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PRONTI VIA...

Post n°63 pubblicato il 17 Aprile 2019 da ellistar2012

Pubblicato da PRONTE CHE SI VIAGGIA il 28 GIUGNO 2017

Vi è mai capitato di essere stanche di fare lo stesso

tipo di viaggio, di voler provare qualcosa di nuovo?

A me è successo dopo tante estati passate zaino in

spalla in Asia: avevo bisogno di fare qualcosa di nuovo.

Così sono finita aNew York stile Sex and the city, e l'anno

dopo in Irlanda a lavorare in un ostello! Come sempre 

non c'è un modo di viaggiare, ce ne sono mille.
Se anche voi avete bisogno di qualche stimolo, ve ne

propongo alcuni, anzi li propongo pure a me stessa visto

che molti non li ho ancora fatti!

Ovviamente il viaggio in solitaria lo salto, su questo

blog direi che lo possiamo dare per scontato! Nel caso

in cui invece aveste dei dubbi, qui vi spiego il perché 

bisogna farlo almeno una volta nella vita. Partiamo

dunque con la mia special trip list!

1 - VOLONTARIATO
Questo va assolutamente al primo posto perché credo

sia una delle esperienze che arricchiscono di più al mondo.

Ci penso da anni, ma ancora non mi sono decisa.

Penso si debba trovare la giusta forza interiore per non farsi

travolgere dall'emotività

(anche voi siete giusto un attimo emotive?) e poter dare così

il meglio di sé. Una mia amica è stata in un orfanotrofio in

Tanzania, un'altra nelle favelas brasiliane e in Kenya, e anche

se erano agli angoli opposti del globo, mi hanno trasmesso

la stessa gioia immensa peraver aiutato qualcuno.

E non solo quello: si sono immerse completamente in un'altra

cultura, traendone tutti i benefici che possiamo immaginare.

2 - LAVORO

Qui invece la mia esperienza ce l'ho! Vi ho già spiegato come

funziona Workaway con cui ho lavorato due volte (tra poco tre...)

ma altrettanto famosa è WWOOF.

La cosa in comune tra le due community è che lavoriamo in

cambio di vitto e alloggio; la differenza è che mentre con la

prima vengono offerti lavori di diverso tipo, nella seconda

si sta prettamente in fattorie, in una visione green e sostenibile

della vita.

In entrambi i casi, la cosa bella è che possiamo fare un viaggio 

e non una semplice vacanza.

Lavorando entriamo in contatto con la vita vera del Paese che

andiamo a visitare, con i suoi abitanti e la sua quotidianità.

tipi di viaggio

3 - TRENO
Come non pensare alla Transiberiana? Attraversare la Russia

per raggiungere la Mongolia e la Cina? Che meraviglia! Ma come

questo viaggio ce ne sono innumerevoli sparsi per il mondo, tutti

accomunati dalla stessa cosa: a parte i paesaggi lungo centinaia

di chilometri che ci scorrono davanti agli occhi, sui treni, ovunque

ci troviamo, possiamo incontrare una gran varietà di persone,

dagli stranieri come noi ai locali, ognuno con la propria storia alle spalle.

Un viaggio di questo tipo evoca sicuramente un'esperienza

romantica e d'altri tempi, in cui una volta tanto rinunciamo

alla rapidità dell'aereo per una sana lentezza su rotaie.

tipi di viaggio

4 - CAMMINO A PIEDI
In Europa il cammino di Santiago de Compostela è il più gettonato,

ma in Italia abbiamo la Via Francigena ad esempio che non ha

nulla da invidiare (ho conosciuto una tedesca ventenne che ha

fatto un lungo tratto insieme al suo cagnolino ed è tornata entusiasta).

Per non parlare di altri percorsi del resto del mondo, citando ad

esempio la famosa Pacific Crest Trail tra in America. 

C'è chi lo fa come pellegrinaggio, chi semplicemente come ricerca

interiore, sta di fatto che camminare per raggiungere una meta

ogni santo giorno può essere un modo particolarmente catartico

di viaggiare e di (ri)trovare noi stesse

tipi di viaggio

5 - LAST MINUTE
Non dico che anche questo viaggio mi manca perché comincio

a inquietarmi... parliamo di un viaggio in cui non abbiamo

praticamente potere decisionale, ma ci affidiamo alla migliore

offerta che il destino ci mette sotto il naso.

