Un blog creato da erotica_2007 il 26/07/2007

SESSO E VOLENTIERI

una donna si scopre...

 
 
 
 
 
 

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ANCORA...

Post n°41 pubblicato il 13 Luglio 2008 da erotica_2007

Qualche giorno dopo ripetemmo l'esperimento, di prima mattina ripresi il treno, poi il bus, poi ritrovai Pietro sorridente, pronto ad accogliermi tra le sue braccia... non si fece trovare impreparato come la prima volta: nei giorni precedenti alla mia visita aveva fatto delle ricerche per trovare un posto dove poter stare tranquilli per un po', una specie di residence con villette isolate molto riservate...

Andammo... l'ambiente collinare tutto intorno era molto suggestivo, Pietro era innamorato come non mai... entrammo: una stanza spaziosa dai colori tenui ci accolse e lì potemmo dar sfogo al nostro amore, alla passione che non ci abbandonava mai... fu un misto di gioia di ritrovarsi e paura di perdersi: dopo due giorni sarebbe partito per la sua trasferta di lavoro, era una situazione nuova da fronteggiare che mi angosciava non poco...

Per certi versi mi sentivo sollevata: sarebbe stato lontano da casa molto a lungo, forse questo gli avrebbe consentito di riflettere a fondo sulla sua vita, su noi... sarebbe stato a lungo lontano da quella donna a cui moralmente si sentiva legato ma che diceva di non amare più da tempo... avremmo avuto difficoltà a sentirci, probabilmente e questo mi angosciava: se il nostro rapporto già rimaneva privato a lungo della presenza fisica come avrebbe potuto resistere anche ad una assenza persino virtuale? Erano le lunghe telefonate a renderci "presenti" di continuo.. come avremmo fatto?

Pietro fu tenero come sempre, dolce, attento... mi sfiorava come se fossi un oggetto delicato che un movimento brusco potesse rovinare o rompere, quando stavo con lui non avevo dubbi circa il suo amore per me, traspariva da ogni gesto una sorta di devozione nei miei confronti che mi lusingava, mi faceva sentire piena, viva, ricca...

Ci amammo a lungo, esplorammo i nostri corpi come fosse la prima volta, parlammo di noi, delle nostre paure, ero io tra noi quella che di più temeva per il futuro, Pietro aveva dalla sua la grande capacità di rimandare a dopo i problemi e di vivere l'attimo presente... mi rassicurò con ogni mezzo riguardo alla probabile difficoltà di comunicare dicendomi che avrebbe trovato il modo: per lui era vitale sentirmi!

Rimanemmo lì a coccolarci, a respirarci, a viverci, finchè fu possibile, poi venne il tempo di andare... il cuore mi si stringeva: chissà quando ci saremmo rivisti! Mi accompagnò in stazione senza mai smettere di sorridere, sembrava così sicuro di sé.. lo invidiavo...

Tornai da Simona e trascorsi il resto della vacanza... vissi a distanza il momento della partenza e dell'arrivo di Pietro a nuova destinazione, segnati da SMS nei quali avvertii il suo dispiacre per la lontananza... dovemmo comunicare con SMS per i due giorni a seguire, poi, finalmente, risentii la sua voce:

<<Tesoro mio... come stai?>>

<<Come vuoi che stia, amore... mi manchi...>>

<<Che bello risentirti Mary... avevo un desiderio di sentire la tua voce! E' ossigeno per me... sapessi che disavventure! Sai che mi hanno perso i bagagli? Sono stato due giorni costretto ad arrangiarmi con il poco che avevo nel bagaglio a mano, non ti dico...>>

<<E ti pareva! Tesoro, com'è lì? Come ti trovi?>>

<<Insomma, fatico ad abituarmi e i ritmi di lavoro sono stressanti, ma spero di farcela a finire entro i tempi previsti... sai cosa ci vorrebbe?>>

<<Dimmi...>>

<<Tu...>>

<<Già, lo credo bene...>>

<<Ci ho pensato tanto sai? Immaginavo che sarebbe meraviglioso poter sfruttare questa situazione per viverla insieme ma... va bene... è un sogno...>>

<<Sì... un sogno... un sogno che, volendo...>>

<<Amore lo so... potrebbe diventare realtà, chi lo sa se un giorno... non immagini quanto desidererei che accadesse...>>

Quelle ultime parole, come sempre, innescavano in me un processo di costruzione di immagini a catena.. mi vedevo con Pietro, a vivere la quotidianità, a godere delle piccole cose come andare a fare la spesa o portare gli abiti in tintoria, mi vedevo tra i fornelli a preparare la cena mentre lui mi stava vicino a disturbarmi rischiando di bruciare tutto o indaffarata per casa mentre lui riparava il rubinetto che perde...

La chiamata si concluse molto velocemente rispetto ai "nostri" tempi, Pietro mi rassicurò che si sarebbe fatto sentire quanto prima possibile e, certamente, col mio ritorno a casa sarebbe stato più facile raggiungerci anche attraverso il PC.

