Blog
Un blog creato da ecoeconomia il 15/10/2008

Ecoeconomia

Idee per una crescita sostenibile

 
 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Luglio 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

CONTATORE DEBITO PUBBLICO

<script src="http://www.brunoleoni.it/debito/pd_s.js" type="text/javascript"></script>

 

 

UE la strenua difesa di un modello fallimentare

Post n°83 pubblicato il 20 Dicembre 2018 da ecoeconomia
 
Foto di ecoeconomia

Se fosse stata solo la Grecia a soffrire le direttive dell’Unione europea potremmo definire l’UE un apparato di successo.

La realtà attuale è però ben diversa e densa di criticità.

Dimentichiamo per un attimo le borse , che pure hanno perso due anni di faticosi guadagni (sospinte dal QE) riportandosi si livelli dell’autunno 2016.

Dimentichiamo anche il balletto sulla percentuale di debito PIL da concedere all’Italia.

Allargando la visuale cosa vediamo?

Germania tutto meno che virtuosa

Un Germania in calo di produzione e con segnali pressanti di inflazione.
Non solo. Certo la disoccupazione è ancora limitata ma questo perché le grandi aziende  teutoni sottopagano milioni di lavoratori, specie immigrati, e poi ci pensa lo stato con fondi fuori bilancio a riportare il reddito vicino ai 1000 euro mensili.

La Deutsche Bank, nonostante si sia reduci da un QE Pluriennale, ha derivati tossici per 16 volte il PIL annuale tedesco e le altre banche UE la seguono in questa triste graduatoria di potenziale illiquidità.

Tutto ciò nonostante il ripetuto sforamento annuale per miliardi del budget di esportazioni assegnato a Berlino.

Infine ai tedeschi che si vantano dello spread a loro favore possono essere fatti i complimenti solo per l’efficacia del loro marketing che li fa passare per nazione virtuosa quale in realtà non sono.

Ah tra l’altro, per chi non lo avesse già letto, il bund su cui è costruito il future tedesco non esiste quindi lo spread è costruito su un derivato illegale o comunque fuori norma non avendo un sottostante.

Francia gilet gialli e povertà dilagante

I gilet gialli balzati agli onori delle cronache in queste settimane altro non sono che la rappresentazione popolare del livello di malcontento che attraversa ormai da anni la Francia.

D’altronde i francesi se lo sono voluto votando un governo allineato con Bruxelles e Berlino.

Scelta improvvida quando è chiarissimo che le peculiarità francesi non necessitano di una valuta così forte e di tante altre norme UE che in Francia(come in numerosi altri paesi) hanno prodotto soltanto sfiducia e povertà dilagante.

Disoccupazione a livelli record

Ma la vera cartina di tornasole del fallimento dell’UE e delle sue politiche viene dai livelli di disoccupazione.

In quasi tutte le nazioni partecipanti la disoccupazione , nemico da sconfiggere come base di ogni crescita economica virtuosa, è a livelli record.
Per intenderci livelli di disoccupazione molto più alti dei periodi ante euro.

Eppure nonostante questo la politica di Bruxelles non cambia .
Sempre più burocrazia a soffocare le piccole e medie aziende in particolare. Quando sappiamo benissimo che creare un’ elite di sole grandi aziende finirà soltanto per svuotare di qualità e specializzazione i settori produttivi interessati.
Senza contare le ripercussioni salariali che l’accentramento provoca in termini di tutele dei lavoratori a tutti i livelli.

Imposizioni monetarie restrittive agli stati che producono soltanto impoverimento e pressione fiscale sempre più insostenibile.

Interventi sulle banche sempre parziali e non risolutivi come avvenuto in Gran Bretagna ad esempio…

Beffa delle beffe : inflazione in movimento. Sì, perché mentre negli Stati Uniti l’economia galoppa con l’inflazione ferma, l’Europa Unita annaspa e in più deve fare i conti con pressioni inflazionistiche…

Un suggerimento

Se tutte queste asprezze di indirizzo sono determinate dal timore, specie in ambito di sovranità monetaria, di comportamenti illeciti, avrei una proposta.

Monitoraggio dei patrimoni personali, di familiari e conviventi di tutti i politici e i funzionari pubblici che abbiano contatto coi denari pubblici.

Limitazione del numero dei mandati elettorali e ripristino delle preferenze popolari.

Fatto questo, altro che anti-riciclaggio! Finalmente si tornerebbe a ragionare di civis e di una politica veramente finalizzata al bene comune e non alla esponenziale crescita di una élite.

In sostanza sto con Thomas Jefferson che disse nel remoto 1791:
“Una banca centrale privata che emetta la valuta pubblica è una minaccia più grande alla libertà di un popolo di quanto lo sia un esercito dispiegato”

E  visti gli ultimi accadimenti ricordiamo che disse anche:

I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, ma sono i governi che devono aver paura dei propri popoli.”

