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IL PARADOSSO DEL MENTITORE

Creato da BLACKAENIMA il 03/03/2011

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« PIGMALIONE e GALATEATHE SAME OLD FEAR »

LA CAMERA VERDE

Post n°126 pubblicato il 24 Agosto 2023 da BLACKAENIMA

Fare un film significa migliorare la vita, sistemarla a modo proprio, significa prolungare i giochi dell'infanzia. Il nostro film migliore è forse quello in cui riusciamo a esprimere, più o meno volontariamente, sia le nostre idee sulla vita che le nostre idee sul cinema. 

François Truffaut

Il cantore per eccellenza dell'Amore, ma anche dell'infanzia oppure del dolore. Un sentimento che non smette mai di essere al centro di tutte le storie, sempre in bilico tra candore e malinconia. 

François Truffaut 

Doloroso e al contempo tenero, proprio come le lacrime della bambina ne "L'uomo che amava le donne", la quale prova piacere e consolazione in quel pianto. Il cantore della giovinezza, di quell'età appassionata che ci appartiene, ci è appartenuta e ci apparterrà sempre.

Il suo cinema è racchiuso nello sguardo del ragazzino de I quattrocento colpi

Non più bambino ma non ancora uomo, non più prigioniero ma non ancora libero e che, senza una meta precisa, arriva in prossimità del mare e lo vede per la prima volta. E davanti a quelle onde per la prima volta spera, respira, desidera quell'immenso infinito eterno dove l'amarezza della vita scompare. È un brivido sottopelle accostarsi all'opera di François Truffaut, schietta come poche. Nei suoi personaggi ritroviamo i percorsi di ciascuno di noi, la voglia di una libertà che sembra perduta, il dolore della perdita, la paura dell'abbandono. Tutto dentro un disordine adolescenziale, in un malinconico bianco e nero, struggente, che rimanda ad un futuro che corre troppo veloce.

Truffaut è un sogno ad occhi aperti.

Siamo tutti dentro quel fotogramma finale de I 400 colpi.  

Lavorare sulla propria vita

E' l'insegnamento più grande che ci ha lasciato. Lasciarsi attraversare da passioni divoranti e distruttive e qui Antoine Doinel, il seriale personaggio del suo cinema, sembra prepararsi a questa passione assoluta infliggendo e infliggendosi dolori continui attraverso la precarietà dei suoi rapporti. Fughe e ritorni in famiglie disfatte e colme di tutta l'ipocrisia borghese che le caratterizza. Fughe e tradimenti che in realtà sono in primo luogo rivolta contro la sua famiglia. Una madre distratta ed egoista, cosciente dei tradimenti che infligge al marito. Il padre, bonario e facilone che non si accorge della solitudine del figlio. La solitudine si fa abbandono al riformatorio, quando la madre segna il definitivo distacco. Da qui l'affannosa ricerca di un amore assoluto, senza sosta e che non concepisce il taglio netto. In questi scenari desolanti Truffaut trascorre la vita. Il cinema di Truffaut è una finestra sul proprio mondo interiore. I quattrocento colpi, il suo primo film, è non solo un capolavoro assoluto ma è anche il film che rappresenta Truffaut e il suo mondo tutto intimo di fare cinema.

Antoine Doinel, il ribelle e malinconico personaggio interpretato dal magistrale Jéan Pierre Leaud, diventerà l'alter ego del regista e ne racconterà le tappe fondamentali della sua esistenza. Quello di Truffaut è un cinema di poesia, di smarrimento e di timidezza. Per Truffaut il cinema è un modo di migliorare la vita. Ecco perché racconta se stesso senza maschere.

Con questo manifesto

e con il film I 400 colpi

Truffaut inaugurerà nel 1959 la Nouvelle Vague.

Al centro della sua opera, la donna.

