VIOLENZA SULLE DONNE
Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza...S.O.S ...abbiamo IL CORAGGIO DI DENUNCIARE PER DIVENTARE LIBERE! Un inchino Firdhaus (Contro ogni forma di violenza alle donne e deboli e bambini, a qualsiasi latitudine..)
Il nostro blog..

il libro della nostra vita, donne picchiate, donne violentate, donne che non hanno piu' lacrime.lascio una traccia di me sul selciato di questo mondo virtuale. Una pagina di un libro che nessuno leggera' mai. Il mio sogno di riscattare tutte le donne del mondo, in una ineguaglianza che nessuno conosce. Studio di nascosto perche' voglio urlare la verita' che si nasconde dietro le porte chiuse. Schiaffi percosse e tanta paura. Nessuno se ne frega. Tante parole comprensione ma solo chi havissuto la violenza sa cosa vuol dire. Lacrime lividi ma ferite sull'anima. Donne con il sesso infibulato, donne senza diritto di vivere, donne non libere, una schiavitu' esistente un libro da chiudere gettare e far finta di non averlo letto. La schiavitu' apperentemente non esiste, basta leggere la cronaca dei giornali per capire..cosa vuol dire esseere donna oggi . Libro di vita da bruciare.
Un inchino
Firdhaus
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“Basta con la pedofilia basta la violenza sui bambini”.
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Post N° 305
Post n°305 pubblicato il 05 Novembre 2006 da firdhaus
Il documento sul New York Times fa il giro del mondo Sotto accusa la normalizzazione voluta da PutinCecenia, ecco il video delle torture donna picchiata da soldati filo-russidi GIAMPAOLO VISETTI Malika viene mostrata mentre è costretta a spogliarsi e a inginocchiarsi davanti ai suoi aguzzini. Un agente le rasa i bei capelli castani e le taglia le sopracciglia. La peluria restante le viene tinta di verde, colore-simbolo dell'islam e della bandiera della guerriglia cecena. Una croce, sempre verde, le viene dipinta in mezzo alla fronte. I poliziotti parlano in ceceno, pestano e ridono. Le annunciano: "Ora ricevi la punizione di Allah". Uno, in russo, le grida "Puttana". Un altro le intima di inchinarsi, per consentirgli di bastonarla sul sedere "più comodamente". Il volto di Malika appare tumefatto, gli occhi spenti. Il video la riprende più tardi, mentre viene fatta rivestire ed è condotta nel cortile della casa del marito. Qui, con il capo color smeraldo e la croce dell'infamia in fronte, la costringono a ballare la "lezginka" (tradizionale danza caucasica ndr) sotto gli occhi di passanti e vicini di casa. Una pubblica condanna a morte, in Cecenia, dove le donne accusate di adulterio vengono emarginate, uccise dai fratelli o costrette a diventare le kamikaze dei guerriglieri. Le ultime immagini mostrano Malika presa a calci per strada dai poliziotti, che le colpiscono schiena e ventre con gli scarponi. Da quel momento nessuno ha più visto la ragazza e non si sa se abbia perso il figlio che aspettava. Le terribili immagini, alla vigilia del secondo anniversario della strage di Beslan, ripropongono la violenza e l'umiliante condizione della donna che continuano a regnare nella Cecenia normalizzata da Vladimir Putin. Dal 1999 si susseguono rapimenti, stupri, omicidi e torture. Alla seconda guerra scatenata da Mosca contro gli indipendentisti, si è sovrapposto il potere di vita e di morte concesso agli squadroni di Kadyrov. Spietatezza, fedeltà a Putin e sostegno al fondamentalismo islamico hanno consentito al giovane Ramzan di scalare fulmineamente il potere lasciato dal padre. Il video di Malika, che ha fatto ieri il giro del mondo, può ora frenare la sua ascesa. Anche perché conferma che non si tratta di un episodio. Da mesi, tra la milizia di Kadyrov, girano video di torture riprese con i telefonini, per divertimento, dagli stessi poliziotti. Uno mostra la testa mozzata di un presunto terrorista, esposta su un palo nel villaggio di Kurchaloi. Il capo viene poi usato dai soldati filo-russi per una partita a calcio, e infine appoggiato sul bancone di un bar, coperto con un cappello e con una sigaretta in bocca. Nessuna inchiesta, finora: nessun processo, tantomeno condanne. |
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