A Roma lanciata la campagna internazionale "Stop Fgm"
Su Internet un portale di documentazione e informazione
Mutilazioni genitali femminili,
il "no" delle donne anche sul Web
In Italia un progetto di legge per prevenire
e impedire la pratica nelle comunità di immigrati
di ALESSANDRA RETICO
ROMA - "Quelle della mia età se la portano addosso questa ferita. Fa male da sempre, fa male al corpo e al cuore, dappertutto. Ce ne dobbiamo fare carico, non abbiamo scampo, non si cancella. Ma questa ferita è per noi anche un compito: di risparmiarla alle nostre figlie e alle generazioni future". Fatoumata Sidibeh è una ricercatrice della Bafrow, associazione di Banjoul per i diritti delle donne in Gambia. Oggi e per una settimana è a Roma insieme a tante altre africane per raccontare la storia di 130 milioni di donne nel mondo, tutte quelle cioè che tra Africa, Asia e anche nelle comunità di immigrati in Europa e altrove hanno subito la mutilazione dei genitali.
Insieme alle altre, Fatoumata è qui per denunciare una pratica che, diffusa in 28 Paesi africani e in alcune comunità asiatiche, costringe oggi circa 2 milioni di bambine e adolescenti al mondo a vivere una vita "disinfettata" dal piacere sessuale, spesso infettata dalle malattie conseguenti all'asportazione o all'alterazione dell'apparato genitale. Per dire che è una violenza non solo contro la donna, ma contro i più basilari diritti umani.
Fermare la mutilazione genitale femminile (acronimo MGF o, in inglese, FGM) è l'obiettivo di una campagna internazionale, appunto 'Stop Fgm', che parte oggi da Roma per volontà dell'Aidos, (Associazione italiana donne per lo sviluppo), organizzazione non governativa che da vent'anni insieme ad altre organizzazioni internazionali si batte per i diritti delle donne e che sulla mutilazione dei genitali femminili "ha concentrato molti dei suoi sforzi sin dal 1985", spiega la presidente Daniela Colombo, "andando in Africa e collaborando con le organizzazioni locali".
Oggi, con il finanziamento della Commissione europea, Emma Bonino agguerrita sostenitrice, la campagna sostenuta anche da "Non c'è pace senza giustizia" (organizzazione internazionale per promuovere la creazione di un sistema di giustizia penale internazionale indipendente) e da Tamwa (associazione di donne della Tanzania) in partnership con associazioni africane, vuole informare le donne, coinvolgere gli uomini, le istituzioni, le strutture legislative e sanitarie in tutto il mondo. "Prossimi appuntamenti - ha detto Bonino - saranno a dicembre, alla Conferenza di Bruxelles, dove sarà reso pubblico un appello internazionale, nello stesso mese è previsto un grande evento pubblico popolare a Dakar e infine, in primavera, in Africa, si terrà un seminario per uno studio comparato sulla legislazione riguardo le mutilazioni nei Paesi africani".
Perché quando si parla di mutilazione dei genitali femminili si parla di tante cose. Tecnicamente, si descrivono quattro "interventi": il primo, consiste nel recidere il prepuzio con asportazione parziale o totale della clitoride; il secondo, o escissione, nel recidere il prepuzio e nell'asportazione, oltre che della clitoride, di parte o di tutte le piccole labbra; il terzo l'infibulazione (o circoncisione faraonica) è la forma più estrema e prevede anche l'incisione delle grandi labbra, poi cucite in modo da lasciare solo una piccola apertura per il flusso dell'urina e del sangue mestruale. Il quarto è una sorta di terribile pout pourri di pratiche diverse, dalla trafittura della clitoride per farla sanguinare all'allungamento delle labbra al taglio della vagina. Pratiche che nelle comunità africane è un rito di iniziazione che segna il passaggio all'età adulta della donna, ma che procura ferite fisiche terribili, psichiche indelebili.
Per conoscere che cos'è, cosa si fa per contrastarla, quali sono le leggi locali e internazionali che possono essere invocate, la campagna si affida anche a Internet con un portale web (www.stopfgm.org) realizzato e aggiornato con il contributo di otto organizzazioni non governative africane. Uno strumento di informazione, ma anche di testimonianze personali e di progetti in corso in ogni angolo del mondo. Perché la mutilazione non riguarda solo le donne che vivono in Africa e in Asia. Non riguarda solo le "vittime", ma anche quelle che si ribellano e vengono scacciate, quelle che invece la chiedono e persino la invocano "per non sentirsi isolate e sole nelle proprie comunità", come spiega Jamila Said Mousse, somala dell'Association for integration and development. Riguarda quelle che se ne sono andate, e vivono in Europa e in altri paesi industrializzati. E che continuano a dover subire la violenza della mutilazione o persino, avendola evitata, temono che tornando un giorno a casa debbano subire una violenza non meno dura, quella dell'isolamento sociale, dello stigma della diversità.
Quale la situazione in Italia? "Il fenomeno della mutilazione dei genitali femminili è difficile da quantificare perché", spiega Cristiana Scoppa, responsabile comunicazione dell'Aidos, "non esistono per le comunità di immigrati indicazioni sulle varie etnie, necessarie a presumere se la pratica appartiene alla loro tradizione o meno". Un progetto di legge (n. 150), presentato da Alessandro Cè (Lega Nord), relatrice Carolina Lussana (sempre Lega Nord) è oggi allo studio con la collaborazione di parlamentari di vari schieramenti - e con contributi di vari emendamenti presentati dall'Aidos - per diffondere anche noi la conoscenza del fenomeno, fare prevenzione, istituire una task force di ministeri e organizzazioni di donne, concedere asilo politico alle donne che fuggono dai loro Paesi per sottrarsi alla mutilazione. Spiegare loro che una pratica simile non è umama né "religiosa": "Non è Islam, l'Islam non la concepisce e non la vuole". Clausola finale di Soraya Rahimi, viceministro afghano delle donne, sguardo stupito su una barbarie che supera le tante che i suoi occhi hanno visto, e rifiutato: per vent'anni ha vissuto in Germania, fuggendo ad altre violenze casalinghe. Ma questa è un'altra storia, di donne e di violazioni.
(5 novembre 2002) 
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