Un blog creato da PEANO0 il 15/05/2007

L'Illuminazione

Noi siamo fratelli di Antiche Battaglie, del Nuovo Pensare siam le avanguardie, custodi di storie e valori antichi, contro il moderno e i suoi falsi miti!

 
 
 
 
 
 

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Il testo del giorno 22/05/2007 Cavalcare la Tigre

Post n°4 pubblicato il 22 Maggio 2007 da PEANO0
Foto di PEANO0

Julius Evola tratta in quest'opera del problema dei comportamenti che per un tipo umano differenziato si addicono in un'epoca di dissoluzione, come l'attuale. E "orientamenti esistenziali per un'epoca di dissoluzione" è il sottotitolo esplicativo che l'Autore stesso dettava per la prima edizione del 1961. Il libro, però, venne pensato all'inizio degli Anni Cinquanta - per poi essere adattato allo svilupparsi della situazione contingente una decina d'anni dopo - insieme a Gli uomini e le rovine, che uscì nel 1953. I due saggi, dunque, non devono essere considerati in contrapposizione, ma viceversa come complementari. Per essi è possibile adottare la definizione che Evola diede per i suoi due libri sulla sapienza orientale. Lo yoga della potenza e La dottrina del risveglio: così, Gli uomini e le rovine è, analogamente al primo, l'indicazione della "via umida", cioè della affermazione e della realizzazione in atto; Cavalcare la tigre illustra come il secondo la "via secca", cioè quella intellettuale, interiore, personale. Partendo da una decisa opposizione a tutto ciò che è residuale civiltà e cultura borghese, viene cercato un senso dell'esistenza di là del punto-zero dei valori, del nichilismo, del mondo dove "Dio è morto". Il detto orientale "cavalcare la tigre" vale per il non farsi travolgere e annientare da quanto non si può controllare direttamente, mentre è possibile così evitarne gli aspetti negativi e forse anche ipotizzare una possibilità di indirizzo: esso quindi comporta l'assumere anche i processi più estremi e spesso irreversibili in corso per farli agire nel senso di una liberazione, anziché - come per la grande maggioranza dei nostri contemporanei - in quello di una distruzione spirituale. L'esame si applica ai domini più vari del costume, della cultura e dell'esistenza di oggi, fino a musica modernissima, jazz, sesso, droghe, ecc., e si conclude col problema del diritto sulla vita e sulla morte. Un aspetto particolare, nel libro, è l'indicazione del contributo che principi e esperienze di antiche "dottrine interne" possono dare per portarsi oltre le limitazioni e gli errori di certi orientamenti recenti, quali il nietzschianesimo, l'esistenzialismo, il nuovo realismo, integrandone gli elementi validi di una visione generale della vita. Cavalcare la tigre può dunque venire considerato, come scrive Stefano Zecchi nel suo saggio introduttivo, quasi uno speciale "manuale di sopravvivenza" per tutti coloro i quali, considerandosi in qualche modo ancora spiritualmente collegati al mondo della Tradizione, sono costretti però a vivere nel mondo moderno. Per essi Evola propone una filosofia della responsabilità che tende attivamente a superare il nichilismo e il post-nichilismo. Un libro complesso, fra i più importanti del suo autore, che durante gli anni della "contestazione" venne contrapposto alle opere di H. Marcuse. Un libro spesso anche oggetto di equivoci e fraintendimenti di due generi opposti: da un lato accusato di aver indotto molti a chiudersi in una "torre d'avorio"; dall'altro, viceversa, di aver spinto altri ad una lotta concreta e violenta. Al contrario, l'insegnamento evoliano è ben diverso, e non ha nulla a che vedere né con l'uno né con l'altro atteggiamento.

 
 
 
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