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L'ingenuitą della rete, il lato oscuro della libertą in internet - Eugeny Morozov

Post n°947 pubblicato il 09 Ottobre 2014 da Pitagora_Stonato
 

Quando i censori ti capiscono meglio di tua madre

La personalizzazione della censura è davvero possibile? I censori sapranno così tanto di noi da essere in grado di prendere decisioni automatizzate non solo su ogni individuo ma su ogni individuo che agisce in un particolare contesto?

Se la pubblicità online ha una qualche attendibilità, questa precisione non è lontana. Google già imposta la pubblicità sulla base delle ricerche effettuate e sul testo delle e-mail; Facebook ambisce a proporre pubblicità più mirate, in modo da tener conto dei contenuti di altri siti su cui noi e i nostri amici abbiamo detto "mi piace" e dove compriamo online. Immaginiamo un sistema di censura che sia dettagliato e preciso nei confronti del bisogno di informazione dei suoi utenti quanto la pubblicità in cui ci imbattiamo ogni giorno. L'unica differenza tra i due è che un sistema impara tutto di noi per mostrarci una pubblicità sempre più appropriata, mentre l'altro impara tutto di noi per impedirci l'accesso alle pagine che ci interessano. I dittatori ci hanno messo un po' a capire che i meccanismi di personalizzazione su cui si fonda internet 2.o possono essere facilmente usati a scopi molto più nefasti della pubblicità tradizionale, ma è una lezione che hanno imparato in fretta.

Prestando così tanta attenzione alle forme più blande e convenzionali di controllo di internet (il blocco d'accesso a certi indirizzi) potremmo aver perso dei passaggi fondamentali. La censura su internet guarderà sempre più in profondità nelle cose che facciamo, online come offline, e allo stesso tempo ingloberà sempre più informazioni prima di decidere di censurare qualcosa.

Quando nell'estate 2oo9 il governo cinese annunciò che tutti i computer venduti nel paese avrebbero dovuto installare uno speciale software chiamato GreenDam, i resoconti della maggior parte dei mezzi di comunicazione si concentrarono sulla monumentalità del piano o su quanto le autorità ne gestissero male il lancio. Il risultato di queste critiche, sia nazionali sia internazionali, fu che il piano venne abbandonato, ma milioni di computer nelle scuole cinesi e negli internet café continuano a usare questo software.

Politiche interne a parte, il GreenDam si distingueva per il suo approccio preveggente alla censura, precursore della censura fortemente personalizzata che ci aspetta nel prossimo futuro. Andava oltre il blocco meccanico di una lista di risorse proibite, arrivando ad analizzare ciò che stava facendo l'utente e indovinare se quel dato comportamento fosse permesso o no. Non era peraltro il software più intelligente su internet: alcuni utenti denunciarono il fatto che bloccava l'accesso a qualunque sito il cui www. cominciasse con la lettera f.

Non è il gesto in sé, ma il principio sul quale si fonda che bisognerebbe isolare. Il GreenDam è estremamente invasivo e analizza nel dettaglio le attività nelle quali è impegnato l'utente. È programmato per studiare il comportamento dei computer degli utenti (dai siti web ai file di testo alle foto)" per cercare di impedire loro di impegnarsi in attività che a lui non piacciono (soprattutto chiudendo le applicazioni corrispondenti, per esempio il browser con cui si naviga in internet piuttosto che Word). Per esempio secondo GreenDam il colore rosa corrisponde alla pornografia, e se individua troppo rosa nelle foto che si stanno guardando chiude l'applicazione che permette di visionarle, mentre le immagini di gente nuda dalla pelle scura superano il test.

