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Il Balcone Fiorito

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IMMERSI NELLA NATURA: I PARCHI NATURALI ITALIANI

Post n°36 pubblicato il 04 Marzo 2014 da matteop88

Immersi nella natura: alla scoperta di parchi e sentieri italiani

 

Cosa c’è di più bello e naturale che camminare in un bosco tra i profumi e i colori della natura immersi nel silenzio e nella quiete? Passo dopo passo a seconda delle stagioni possiamo osservare ciò che ci circonda: alberi, fiori, frutti, montagne, laghi, fiumi, animali. Che emozione in inverno scorgere in mezzo alla neve uno scoiattolo che ci taglia la strada e poi rapido sale su un abete per poi scomparire sui rami più alti. Che dire della visione di un piccolo cerbiatto sul pendio di un crinale che appena ci vede scappa tra gli alberi o di un’aquila reale che vola sopra di noi in tutta la sua maestosità.

Il nostro proposito è di portarvi in viaggio per l’Italia evocando le immagini, i colori, gli animali, le piante ma anche l’azione dell’uomo di alcuni tra i più bei parchi italiani.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO

Uno dei parchi italiani più affascinanti e interessanti è sicuramente il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Qui è possibile osservare boschi di conifere, ghiacciai, torrenti, stambecchi e camosci che si arrampicano sulle rocce delle meravigliose vette alpine.

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, istituito nel 1922, è il più antico Parco nazionale italiano insieme al Parco Nazionale d'Abruzzo, istituito pochi mesi dopo. Si trova a cavallo delle regioni Valle d'Aosta e Piemonte ed è gestito dall'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, con sede a Torino. Dal lato francese confina con il Parco nazionale della Vanoise. Si estende per una superficie di 71.043,79 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso e con un’altezza media molto elevata.

La storia del Gran Paradiso è strettamente intrecciata con la salvaguardia del suo animale simbolo: lo stambecco (Capra ibex ). Un tempo largamente diffuso a quote elevate, oltre il limite del bosco, su tutto l'arco alpino è stato oggetto di caccia indiscriminata per secoli. I motivi per cui lo stambecco era una preda così ambita dai cacciatori erano i più disparati: la succulenza delle sue carni, alcune parti del suo corpo erano considerate medicinali, l'imponenza delle sue corna ricercate come trofeo e persino il potere afrodisiaco attribuito ad un suo ossicino, la croce del cuore, spesso utilizzato come talismano. All'inizio del XIX secolo si riteneva che questo animale fosse ormai estinto in tutta Europa finché l'ispettore forestale valdostano Delapierre scoprì che negli impervi e scoscesi valloni che discendono dal massiccio del Gran Paradiso ne sopravviveva una colonia di circa cento esemplari. Già nel 1856 il re Vittorio Emanuele II aveva dichiarato Riserva Reale di Caccia queste montagne salvando in questo modo dall'estinzione lo stambecco che in quegli anni aveva ridotto la sua popolazione a livelli allarmanti.

Il Gran Paradiso ha avviato una stretta e proficua collaborazione con il vicino parco francese della Vanoise nel tentativo di costruire una grande area protetta europea.

All’interno del Parco sono presenti il giardino botanico alpino Paradisia, l’ecomuseo del rame, i santuari di Prascondù e di Sant’Anna, diverse cascate tra cui le più spettacolari sono quelle di Liliaz, una frazione di Cogne e soprattutto numerosi itinerari divisi in cinque valli: valle Orco, Valle Soana, valle di Cogne, Valsavarenche e valle di Rhemes. Gli itinerari partono da Cogne, splendido centro di sport invernali, noto soprattutto per le piste di sci di fondo. Un itinerario che vi consigliamo parte dalla frazione di Cogne chiamata Valnontey dove termina la strada per le automobili. Entrati nel Parco si attraversa un bosco di conifere e costeggiando il fiume Valnontey si raggiunge l’omonima località a 1666 metri di altezza. Prima delle escursioni vi consigliamo di visitare il giardino botanico alpino Paradisia. Fondato nel 1955 su una superficie di circa diecimila mq ospita una ricca campionatura di flora montana grazie a cui si possono conoscere le piante che si incontreranno lungo i sentieri. I visitatori possono seguire degli itinerari all’interno del giardino dove cartelli colorati identificano le piante italiane, esotiche e officinali.

