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La ricerca della verità.

Post n°29 pubblicato il 06 Aprile 2011 da Druss5

Eccovi la storia di un ragazzetto di passaggio per la mia Taverna, spero vi piaccia;

 

 

Sono passati alcuni anni dal mio presso queste Terre. Ricordo come fosse adesso la notte, che come ora bussa ai vetri delle mie finestre. Avevo da pochi giorni raggiunto il Ducato, mia Madre, una Prostituta di porto, mi aveva buttato fuori di casa, dopo l’arrivo del mio quarto Fratellastro. “Arrangiati” era stato l’unico consiglio che mi aveva dato, o che in vero avevo compreso mentre sbraitava vestita del solito abito con un pizzo ricamato all’altezza del seno, sporco di vino oramai da un’infinità di tempo. Mi fece un occhio nero e mi strappò la giacca della mia unica maglia quando tentai di rientrare a casa. Girai per alcuni giorni mendicando tirandomi su quella manica e tenendo il braccio stretto al fianco perché cadesse il meno possibile quando camminavo. Quanto ho odiato quella manica, quasi quanto mia madre. La Carità è una menzogna, questo ho imparato, le persone non tirano mai nulla per nulla, che sia una battuta, un commento, o anche una moneta di troppo dentro le loro tasche, lo fanno per una ragione, per loro stessi. L’uomo Buono non esiste davvero, esiste solo colui che tale si finge.

