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Pensiero n.58
Post n°62 pubblicato il 01 Marzo 2014 da emile_2013
La spossatezza sana, certe volte, trasporta in una voragine di dormiveglia greve, che t’impone di chiudere gli occhi e guardare inerme il tuo inconscio, azzardare col tuo istinto, ancora e ancora. Quando ci si assopisce così, non è sempre evidente, dove ci si trova al risveglio.Si rese conto di come una stanza diventi familiare molto tempo prima di conoscerla realmente. Aspirò smaniosa la fragranza unica che la circondava: odorava di passione, di ambra e quotidianità, mentre il silenzio coglieva risonanze di mormorii lontani, il profumo del legno e del vino color rubino nei bicchieri ormai vuoti. Percepiva il tepore della luce del giorno carezzarle il piede, ma non sapeva invadere la pace di quel momento disturbandole la vista. Il tutto, intimamente, creava un rifugio ovattato in cui lasciarsi cullare ancora un po'. Quell’ambiente senza nome era una parte di se, così come la piacevole sensazione dei muscoli intorpiditi e rilassati nelle lenzuola fresche di bucato. Udì i suoi passi attraversare lentamente la stanza e fermarsi. Dischiuse un occhio e lo vide, rubando furtivamente la sagoma, scura contro la finestra. Riprese a fingere di dormire mentre sulle labbra le saliva un timido sorriso, quasi impercettibile. Rapidamente precipitò in un sonno che somigliava più alla vita che al riposo, trascinando con sé quell'ultima immagine fissandola indelebilmente sulle palpebre chiuse e con essa lo slancio appassionato e gioioso, la complicità e la dolcezza leggera sotto i polpastrelli. E di nuovo quella sagoma scura, che sempre avrebbe riconosciuto senza volerla raccontare e che, ora, la teneva stretta a sé senza svegliarla. |



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il 31/08/2014 alle 16:06
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il 29/08/2014 alle 07:03
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il 28/08/2014 alle 14:14
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il 15/08/2014 alle 19:07