Incisioni rupestri, strade e ponti di origine romana, chiese e castelli medievali, case e sentieri reali di caccia, costruzioni militari mostrano un patrimonio culturale di origini antiche ma costantemente arricchito col trascorrere del tempo.

Nella parte più bassa del parco, come livello altimetrico, sono presenti boschi di larici, praterie, boschi di latifoglie composti da pioppo tremulo, nocciolo, ciliegio selvatico, acero montano, quercia, castagno, frassino, betulla, sorbo degli uccellatori. Le faggete, in una fascia tra gli 800 e i 1200 m, si trovano soltanto sul versante piemontese tra Noasca, Campiglia e Locana. Tra i 1500 e i 2000 m vi sono le foreste di aghifoglie. Il pino cembro (Pinus cembra) è largamente diffuso in Val di Rhemês mentre l'abete bianco (Abies alba) si trova solo in Val di Cogne presso Vieyes, Sylvenoire e Chevril. In tutte le valli troviamo il sempreverde abete rosso (Picea abies) ed il larice (Larix europaea). Quest'ultimo è l'unica conifera d'Europa che perde gli aghi nel periodo invernale. I boschi di larice sono molto luminosi e permettono lo sviluppo di un folto sottobosco composto da rododendri, mirtilli, lamponi, gerani dei boschi e fragole di bosco.

Oltre allo stambecco, presente in circa 2700 unità, nel parco sono diffusi anche diversi camosci, aquile reali, alcuni lupi provenienti dall’Appennino, molte marmotte, diverse specie di volatili e trote nei numerosi fiumi presenti.

Tradizioni del luogo sono il boudin, un salame con ortaggi, un salame con sangue di maiale e patate, e la Mocetta, un prosciutto di camoscio. Sopravvive la lavorazione artigianale del cuoio, del rame, del ferro battuto e degli attrezzi agricoli da montagna.

Il parco organizza numerose attività didattico-divulgative con le scuole e offre in vari periodi dell'anno la possibilità di svolgere varie attività nei campi avventura e nei campi lavoro. Nel parco è inoltre possibile praticare sci alpinismo con il supporto di guide alpine e trekking.

Da non perdere:  a Cogne la Parrocchiale di Sant’Orso, il Castello reale (frequentato da Vittorio Emanuele II), il Museo minerario alpino e la Mostra permanente del merletto di cui nella zona c’è una forte produzione dovuta all’antica tradizione iniziata con l’opera delle monache benedettine fuggite dal monastero di Cluny, che nel 1665 si rifugiarono in Valle d’Aosta. Ancora oggi sono presenti 130 merlettaie riunite in cooperativa che producono ogni anno 3000 metri di ricercatissimo pizzo.

Indirizzi: Ufficio informazioni turistiche di Cogne tel. 016574040, Parco Nazionale del Gran Paradiso www.pngp.it tel. 016574025, Giardino botanico alpino Paradisia a Valnontey tel. 016574147 (visite dal 15 giugno al 15 settembre), Mostra Pizzi di Cogne (aperto sabato e domenica) tel. 0165749282

PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITI BELLUNESI E PARCO NATURALE REGIONALE DELLE DOLOMITI D’AMPEZZO

Tra le montagne italiane una posizione speciale spetta alle Dolomiti, noi vogliamo parlarvi delle Dolomiti del Cadore, in provincia di Belluno, con le maestose cime del Sorapiss, Pelmo, Antelao, Croda Marcora e Torre dei Sabbioni. San Vito di Cadore (1011 m.) si estende tra folte abetaie in una conca della valle del Boite, racchiusa da una suggestiva corona di Dolomiti. La sua storia, e quella di altri centri delle valli vicine, ha origini antiche, risalenti al XII secolo. Camminando sui sentieri segnalati si incontrano boschi incontaminati di faggi e conifere con esempi di alberi monumentali. La preziosa foresta demaniale di Somatida, protetta a coltivata da secoli, fin dal tempo della Serenissima che la utilizzava per la fabbrica dell’arsenale, è oggetto di studi scientifici.

Questa zona selvaggia riserva scenari estremamente suggestivi e zone naturalistiche di grande pregio e di grande interesse dal punto di vista geologico.

