
Conducendo una ricerca a proposito della famosa "p. 475" del Dono di Nabokov (si dice che lì sia nascosto il Santo Graal), ho scoperto un'altra cosa.
Nabokov soffriva di sinestesia.
Ora, la sinestesia si sa che è una figura retorica, nella quale si accostano due percezioni sensoriali di diversa origine, le quali si combinano, creando un ponte tra colori, suoni, visioni.
Ma la sinestesia è anche una sorta di disturbo, che spesso si presenta in concomitanza di altri disturbi, più o meno leggeri (dal mancinismo alla dislessia).
Se sei sinesteta, tu vedi i suoni, senti i colori, tocchi le note che escono da una canzone, e così via.
Ho scoperto che anche Kandinsky era sinesteta (una sua opera del 1912 è intitolata "Il suono giallo").
Cioè, tutto questo per dire che è una una cosa grandiosa. C'è gente che la sinestesia se la auto-induce attraverso la droga, o la utilizza come metodo artistico.
E invece pensavo che ad essere sinesteti si potrebbe fare un salto enorme per descrivere il mondo. Sentire le connessioni invisibili eppure presenti tra noi e le cose, e tra le cose stesse.
Forse solo perché sinesteta, Nabokov ha potuto scrivere una pagina così bella:
" Le stelle erano da poco impallidite. Seguì la ragazza e un cane da pastore esultante su per un sentiero invaso dalla vegetazione che brillava di rugiada vermiglia nella luce scenografica di un'alba alpina. L'aria stessa pareva tinta e invetriata. Un gelo sepolcrale emanava dalla parete rocciosa a picco, lungo la quale saliva il sentiero; sull'opposto lato scosceso, tuttavia, qua e là fra le cime degli abeti che crescevano più in basso, sprazzi di luce solare, sottili come fili di ragnatela, cominciavano a intessere arabeschi di tepore." (da "Fuoco Pallido").
Inviato da: womanonthemoon
il 12/03/2010 alle 22:52
Inviato da: jeanmo
il 01/09/2009 alle 13:30
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il 06/08/2009 alle 23:01
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il 05/08/2009 alle 17:40