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Dialogo al buio

Scrivendo con una perfetta sconosciuta

 
 
 
 
 
 

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« (9) Discese senza freniL'edificazione di un lu... »

Coltivando le lacrime del terzo occhio

Post n°9 pubblicato il 09 Febbraio 2015 da dialogoalbuio

Mia nuda corrispondente,

                                        Le confermo che Lei è stata l'unica a rispondere al mio appello. E questo La avvalora moltissimo. Considererò la sua risposta e il successivo Suo interessamento, assolutamente un atto provvidenziale. Quasi nulla capita per caso per come vedo io il mondo. E mi rallegro del fatto che questa volta il Destino si sia manifestato con tanta chiarezza. Lei è chiamata alla mia missione, almeno quanto io mi sento chiamato alla Sua. Faremo un pezzo di strada assieme.
Si riempia di me, fino in fondo. Mi riempia di lei, fino al cielo. Mescoliamo i nostri pensieri l'uno dentro l'altro, con l'intimità e la profondità  che si riserva ad un atto sessuale non protetto. Le nostre lacerazioni aderiscono e  qui diventiamo un unico organismo che assomma follie. Mi chieda e mi contenga. Desideri le mie parole, quanto desidera affidarmi le Sue. E si rifugi nel nostro spazio invisibile ogni volta che può. La accoglierò come Lei è laddove nessuno vuole vederLa. Non mi può fare male. Qui il gelo dei suoi occhi non mi può colpire. Se anche Lei fosse Medusa stessa, senza la forza dei suoi occhi non potrebbe pietrificarmi.

La mia fantasia distorta ama immaginare oggi il suo sesso come un terzo occhio con cui guarda la realtà.
Sono compiaciuto di averlo fatto inumidire. Magari prima o poi riuscirò proprio a farlo piangere.
(questa immagine perversa mi suggerisce un'idea per un fotomontaggio...).

Mi ha parlato di una deviazione mentale della Sua infanzia, e mi pare doveroso ribattere con un pensiero nitido che mi resta della mia. Le ho detto, vero, che sono Pazzo? Le ho detto, vero, che una parte di me ha natura di Serial Killer? Ecco... tutto questo rigorosamente fin dall'infanzia.
Ho il ricordo di un pomeriggio in cui giocavamo in cortile, io, e alcuni altri bambini del condominio in cui abitavo. Ricordo bene che, mentre gli altri giocavano a nascondino, o a qualche gioco affine, io con un altro ragazzo scavavamo una grossa buca nel prato. Il gioco sarebbe consistito in questo, spiegavo al mio compagno di giochi. Voglio scavare una buca profondissima. Deve essere molto alta. Sarà una trappola. Metteremo delle foglie in cima, ci attireremo le femmine. Loro cadranno, e in fondo al buco, faremo una ragnatela di corde (la visualizzavo nella mia distora fantasia infantile, proprio con la forma di una tela di ragno. Le donne sarebbero cadute su questo letto di corde, e cadendo avrebbero perso i sensi. Allora le avrei spogliate. E le avrei legate alla ragnatela. E poi, visto che a 8 anni molto di più non sapevo, le avrei baciate.
Credo sia inquietante che un bambino faccia queste fantasie, che nel corso degli anni, si sono rivelate quasi profetiche. Non si turbi, quindi, nell'esporre ciò che definisce qualcosa di tormentato. Non si turbi dei suoi più cattivi pensieri di infanzia. Tra i miei giochi c'era catturare le cavallette, e metterle vive dentro un macinino per caffè. Oppure darle in pasto a mantidi religiose.

Dopo aver letto delle sue pulsioni, desidero farle un test psicologico... Lei considera il suo piede un punto fortemente erogeno, nel modo in cui concepisce il suo corpo?
Non Le sto chiedendo se è feticista del piede, ma desidero sapere se avverte in esso valenza sessuale. Io credo di si. Per ciò che mi ha confessato della sua Infanzia. Ma glielo dico apertamente, potrei completamente sbagliarmi. Ho teorie piuttosto deviate. E mi interessa sentire se questa mia intuizione ha un riscontro. Il piede è la parte che calpesta.

Non temo la sua parte distruttiva. Ma la coltiverò. Tutto, in questi casi, è sempre una questione di giusta distanza a cui si mettono due persone tra di loro. Un passo di avvicinamento ulteriore può allontanare, un passo di allontanamento può attrarre. E io desidero che le nostre nudità stiano sempre alla distanza perfetta. Quella della complicità. Si. Desidero essere complice del suo lato Oscuro. Coltiverò i suoi tormenti come piante rigogliose in una serra, e li farò fiorire. Sono voci di malessere nella misura in cui non riescono a parlare. Ascoltiamoli.

