Creato da northernsky il 10/11/2006

Un giro su Plutone

"You are right, Jeanne, I don't know how to care about the salvation of my soul" (C. Milosz)

 

 

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Post n°88 pubblicato il 22 Novembre 2007 da northernsky
 
Foto di northernsky

Per iniziare una rubrica su un personaggio come Walter Benjamin, volevo iniziare da qualche curiosità che fosse leggera, amena, quasi divertente, che potesse ingraziarsi e incoraggiare gli avventori di questo bar plutoniano.
Ma uhm, ci penso e ripenso, e proprio non mi viene in mente...
Forse perché la vita di Benjamin fu piuttosto agitata ma sfortunata, non rocambolesca e eroica. La sua fine fa pensare ad una sfiga come poche, non al volontario addio ad un mondo crudele che non si riconosce più.
Benjamin nasce a Berlino nel 1892. Dal '32 è in esilio. Muore a Port-Bou nel 1940.
Port Bou è al confine franco spagnolo. Benjamin vi giunge in fuga dalla Francia ormai invasa dalla Germania, e per un cavillo burocratico viene fermato con i suoi compagni di fuga. Stanco e malato di cuore, minacciato di essere rimandato in Germania, si toglie la vita di notte. Il giorno dopo le guardie della dogana lasciano andare i fuggitivi. Per Benjamin era ormai troppo tardi.
Vabbè, ecco quanto riesco a scartavetrare dall'immagine che ho di lui.
Benjamin giocava a scacchi con Brecht sotto il pero in Danimarca, e aveva una collezione di libri per l'infanzia. Fumava e scrisse "Se il fumo della sigaretta nel bocchino e l'inchiostro nella stilografica scorressero con eguale facilità, io sarei nella mia Arcadia di scrittore". Concordo. Svolse alcune sedute di hascisc per mettere alla prova l'alterazione della coscienza ed uno stile di scrittura alterato dalle percezioni della droga. "Rosso è come una farfalla che si va a posare su ciascuna delle sfumature del colore rosso". "Il tubo della stufa diventa un gatto. Alla parola zenzero, al posto dello scrittoio compare improvvisamente un negozio di frutta, nel quale subito dopo riconosco lo scrittoio".
Elementi di sinestesia forse rintracciabili. "Evidenze poetiche tradotte in suoni; a un certo punto affermo che poco prima, nel rispondere a una domanda, ho usato l'espressione <<lungo tempo>> solo (per così dire) mediante la percezione di un lungo tempo nella consistenza sonora delle due parole. Questo io lo vivo come evidenza poetica."

Ma le cose più belle Benjamin le ha scritte quando era lucido, sobrio e timido.

 
 
 
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