Ritornai dopo qualche giorno alla vita di sempre e mi adattai gradualmente ai nuovi ritmi: Pietro mi mancava sempre di più, fu estremamente difficile rinunciare alle telefonate lunghissime cui ero abituata!

Pietro, quanto lo amavo!

Però di tanto in tanto riaffiorava il dolore che mi aveva procurato durante quella vacanza, la nostra prima vera vacanza insieme... la delusione era stata grande e cominciavo a chiedermi se fosse giusto continuare o se, razionalmente, non fosse più giusto tentare di spingere Pietro a prendere una decisione... ma ero bloccata, non mi sentivo in diritto di farlo, non potevo decidere per entrambi... ero sicura che io sarei stata in grado di affrontare immensi casini pur di stare con lui, sapevo che nell'eventualità che questo accadesse avrei dovuto fronteggiare problematiche pesanti con i miei  figli, i miei genitori, l'opinione pubblica, ma non avevo paura: il premio che avrei ottenuto mi avrebbe ripagata alla grande di tutte le battaglie che avrei sostenuto!

 
 
 

ANCORA DELUSIONI...

Post n°40 pubblicato il 07 Giugno 2008 da erotica_2007

Trascorsi i giorni seguenti con Simona, al mare, a passeggiare, a chiacchierare, portandomi dentro un macigno!

La ferita che Pietro mi aveva inferto mi aveva colta di sorpresa, non me l'aspettavo... continuò a chiamarmi come se nulla fosse, dichiarandomi di continuo il suo amore ma rimase preso dal suo lavoro: si stava organizzando per una trasferta fuori dall'Italia e, a quanto diceva, aveva mille impegni... in effetti era vero ma se capovolgevo la situazione ero certa che io, al suo posto, avrei fatto carte false per stare un po' con lui, specie in quel momento in cui si preannunciava un allontanamento ancora maggiore che sarebbe durato almeno tre mesi...

La sintonia tra noi, in ogni caso, non accennava a calare: una sera con Simona stavamo passeggiando sul lungomare e ad un tratto avevo alzato gli occhi al cielo fissando la bellissima luna che rischiarava tutto... "Com'è bella e luminosa... quanto vorrei aver Pietro con me adesso..." le avevo detto; erano trascorsi sì e no 3 minuti e il mio cellulare aveva avvisato dell'arrivo di un sms: era di Pietro! Aprendolo era rimasta di sasso: "Amore mio, sono in terrazzo e sto guardando questa luna meravigliosa... come vorrei averti qui!"

La stessa Simona si era stupita di come quel pensiero fosse passato da una parte all'altra in un istante anche se si rendeva conto che la mia era una situazione senza via d'uscita.

Continuavo ad essere nervosa, agitata, non riuscivo a credere di essere a pochi Km da Pietro e non poter vederlo, così decisi che se Maometto non andava alla montagna sarebbe stata la montagna ad andare da Maometto.

"Capisco che non puoi giustificare giorni di assenza, ma se mi spostassi io?"

"Se ti spostassi tu potremmo ritagliarci del tempo per noi... vorresti farlo?"

"Certo che vorrei! Ti rendi conto che siamo a pochi Km e non ne stiamo approfittando? Dopo partirai, chissà se tra tre mesi avrai finito o meno e, tornando, chissà se ti potrai spostare verso me... io non potrò di certo, lo sai..."

"Che vuoi fare Mary?"

"Dimmi tu in quale giorno potresti essere più libero e disponibile ad allontanarti dal lavoro, prenderò il treno, mi informerò sugli orari..."

Così ci mettemmo d'accordo per due giorni dopo.

Mi alzai all'alba, mi preparai e raggiungi la stazione con il cuore in tumulto... obliterai il biglietto e salii in carrozza! Avrei dovuto scendere e cambiar treno lungo il percorso... cercai di ingannare il tempo leggendo ma le parole del libro scorrevano davanti ai miei occhi senza riuscire a coglierne il significato.

Mi rendevo conto che se avessi avuto gli attributi dopo quello che Pietro mi aveva fatto avrei dovuto chiudere con lui, non risentirlo più, né cercarlo, ma sapevo che se avessi dato ascolto alla voce dell'orgoglio un giorno me ne sarei pentita... il mio cuore era altro che voleva!

Avevo programmato le mie vacanze per lui e volevo rivederlo, prima che partisse!

Quando giunsi a destinazione lo chiamai e  lui mi guidò affinché prendessi un bus urbano che mi portasse alla fermata dove si trovava: attraversare la città con l'auto ci avrebbe complicato le cose e fatto perdere tempo inutilmente!

Lo vidi da lontano sotto la pensilina... scesi, mi abbracciò forte e mi baciò... tutto il male s'era annullato, di colpo!

Andammo in auto e ci dirigemmo verso il bosco, il suo bosco, quello di cui mi parlava nelle sue telefonate...

Parlammo di tutto, via via che attraversavamo posti a lui familiari mi perveniva la spiegazione dettagliata di ciò che essi avevano rappresentato per lui e io ero felice di appropriarmi di una parte nuova della sua vita dandole una collocazione geografica e visiva oltre che spazio/temporale...