Mi piacerebbe, pur mantenendo fede a tutti i presupposti con cui l'ho chiamata a me, che il nostro contatto non fosse "virtuale". Preciso meglio, desidero che il non-luogo in cui ci incontriamo quotidianamente (o quasi) sia anche fisico. Le propongo quindi un cinema assieme, se le andrà. Desidero guardare con qualcuno il nuovo film di Inarritu, che probabilmente è il mio regista preferito. Non credo che Lei lo conosca. Le dico qualche titolo, ma sono titoli piuttosto tormentati e pure un po' impegnativi. "Biutiful" "21 grammi" "Babel", e altri.. Lo guarderemo lo stesso giorno, se Le interessa questo film. Deduco che, visto che da lei non c'è neve, non siamo della stessa regione. Diversamente le avrei proposto maniacalmente, nello stesso cinema. Ma il concetto sarebbe stato analogo. Desidero vederlo con Lei. E desidero che Lei lo guardi assieme a me, indipendentemente dalla compagnia che avrà. Le garantisco il film. Non la lascerà affatto indifferente. Il film si intitola BIRDMAN, esce proprio in questi giorni. Probabilmente ne ha visto la pubblicità. Io desidero andarlo a vedere a breve. Viene con me?  Le confesso che La preferirei sola, in questa serata. E allora andrò solo anche io. Ma se Le aggrada la compagnia fisica di qualcuno, non vi sarà problemi. Ma Lei ricordi: è chiamata a guardarlo assieme a me. Non ai Suoi accompagnatori.

La frase che le ho citato è di Francesco Guccini, a mio giudizio il miglior poeta vivente. La canzone è "Quattro stracci".  E' un autore di cui richiamerò, nel corso del nostro cammino, molte frasi. Poiché lo considero molto denso.
Trovo quella frase affine al discorso che Le facevo in merito al costruttivo e al distruttivo. E' facile, in qualche modo, coltivare il nostro lato costruttivo e diventare "maturi". Sembra che tutti non ci chiedano altro. Ma noi, spesso, in questa maturità, finiamo per rifugiarci. Ma ci vuole scienza, ci vuole costanza per saper essere anche "non maturi". E' una scelta di vita. Tutto ciò che noi scriviamo, ci raccontiamo qui, fa parte di una sorta di "resistenza" che la nostra anima pone al vivere come persone razionali e mature.
Noi siamo deragliamento. Noi siamo voce della distruzione.

Leggo del suo lato onirico. Propongo una regola: ogni volta che uno dei due sognerà, sarà obbligato a scrivere tutto ciò che si ricorda all'altro. Con il maggior numero di dettagli possibile. Io parto avvantaggiato, in quanto non sogno mai. O meglio, sogno un paio di volte all'anno.
Ma sarò lieto di condividere con lei questa parte di me.

A proposito del suo intento desidero farle una citazione illustre.

"È la 'scoperta dello spazio interiore' di una donna che cerca di abbinare l'amore alla libertà, la fantasia alla sicurezza, l'emancipazione alla femminilità: vere e proprie quadrature del cerchio della vita. "

Lei conosce Anais Nin? Io, personalmente la adoro.
La sua volontà di unire lato costruttivo e lato distruttivo credo sia in buona parte legata al "senso di colpa" femminile. L'uomo è quasi immune dal senso di colpa, nel vivere questa molteplicità. (le consiglio una lettura, in merito. "La separazione del maschio" di Piccolo. E' un libro che per me è stato rivelazione.) Le racconto una cosa. Nel mio percorso di maestro, ho sempre lavorato in una direzione precisa. Ovvero sciogliere, assieme al pudore, anche il senso di colpa, di una mia "allieva". Ho sempre operato nella direzione dell'addormentamento della "perfettina" che si nasconde nella mente femminile. Ma questo gesto mi è sempre rimbalzato contro. Io entravo nell'anima e nel corpo di una donna. Le mostravo che era capace delle cose più folli e più turpi. Coltivavo il suo inferno. Ma poi, prima o poi, tornava sempre la perfettina. E si arrabbiava con me. Tornavano i sensi di colpa. E spesso si accanivano contro di me. Ma che facevo io, di più, che svelare ad un'allieva il proprio inferno personale? Che colpa avevo io, se non di aver traghettato la barca in cui esse volevano montare?

Non la turbo con altre richieste, visto che nella mail ne ho distribuite alcune.
E le regalo alcune riflessioni, seguitate alla visione di uno spettacolo del già citato "Jodorowsky" (definito come l'imbroglione sacro)

Nello spettacolo, ad un certo punto, racconta di un tale che al mercato ha comprato un chilo di peperoncini piccanti. E li ha pagati 5 euro. Li mangia e diventa tutto rosso e paonazzo, e la bocca gli va in fiamme. Ma lui continua imperterrito a consumarli. 
Gli viene chiesto se questi peperoncini gli piacciono. E lui dice di no. E perché li sta mangiando? Perché li ha pagati 5 euro. (la trovo molto bella come metafora...).
Mi sono domandato quali peperoncini stessi mangiando io. E perché continuassi a mangiarlo. Ecco.
Non le racconterò del peperoncino. Ma le rivelo che, in questi giorni, da quando scrivo a Lei, non sto più mangiando il mio chilo di peperoncino.

Lei mi guida su una strada migliore. E mi domando: "chi sono io per volerLa traviare"?
Si. Glielo confesso. Una parte di me si sente chiamata a liberare la "belva"...
Ma è traviazione o rivelazione?

Noi esistiamo ed esisteremo solo fino a quando i nostri lati oscuri e maniacali si accoppieranno assieme.

Apprezzo l'urgenza con cui mi aspetta. Essa mi onora.
Accarezzando ogni sua lacrima, soprattutto quelle del terzo occhio, mi Accomiato.

Suo personale S.K.

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