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La quasi sconfitta dei teppisti della Memoria

Post n°81 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da romanodavide

Quest’anno il Giorno della Memoria lo vivrò con serenità. Se non rappresentasse la celebrazione di un avvenimento così grave, avrei addirittura scritto che sto per affrontarlo con il sorriso. Spero sarete in tanti a fare come me. Personalmente infatti, credo che la battaglia culturale per affermare la verità sulla Shoah sia arrivata ad un punto soddisfacente. Sì, lo so, bisogna sempre dire – ed è giusto farlo - che c’è ancora tanto da fare, che c’è ancora molta ignoranza, e che i gruppi negazionisti sono ancora combattivi. Tutto vero, ma mi pare anche giusto riconoscere che stiamo vincendo.

Almeno in occidente - poiché da alcune dittature mediorientali spira una pessima aria - il cinema, la televisione e la carta stampata sono tutti schierati dalla parte della verità storica. E’ insomma lecito, anzi doveroso, dire che i teppisti della storia stanno perdendo il confronto. I loro tentativi pseudostorici di cancellare l’uccisione di sei milioni di ebrei sono stati vani. Si erano illusi, dopo la sconfitta militare del nazi-fascismo, di potersi giocare una rivincita nel dibattito storico provando nelle maniere più assurde ad imbrogliare le carte. Anche questo tentativo è gli andato male. A parte singoli personaggi palesemente squilibrati, non esiste storico che prenda in considerazione le loro deliranti bugie. Non esiste testo scolastico che riporti le loro tesi, peraltro unanimemente condannate nel dibattito pubblico, tanto da fare notizia solo per la loro insensatezza.

In questi giorni in tutta Italia vengono organizzate manifestazioni per ricordare la Shoah, e a Milano in particolare, le numerose e commoventi iniziative della società civile testimoniano una città che ha memoria e attenzione; non solo per la comunità ebraica, ma soprattutto per se stessa, per la propria storia, per quello che è stato e non deve più accadere. So che di fronte a quanto ho appena scritto qualcuno storcerà il naso, temendo un effetto di “rilassamento”. Credo invece sia vero il contrario, la vittoria ci deve caricare: affermare che stiamo vincendo la guerra culturale contro il negazionismo nazistoide vuole dire che tutto il lavoro fatto sino ad ora sta funzionando. Significa dire che i molti sforzi e le tante fatiche fatte per perpetrare la memoria non sono state inutili. Solo se riconosciamo di aver vinto questa battaglia – che non è la guerra – possiamo onorare l’impegno di tante personalità della politica, della cultura e del mondo del lavoro. Dichiarare che stiamo vincendo la guerra al negazionismo significa anche rendere merito ai tanti sconosciuti che nel completo anonimato – senza l’ambito premio dell’intervista televisiva o comunque della celebrità – si muovono da decenni sul territorio, nel loro piccolo, come formiche operaie della memoria. Soprattutto a costoro va tutta la nostra riconoscenza, e sempre a loro dedichiamo questa vittoria della verità contro la menzogna.


Davide Romano

Pubblicato su La Repubblica-Milano il 26 gennaio 2010

 
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Commenti al Post:
franziska_2
franziska_2 il 05/02/10 alle 08:25 via WEB
Romano buondì. Mi sembra che lei identifichi 2 eserciti in guerra tra loro: 1)"il cinema, la televisione e la carta stampata "... qui si ha ben chiaro lo schieramento di almeno qualche centinaio di migliaia di persone. 2) I "negazionisti"...,a questo punto Lei non da informazioni sulla "forza" in campo. Domande: Chi sono questi? Mi può dare i nomi degli Italiani negazionisti? Quanti sono? Grazie della risposta
(Rispondi)
 
 
romanodavide
romanodavide il 24/02/10 alle 10:20 via WEB
Gent.ma Franziska, i negazionisti in Italia sono riconducibili ai neofascisti. Una forza non indifferente, come denuncia il libro di Berizzi sul neofascismo, intitolato "Bande Nere":"Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un'area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale." Sono tanti? certo che sì. Ma se paragonati ai 60 milioni di italiani non è ancora tempo di mettersi le mani nei capelli. Soprattutto visto che la stragrande maggioranza degli italiani riconoscono la verità.
(Rispondi)
 