Mi parlò del suo lavoro, dei progetti, degli ostacoli che aveva dovuto superare negli ultimi giorni, dello stress cui era sottoposto e, come al solito, lo incoraggiai dicendogli che credevo in lui ed ero sicura che sarebbe riuscito ad appianare tutto entro i termini...

Accostammo l'auto e scendemmo a fare una passeggiata nel bosco: i profumi e i suoni di quel bosco li porterò sempre nel cuore, così come quel braccio che mi cingeva le spalle, quegli occhi che mi scrutavano in profondità, quelle labbra che si fermavano ad assaporare le mie, quelle mani che mi esploravano donandomi la felicità di esser donna...

Come ragazzini incidemmo le nostre iniziali sulla corteccia di un albero insieme alla data: lui sarebbe stato muto testimone nel tempo del nostro travagliato amore!

Stendemmo un plaid ai piedi di quell'albero e ci abbracciammo a godere di momenti indimenticabili, col sole che filtrava tra i rami, le fronde appena mosse da un leggero venticello e i nostri corpi seminudi che si amavano...

Quindi raccogliemmo tutto e ci ritrovammo in auto a cercare un posto dove mangiar qualcosa... decidemmo di non perder tempo all'interno di un ristorante ma di far provviste con panini e bibite al seguito da consumare in un posto tranquillo dove avremmo potuto star da soli...

Mangiammo passandoci il cibo con le bocche, un'intimità mai raggiunta prima con nessun altro e con nessun'altra, ridemmo come bambini per tutte le cose buffe che ci capitavano, sognammo ad occhi aperti... Pietro aveva portato con sé la macchia fotografica e scattammo le nostre prime fote insieme con l'autoscatto: com'eravamo belli!

Poi il nostro tempo a disposizione ebbe termine e ci accingemmo a ritornare indietro...

"Non ho voglia di tornare da Simona, vorrei restare qui..."

"Mary, lo sai che non posso muovermi..."

"No, non hai capito... non ti sto chiedendo di restare con me, so che é impossibile ma... vorrei fermarmi a dormire qui, nella tua città da sola... domani potremmo rivederci e andrei via a metà mattina..."

"Non credo sia opportuno, non mi va di saperti sola in un anonimo albergo..."

"Ma che ti importa? Non sarei sola... avrei la certezza di rivederti domani e per me sarebbe un gran regalo..."

"Lo sarebbe anche per me, amore mio... ma sto male al pensiero di te sola mentre io sono a casa a dieci minuti da te... é meglio che tu vada... magari un altro dei prossimi giorni lo predisponiamo un po' come questo, lasciami fare dei calcoli..."

"Ok, come vuoi..." fu quello che dissi ma, dentro me, avrei voluto urlare, impormi...

Invece obbedii come un cagnolino fedele e remissivo, devoto al suo padroncino... ripresi il bus che mi riportò alla stazione e tornai da Simona con la gioia di aver vissuto quelle ore con Pietro e l'incapacità di comprendere il suo punto di vista: possibile che non desiderasse quanto me rendere possibile e reale qualche altra ora insieme?

 
 
 

PRIMA DELUSIONE...

Post n°39 pubblicato il 22 Maggio 2008 da erotica_2007

Quando il mattino entrò prepotente nella camera ci svegliammo ancora abbracciati, il calore dei nostri corpi e i nostri odori mi inebriavano... un sottofondo di tristezza era ancora dentro me anche se cercavo di non darlo a vedere ma Pietro, empatico e in sintonia come sempre, lo avvertiva: notavo nella profondità dei suoi occhi qualcosa di diverso, non mi aveva mai vista prima in quelle condizioni ed ero stata sempre forte, mi ero mostrata sempre tranquilla, conscia della nostra precaria condizione che avevo accettato comunque...

"Non voglio farti del male..." era la frase che sentivo martellare in continuazione...

Ci stringemmo forte... il desiderio era evidente, la passione non accennava a diminuire, cominciammo ad accarezzarci lentamente e facemmo all'amore con dolcezza...

"E' bellissimo dormire con te, svegliarmi con te..."

"Non hai dormito molto, però..."

"Vero, dormito pochissimo... ma non potevo perdermi l'occasione di guardarti mentre eri così indifeso e abbandonato..."

"Ti amo, piccola, non immagini quanto... amo tutto di te..."

"Anch'io amore... "

"Ma non sopporto l'idea che tu stia male... non è giusto... forse ho sbagliato, forse abbiamo sbagliato..."

"Ma che dici Pietro? Cosa abbiamo sbagliato?"

"...abbiamo sbagliato a innamorarci..."

"Lo pensi davvero, Pietro?"

"Mary, quando stanotte t'ho vista ridotta in quello stato l'ho pensato sul serio, sì... questo amore dovrebbe darci gioia, non dolore... io mi sento in colpa perché non posso darti ciò che dovrei, ciò che meriti... tu meriti di più, meriti un amore da vivere giorno per giorno e non un amore che ti consente di stare con chi ami una volta ogni tanto..."