Madre, amante, misteriosa, pura, tentatrice, erotica, fatale e sentimentale. Ogni sua storia mostra le infinite combinazioni di incontro tra un uomo e una donna, visti come degli asociali profondamente smarriti che lottano per essere accettati: non essendo stato loro riconosciuto il diritto alla felicità, si sentono perennemente in colpa. Solo unendo i suoi film come le tessere di un puzzle si ottiene finalmente un'immagine completa che è in grado di illuminarli uno per uno. La vita non è facile, è dura, ed è importante imparare a indurirsi per poterla affrontare. Attenzione, non annullando il cuore, ma nel senso di temprarsi. Per una sorta di strano equilibrio, coloro che hanno vissuto una giovinezza difficile sono meglio corazzati per affrontare la vita adulta rispetto a coloro che sono stati molto protetti o molto amati. Alla fine di Baci rubati, quando i due protagonisti sono finalmente insieme e felici, seduti in un parco, si avvicina un uomo che ha seguito la ragazza per tutto il film e le dichiara il suo amore affermando che solo lui le darebbe un amore definitivo, mentre quello di Antoine è solo provvisorio. 

«per me quell'uomo è un pazzo,

ma come tutti i pazzi dice cose importanti.

I sentimenti sono provvisori e tutti tradiscono tutti.

È pazzo perché lui crede di essere definitivo»


"Un tipo che nella vita non leggerà che romanzi d'amore e vedrà solo film d'amore,

io credo che accederà ad una certa forma di cultura, di conoscenza molto preziosa.

Per quanto mi riguarda,

m'interessano le storie d'amore che hanno qualcosa di molto particolare,

eccezionale, non i casi comuni in cui spesso abbondano i falsi problemi".


I protagonisti, come il regista, osservano il mondo con disillusione ed un senso di disadattamento e insofferenza. L'unico antidoto che riesce a placare l'insoddisfazione ed un vissuto particolarmente aspro, è la potenza espressiva di un cinema che cerca l'amore a tutti i costi.  Un cinema toccante e spesso struggente nato dall'animo di un eterno ragazzo che grazie all'arte riesce ad esprimere quell'immenso mondo poetico dentro di sé, altrimenti celato per poter sopravvivere in un mondo duro e arido. Un mondo disumano a cui contrappone la sua visione spirituale della vita e i sentimenti dell'amore e dell'amicizia, spesso rappresentati anche nelle loro dinamiche autodistruttive, in modo da proporre nello spettatore più attento una sua strada rivoluzionaria che lo aiuti a sfuggire da un'esistenza poco soddisfacente e precaria. 


Forse perché proprio per esperienza personale

aveva dovuto fare i conti con quel mondo sordo a chi,

in quel momento particolarmente fragile,

avrebbe avuto più bisogno di essere ascoltato.


Durante la sua infanzia viene espulso da più scuole a causa della sua non esemplare condotta, e a quattordici anni abbandona definitivamente gli studi e comincia a lavorare In quel periodo conosce uno degli ispiratori della Nouvelle Vague, il critico André Bazin, altra figura fondamentale per la sua formazione, che lo aiuterà ad uscire dal riformatorio in cui sarà rinchiuso per un piccolo furto compiuto per mantenere il suo cineclub. Probabilmente, se non avesse incontrato Bazin, il futuro di Truffaut sarebbe stato segnato irrimediabilmente dalla triste esperienza del riformatorio. Divorzierà a causa della sua personalità incline al tradimento.

«Dato che un amore dura poco tempo,

non c'è altra soluzione per combattere la solitudine, che innamorarsi spesso.» 

Molte saranno le protagoniste dei suoi film con cui avrà una relazione, ma da sottolineare che, anche quando la storia giunge alla fine, il regista non riuscirà a dare un taglio netto alla relazione, forse perché sperimenta da bambino la terribile sensazione dell'abbandono e della separazione. La separazione definitiva lo atterrisce. Tornerà infatti dalla moglie negli ultimi giorni della sua vita. Infanzia caratterizzata da solitudine e rifiuto, adolescenza difficile all'insegna di genitori assenti o sfuggenti. Ecco perchè è affascinato dalle donne passionali che riescono ad aprirsi completamente all'amore senza sotterfugi e finzioni, questa figura femminile che si lascia annientare dall'amore.  La donna ha sempre un ruolo decisivo, è più profonda e matura, perché determina con le proprie azioni e i propri sentimenti l'esistenza della coppia. Una donna più forte degli uomini che incontra, decisa a inventare la propria esistenza attimo per attimo, a dispetto delle costrizioni che la società impone. 