Come detto, giravo per il mio paesello di porto, Lowich, ad Est delle Montagne Spioventi,  mi piaceva sinceramente. Vivevo chiedendo la carità e lo ammetto, se potevo anche rubacchiando se l’occasione ne dava la possibilità o il gruppo di ragazzini vestiti di stracci dava abbastanza possibilità di evitare le guardie, spartire era giusto, ma spesso insufficiente per un pasto decente. Mastro Tent, il macellaio una volta mi prese mentre scappavo e me le diede di santa ragione. Mi risvegliai la mattina mentre un piccolo gruppo di Militi procedeva al passo per il ghetto dove quel bruto mi aveva lasciato, avevo nuovamente l’occhio nero dopo più di tre mesi. I soldati scortavano un prigioniero, e il Fabbro. Che fare? Potevo rimanere li inerme in attesa che la Fame si saziasse di me, oppure seguirli. Il Sergente che li guidava era bello panciuto, se c’era cibo per lui poteva esserci qualcosa anche per un bimbetto come me. Decisi quindi di seguirli.  Quel giorno scoprì che le persone hanno sempre una seconda faccia, o come dicono una maschera. La prima è quella che ci mostrano, la seconda quella che si tengono nell’oscurità, o al massimo che palesano alla luce di una candela tra le gambe di una Prostituta. Quando raggiungemmo la caserma, riconobbi all’ingresso l’ufficiale preposto di guardia, un assiduo cliente di mia madre, additarlo e dire di ricordarmi di lui, proprio il giorno che la Moglie gli portava il pranzo, insomma mi regalò un bel biglietto per le Stalle. Mia madre nel mio paesello era nota per l’esercizio che svolgeva, così come i suoi Bastardi, essere il Figlio del Fabbro che entrava dentro a ferrar i cavalli, fu la scusa dell’ufficiale per eludere i sospetti della Moglie. “Vai ad aiutare il tuo vecchio”  un calcione, un calcio dato da uno stivale ben lucidato mi aveva spinto verso un riparo al caldo quell’uomo, quel militare mi diede la mia prima maschera da indossare. Mi nascosi nelle stalle, ma quando i Militi mi trovarono, fui preso come Servetto. Sono un figlio di nessuno, come un gatto randagio, capita di essere adottato. Diventai un piccolo cucciolo da tediare ed infastidire mentre mi spingevano a fare il loro lavoro, gli lucidavo gli stivali, correvo su e giù per la caserma a portar massive, pulivo i Cavalli, il loro letame, gli davo da mangiare e gli abbeveravo, ma un giorno un Frisone tentò di mordermi e di li ne ebbi paura. Mai fidarsi di qualcuno che non si lamenta mai, questo è quello che penso dei Cavalli. Il vitto era il mangiare in mensa con i Soldati, l’alloggio un insieme di paglia, puzzo di cavallo e una coperta dura come il metallo, soprattutto quando arrivò il freddo. Avevo l’abitudine, e ancora mi è rimasta, di ascoltare il discorsi dei Grandi, lo facevo anche quando in cucina i Clienti di Mamma si sedevano in attesa del loro turno, quasi volessero occultare rumori che ben mi erano familiari, parlavano, mi raccontavano dei loro pensieri, idee o semplici storielle. Quel che ne usciva spesso era ciarpame, ma altre volte utile. E così facevo anche quando parlavano i Militi di guardia al centro del Piazzale presso le Stalle. Dalla Caserma passava ogni cosa, ogni informazione, e venivano detenuti i cittadini in attesa di regolare processo. Quando si avvicinò l’Autunno e seppi che dovevano scortare un Nobile presso la magione di Wicherton, non attesi altro, e mi prodigai per seguire i soldati il mattino seguente. Umiltà, profondi inchini, l’esser Servo, questo è quel che piace vedere ai Nobili signori, soprattutto al Duca Lowualch, o come lo chiamò la Principessa tempo dopo quando glielo raccontai, il Duca Bischeretti, mi fa ancora ridere sentirlo chiamare così. Mentre lo scortavano presso le nuove terre, mi presentai a lui, come umile servo della precedente famiglia che mesi prima aveva dovuto lasciare la zona per problemi con il Nobile Feudatario. Inventai di sana pianta le origini che legavano la mi discendenza alla Magione, insomma usai tutte le informazioni che avevo udito in caserma. Presi servizio, da lui, e il suo odioso Cane dal mantello nero,  spesso ringhiava quando servivo la cena. Giravo la notte per le stanze, per esplorarle meglio, così da esser il mattino seguente, “un’esperta guida” così mi chiamava. Ma  in verità ero il suo Schiavo, quando ci raggiunse il resto della servitù con la Madre anziana, passai alcuni mesi a pulirla mentre sbraitava e si sporcava dei resti dei suoi pasti. La Vecchia si lamentava di me, e il Duca quando era in Magione mi puniva con il suo frustino, o come lui era solito dire con il suo abito color pesca, stringendo la bacchetta di salice in mano “è ora di tirare le somme, amico mio” . Non sapevo contare ne leggere tantomeno far di conto, ma imparai a contare fino a cinquanta, per colpa di quelle frustate!

La Paura , alcune volte, è un’esperta consigliera e così credo agisca con tutti. Mi fece visita sotto forma di serpente una mattina mentre ero intento a strinar il cavallo del Duca dentro le stalle in attesa di riparazioni urgenti. L’equino si spaventò e tirò via me e la corda che avevo mal stretto per serrargli i finimenti alla staccionata. Provai ad inseguirlo, ma quando mi resi conto che quell’animale era quattro volte più veloce di me, calcolai che il Duca mi avrebbe picchiato per almeno due mesi. Era meglio scappare. E’ vero, mangiavo tre volte al giorno, dormivo al caldo e di certo non mi annoiavo, ma le botte, sono le botte, sono le ultime cose che mi ha lasciato mia madre, e mi promisi che per nessun’altra ragione al mondo avrei permesso ad altri di farlo in futuro. Mai più.

Affamato, sporco e puzzolente, arrivai al Ducato dei Cinque Conti, che detto così fa anche ridere, ripensando al Duca, ma per me era un porto di mare, in mezzo ad un’ampia vallata piena di alberi secolari e piante di ogni forma. C’erano e ancora ci sono muri di pietra, case in vero, e tutto quello che un bambino può pensare di vedere. Ogni Razza, creatura, forma di vita pensata degli Dei, qui c’è. E non è tanto per dire.