pierodeola
pierodeola il 05/02/10 alle 11:39 via WEB
La Torah dice di mentire non di dire stronzate.
(Rispondi)
 
biomirko
biomirko il 06/02/10 alle 11:19 via WEB
Mi permetto di postare la replica di Carlo Mattogno... io non aggiungo altro... sarebbe interessante leggere la risposta del microscopico Romano al gigante Mattogno. Distinti saluti Mirko Viola ===================================== Di Carlo Mattogno L’argomento è davvero impressionante: la fulgida vittoria sul revisionismo è dimostrata dal fatto che tutti gli antirevisionisti ne parlano male! E non perché sappiano qualcosa di esso, ma perché questa è la parola d’ordine che hanno ricevuto. Ma crearsi un "nemico" e dipingerlo secondo i propri insani vagheggiamenti, a spregio della realtà, non è una "vittoria", è delirio. E, di grazia, in Italia chi avrebbe conseguito questa gloriosa "vittoria"? Valentina Pisanty? Francesco Rotondi? O altri polemisti usa-e-getta di tal fatta che, assolto il loro compito, sono scomparsi immediatamente dalla scena, ma non prima di aver ricevuto il giusto carico di legnate storico-critiche?(2). Oppure Marcello Pezzetti, l’uomo che è stato "più di cento volte ad Auschwitz"? (Ma che c’è andato a fare? A cercare asparagi nel bosco di Birkenau?). È veramente grottesco che, nel Paese in cui si sproloquia di più di Olocausto e di revisionismo, non esista un solo specialista degno di questo nome, che regga il confronto con i pur mediocri colleghi europei. Vuoto assoluto. Superficialità e ignoranza dilaganti. Unica eccezione: Valentina Pisanty, che, essendo esperta in favole (con specializzazione in Cappuccetto Rosso), di Olocausto se ne intende davvero! Ciò che questi shammashim (chiedano il significato del termine ai loro padroni) stanno vincendo, non è la «battaglia culturale», ma quella giudiziaria, imprigionando e multando a destra e a manca per delitto di "leso Olocausto". Questa vittoria giudiziaria si traduce però in una piena sconfitta culturale: essendo impotenti su questo piano, i ringhiosi apostoli dell’olocaustismo reclamano con tanta più foga l’intervento di leggi liberticide: bisogna proibire legalmente ciò che non si riesce a confutare storicamente. Davvero una bella vittoria. In tema di “Giornata della Memoria”, ricordo a tutti gli smemorati i miei studi principali su Auschwitz: Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992, 190 pp. Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 138 pp. The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 264 pp. “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2001. 188 pp. Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 131 pp. Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5. Effepi, Genova, 2005. 60 pp. La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”. Edizioni di Ar, Padova, 1998. 221 pp. Sono oltre 1.900 pagine, che superano le 2.600 con quelle dell’opera menzionata sotto. E un’altra, non meno solida, è in arrivo. Che cosa possono confutare questi poveri derelitti? Nelle prime tre opere elencate sopra ho trattato in 750 pagine olo-argomenti che il massimo esperto mondiale, lo storico del Museo di Auschwitz Franciszk Piper, nello studio più approfondito che esista su di essi, ha sviscerato in 33 pagine!(3) La quarta analizza in 188 pagine ciò che gli storici olocaustici più competenti liquidano in un paio di righe (ma F. Piper in ben tre)(4). La quinta espone in 131 pagine il tema che F. Piper, superandosi, ha vagliato in ben 12 righe!(5) E se questi sono i loro esperti, a chi si rivolgeranno per confutare i libri sopra elencati? A Babbo Natale? Meglio introdurre il delitto di “leso Olocausto”! Agli olo-sproloquiatori di casa nostra, che non sanno neppure com’è fatto un archivio e non hanno mai visto un documento tedesco originale, rinnovo l’ invito: Il mio studio di oltre 700 pagine Le camere a gas di Auschwitz. Studio storico-tecnico sugli “indizi criminali” di Jean-Claude Pressac e sulla “convergenza di prove” di Robert Jan van Pelt. (Effepi, Genova, 2009), fresco frutto della mia “sconfitta” culturale, è a disposizione di tutti. Se è pseudostorico, se imbroglia le carte, se contiene deliranti bugie, se è insensato, DIMOSTRATELO. Se avete ragione, sarà semplicissimo sbugiardarmi pubblicamente, in più otterrete anche la vostra “vittoria” definitiva. Ma se non lo fate, dimostrerete, altrettanto pubblicamente, di essere soltanto degli EMERITI BUFFONI. Dopo La “Repubblica” della disinformazione, http://civiumlibertas.blogspot.com/2009/02/carlo-mattogno... dopo La “Repubblica” del linciaggio http://andreacarancini.blogspot.com/2009/10/la-repubblica... ci mancava La “Repubblica” del delirio. Carlo Mattogno 4 febbraio 2010 ==============================
(Rispondi)
 