"Pietro, ne abbiamo già parlato, io non voglio un amore qualsiasi, voglio il tuo! Voglio te, sei tu la persona che amo... io non ho mai amato nessuno in questo modo e non credo di poter avere altre opportunità ora che so che esisti!"

"Tesoro... anch'io non ho mai amato così, é la prima volta che mi capita, te lo giuro... una donna con cui posso parlare di tutto, che sa ascoltarmi, che sa accettare tutto di me, che non esprime giudizi a priori, bella, intelligente, vera, spontanea, che dice quello che pensa senza filtrarlo e con la quale io posso esprimermi senza mediazione alcuna... sei la mia donna ideale, Mary... ma io forse non sono l'uomo ideale per te..."

"Pietro! Smettila adesso! Basta! Non sei tu quello che dice che bisogna vivere giorno per giorno, attimo per attimo?"

"Sì..."

"E allora viviamo... basta..."

"Ok..."

"Andiamo a far colazione? Ho fame..."

"Ok....scendiamo..."

In realtà di fame ne avevo pochissima ma non avevo intenzione di rovinarmi la giornata: ero lì, ero con Pietro e volevo ad ogni costo eliminare quel senso di oppressione che sentivo allo stomaco...

Percepivo però nell'aria qualcosa che mi faceva star male, non riuscivo a darle  un nome, né rintacciavo la causa...

Ci preparammo e facemmo colazione, poi lo vidi approssimarsi verso la hall per pagare il conto... il pomeriggio precedente gli avevo detto che mi sarei sentita più tranquilla se ci fossimo avvicinati alla località dove viveva la mia amica, quella che sarei andata a trovare e, quindi, non mi feci domande...

Risalimmo in camera a sistemare i bagagli e ci incamminammo verso l'auto: di nuovo in viaggio!

Sembravamo tranquilli come sempre ma, in realtà, una strana sensazione permaneva dentro me e avvertivo, a tratti, una specie di imbarazzo...

Telefonai alla mia amica per avvertirla del mio avvicinamento: non sapevo ancora che ci saremmo viste prima del previsto!

Pietro, il giorno prima, aveva chiamato a casa in mia presenza dicendo che non sapeva se sarebbe stato fuori una notte o due... riattaccando mi aveva spiegato che era preferibile non dare nulla per sicuro e lasciare tutti quanti nell'incertezza per non destar sospetti ma avevo avuto l'impressione che fosse rimasto in qualche modo turbato, però avevo subito scacciato via il pensiero molesto.

Per il pranzo decidemmo di fermarci in un posto che sembrava accattivante: avevamo scelto di non percorrere l'autostrada per godere della vista di panorami suggestivi visto che non avevamo fretta di arrivare...

Il ristorante, un posto rustico definito in legno, era fornito di un'ampia veranda ben ventilata così scegliemmo di sederci fuori... ordinammo un pasto piuttosto semplice e dividemmo un secondo, poi riprendemmo la marcia...

In macchina parlavamo tanto, ci scambiavamo gesti affettuosi quando il percorso lo consentiva, eravamo sereni... in apparenza forse, col senno del poi...

Nel pomeriggio, giunti in prossimità di una famosa località balneare, decidemmo di fermarci e prendere un caffè e un gelato, così, dopo aver parcheggiato, ci dirigemmo verso un bar la cui terrazza si affacciava sul mare.

Mentre eravamo lì a chiacchierare del più e del meno, arrivò la botta:

" Vuoi chiamare la tua amica e dirle che stasera sei da lei?"

"Che vuoi dire Pietro?"

"E' meglio che io torni a casa.."

"Come sarebbe a dire? Ma ... non avevi detto che forse stavi fuori due notti? E' successo qualcosa? Ti ha detto qualcos'altro poco stamattina quando hai chiamato?"

"No, lei non ha detto nulla ma é meglio che torni a casa, non sono tranquillo..."

"Ma perché non sei tranquillo? Cosa ti rende inquieto?"

"Non lo so, una sensazione..."

"Stiamo insieme questa notte e domattina..."

"...no, Mary... é meglio così... ho la sensazione che stiamo sbagliando tutto... non voglio farti soffrire e invece lo sto facendo..."

"Pietro, ancora quella storia? Ti prego... non pensiamoci più adesso..."

"Mary, fidati: é meglio così..."

Mi sentii morire e mi bloccai, le parole che avrei voluto dire mi restavano in gola, non avevo mai provato sensazioni negative con Pietro ed era come se fossi del tutto impreparata ad affrontare quella situazione; la vecchia Mary, quella che ingoiava in silenzio i pensieri e le parole impedendo loro di venir fuori emergeva di nuovo di fronte a un evento negativo come quello... non riuscivo a capire perché mi ritrovassi incapace di parlare, di esprimere quanto avevo dentro, il male che stavo provando: ora sì che mi stava facendo del male togliendomi anche quel poco a cui potevo aspirare d'aver diritto ma non riuscivo a dirglielo...