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi è un'area naturale protetta del Veneto, istituita nel 1990.

Il parco ha una superficie di 31.512 ettari, interamente compresa nella provincia di Belluno, tra i fiumi Cismon ad ovest e Piave ad est, esteso a nord verso il bacino del Maè e a sud nel basso Agordino.

Il Parco comprende i gruppi montuosi delle Alpi Feltrine , Monti del Sole, Schiara, Talvéna, Prampèr e Spiz di Mezzodì. Sono presenti aree carsiche d'alta quota e rupi e pendici detritiche, habitat ideale per numerose specie di alta montagna.

La flora è composta da rododendri, cardi, stelle alpine e da altre piante montane. Vi sono boschi di latifoglie e di conifere, pascoli e immensi prati. La fauna del parco è composta da marmotte, ermellini, cervi, camosci, caprioli e numerosi volatili.

Il Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo è stato istituito nel 1990 e Il suo territorio comprende molti famosi gruppi dolomitici: il Cristallo, le Tofane, la cima Fanes, il Col Bechei e la Croda Rossa d'Ampezzo, rispettivamente divisi dalla Val Travenanzes, Val di Fanes, alta Valle del Boite e Val Felizon. I boschi di grandi conifere, tra cui domina l’abete rosso, coprono in maniera quasi totale i fianchi della valle tra i 1.300 e il 1.900 metri di quota. Sopra i 2.000 metri, dove abetaie e pinete sfumano nei pascoli d'alta quota, larici e pini cembri secolari formano veri e propri monumenti naturali. 

Dolomiti Cadorine: il punto di partenza dei nostri itinerari è San Vito di Cadore da cui è possibile ammirare la maestosità e i colori delle Dolomiti del Cadore.

Nella borgata di Resenigo di Sotto si incontra il Museo Etnografico delle tradizioni popolari; si tratta di una vasta e preziosa raccolta privata di un migliaio di reperti della cultura materiale della vallata di San Vito di Cadore. Sono esposti oggetti di artigianato, utensili rurali e una ricca documentazione fotografica dei primi decenni del novecento.

Da non perdere: la chiesa della Beata Vergine della Difesa a San Vito del sedicesimo secolo, con pregevoli affreschi dell’epoca, la cappellina di Tàambres, ex-voto dell’Ottocento eretto alla baita Sunbar per ringraziare una bianca signora che per due giorni custodì un bimbo che si era perso nel bosco, il villagio di Cibiana nei pressi di San Vito, definito il paese dei murales dove artisti italiani e stranieri ne stanno dipingendo la storia sui muri delle case e la casa natale del grande artista Tiziano Vecellio, nella piazza Arsenale a Pieve di Cadore. Una particolarità è stata la scoperta nel 1985 nel pianoro di Mondevàl, raggiungibile in due ore di cammino dal passo Giau, della tomba di un cacciatore preistorico vissuto circa settemila anni fa. Accanto allo scheletro è stato recuperato un ricco corredo di oggetti in pietra scheggiata, utensili e ornamenti in osso e denti di cervo. Oggi l’uomo di Mondevàl è conservato all’interno del museo di Selva di Cadore. Giau è il nome di uno dei pascoli più ambiti intorno all’omonimo passo di San Vito. Il toponimo antichissimo di probabile origine preindoeuropea da Gavu, ruscello, è legato a secoli di lotte con i vicini ampezzani per il possesso dei passi migliori. Le cronache del 1752 raccontano che per dirimere le contese tra San Vito e Cortina una sentenza obbligava i sanvitesi, per conservare i pascoli, a erigere in novanta giorni una muraglia che chiudesse la valle. L’impresa fu compiuta dai capofamiglia nei tempi prescritti e si conservano ancora ampie tracce della muraglia di Giau, oggi meta di visita.

Indirizzi: Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi www.dolomitipark.it, Parco naturale regionale delle Dolomiti d’Ampezzo www.dolomitiparco.com tel. 04362206 (aperto dal 15 luglio al 15 settembre) , Ufficio informazioni turistiche di San Vito di Cadore tel. 04369119, Museo Etnografico San Vito di Cadore visite su prenotazione tel. 04369337, Museo Perini a Borca di Cadore presso Pro Loco tel. 0436482015

 

 

 
 
 
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