i sentieri. I visitatori possono seguire degli itinerari all’interno del giardino dove cartelli colorati identificano le piante italiane, esotiche e officinali.

Incisioni rupestri, strade e ponti di origine romana, chiese e castelli medievali, case e sentieri reali di caccia, costruzioni militari mostrano un patrimonio culturale di origini antiche ma costantemente arricchito col trascorrere del tempo.

Nella parte più bassa del parco, come livello altimetrico, sono presenti boschi di larici, praterie, boschi di latifoglie composti da pioppo tremulo, nocciolo, ciliegio selvatico, acero montano, quercia, castagno, frassino, betulla, sorbo degli uccellatori. Le faggete, in una fascia tra gli 800 e i 1200 m, si trovano soltanto sul versante piemontese tra Noasca, Campiglia e Locana. Tra i 1500 e i 2000 m vi sono le foreste di aghifoglie. Il pino cembro (Pinus cembra) è largamente diffuso in Val di Rhemês mentre l'abete bianco (Abies alba) si trova solo in Val di Cogne presso Vieyes, Sylvenoire e Chevril. In tutte le valli troviamo il sempreverde abete rosso (Picea abies) ed il larice (Larix europaea). Quest'ultimo è l'unica conifera d'Europa che perde gli aghi nel periodo invernale. I boschi di larice sono molto luminosi e permettono lo sviluppo di un folto sottobosco composto da rododendri, mirtilli, lamponi, gerani dei boschi e fragole di bosco.

Oltre allo stambecco, presente in circa 2700 unità, nel parco sono diffusi anche diversi camosci, aquile reali, alcuni lupi provenienti dall’Appennino, molte marmotte, diverse specie di volatili e trote nei numerosi fiumi presenti.

Tradizioni del luogo sono il boudin, un salame con ortaggi, un salame con sangue di maiale e patate, e la Mocetta, un prosciutto di camoscio. Sopravvive la lavorazione artigianale del cuoio, del rame, del ferro battuto e degli attrezzi agricoli da montagna.

Il parco organizza numerose attività didattico-divulgative con le scuole e offre in vari periodi dell'anno la possibilità di svolgere varie attività nei campi avventura e nei campi lavoro. Nel parco è inoltre possibile praticare sci alpinismo con il supporto di guide alpine e trekking.

Da non perdere:  a Cogne la Parrocchiale di Sant’Orso, il Castello reale (frequentato da Vittorio Emanuele II), il Museo minerario alpino e la Mostra permanente del merletto di cui nella zona c’è una forte produzione dovuta all’antica tradizione iniziata con l’opera delle monache benedettine fuggite dal monastero di Cluny, che nel 1665 si rifugiarono in Valle d’Aosta. Ancora oggi sono presenti 130 merlettaie riunite in cooperativa che producono ogni anno 3000 metri di ricercatissimo pizzo.

Indirizzi: Ufficio informazioni turistiche di Cogne tel. 016574040, Parco Nazionale del Gran Paradiso www.pngp.it tel. 016574025, Giardino botanico alpino Paradisia a Valnontey tel. 016574147 (visite dal 15 giugno al 15 settembre), Mostra Pizzi di Cogne (aperto sabato e domenica) tel. 0165749282

PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI E PARCO NATURALE REGIONALE DELLE DOLOMITI D’AMPEZZO

Tra le montagne italiane una posizione speciale spetta alle Dolomiti, noi vogliamo parlarvi delle Dolomiti del Cadore, in provincia di Belluno, con le maestose cime del Sorapiss, Pelmo, Antelao, Croda Marcora e Torre dei Sabbioni. San Vito di Cadore (1011 m.) si estende tra folte abetaie in una conca della valle del Boite, racchiusa da una suggestiva corona di Dolomiti. La sua storia, e quella di altri centri delle valli vicine, ha origini antiche, risalenti al XII secolo. Camminando sui sentieri segnalati si incontrano boschi incontaminati di faggi e conifere con esempi di alberi monumentali. La preziosa foresta demaniale di Somatida, protetta a coltivata da secoli, fin dal tempo della Serenissima che la utilizzava per la fabbrica dell’arsenale, è oggetto di studi scientifici.

Questa zona selvaggia riserva scenari estremamente suggestivi e zone naturalistiche di grande pregio e di grande interesse dal punto di vista geologico.