Mi sentii scaraventata a forza nel passato, alla mia vita con Giulio: quanti silenzi erano stati carichi di parole e di dolore! La storia sembrava ripetersi e, come quando ci si ritrova a rivivere un vecchio trauma, ero lì, immobile e muta, accettavo quella decisione senza più obiettare, l'avevo fatto per poco, senza incidere più di tanto, dopo capii che quella fu la prima umiliazione che subii da Pietro ma non ne ero consapevole in quel momento.

Per reazione chiamai la mia amica, le dissi del mio arrivo anticipato, lei non si scompose e fu felice, mi disse che mi avrebbe lasciato la chiave in portineria in caso fosse stata ancora fuori dato che non ero certa dell'ora...

Il resto della nostra "vacanza" fu inciso da un pesante silenzio che ricordo ancora come un gravoso macigno, un nodo alla gola mi impediva in ogni caso di dire qualsiasi cosa. il verdetto era stato emesso! Giungemmo a casa di Simona intorno alle 18.00, Pietro mi aiutò a scendere le valigie e mi salutò con un abbraccio intenso e un lungo bacio... non mi fermai a guardare la sua auto andar via, mi faceva troppo male...

Trattenni le lacrime finchè non fui di sopra: per fortuna Simona era ancora fuori così, varcata la soglia di casa, ebbi la possibilità di piangere tutte le mie lacrime senza esser vista da qualcuno... sul tavolo in cucina un biglietto " Se stai leggendo vuol dire che sei arrivata prima di me: benvenuta! Mi spiace di non esserci, arriverò intorno alle 19.30... la mia casa è la tua, fai quello che ti pare purché ti senta a tuo agio! Ti ho liberato l'armadietto della stanzetta... a tra poco..."

Mi stesi sul letto e mi raggomitolai per cercare di sopportare al meglio quel dolore inaspettato e piansi fino a sfinirmi... squillò il cellulare: era Pietro!

"Mary... come stai?"

"E me lo chiedi?"

"Tesoro mio... quanto male ti sto facendo!"

"Non importa, evidentemente è il mio destino... le cose belle non fanno per me e, quando arrivano, debbono prendere le distanze..."

"Non dire così amore... sto male anch'io..."

"Allora perché sei andato via?"

"Credimi, non lo so... ho avuto paura..."

"Paura di cosa? Di me?"

"Non mi sentivo tranquillo, Mary... avevo paura di essere scoperto, non so perché... come se... pensvo che se fossi rimasto lei avrebbe potuto capire... ho sentito come la spinta irrefrenabile a rientrare... ti prego... non fare così..."

"Sto male, Pietro, sto male... non me l'aspettavo che andasse così... potevi dirmelo prima che avevi l'intenzione di andar via subito, potevi prepararmi... non ho mai creato problemi, lo sai..."

"Perdonami Mary, é stato un impulso che ho dovuto assecondare... forse sono stato precipitoso..."

"Dove sei adesso?"

"Mancano 10 minuti e sono a casa..."

"Ci hai ripensato?"

"Anche se l'avessi fatto non potrei più cambiare idea: ho già avvisato del mio rientro..."

"Ok..."

"Buona serata amore... cerca di star bene..."

"Ci proverò..."

"Simona é già arrivata?"

"Non ancora... ed è stato meglio così..."

"Che farai adesso?"

"Farò una doccia, mi renderò presentabile e dovrò fingere che tutto vada bene..."

"Ok... Mary?"

"Sì...?"

"Ti amo... non dimenticarlo mai... perdonami..."

"Ti amo anch'io..."

"Ciao tesoro... a domani... ti chiamo: vuoi?"

"Non lo so... anzi... sì... chiamami... ciao..."

Il mio pianto si fece disperato... no riuscivo a crederci, aveva avuto paura di essere scoperto ma non era accaduto nulla che potesse farglielo pensare! Ed era amore quello? Mi aveva regalato l'illusione di alcuni giorni da trascorrere insieme, finalmente... avevamo atteso per mesi di rivederci, l'ansia, le aspettative e poi? La paura!

La paura!

S'era fatto prendere dal panico!

E il panico non lo aveva fatto ragionare, gli aveva ordinato di tornare a casa e lui, da bravo soldatino, aveva obbedito!

E io? Quanto contavo veramente per lui? Quanto? Se aveva potuto decidere di "abbandonarmi" da un momento all'altro... sì, abbandonarmi... era l'abbandono che avevo vissuto e mi ero sentita di nuovo sola, sola come ero stata per anni pur vivendo con Giulio, sola e poco importante...

Rimasi in preda all'angoscia ancora un po' poi, gettato uno sguardo all'orologio, mi resi conto che Simona sarebbe arrivata di lì a poco: non volevo che mi trovasse in quelle condizioni e dcisi di darmi una mossa...

Ero sotto la doccia quando sentii la voce allegra e  squillante di Simona: "Tesorooooooooooo! Sono arrivataaaaaaa!"

"Ciao Simooooooooo... un attimo e sono da te!"

 
 
 

LA VACANZA CONTINUA, MA...

