Se non ci pensò Scarpetta, a riscrivere in chiave napoletana «Sarto per signora» di Feydeau ha provveduto (lo spettacolo è in scena al Totò col titolo «L'atelier dell'amore») quell'artigiano di lungo corso - e tanto appartato quanto provetto - che si chiama Benedetto Casillo.
Dunque, al posto del dottor Moulineaux, il libertino di Feydeau costretto, giusto, a fingersi sarto quando viene sorpreso dal marito di una delle sue amanti, compare il dottor Girolamo Cacciapuoti, noto come «'o mandrillo 'e Margellina». Ma qui, aggiungo subito, accanto agli ameni spunti d'occasione si dà uno spazio significativo anche a slittamenti di senso e iperboli surreali.
Basta citare la sequenza iniziale, che vede Cacciapuoti rientrare a casa dopo una notte trascorsa all'addiaccio. Dichiara: «La stampa è cultura e vita...» e poi, mostrando dopo una pausa i giornali di cui è fasciato sotto la giacca, precisa: «... si nun era pe' chiste stanotte sarria muorto».
Il resto appartiene alla simpatia e, soprattutto, al notevole bagaglio tecnico di Benedetto Casillo, quello che, per intenderci, gli ha consentito l'anno scorso di uscire dal repertorio comico per interpretare, e con uguale perizia, addirittura Beckett. E intorno al mattatore, che ovviamente si cala nei panni del «mandrillo», agisce con la dovuta efficacia un cast all'interno del quale son da citare almeno Patrizia Capuano (Gioia D'Amore), Gennaro Morrone (Passalacqua) e la veterana Virginia Da Brescia (la suocera).
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 3 dicembre 2010)
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