Una delle cose più fastidiose è che GreenDam ha una porta di servizio attraverso la quale può comunicare con il suo "quartier generale" e condividere ciò che ha scoperto a proposito dell'utente sorvegliato. Questo potrebbe fornire ad altri computer GreenDam in rete nuove istruzioni per identificare contenuti indesiderati. GreenDam è un sistema di censura con un potenziale immenso per l'auto-apprendimento equilibrato: nel momento in cui scopre che qualcuno scrive demokrazia invece di democrazia per evitare di essere scoperto, gli altri utenti non saranno in grado di trarre vantaggio da questa scappatoia.

Bisogna considerarlo come il cervello globale della censura. Ogni secondo che passa può assorbire i dati che provengono da milioni di utenti che tentano di sovvertire il sistema e usarli immediatamente per rendere queste ribellioni tecnicamente impossibili. GreenDam è lo sviluppo solo parziale di un concetto molto potente e molto pericoloso.

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Prima che la gente della Silicon Valley impazzisse per la saggezza delle masse, gli psicologi sociali e gli esperti di management studiavano già le condizioni per le quali gli individui che lavorano in gruppi possono mostrare un'efficienza minore rispetto a quando lavorano da soli. Uno dei primi a scoprire e a teorizzare questa discordanza fu l'ingegnere agricolo francese Max Ringelmann.

Nel 1882 Ringelmann condusse un esperimento in cui chiedeva a quattro persone di tirare una corda, prima assieme e poi da soli, e confrontò quindi i risultati. La corda era attaccata a un dinamometro, così che potesse essere misurata la forza di trazione. Con grande sorpresa di Ringelmann, la forza di trazione totale del gruppo era considerevolmente minore rispetto alla somma delle forze di trazione individuali, anche quando aggiustò il numero di soggetti che partecipavano all'esperimento. Quello che poi divenne famoso come effetto Ringelmann è dunque l'opposto della sinergia.

Nel secolo trascorso dall'originale esperimento di Ringelmann, una moltitudine di altri studi ha dato dimostrazione che di solito ci sforziamo molto meno in un compito quando anche altri lo stanno facendo assieme a noi. In effetti, l'espressione effetto Ringelmann è solo un modo per definire più pomposamente qualcosa che conosciamo già a livello intuitivo: non dobbiamo fare i buffoni cantando Tanti auguri a te a squarciagola, gli altri canteranno insieme a noi e andrà bene così. Né applaudiamo sempre il più rumorosamente possibile, per la delusione di chi sta sul palco. La logica è chiara: quando tutti nel gruppo compiono la stessa, normale azione è impossibile valutare il contributo individuale, e la gente comincia inevitabilmente a prendersela comoda (è per questa ragione che un altro nome per lo stesso fenomeno è "ozio sociale"). All'aumentare del numero dei partecipanti, la pressione sociale relativa su ciascuno diminuisce, e spesso dà luogo a risultati peggiori.

Sentendo parlare degli esperimenti di Ringelmann oggi non si può fare a meno di notare il parallelo con larga parte dell'attuale attivismo via Facebook. Con la potenza di Facebook e di Twitter a "portata di dita", molti attivisti potrebbero scegliere di affrontare un problema collettivamente, quando invece affrontarlo singolarmente avrebbe molto più senso da un punto di vista strategico. Ma proprio come la «follia delle masse» dà poi vita alla «saggezza delle masse» solo sotto certe condizioni sociali ben delineate, l'ozio sociale porta a creare sinergie solo se si soddisfano determinate condizioni (è possibile monitorare e valutare i contributi individuali, e i membri del gruppo sono consapevoli che tale valutazione è in corso; i compiti da svolgere sono unici e difficili ecc.). Quando queste condizioni mancano, perseguire uno scopo politico in maniera collettiva anziché individuale non è più desiderabile di quanto lo sia decidere che cosa mangiare a colazione facendo un sondaggio fra i vicini di casa. E senz'altro possibile che un gruppo soddisfi tutte le condizioni, ma spesso servono uno sforzo considerevole, leadership e ingegno. Ecco perché movimenti sociali efficaci non spuntano da un giorno all'altro come funghi.

 

 
 
 
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