Ci possono essere due o tre opzioni fra cui scegliere, magari

destinazioni a cui non avevamo lontanamente pensato, facendoci

conoscere parti di mondo mai prese in considerazione.

E così dobbiamo correre per comprare costume e crema solare,

oppure scarpe da trekking e felpa termica, perché dopo pochi

giorni il nostro aereo spicca il volo, e noi con lui! Direi che tutto

ciò sa molto di avventura! Perché come sempre, l'importante è

andare.

 
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Il tesoro di Como.....

Post n°62 pubblicato il 17 Aprile 2019 da ellistar2012

Il tesoro di Como: la scoperta

più importante dell'archeologia

dopo Aquileia

Anche il ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, si

complimenta con la Soprintendenza

di ROBERTO CANALIUltimo aggiornamento il 7 settembre 2018

alle 19:09Articolo Como, un tesoro sotto il teatro Cressoni:

sospesi gli scaviCondividi Tweet Invia tramite emailLe monete d'oro trovate a Como (Cusa)

Como, 7 settembre 2018 - E' probabilmente la scoperta

archeologica più importante compiuta in Italia negli ultimi

anni, ma il raggio si potrebbe tranquillamente allargare

all'intera Europa, il tesoro di monete d'oro di tarda epoca

imperiale recuperato durante lo sbancamento dell'ex-cinema

Cressoni, nel cuore del centro storico.

In un recipiente di pietra ollare di forme inedita e simile, per

certi versi, a un'urna era custodito il tesoro che è venuto alla

luce mercoledì, nel corso dei lavori di scavo compiuti in

prossimità di quello che una volta era il palcoscenico del teatro. 

Un scoperta sorprendente per la qualità delle monete ritrovate,

che grazie alla purezza dell'oro utilizzato dai romani sembrano

appena coniate, anche se il vero valore della scoperta non è

numismatico ma soprattutto storico.

Sono infatti molto rare le monete romane d'oro che sono giunte

fino ai giorni nostri, il materiale prezioso è stato infatti fuso in

epoche successive per trasformarsi in altre monete di diverso

conio o monili, inoltre in passato mai dei sesterzi aurei erano

stati rinvenuti in una tale concentrazione.

''Non conosciamo ancora nei dettagli il significato storico e

culturale del ritrovamento - ha detto il ministro dei Beni Culturali,

Alberto Bonisoli - ma La Soprintendenza archeologia, belle arti e

paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza,

Pavia, Sondrio e Varese, che ha la direzione scientifica dello scavo,

ha subito provveduto al trasporto del ritrovamento nel laboratorio

di restauro del Mibac a Milano, dove archeologi, restauratori e

numismatici stanno lavorando ad un vero e proprio scavo in

miniatura, all'interno del recipiente: un'attività certosina che

porterà presto alla luce l'intero tesoretto, oltre a fornire ulteriori

elementi indispensabili alla comprensione di questo straordinario

contesto". 

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Di sicuro il recipiente è stato aperto per l'ultima volta in epoca

tardo imperiale, quando Roma era già in declino e l'imperatore e

la sua corte si erano ritirati a Ravenna, più facile da difendere

in un periodo in cui l'esercito era assediato dalle tribù dei barbari

che spesso erano guidate da ex-generali romani.

Alcune monete però potrebbero risalire anche a secoli prima, ma

a questo interrogativo si potrà rispondere solo nei prossimi mesi

quando gli archeologi avranno svuotato l'urna e catalogato pezzo

dopo pezzo. 

 
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Educazione civica e sanitaria....