Post n°38 pubblicato il 20 Maggio 2008 da erotica_2007

Mangiammo qualcosa di pronto ad un bar mentre ci raccontavamo mille cose e facevamo all'amore con gli sguardi: ogni gesto, ogni parola erano pienamente assaporati, gustati, ogni attimo vissuto intensamente... dovevamo "fare il pieno", frase, questa, ricorrente in Pietro! Era come se cercassimo di prendere per noi il più possibile, come se raccogliessimo perfino l'aria respirata dall'altro pur di conservarla gelosamente tra i ricordi preziosi da custodire con la massima cura.

Leggemmo insieme qualche articolo di un quotidiano abbandonato sul banco/frigo dei gelati, lo commentammo e, come sempre, ci trovammo d'accordo: che stupenda sintonia tra noi!

Quando avevo conosciuto e poi incontrato Pietro avevo avevo avuto la sensazione di conoscerlo da sempre, era come se l'avessi ritrovato: eravamo stati insieme in qualche altra vita?

Ricordo che una volta, bazzicando su internet, avevo letto di una leggenda che raccontava dell'amore vero... narrava che all'inizio dei tempi le anime erano unite a due a due per generare quel dualismo necessario alla completezza di ogni essere ma, a causa di un evento tragico, le anime s'erano staccate ed erano state costrette a girovagare per l'universo... questo distacco aveva causato il nascere, in ciascuna, di quella spasmodica ricerca dell'altra metà; talora due anime sembravano riconoscersi ma spesso accadeva che esse non fossero che metà somiglianti per molti tratti a quella vera... soltanto in alcuni casi le due metà avevano la fortuna di incontrarsi e riconoscersi davvero: in quel caso era inevitabile che avesse vita quell'amore infinito tangibile anche ad occhio estraneo.

Leggendola mi ero commossa e l'avevo scritta e spedita a Pietro tramite posta elettronica... la sua risposta era stata: "E' vero, anche a me pare di conoscerti da sempre, amore mio, mi fa paura talvolta la nostra sintonia su tutto, il nostro modo di intenderci, riusciamo persino ad interpretare correttamente i silenzi pieni di parole non dette che intercalano le nostre conversazioni al telefono... sembra davvero che noi siamo quelle due metà, che il Destino ha voluto che si incontrassero e si riconoscessero... ho le lacrime agli occhi adesso... ti amo tanto, fiorellino mio, non ho mai amato nessuna così e non ho mai sentito tanto amore verso me come sento il tuo: sono fortunato, sono stato molto fortunato ad averti incontrata e non smetterò mai di ringraziarti abbastanza per avermi permesso di amarti."

Quella leggenda ci era tornata in mente in contemporanea quando insieme ci venne l'idea di recarci al mare... "Non è possibile... io e te dobbiamo per forza esser stati insieme da qualche altra parte prima di adesso".

Così facemmo una passeggiata al mare, prendemmo un caffé e fumando continuammo a chiacchierare: avevamo sempre qualcosa da comunicarci e da ascoltare con interesse!

Poi, stanchi e accaldati, tornammo in camera per fare ancora all'amore, senza stancarci mai... le nostre mani accarezzavano il corpo dell'altro con cupidigia e amore, pronte a risvegliare un desiderio lievemente assopito, a volte esprimendo passione accesa, altre una dolcezza incommensurabile... e la voglia di baciarsi di continuo, senza staccare mai le labbra l'uno dall'altra, era soltanto l'ennesima conferma di un amore vivo, palpitante... i nostri corpi, caldi, sudati, sprigionavano di continuo essenze che avevano il potere di richiamare l'altro, di eccitarlo, di sollecitarlo all'amore; godevamo alla vista l'uno dell'altra, godevamo del contatto, degli odori, dei sapori mescolati... davamo vita a fantasie erotiche nascoste e mai svelate ad alcuno o, semplicemente, ci amavamo con la tenerezza di due vecchi amanti...

Trascorremmo il resto del pomeriggio a coccolarci poi, scesa la sera, decidemmo di uscire fuori a cena...

Giocammo al "che indosso?" lasciando che fosse l'altro a scegliere per noi... Pietro scelse per me l'intimo, l'abito, gli accessori, e anch'io: naturalmente per me fu più semplice!

Scendemmo in strada e dopo qualche isolato individuammo il "nostro ristorante" con il nostro solito sistema, gustammo piatti tipici, ci divertimmo ad osservare dei vicini di tavolo un po' strambi che non mancarono di offrirci validi spunti di conversazione dal sapore leggero e brillante, poi ritornammo in strada a passeggiare, di notte, sotto la luna...

Pietro, romantico come non mai, si dimostrava l'amante ideale, eccezionale in tutto, mi colmava di attenzioni di continuo, poi, ad un tratto, cominciò a stuzzicarmi giocando "al maniaco" e infilandomi le mani dappertutto... così corremmo in albergo per dare libero sfogo alla nostra vitalità.

In ascensore giocammo con lo specchio e, giunti in camera, lo costrinsi a sedersi su una sedia per accomodarmi, a mia volta, a cavalcioni su di lui ed eccitarlo muovendo il bacino.. ci ritrovammo a far l'amore così vestiti, con una dolcezza mai sentita... poi facemmo una doccia insieme: era meraviglioso insaponarsi a vicenda, prendersi cura dell'altro, sciacquarlo con il  getto dell'acqua e usando mille precauzioni perché quei momenti fossero teneri ed indimenticabili... e dopo ci coccolammo spalmando di crema idratante ogni centimetro del nostro corpo...

