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Post N° 437[SERIAL KILLER -3] Fino ad oggi sono state elaborate alcune teorie riguardo alla possibilità o meno che i serial killer siano capaci di intendere e volere, come inteso dal tribunale in vista della condanna e dell'assegnamento della pena: ad esempio, secondo una tesi i serial killer uccidono in vista del grande piacere che provano nel compiere il proprio crimine, e quindi non interrompono la loro serie di delitti per non perdere la propria fonte di piacere personale. Una seconda tesi sostiene che i serial killer sarebbero malati mentali afferri da Serial Killer Syndrome in cui si possono individuare segni di patologie come la schizofrenia e la paranoia (con tendenze sadico-sessuali) e sui quali hanno influito fattori genetici, organici e socio-ambientali. Un'ultima tesi fa capo all'idea che i serial killer sarebbero colpiti da un profondo disturbo di personalità multipla connotato, in alcune occasioni, dalla prevalenza di una delle personalità all'insaputa delle altre (vedi il prossimo post). All'interno del profilo di personalità di tutti i serial killer si riconoscono alterazioni molto profonde sul piano sessuale: rimane saldo il legame tra l'omicidio brutale, che prevede sofferenze e mutilazioni, e il piacere sessuale perverso. Sono state individuate alcune parafilie specifiche che caratterizzarebbero questo tipo di omicidi (in certe occasioni ne è presente più di una nello stesso individuo): il sadismo (il piacere dell'infliggere sofferenza anche senza prevedere l'uccisione della vittima), la pedofilia (l'attrazione sessuale per i bambini), il feticismo (l'attrazione per cose inanimate che possono essere costituite da simboli sessuali e l'assegnazione di valenze sacrali a questi trofei - un esempio è il Mostro di Firenze che si impossessava degli organi sessuali delle sue vittime), l'antropofagia (l'utilizzo alimentare di alcune parti anatomiche del corpo della vittima), la necrofilia (l'attrazione per i corpi inanimati ed una conseguente forte eccitazione. Il necrofilo non uccide i soggetti, ma se ne impossessa dopo la morte), la coprofilia (il piacere del cibarsi o del toccare gli escrementi della vittima). E' importante porre l'accento su una distinzione: queste parafilie possono trovarsi all'interno della psicologia di un serial killer, ma ciò non significa che spingano ad uccidere. Secondo alcuni criminologi i serial killer sarebbero affetti da necromania, un'attrazione estesa per la morte in generale. La necromania sarebbe caratterizzata da due aspetti psicopatologici complementari: la perversione dell'istinto di repulsione verso i cadaveri e l'impulso coattivo ad uccidere per trarne piacere fisico. Il serial killer cercherebbe il rapporto diretto con la morte a causa di un sovvertimento dell'istinto basilare della vita. L'uccidere e le modalità con cui lo si fa diventano una fonte di piacere. A differenza del sadismo, si è affascinati dalla morte e dal sangue anzichè dal dolore inflitto all'altro. La principale soddisfazione sta nel poter disporre del cadavere per pratiche necrofile, chirurgiche ed antropofaghe. (Libera rielaborazione delle informazioni tratte da M.Centini, I Serial Killer, Xenia Tascabili 2001) |