Post n°61 pubblicato il 03 Settembre 2017 da ellistar2012

 

 

Post n°59 pubblicato il 03 Settembre 2017 da ellistar2012

Tutti i giorni si leggono articoli sul suicidio assistito,

sulla morte dolce e sul diritto di ognuno di decidere

della propria vita e di quando porvi fine. Un tema

scottante che divide la nostra società in gruppi e

fazioni ben definite: chi è contro e chi no. Ok, se

' sia giusto o meno lo decide la coscienza di ognuno

di noi, visto che la base della nostra civiltà e cultura

è il libero arbitrio, un principio sacrosanto e intoccabile

neanche dalle autorità che invece vuol far passare come

rispetto dell'autorità ogni prevaricazione della volontà

soggettiva di decidere di sè, delle proprie cose e scelte

di vita in nome di una falsa obbedienza all'autorità, visto

che poi ognuno si prende la responsabilità di ciò per cui

ha optato. Un fatto sacrosanto che non viola alcun codice

di diritto civile e penale, fino a che ognuno si prende la

responsabilità di decidere in proprio se, come, quando

e dove mettere fine alla propria vita, senza coinvolgere

nessuno ma proprio nessuno nello svolgimento di un

atto estremo che può comportare anche delle conseguenze

molto spiacevoli per chi asseconda la volontà di chi vuole

morire e ciò non è giusto e manco onesto: chi vuole morire

che lo faccia da solo in tutto e per tutto. E questo è la prima

obiezione, visto che un altro principio della nostra civiltà e

cultura è la vita e l'aiuto alla vita, un esistere migliore che

passa anche per l'educazione alla lotta contro la depressione,

tutte le malattie in generale e quelle mentali in particolare,

ma la lotta contro la depressione che provoca tanti suicidi

nella società e tra i giovani deve essere strenua, continua,

capillare e passa per tanti canali: la famiglia, la scuola,

l'educazione permanente di tutta al vita, un' educazione al

vivere positivo, pieno di interessi culturali, di amicizia, di sport

, di letture solo e soltanto di aiuto e di maturazione nell'affrontare

i problemi della vita in libertà e  secondo il principio della scelta

individuale responsabile. In tal senso ci si riferisce a quei casi di

gente che opta per la morte dolce all'estero per sfuggire alla

depressione, al mal de vivre e allo spleen, concetti che non

hanno nulla di romantico ma sono solo bestie assolutamente

negative il cui morso è letale e da cui bisogna difendersi ad

ogni costo, mobilitando tutto, pur di sradicare il male oscuro

che non alcun diritto di cittadinanza e di esistenza in nessuna

parte del mondo, forse tranne che in Svizzera dove sicuramente

è un business molto fiorente.

La conclusione è che tale lotta strenua dovrebbe passare attraverso

un currricolo di insegnamento di educazione civica e sanitaria come

materia di studio.

                            Anonimo

 

 

 
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Educazione civica e sanitaria....

Post n°60 pubblicato il 03 Settembre 2017 da ellistar2012

 

   educazione civica e sanitaria....

Tutti i giorni si leggono articoli sul suicidio assistito,

sulla morte dolce e sul diritto di ognuno di decidere

della propria vita e di quando porvi fine. Un tema

scottante che divide la nostra società in gruppi e

fazioni ben definite: chi è contro e chi no. Ok, se

' sia giusto o meno lo decide la coscienza di ognuno

di noi, visto che la base della nostra civiltà e cultura

è il libero arbitrio, un principio sacrosanto e intoccabile

neanche dalle autorità che invece vuol far passare come

rispetto dell'autorità ogni prevaricazione della volontà

soggettiva di decidere di sè, delle proprie cose e scelte

di vita in nome di una falsa obbedienza all'autorità, visto

che poi ognuno si prende la responsabilità di ciò per cui

ha optato. Un fatto sacrosanto che non viola alcun codice

di diritto civile e penale, fino a che ognuno si prende la

responsabilità di decidere in proprio se, come, quando

e dove mettere fine alla propria vita, senza coinvolgere

nessuno ma proprio nessuno nello svolgimento di un

atto estremo che può comportare anche delle conseguenze

molto spiacevoli per chi asseconda la volontà di chi vuole

morire e ciò non è giusto e manco onesto: chi vuole morire

che lo faccia da solo in tutto e per tutto. E questo è la prima

obiezione, visto che un altro principio della nostra civiltà e

cultura è la vita e l'aiuto alla vita, un esistere migliore che

passa anche per l'educazione alla lotta contro la depressione,

tutte le malattie in generale e quelle mentali in particolare,

ma la lotta contro la depressione che provoca tanti suicidi

nella società e tra i giovani deve essere strenua, continua,

capillare e passa per tanti canali: la famiglia, la scuola,

l'educazione permanente di tutta al vita, un' educazione al

vivere positivo, pieno di interessi culturali, di amicizia, di sport

, di letture solo e soltanto di aiuto e di maturazione nell'affrontare

i problemi della vita in libertà e  secondo il principio della scelta

individuale responsabile. In tal senso ci si riferisce a quei casi di

gente che opta per la morte dolce all'estero per sfuggire alla

depressione, al mal de vivre e allo spleen, concetti che non

hanno nulla di romantico ma sono solo bestie assolutamente

negative il cui morso è letale e da cui bisogna difendersi ad

ogni costo, mobilitando tutto, pur di sradicare il male oscuro

che non alcun diritto di cittadinanza e di esistenza in nessuna

parte del mondo, forse tranne che in Svizzera dove sicuramente

è un business molto fiorente.

La conclusione è che tale lotta strenua dovrebbe passare attraverso

un currricolo di insegnamento di educazione civica e sanitaria come

materia di studio.

                            Anonimo

 

 

 
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educazione civica e sanitaria....

Post n°59 pubblicato il 03 Settembre 2017 da ellistar2012

Tutti i giorni si leggono articoli sul suicidio assistito,

sulla morte dolce e sul diritto di ognuno di decidere

della propria vita e di quando porvi fine. Un tema

scottante che divide la nostra società in gruppi e

fazioni ben definite: chi è contro e chi no. Ok, se

' sia giusto o meno lo decide la coscienza di ognuno

di noi, visto che la base della nostra civiltà e cultura

è il libero arbitrio, un principio sacrosanto e intoccabile

neanche dalle autorità che invece vuol far passare come

rispetto dell'autorità ogni prevaricazione della volontà

soggettiva di decidere di sè, delle proprie cose e scelte

di vita in nome di una falsa obbedienza all'autorità, visto

che poi ognuno si prende la responsabilità di ciò per cui

ha optato. Un fatto sacrosanto che non viola alcun codice

di diritto civile e penale, fino a che ognuno si prende la

responsabilità di decidere in proprio se, come, quando

e dove mettere fine alla propria vita, senza coinvolgere

nessuno ma proprio nessuno nello svolgimento di un

atto estremo che può comportare anche delle conseguenze

molto spiacevoli per chi asseconda la volontà di chi vuole

morire e ciò non è giusto e manco onesto: chi vuole morire

che lo faccia da solo in tutto e per tutto. E questo è la prima

obiezione, visto che un altro principio della nostra civiltà e

cultura è la vita e l'aiuto alla vita, un esistere migliore che

passa anche per l'educazione alla lotta contro la depressione,

tutte le malattie in generale e quelle mentali in particolare,

ma la lotta contro la depressione che provoca tanti suicidi

nella società e tra i giovani deve essere strenua, continua,

capillare e passa per tanti canali: la famiglia, la scuola,

l'educazione permanente di tutta al vita, un' educazione al

vivere positivo, pieno di interessi culturali, di amicizia, di sport

, di letture solo e soltanto di aiuto e di maturazione nell'affrontare

i problemi della vita in libertà e  secondo il principio della scelta

individuale responsabile. In tal senso ci si riferisce a quei casi di

gente che opta per la morte dolce all'estero per sfuggire alla

depressione, al mal de vivre e allo spleen, concetti che non

hanno nulla di romantico ma sono solo bestie assolutamente

negative il cui morso è letale e da cui bisogna difendersi ad

ogni costo, mobilitando tutto, pur di sradicare il male oscuro

che non alcun diritto di cittadinanza e di esistenza in nessuna

parte del mondo, forse tranne che in Svizzera dove sicuramente

è un business molto fiorente.

La conclusione è che tale lotta strenua dovrebbe passare attraverso

un currricolo di insegnamento di educazione civica e sanitaria come

materia di studio.

                            Anonimo

 
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