"Il ciclo Antoine Doinel è il resoconto di una sconfitta. Antoine Doinel è un anti-eroe cocciuto e capriccioso, un piccolo borghese, un ingenuo prepotente che, nella sua permanente instabilità emotiva rincorre - fuggendo - l'autenticità del rapporto sentimentale. È sempre lì che corre, ha sempre tanta fretta: sempre ansioso che il prossimo amore sia il migliore. Antoine Doinel procede nella vita come un orfano e cerca famiglie sostitutive. Purtroppo quando le trova tende a scappare perché rifugge l'abbandono. Antoine dovrebbe smettere di fuggire... saper cogliere il presente...smetterla di regolare i conti con la madre attraverso tutte le ragazze che incontra..."

E forse in queste donne così forti c'è qualcosa di lui... In queste donne irrimediabilmente romantiche che non riescono ad accontentarsi di una storia d'amore piatta ma tranquilla.  

Eppure c'è un'idea truffautiana dell'amore che è più complicata e che resta spesso volutamente nascosta nel suo messaggio ed anche nella sua complessa vita sentimentale reale. Questa idea viene espressa in modo inquietante tramite un personaggio dei suoi film. Si tratta dell'uomo con l'impermeabile che, compare silenzioso, più volte, mentre segue nelle sue passeggiate in città Christine e che nell'ultima scena del film si decide a dichiararle - davanti ad Antoine Doinel che ormai l'ha conquistata e si avvia a svolgere il suo ruolo di maritino - il suo "amore definitivo" un amore che va al di là della morte. 

«Signorina, so di non essere uno sconosciuto per lei,

l'ho osservata a lungo senza che lei se ne accorgesse,

ma da qualche giorno non cerco più di nascondermi.

So che è arrivato il momento.

Ecco prima di vedere lei non ho mai amato nessuno

Conosco bene la vita, so che tutti sempre tradiscono tutti,

ma tra di noi sarà diverso;

noi saremo un esempio, non ci lasceremo mai, neppure un'ora!

Io non lavoro, non ho impegni nella vita; lei sarà la mia sola preoccupazione!

Io capisco che tutto questo è troppo improvviso perché dica subito di sì;

e che prima voglia rompere dei vincoli provvisori,

che la legano a delle persone provvisorie.

Ma io sono definitivo»


Che cosa rappresenta lo strano pedinatore? Lui è il simbolo dell'amore perfetto dichiara Truffaut, la dolcezza totale, la tenerezza. L'amore fa male. Ma questa minaccia può essere anche una promessa di felicità.

Sei bella, Elena, così bella che guardarti è una sofferenza».

Marion:«Ieri dicevi che era una gioia!». 

Bernard: «È una gioia ed una sofferenza!». 

Questo breve dialogo è una testimonianza della sensibilità affettiva di Truffaut e della sua inclinazione a non distruggere mai per sempre un legame sentimentale.


 «Se si ama qualcuno, lo si ama com'è, non si vuole influenzarlo,

perché, se ci si riuscisse, egli non sarebbe più lui.

Grazie a te, questa notte, ho conosciuto l'amore.

I tuoi baci mi hanno dato la vertigine, le mie braccia ti circondano.

Io posso vivere senza di te ma come si può vivere senza occhi e senza gambe.

Tutto reclama l'assoluto.

Il bambino vuole la madre per la vita;

gli innamorati vogliono amarsi per la vita;

tutto in noi reclama il definitivo,

mentre la vita ci insegna il provvisorio.

I miei film includono personaggi che possono accettare la natura temporanea dell'amore

e quelli che chiedono all'amore di essere definitivo.

Naturalmente vediamo gli assolutisti come pazzi;

tuttavia li ammiriamo, perché sentiamo al di là della pazzia una certa purezza.

Essi sono andati all'estremo delle loro emozioni» 


Il 21 ottobre 1984 Truffaut muore.

E' domenica, casualmente, "il giorno in cui i bambini si annoiano" come diceva.

 

...Il numero di respiri che fate in vita vostra è irrilevante.

Quello che conta sono i momenti che il respiro ve lo tolgono...

 
 
 
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