Comunque;

Il pavimento della Taverna del Viandante Stanco mi fece da letto per la prima notte. Mai sentito tanti cattivi odori nello stesso posto, gente di ogni sorta sembrava essersi riunita li per bere, mangiare, litigare e piagnucolare dei propri crucci. Raccolsi del pane da terra, e riuscii a rubare del formaggio dal tavolo di uno che era così sbronzo da non mangiare quasi nulla. La mattina presto, così presto che del sole ne vidi le luci tempo dopo, il Taverniere, mi gettò fuori come i rifiuti miei pari, ancor ubriachi o sbronzi, un paio mezzi cadaveri erano trasportati dalle guardie Ducali. Posso ammettere che queste Guardie fanno bene il loro lavoro, se ti dicono che da una parte non ci puoi andare è così, i Giardini di Primavera, luogo che magicamente dicono sia sempre bella stagione, erano un parco così grande che avrebbe potuto ospitare  ogni sorta di vagabondo, gli ingressi erano quindi ben sorvegliati, perciò prosegui altrove.

Potrei adesso star qui a dire delle molte persone che vidi, non mi credereste, quindi preferisco farlo per gradi, ma a notte inoltrata mentre procedevo a Nord e venivo tediato dalla pioggia, raggiunsi delle alte mura. Ben due ponti sollevati sopra un ampio fossato assai profondo non potevano mascherare la bellezza, di una fortezza. Mi strinsi tra le vesti bagnate, e alle guardie in cima alla Torre chiesi se potevo riposare. Mi aspettavo una risata, o un sasso tirato dall’alto come mi era successo in passato. Mi aprirono i ponti e un Paggio un ragazzo più grande di me, mi attese oltre i ponti per scortarmi dalla Signora di questo luogo. Sinceramente mi chiesi se fossi davvero li, oppure ero addormentato chissà dove a sognar tal momento. Fui portato in cucina, l’odore di zuppa mi riempi le narici, odore di Buono, ecco cosa avvertii, odore di buono. Mi trovai davanti a due Giovani donne, erano li per un breve spuntino notturno, le salutai chiamandole Cuoche. In vero gli abiti erano si puliti ma semplici, una di loro era vestita con brache e stivali alti sino alle ginocchia. Quest’ultima era la Principessa Emily capo del Clan della Santa Spada. l’altra era la Seconda Dama del Clan. Ora capisco tali titoli, ma a quel tempo quando si presentarono capì solo di esser stanco, e che il cibo che mangiai e il letto che riempii erano le cose più belle che la vita sino ad allora mi aveva dato.

 

Catrin  una donna di mezza età panciuta e con una presa da far invidia ad un fabbro mi svegliò, il mattino seguente. Mi ripulì come fanno le lavandaie con gli abiti presso il pozzo o il fiume, e dopo pranzo ricevetti da lady Aky una Spilla, e la proposta di entrar a far parte del Clan. La Principessa, così credo, era rimasta sprovvista di Paggi in tenera età, come la mia, quelli che aveva attualmente erano Grandi, quasi uomini e l’entrare nelle sue stanze era quindi vietato. Serviva un nuovo Paggio personale, un ragazzetto ingenuo senza malizia. La vecchia scuola del Duca mi sarebbe stata utile. Senza famiglia, senza legame alcuno e con un letto da riempire dopo i pasti, decisi subito di entrarne a far parte di questa fortezza.