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è un'area naturale protetta del Veneto, istituita nel 1990.

Il parco ha una superficie di 31.512 ettari, interamente compresa nella provincia di Belluno, tra i fiumi Cismon ad ovest e Piave ad est, esteso a nord verso il bacino del Maè e a sud nel basso Agordino.

Il Parco comprende i gruppi montuosi delle Alpi Feltrine , Monti del Sole, Schiara, Talvéna, Prampèr e Spiz di Mezzodì. Sono presenti aree carsiche d'alta quota e rupi e pendici detritiche, habitat ideale per numerose specie di alta montagna.

La flora è composta da rododendri, cardi, stelle alpine e da altre piante montane. Vi sono boschi di latifoglie e di conifere, pascoli e immensi prati. La fauna del parco è composta da marmotte, ermellini, cervi, camosci, caprioli e numerosi volatili.

Il Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo è stato istituito nel 1990 e Il suo territorio comprende molti famosi gruppi dolomitici: il Cristallo, le Tofane, la cima Fanes, il Col Bechei e la Croda Rossa d'Ampezzo, rispettivamente divisi dalla Val Travenanzes, Val di Fanes, alta Valle del Boite e Val Felizon. I boschi di grandi conifere, tra cui domina l’abete rosso, coprono in maniera quasi totale i fianchi della valle tra i 1.300 e il 1.900 metri di quota. Sopra i 2.000 metri, dove abetaie e pinete sfumano nei pascoli d'alta quota, larici e pini cembri secolari formano veri e propri monumenti naturali. 

Dolomiti Cadorine: il punto di partenza dei nostri itinerari è San Vito di Cadore da cui è possibile ammirare la maestosità e i colori delle Dolomiti del Cadore.

Nella borgata di Resenigo di Sotto si incontra il Museo Etnografico delle tradizioni popolari; si tratta di una vasta e preziosa raccolta privata di un migliaio di reperti della cultura materiale della vallata di San Vito di Cadore. Sono esposti oggetti di artigianato, utensili rurali e una ricca documentazione fotografica dei primi decenni del novecento.

Da non perdere: la chiesa della Beata Vergine della Difesa a San Vito del sedicesimo secolo, con pregevoli affreschi dell’epoca, la cappellina di Tàambres, ex-voto dell’Ottocento eretto alla baita Sunbar per ringraziare una bianca signora che per due giorni custodì un bimbo che si era perso nel bosco, il villagio di Cibiana nei pressi di San Vito, definito il paese dei murales dove artisti italiani e stranieri ne stanno dipingendo la storia sui muri delle case e la casa natale del grande artista Tiziano Vecellio, nella piazza Arsenale a Pieve di Cadore. Una particolarità è stata la scoperta nel 1985 nel pianoro di Mondevàl, raggiungibile in due ore di cammino dal passo Giau, della tomba di un cacciatore preistorico vissuto circa settemila anni fa. Accanto allo scheletro è stato recuperato un ricco corredo di oggetti in pietra scheggiata, utensili e ornamenti in osso e denti di cervo. Oggi l’uomo di Mondevàl è conservato all’interno del museo di Selva di Cadore. Giau è il nome di uno dei pascoli più ambiti intorno all’omonimo passo di San Vito. Il toponimo antichissimo di probabile origine preindoeuropea da Gavu, ruscello, è legato a secoli di lotte con i vicini ampezzani per il possesso dei passi migliori. Le cronache del 1752 raccontano che per dirimere le contese tra San Vito e Cortina una sentenza obbligava i sanvitesi, per conservare i pascoli, a erigere in novanta giorni una muraglia che chiudesse la valle. L’impresa fu compiuta dai capofamiglia nei tempi prescritti e si conservano ancora ampie tracce della muraglia di Giau, oggi meta di visita.

Indirizzi: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi www.dolomitipark.it, Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo www.dolomitiparco.com tel. 04362206 (aperto dal 15 luglio al 15 settembre) , Ufficio informazioni turistiche di San Vito di Cadore tel. 04369119, Museo Etnografico San Vito di Cadore visite su prenotazione tel. 04369337, Museo Perini a Borca di Cadore presso Pro Loco tel. 0436482015

 

 

 
 
 
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