biomirko
biomirko il 06/02/10 alle 11:21 via WEB
dimenticavo le note: Note: (1) http://blog.libero.it/DavideRomano/8336368.html (2) Si vedano al riguardo i miei scritti L'“irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Edizione riveduta, corretta e aggiornata, 2009: http://civiumlibertas.blogspot.com/2007/11/slomo-in-grand... Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Con la replica alla “Risposta a Carlo Mattogno” di Francesco Rotondi, 2007, http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/CMluna.pdf (3) F. Piper, «Die Vernichtungsmethoden», in: W. D³ugoborski e F. Piper (a cura di), Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrations- und Vernichtungslagers Auschwitz. Verlag des Staatlichen Museums Auschwitz-Birkenau. Oœwiêcim, 1999, vol. III, pp. 137-169. (4) Idem, p. 123. (5) Idem, p. 165 (10 righe), p. 169 (1 riga), p. 183 (1 riga).
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franziska_2
franziska_2 il 24/02/10 alle 22:11 via WEB
Cosa centrino i Fascisti con l'olocausto non lo so,penso come i cavoli a merenda! Trovo singolare la Sua affermazione che i “negazionisti in Italia” si possono identificare coi “neofascisti”. Evidentemente non conosce quell'ambiente.Il 99% è pro sionista, filoebraico ,anti arabo. Ancora più singolare che Lei affermi:” Personalmente infatti, credo che la battaglia culturale per affermare la verità sulla Shoah sia arrivata ad un punto soddisfacente”. Quale battaglia culturale? CHI ha condotto la battaglia contro il revisionismo italiano? Un solo nome! Alle affermazioni tecniche-storiche non si risponde ,per prassi consolidata.Si da per scontato. Credo non si tratti di «battaglia culturale», ma GIUDIZIARIA, sequestrando siti, libri,multando ,a destra e a manca per delitto di “leso Olocausto”,mascherato da “odio razziale”. Questa vittoria giudiziaria si traduce però in una piena sconfitta culturale: essendo impotenti su questo piano, ”il cinema, la televisione e la carta stampata” , rettori di Università, professori universitari, reclamano con tanta più foga l’intervento di leggi liberticide: bisogna proibire legalmente ciò che non si riesce a confutare storicamente. Davvero una bella vittoria! E' di questi ultimi tempi l'ammissione più sconvolgente(non per me) sull' olocausto ebraico, ed è del maggior esperto mondiale di olocausto di parte ufficiale:Robert Jan Van Pelt, ebreo, che fu perito di parte nel celebre processo Irving-Lipstadt a Londra, quindi un'autorità nel settore. Ha affermato testualmente: “ Del 99% di ciò che sappiamo non abbiamo effettivamente prove materiali a sostegno…..è diventato parte della nostra conoscenza ereditata “ Quindi se “abbiamo” solo l'1% di certezze...di quale vittoria si può parlare? A me sembra una Waterloo. Crearsi un “nemico” e dipingerlo secondo i propri insani vagheggiamenti, a spregio della realtà, non è una “vittoria”, è delirio.
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