Ora, dentro la stanza adiacente a quella della Principessa, mentre mi mettevo le scarpette da paggio pensai “ma cos’è un Clan?”. Per i Cinque Conti, che altro non erano che cinque fratelli, tre Maschi e due femmine, che si erano spartiti in pace, il regno del Padre, le corporazioni o gruppi di uomini e donne, andavano in qualche modo “bollati” con un nominativo da scrivere sulle carte, vuoi con mestieri in genere, vuoi nominandole Gilde armate o altro, i Clan formavano i gruppi che per ragioni diverse erano stati strappati dalle terre d’origine, gli Stranieri provenienti da terre vicine o lontane, con le loro storie e leggende o credi, e che erano entrati a far parte della comunità. I Clan, erano il perimetro esterno della società, dentro c’erano i Nativi riconosciuti come Cittadini veri e propri,  al Centro i cinque Nobili. Ma di questo allora non ne capivo nulla, quando mi presentai ad Emily le donai il mio migliore inchino. Era severa con me, ma giusta, non mi ha mai picchiato in tanti anni di servizio, bellissima e solare quando sorrideva. Umile e semplice quando al fianco dei Confratelli di Clan si prodigava anche per i lavori più semplici. Una Guerriera, da quel che mi dicono, ma triste. Quando scopri che era Triste iniziai a chiedermi il perché.

Credo adesso che se dicessi il motivo per il quale Emily era infelice, voi che mi ascoltate, scoppiereste a ridere girando il capo altrove, ma i sentimenti delle persone sono come i trucchi dei salti in banco quando sono svelati perdono di interessare le persone.

Bene, vediamo se riesco ad evitarlo. Il Clan è diviso come rami di un albero in Casate. La Principessa è la radice. Vi sono il ramo dei Maghi, o aspiranti tali a mio parere, mai visto nessuno di loro far magie. Gli Ambasciatori, che sono la Voce del Clan in caso di incontri o scontri con le autorità e altri Clan o Gilde. Gli artisti che a capo vi era lady Erian, donna gentile e cordiale, a lei debbo il fatto di saper leggere e far di conto. Molti quadri per il Castello son stati dipinti da lei e i suoi confratelli di Casata. In vero tutta la storia del Clan è scritta sulle pareti e nei quadri esposti dentro le mura. Ci sono i Militi, coloro che sorvegliano il Castello e che in caso di guerra scendono in campo come Fanteria e armi pesanti, come catapulte e baliste. Le Amazzoni un gruppo armato di Donne preposte alla difesa della Principessa in ogni luogo, soprattutto in quelli dove gli uomini non possono andare. Per quanto volenteroso, un Paggio non può tener testa ad un Assassino dentro le camere della Principessa. Queste donne guerriero, al quale si chiede castità nei cinque anni di servizio, sono a mio parere donne valorose e assai belle. In fine, e non per ultimi, i Cavalieri. Leggendo lo Statuto del Clan scoprì a tempo debito che ogni componente del Clan doveva ispirarsi all’agire di un Cavaliere per seguire un corretto comportamento. Si narra che furono dei Cavalieri a salvare la Principessa Emily e a condurla presso il Ducato quando lei era ancora più piccola di me. Morirono per permettere alle genti di questo Clan di salvarsi e raggiungere il Ducato vivi. I Cavalieri sono la guardia personale della Principessa in battaglia, sono la Cavalleria pesante al fianco dei Militi, nobili uomini dediti al prossimo dediti a vestire i colori della Dame in duello. Qualcosa di buono, e uno tra loro, o meglio la sua assenza era il motivo della tristezza della Principessa. Chi era costui? Ma il Primo Cavaliere!

Non esiste l’uomo perfetto, lo so per certo, ho deciso di scoprire chi era davvero questo Cavaliere, valutare le gesta, denudarlo per ciò che davvero è, perché la Principessa smetta di pensare a lui.  Lei si è presa cura di me, mi ha nutrito, se mai ho avuto un Madre quella è stata lei.

 

 
 
 
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Un blog di: Druss5
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Xanders Elfo Bardo

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Abile nei lavori di cucito

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Per una moneta può prevedere gli

eventi, il suo motto è;

"A ogni domanda c'è una risposta..."

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Il Nano Durwill

Abile Fabbro, il suo martello

è capace di creare oggetti

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L'avventuriero Connè Varò

Un brigante, in cerca di oggetti

rari per il mondo. Dotato di grande

intelletto, ma poco affidabile.

Dicono che la sua Spada abbia

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"l'Ombra del Demone".

 
 

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