Ma ognuno tenga anche presente che disse:

“La democrazia smetterà di esistere quando toglierai da coloro che hanno voglia di lavorare e darai a coloro che non ne hanno voglia.”

 

 
 
 

Il PIL secondo Bob Kennedy

Post n°82 pubblicato il 05 Settembre 2018 da ecoeconomia
 
Foto di ecoeconomia

Riprendiamo il tema del PIL già trattato con un artyciolo scritto quest'anno a 50 anni dallo stupendo discorso che BOB Kennedy tenne presso l'Univesità del Kansas.

E’ appena uscito il dato sul PIL tedesco a +2.5% come nelle attese, cresciuto dunque più del doppio di quello italiano. Meglio non fare confronti rispetto a quando la UE non era stata ancora inventata…
A parte questo visto che il dato in sé rispettando le attese non offre grandi spunti vorrei condividere coi lettori di Proiezionidiborsa un discorso che Bob Kennedy tenne sul PIL
Il 18 Marzo del 1968 presso l'università del Kansas
, un eloquio molto particolare nel quale evidenziava, tra l'altro, l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni e dei loro abitanti .
Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.”
Noi potremmo dire italiani… e così via per ogni nazionalità. L’attualità di questo discorso travalica i 50 anni esatti che sono trascorsi mostrando il livello di un vero statista che volava oltre le “banali” dispute in ambito meramente economico per aspirare al sogno di una società migliore, per tutti!

 

 
 
 

Germania privilegiata

Post n°81 pubblicato il 26 Luglio 2018 da ecoeconomia
 
Foto di ecoeconomia

Mentre la Grecia, impoverita a tal punto da non potersi permettere un servizio di vigili del fuoco degno di questo nome brucia, mentre l'Italia si arrabatta cercando di uscire da anni di governi clientelari che hanno portato disoccupazione e debito ai massimi storici...la Germania, ancora una volta, sconfina di miliardi di euro con la sua bilancia commerciale rispetto ai parametri UE. E nessuno dice niente...per forza la borsa tedesca festeggia l'allontanarsi dello spauracchio dei dazi doganali USA...ma io chiedo: che senso ha che paesi in difficoltà come l'Italia siano costretti dall'Unione europea a lasciare campi incolti quando non addirittura a non raccogliere la produzione di frutta e verdura (tralasciando in questa sede il penoso riferimento alle popolazioni che soffrono la fame in un mondo che si vanta di essere globalizzato...)in eccesso rispetto a quanto attribuitoci mentre allo stesso tempo una nazione che addirtittura non ha praticamente debito può slanciarsi nella propria produzione industriale ben oltre i parametri che le sono attribuiti?
Che senso ha un unione dove la legge non è uguale per tutti?
Che senso ha una unione monetaria che, senza condivisone del debito e dei tassi interni, ha il solo scopo di fare sì che i paesi deboli zavorrino l'euro, mentre restando i vari paesi autoctoni si avrebbe un super super marco cosa che automaticamente porrebbe un freno alla prepotenza tedesca?
Ecco se qualcuno ci spiega potremo rivedere la nostra idea che è quella di abbandonare l'unione europea, unione di cartapesta, quanto prima!

 
 
 