Andammo a letto nudi, profumati e soddisfatti... Pietro, abbracciato a me, cadde in un sonno profondo mentre io non riuscivo a chiudere gli occhi, forse in preda al timore che riaprendoli avrei potuto accorgermi che si fosse trattato solo di un sogno...

Invece era lì, accanto a me... lo osservavo dormire tranquillo, lo guardavo per incamerare ogni fotogramma della sua immagine, lo annusavo per tener dentro il suo odore quando non avrei più potuto sentirlo e mi sarei dovuta accontentare di ripescarlo dai ricordi che stavo costruendo... lo abbracciavo stringendolo forte e poi lo accarezzavo dolcemente...

All'improvviso provai un dolore intenso, come una stretta al cuore, sentii una specie di morsa stringermi la pancia... lo amavo così tanto, perché non potevo averlo per sempre?

Ebbi paura, una fottuta paura di perderlo... immaginai il dopo, rividi scene della mia vita vuota, senza di lui se non a un telefono o dietro le parole digitate sopra un monitor silente... le lacrime cominciarono a scendere: avevo bisogno di lui sempre!

Quel pianto, inizialmente tenue e contenuto, si fece intenso fino a che mi fu difficile trattenere i singhiozzi... mi alzai per non svegliarlo, andai in bagno, accostai la porta e diedi libero sfogo a quel malessere che non riuscivo a controllare: avevo perso la visione del presente, non ci stavo più nel presente, avevo osato andare oltre, spingermi un po' più avanti, nel futuro e m'ero sentita sola...

Pochi minuti dopo, mi ritrovai un braccio sulle spalle: "Che ti succede, amore? Perché stai piangendo?"

"Sto male... ho male dentro Pietro..."

"Ma perché? Stavamo così bene... che ho fatto? Che ti ho fatto?"

"Non hai fatto nulla... é solo che stavo meravigliosamente bene, ti osservavo mentre dormivi, riflettevo su quanto fosse stupendo starti accanto mentre dormi, cogliere ogni movimento dei tuoi occhi che sognano, sentire il tuo respiro... e di colpo ho pensato che presto tutto questo finirà... come farò? Come farò a sopportarlo?"

"Tesoro mio..." mi abbracciò e vidi nei suoi occhi un lampo di profonda tristezza... "Piccola mia... amore... vieni qui... stai con me... non pensarci adesso... siamo insieme, questo è quello che conta adesso... Dio mio, ho paura adesso più che mai di farti del male..."

"Tu non mi fai del male, tu mi hai ridato la vita... ero morta, lo capisci? Morta... giovane e già morta da anni... tu mi hai dato lo stimolo a reagire, a vivere... ti amo Pietro..."

"Lo so... lo sento... lo percepisco in ogni istante e ti amo anch'io così... ma tremo all'idea del male che potremmo farci..."

"Come possono farsi del male due persone che si amano, che vogliono ciascuna il bene dell'altra?"

"Non lo fanno intenzionalmente ma possono farlo, involontariamente... vieni, torniamo a letto..."

Pietro mi colmò di coccole e riuscii a calmarmi... riuscii ad assopirmi soltanto quando la luce cominciò a filtrare attraverso le tapparelle...

 
 
 

IN VIAGGIO...

Post n°37 pubblicato il 15 Maggio 2008 da erotica_2007

Riprendemmo la marcia in autostrada dirigendoci verso il luogo del suo "fittizi lavoro": Pietro aveva bisogno di controllare, almeno visivamente la situazione e di parlare con un collega, dopo sarebbe stato tutto mio!

Erano le 12.00 quando arrivammo, io attesi in auto qualche minuto e lui andò: in quei momenti in cui mi ritrovai da sola i pensieri cominciarono a scorrere velocemente: mi sentivo la sua donna, la donna di ogni giorno e non quella occasionale, gustavo ogni singolo attimo trascorso insieme, mi piaceva da matti osservare il suo modo di guidare, come il suo sguardo si corrucciasse unpo' quando doveva effettuare un sorpasso, il modo stupendo che aveva di guardarmi mentre si chiacchierava del più e del meno o si commentava qyuanto ascoltato alla radio per caso... mi piacque molto un suo gesto, per me grande ma del tutto normale, quando gli comunicai d'aver un po' di sete: lo vidi accelerare verso la prima area di servizio e fare una fermata non in programma (eravamo quasi arrivati, mancavano 5 minuti allo svincolo!) soltanto perché potessi dissetarmi! Non era stato un gesto di chissà quale importanza ma, talvolta, mettendo in relazione questo con altri in cui la reazione di chi ti sta accanto é stata completamente diversa la tua scala di valutazione assume valori esagerati... già... io l'avevo fatto... mi ero ricordata di una volta in cui, sposata da pochissimo tempo con Giulio mi trovavo in auto con lui lontana dalla mia abitazione ancora almeno 40 Km e avevo espresso la stessa necessità in un contesto estivo alle 14,00 circa e con 40° all'ombra: bene, m'ero sentita rispondere: "Non conviene fermarsi, meglio far strada tanto tra un po' saremo a casa..." e la nostra casa distava ancora circa un'ora da noi, in termini di tempo!

Pietro interruppe la scia dei miei pensieri affacciandosi al finestrino dal mio lato con un sorriso immenso e stampandomi un bacio con lo schiocco sulle labbra per poi ficcarmi la lingua in bocca con avidità...

"Bimba, cos'hai voglia di fare adesso? Hai fame? Cerchiamo un posto dove mangiare o andiamo a cercarci il posto in cui alloggiare e poi pensiamo al resto?"

"Direi di andare in cerca dell'alloggio, così sistemiamo i bagagli e siamo tranquilli... non ho ancora appetito... ma esisti anche tu, non dimenticarlo... che proponi?"

"Propongo quello che va bene per te... quindi... a caccia!"

Cominciammo a girare per la città in cerca di un albergo che facesse al caso nostro: avevamo un modo tutto nostro per effettuare ogni scelta riguardo ai posti in cui fermarci a mangiare e l'avremmo utilizzato anche per la ricerca dell'alloggio: il fiuto!

Ci bastava uno sguardo per decidere e le nostre scelte erano sempre state azzeccate!

Incrociammo tre alberghi che ci lasciarono indifferenti, poi ne vedemmo un quarto e i nostri occhi si incontrarono alla ricerca della vicendevole conferma...

"A me sembra lui, Mary... che dici?"

"Dico che anche a me sembra lui... sarà un ottimo complice..."

Così scendemmo, verificammo la disponibilità e salimmo in camera... aperta la porta osservammo con attenzione il posto: carino davvero, molto accogliente e caldo!

Il tempo necessario di poggiare le valigie e ci ritrovammo in un tenero abbraccio, finalmente soli, finalmente comodi, finalmente liberi...

Le nostre bocche non smisero un solo attimo di cercarsi mentre ci abbracciavamo e ci liberavamo vicendevolmente degli abiti, carezze tenere, sguardi pieni di dolcezza che accarezzavano l'anima, il cuore... era come se il desiderio fisico passasse in secondo piano, diveniva di fondamentale importanza farsi dono di sé: regalare all'altro la magìa dell'amore aveva la priorità!

Pietro mi teneva il viso tra le mani mentre mi baciava, mi accarezzava i capelli che annusava tuffandoci il naso aspirando come se ne ricavasse ossigeno vitale...

"Pietro, vita mia... amore... amore.. ti amo..."

"Mary... Mary... Mary..." continuava a pronunciare il mio nome come fosse la prima volta e, nel farlo, sentivo tutto l'amore che provava per me...

Ci ritrovammo distesi a letto ma nessuno dei due aveva al momento voglia di correre verso il piacere fisico poiché stavamo godendo nell'anima... erano carezze e abbracci senza fine, baci lunghi e appassionati intervallati da teneri morsi sulle labbra... avevo voglia di baciarlo dappertutto, a partire dagli occhi, dal naso, dal mento che, solitamente, prendevo tra le labbra per succhiarlo e leccarlo... le orecchie: come lo sentivo gemere quando mi soffermavo lì a stuzzicarle con la lingua e con i denti! E il respiro, sempre più affannoso, sussurrato proprio nelle orecchie lo stimolava e lo faceva impazzire, me ne accorgevo dai sussulti, dai mugugni di piacere...

Scesi a baciarlo lungo il collo, mi soffermai sui capezzoli e lo vidi inerte a ricevere limitandosi ad accarezzare lembi della mia pelle che rimanevano alla sua portata... scesi giù, sulla pancia, proseguii poi ancora giù, verso le cosce, le gambe, i piedi... poi risalii e mi fermai all'inguine... mi bloccò: voleva essere lui adesso il protagonista attivo!

Lo lasciai fare, mi baciò sulla bocca e fece lo stesso percorso, poi invertì il senso di marcia per scendere verso i miei piedi, quindi risalì e si fermò a leccare e baciare l'interno delle mie cosce e, a quel punto, potei approfittare anch'io e gustarlo a mia volta... rimanemmo in quella posizione a lungo, a stuzzicarci con la lingua, finché non sentimmo il desiderio di diventare una cosa sola per regalarci un orgasmo non solo fisico...

Stanchi e soddisfatti restammo abbracciati a coccolarci, non sentivamo altro che la voglia di rimanere ciascuno tra le braccia dell'altro, né la fame, né la sete potevano distogliere la nostra attenzione da quel "noi" che avevamo appena vissuto...

Ci appisolammo abbracciati stretti stretti per un po', poi decidemmo di alzarci e andare in cerca di cibo: erano già le 15.00 passate ma non ce n'eravamo accorti!

Così, sistematici alla meglio, scendemmo giù e andammo in giro come due fidanzatini, abbracciati e sorridenti alla ricerca di un bar.

 
 
 
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