Sono le due facce della stessa medaglia, ovvero di una sola anima. Tanto che il nome dell'una, Antara, non è che l'anagramma di quello dell'altra, Ratana. E incarnano due metafore, opposte ma anch'esse complementari: la Montagna (come simbolo di una solitudine che resiste) e la Pianura (come simbolo di una massificazione che si arrende). Antara, che non a caso parla nel dialetto della Basilicata (per l'esattezza di Montalbano Jonico), e Ratana, che ancora non a caso parla in un italiano ordinario, s'incontrano di tanto in tanto finché - com'era facile prevedere - non si scambiano i ruoli.
Questo, in breve, il plot de «La montagna spara», l'atto unico di Giovanna Giuliani che, per la regia della stessa, ha aperto al Mercadante la stagione del Ridotto. E aggiungo subito, sempre in breve, che tanto era stimolante e promettente «I minimi di Elmina», il precedente testo della Giuliani presentato esattamente due anni fa nello stesso Ridotto del Mercadante, quanto inconcludente e deludente è lo striminzito (appena 26 pagine con ampi spazi tra le righe) copione di oggi. Insomma, proprio non riesco a scorgerlo, il «filo di continuità» tra i due lavori di cui parla l'autrice.
Gli è che «I minimi di Elmina» era basato sui romanzi di Anna Maria Ortese («L'iguana», «Il cardillo addolorato» e «Alonso e i visionari»), mentre «La montagna spara» è tutto farina del sacco (anzi delle «ossa», per ripetere una battuta di Antara) della Giuliani. E non direi che si tratti di farina «00», almeno sotto il profilo della novità.
Sullo sfondo del solito (leggi: di comodo) ritratto apocalittico del mondo («Nun ce stann mang' chiù frat'. Mang' 'u sole fa luce, fa sul' finta de scaldà, e nun te lev' mang nu picc' de fridd'!»), passiamo, per intenderci, dalla polemica contro la televisione e la pubblicità (vedi l'affermazione reiterata: «Il nemico non ha faccia: te lo mangi ogni giorno, te lo suoni, te lo bevi, te lo canti, te lo pensi») a velleitari ricalchi - oddio, la rivoluzione? - oscillanti, addirittura, fra il coro dell'Armata Rossa e «La locomotiva» di Guccini (vedi la dichiarazione: «Pecché me butto a tutta corsa contro a navi troppo ricca»).
Andiamo, su. Non resta che l'impegno delle interpreti, la stessa Giuliani (Antara) e Chiara Baffi (Ratana).
Enrico Fiore
(«Il Mattino», 22 gennaio 2011)
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