Il debito pubblico come strumento di sottomissione

Post n°80 pubblicato il 27 Dicembre 2017 da ecoeconomia
 
Foto di ecoeconomia

Se avessimo la certezza che gli stati che hanno mantenuto la propria sovranità monetaria emettessero debito in esatta proporzione alla nuova moneta stampata o comunque emessa questo post potrebbe risultare pretestuoso e vanamente complottista.
Ma così non è! da quando la produzione di cartamoneta, tra l'altro per lo più ormai virtuale, è stata slegata dapprina ad un proporzionale deposito di riserve auree e poi almeno valutarie, la moneta emessa dalle banche centrali ha assunto connotati misteriosi. I cittadini hanno ben poche fonti per sapere come e in che quantità viene emessa la moneta per non parlare della destinazione. L'unico dato certo è che specie in paesi come l'Italia il debito pubblico è in continuo aumento e questo giustifica ogni manovra che va sempre più a impoverire la popolazione: tasse, imposte, balzelli vari, tagli alla sanità ed alla scuola ed ai servzi pubblici per non parlare delle pensioni , salvo eccezioni dorate, sempre più misere e posticipate nel tempo.
Dei 55 miliardi che lo stato risparmia sugli interessi del debito pubblico grazie a i tassi vicini allo zero di BOT e CCT nessuna traccia ...la cosa certa è che la BCE emette e l'Italia crea debito pubblico.
Questa stato di incertezza e di crisi ben propagandato dai mass media allineati (oltrechè finanziati) rende la popolazione sempre più propensa ad accettare qualsiasi imposizione: dai servizi essenziali sempre meno disponibili, alla falce del fisco e della burocrazia e per finire ai contratti di lavoro, segmento nel quale siamo ormai tornati ai secoli bui della mercificazione della manodopera sia manuale che intellettuale.
Ma, tornando alla moneta, siamo sicuri che Gran Bretagna, Svizzera,  e persino Stati Uniti (per non parlare dei paesi cosiddetti emergenti,....)abbiano emesso debito pubblico nella stessa misura adottata in area euro per volere della Germania, ovvero in un rapporto uno a uno con la moneta battuta? Eppure il sistema bancario di questi paesi, guarda caso, ha potuto molto meglio sostenere la ripresa del ciclo economico come se, con un sostegno quasi senza fondo, gli stati avessero liberato le banche non solo dei titoli di stato ma anche dei cosiddetti asset tossici (ovvero obbligazioni o peggio futures sulle stesse obbligazioni con sosttostante crediti inesigibili)...ma certo è stato così!!!E soprattutto senza emettere pariteticamente debito!!!
Allora è chiaro: il debito pubblico , la formazione dello stesso non segue regole univoche nelle varie nazioni, in sostanza il rapporto tra moneta battuta e debito pubblico emesso non è regolato da norme precise ed univoche. Quello che è certo è che gli stati che hanno mantenuto la sovranità monetaria hanno vissuto una fase di ripresa che è impossibile non collegare a proprie specifiche manovre monetarie, mentre in area euro questa politica restrittiva ha ampiamente favorito la Germania e pochi altri stati che hanno evitato di vedere la proprio moneta schizzare verso l'alto impedendo di fatto l'eplosione delle proprie esportazioni, mentre paesi più deboli, come l'Italia, vessati da una moneta forte che rende poco appetibile persino una risorsa come il turismo e stretti nella morsa di un debtio pubblico ancorato a parametri rigidi, stanno da anni soffocando e precipitando verso una china sempre più ripida di povertà diffusa , inefficienze pubbliche e colonizzazione o peggio spoliazione delle migliori attività produttive.
Forse è tempo di svegliarsi e riprendere il controllo delle sorti della propria nazione.

 
 
 

Banche venete? La punta dell'iceberg

Post n°79 pubblicato il 31 Marzo 2017 da ecoeconomia
 
Foto di ecoeconomia

Da un po' di settimane l'attenzione dei media si è concentrata su alcune banche venete ormai in pre-default e si fanno congetture ed ipotesi su come eventualmente potrà essere evitato il disastro. E fin qui ci sta, tutto regolare.
Quello che pare insensato è che, nella maggior parte dei articoli o dei servizi, si ragiona e si scrive come se queste situazioni fossero un unicum circoscritto a queste banche importanti ma comunque locali.  Quasi a volersi dimenticare che tutto il sistema bancario italiano viaggia da anni ormai in situzioni iper-critiche. Non è certo fingendo di ignorarlo o concentrando l'attenzione soltanto sulla punta dell'iceberg situata in Veneto che il problema si risolve.
La realtà è che le politiche UE sono confezionate a misura della Germania cui tutto è consentito  (compresi esorbitanti sforamenti nella quota di esportazioni) mentre gli altri paesi debbono adeguarsi ad una politica economica che non è certo a loro dimensione. Anzi il tutto è aggravato da un euro spropositatamente forte rispetto al ciclo economico recessivo o comunque fermo di paesi come Italia e Grecia o la stessa Francia che cresce col contagocce.
In Gran Bretagna (come negli USA ed in Svizzera) checché si contesti la Brexit la banca centrale, che già prima del referendum aveva saggiamente mantenuto la propria moneta, ha potuto sostenere le banche con manovre incisive rilevando gli asset tossici. In area UE si interviene sui bond governativi e le obbligazioni di qualità. Ovvero si fornisce liquidità che può solo tamponare la falla della montagna di asset tossici nei caveau della banche ma  nulla alleggerisce del vizioso fardello.
Ecco perchè la nostra proposta rimane sempre la stessa recuperiamo la sovranità monetaria e politica e procediamo assecondando le nostre specifiche necessità nazionali per superare questa lunga crisi.
Le stragegie proprie della Germania non saranno mai le nostre: inutile e dannoso continuare ad insistere,..

 
 
 
Successivi »
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

scommessesportecoeconomiaCristianiSempiciaccademiartigestioneoscardellestelleorsobianco.ammisteropaganoPrimosireletizia_arcurilugiorgia1esmeralda.carinicile54moschettiere62andrew_mehrtens
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom