
L'abito della notte
tra mille sipari di silenzio
m'assale al cuore
senza nulla assaporare
se non una stagione di voglia,
di sogni mai scartati.
Son questi corpi muti, senza casa
esilio senza un nume
deriva dei giorni;
divengono acqua
fluiscono
in ogni crepa sorda
dove cercarti
in un palpito di abbandono.
b.c.
Il fondo di ogni nostro sentire rimane sempre scheggiato da perdite, impossibili a ricomporre il lutto.
Sono luoghi vicinissimi a coloro che ci hanno trasformati, redenti da una condizione di nicchia smaltata; luoghi dove le uniche parole sono quelle che restano sussurrate nell'intimità più profonda per descrivere l'assenza assopita.
E' facile e, talvolta, anche attraente percorrere quei sentieri contorti nella speranza di demolire il vuoto che la memoria cerca nell'impossibile.
Per rimanere in vita, lontano dai fremori e tremori dell'ammiccante IO, cerchi un contatto, un pendolo dalla forza ipnotica per sfuggire alla tentazione di rimanere inchiodato alla propria ossessione, per ritornare a guardare il destino e sentirsi fra il novero dei vivi, ancora umano, semplicemente umano.
Non ho altro desiderio.
Una cugina di Katija è venuta a trovarci.
Aveva con sé un piccolo batuffolo d'uomo, venuto alla luce due mesi fa. Piccola H. ha visto questa donna allattare il suo bimbo. Il suo sguardo sembrava essere ipnotizzato dalla vista del bimbo succhiare il latte dal seno della madre. Lei si rannicchiata fra le mie braccia, mentre nell'aria già si sentivano i profumi intensi del loro essere vivi. Non pensavo più si potesse essere così piccoli.
Quanta bellezza spandeva l'avidità di quel succhiare vita di vita. Ho creduto di dire, rivolgendomi al bimbo: goditi la tua piccola immensità. La vita cercherà di perderti ogni sogno.
Ma era dentro di me che parlavo. E un senso di colpa mi aggrediva: quale diritto avevo a scompigliare la sua vita, i suoi sogni, la sua speranza?
Ho provato vergogna per questo mio pensiero.
Piccola H. si stringeva a me sempre più fortemente, ma con lo sguardo fisso sulla bocca del bimbo.
Ho toccato il suo viso per accarezzarla e sentirmi meno colpevole. Lei aveva il viso inumidito da lacrime silenziose. In quel suo piccolo e fragile cuore stava accadendo il miracolo che ogni umano attende: tutta la bellezza e l'immensità del creato veniva ad abitare in lei riversandosi in una commozione di gemme di inaudito splendore. Ed io ero là, in prima fila ad assistere.
In cuor mio ho chiesto perdono a Dio, ed ho ringraziato la mia sorte; perché quando abbiamo il cuore chiuso è difficile pensare che intorno a noi vivono angeli che ci sono stati inviati in dono per rimuovere l'assenza che sembra assopita, ma che invece rivive ogni volta che il senso alto della nostra umanità viene accolta in cuore nella semplicità, come l'accoglie un bimbo che succhia con fiducia la vita dal seno della madre.
Piccola H., mi ha chiesto di farle solo "coccole" senza parole. Prima di addormentarsi mi ha chiesto se il seno della sua mamma era così bello come quello che aveva visto.
Ho sussurrato con poco fiato in gola vicinissimo al suo viso: sì, era bello uguale, come quello di tutte le mamme del mondo.
Lei ha sorriso, ed è scivolata nel suo sogno.
Ma non io, che a quest'ora della notte scrivo perché mi è rimasto il cuore in tumulto e una profonda nostalgia di sua madre. Però, il cuore ora è sereno. E una piccola gioia rimane in me con le sue ali di farfalla.
Blue.chips
Inviato da: blue.chips
il 11/02/2009 alle 13:29