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To' chi si rivede!

Post n°109 pubblicato il 08 Marzo 2014 da JoeTramino
 

Era febbraio del 1977, se non sbaglio il nove di febbraio.
All’università si viveva, da qualche giorno, un clima di tensione.
La maggior parte delle facoltà situate all’interno della città universitaria erano state tutte occupate così come la maggior parte di quelle fuori.
Frequentavo il 2° anno d’ingegneria, ma ero alle prese con l’esame di Fisica I che era una montagna di esame.
Le nostre aule erano in Via Scarpa e pur potendoci arrivare prendendo la ex circolare e scendendo in Viale Regina Elena, preferivo, partendo da casa in Via della Farnesina, prendere soltanto il 67 barrato e scendere in viale dell’università facendo poi a piedi il percorso all’interno della città universitaria.
Noi, di ingegneria, pur partecipando a quelle manifestazioni non avevamo occupato alcuna aula e di solito si faceva lezione.

Ricordo quella mattina.
Facendo il solito percorso arrivai in Piazzale della Minerva; per quel giorno era stata indetta una manifestazione di protesta e si chiedeva la scarcerazione di Paolo e Daddo.
Eravamo in tanti. Mi mescolai agli altri studenti. La nostra protesta era, più che contro il governo, contro il PCI che con la sua astensione permetteva ad Andreotti di stare in carica.
Si può dire che quello fu il primo governo delle larghe intese, ma veniva chiamato allora “Compromesso storico”.
Il governo aveva imposto dei grossi sacrifici, non c’era crisi economica, almeno come si intende ora, il lavoro c’era ancora anche se i contratti prendevano tempo per essere rinnovati e la scala mobile non riusciva a tenere il passo con l'aumento del costo della vita, per questo diventava difficile pensare di vivere con meno dopo che fino ad allora era stato sempre un continuo progredire.
La GCIL, aveva praticamente venduto le aspettative non solo degli operai, ma di tutti gli italiani: era la prima a dire che occorrevano "Sa-cri-fi-ci!".
Per noi studenti era stato proposto l’aumento delle tasse universitarie e per molti di noi era difficile sostenere tale aumento.

Le anime di quella protesta erano molteplici ed Io caratterialmente ero vicino agli Indiani Metropolitani, eravamo l’ala creativa del movimento.
Facevamo dell’ironia la nostra arma. Uno degli slogan più invoga era “Una risata vi seppellirà!”.
Non perdevamo tempo a prendere in giro tutti, a giocare sulle parole, sui doppi sensi.
Ci vestivamo in modo da farci notare, ci dipingevamo la faccia ed alcuni mettevano anche le piume in testa, forse perché eravamo in pieno carnevale.

Qualche giorno dopo, il 17 febbraio il Segretario della GCIL venne a tenere un comizio all’interno dell’università.
Il giorno prima l’assemblea degli studenti decise di boicottare quella manifestazione, per cui quando Lama incominciò il suo discorso fu inevitabile che iniziasse la protesta, dapprima fatta dagli ironici cori di noi Indiani Metropolitani, che prendendo una scala nell’istituto di Chimica la utilizzarono a mo' di forca con impiccato un fantoccio che rappresentava Lama, cominciammo a fare dei girotondi tenendoci tutti per mano e gridando i nostri slogan, la nostra rabbia contro il Governo, il Pci, la GCIL e Lama, per continuare con il lancio di buste piene di vernice rossa, per concludersi poi con un corpo a corpo tra i militanti comunisti e gli Autonomi, con noi, pacifici Indiani Metropolitani, in mezzo che dopotutto avevamo fatto da esca per quelli del PCI.
Alla fine Lama con tutto il corteo andò via dall’Università.
Pensavamo che il peggio fosse passato, ma nel pomeriggio l’odiato Ministro degli Interni Kossiga, ordinò alla polizia di entrare nella Città Universitaria, i pochi studenti che erano rimasti all’interno uscirono dagli accessi laterali che erano rimasti strategicamente  aperti.

Quel giorno segnò la fine del “Compromesso storico”, oltre a segnare la fine dell’egemonia del PCI  tra noi giovani studenti e soprattutto iniziò per molti di noi la lotta armata contro uno stato che aveva deluso le nostre aspettative ed anche chi non entrò nella clandesinità in cuor suo parteggiava per i compagni delle B.R., questo almeno fino al delitto Moro.
Noi Indiani Metropolitani continuammo la nostra battaglia fatta di ironia, ma la quasi totalità si rifugiò nelle illusioni dell’eroina, morendo, la maggior parte, a non più di cinquant'anni.

In quei giorni sbagliammo in tanti ed in tanti continuammo a sbagliare, ma lo Stato, gli uomini della Politica, delle Istituzioni, delle varie organizzazioni, sbagliarono più di ogni altro, ma questo non perché noi eravamo giovani e quindi portati a sbagliare o perché dovremmo essere compresi.
Quegli anni li abbiamo pagati cari con decine di morti da ambo le parti, con vite spezzate per degli ideali che difficilmente, si sarebbero realizzati, con la paura di uscire di casa, ma soprattutto dando l’occasione allo Stato di disinteressarsi di altri problemi, quali: la mafia, la camorra e la 'ndrangheta e le conseguenze di quel periodo le stiamo ancora pagando.
L'unica preoccupazione per quello "Stato Nemico" era riportare l'ordine, annientare i propri figli che avevano osato mettersi contro protestando anche violentemente contro l'inizio delle ingiustizie verso la classe lavoratrice operaia e medio borghese e favorendo nel contempo i grandi gruppi industriali ed economici, senza darci il dovuto ascolto e sicuramente anche per questo ci fu quella deriva violenta.

9 febbraio 1977: sono passati 37 anni eppure Io mi sono riconosciuto in questa foto.

 
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