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« Comiche da ParigiPUTIN ringrazia »

Tocqueville e Tacito

Post n°144 pubblicato il 16 Novembre 2015 da digrumando

Ieri pensavo ancora alla miserevole superbia dei francesi, che ridono dei 120 morti sull'aereo russo ma pretendono che tutto il mondo pianga quando muore qualcuno di loro, sia pure uno spregevole sacrilego vignettista del tipo Charlie Hebdo.
E pensavo che questa doppia morale è proprio tipica dei francesi.
E pensavo al visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (Parigi, 29 luglio 1805 – Cannes, 16 aprile 1859)  filosofo, politico, storico, sociologo, giurista e magistrato francese.
Nientepopodimeno.
Questo signore è considerato in tutto il mondo uno dai sacri padri della Democrazia.
Ma leggiamo cosa scriveva sul problema dell'Algeria: “
Ho spesso sentito in Francia uomini che io rispetto, ma che non approvo, giudicare disdicevole il fatto che si brucino i raccolti, che si svuotino i silos e che ci si impadronisca di uomini disarmati, di donne e di bambini. Si tratta, a mio parere, di necessità incresciose, ma alle quali ogni popolo che voglia combattere gli arabi sarà costretto a sottomettersi» scrive Alexis de Tocqueville. E aggiunge: «Io credo che il diritto di guerra ci autorizzi a devastare il paese e che dobbiamo farlo distruggendo le messi al momento del raccolto, oppure in ogni momento facendo rapide incursioni che si chiamano razzie e il cui scopo è di impadronirsi degli uomini o delle greggi» (2).
Questo lo scriveva nel suo Travail sur l'Algérie nell'ottobre 1841, dopo un soggiorno nel paese.
Dopo pochi anni, nel 1848, doveva ammettere che la situazione creata dai francesi era molto peggiore di quella iniziale; ma ormai era tardi e la Francia ha continuato a massacrare algerini fino a quando è arrivato De Gaulle (grande uomo, che inspiegabilmente si vantava di essere francese).
Nel giro di 2 secoli la Francia ha massacrato fra i 2 o i 3 milioni di algerini, e l'incertezza sulle cifre rende ancora di più l'idea di quanto poco valga la vita di un algerino.
Ma queste sono notizia ignote, di cui non si parla.
Al tempo dell'impero romano, almeno, esistevano storici come Tacito, il quale aveva il coraggio di scrivere:”Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;
infine, dove hanno fatto il deserto, quello chiamano pace.»”atque ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.”

 
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