VIOLENZA SULLE DONNE
Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza...S.O.S ...abbiamo IL CORAGGIO DI DENUNCIARE PER DIVENTARE LIBERE! Un inchino Firdhaus (Contro ogni forma di violenza alle donne e deboli e bambini, a qualsiasi latitudine..)
Il nostro blog..

il libro della nostra vita, donne picchiate, donne violentate, donne che non hanno piu' lacrime.lascio una traccia di me sul selciato di questo mondo virtuale. Una pagina di un libro che nessuno leggera' mai. Il mio sogno di riscattare tutte le donne del mondo, in una ineguaglianza che nessuno conosce. Studio di nascosto perche' voglio urlare la verita' che si nasconde dietro le porte chiuse. Schiaffi percosse e tanta paura. Nessuno se ne frega. Tante parole comprensione ma solo chi havissuto la violenza sa cosa vuol dire. Lacrime lividi ma ferite sull'anima. Donne con il sesso infibulato, donne senza diritto di vivere, donne non libere, una schiavitu' esistente un libro da chiudere gettare e far finta di non averlo letto. La schiavitu' apperentemente non esiste, basta leggere la cronaca dei giornali per capire..cosa vuol dire esseere donna oggi . Libro di vita da bruciare.
Un inchino
Firdhaus
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“Basta con la pedofilia basta la violenza sui bambini”.
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Post N° 95
Post n°95 pubblicato il 14 Luglio 2005 da firdhaus
Dopo Christine, anche Sara ha deciso di parlare. Sara è un nome di fantasia, la chiamiamo così perché è meglio non attirarle addosso troppa curiosità, ma lei è una donna coraggiosa, una Rom niente affatto conformista con la quale si può parlare davvero di tutto con franchezza.
Il racconto di Sara
Sono cose di cui una persona non riesce proprio a parlare, c’è quasi sempre qualcosa che la frena… Perché anch’io ho avuto una storia del genere… Io stavo poco al campo nomadi, ero sempre in giro per le strade, in città. Quando, alle notte, la metropolitana chiudeva, noi ragazzi ci nascondevamo all’interno. Se c’era freddo o avevamo paura, andavamo davanti al commissariato, facevamo un furto davanti alla polizia, loro ci prendevano e ci portavano in una specie di collegio, dormivamo e la mattina scappavamo. Ho cominciato a scappare da casa, e da qualsiasi altro luogo dove mi rinchiudevano, a otto anni e l’ho fatto fino ai 12, perché con i miei non stavo bene. Poi mia madre se ne è andata via, e l’ho rivista solo dopo 20 anni, quando mio padre stava male, stava morendo e le ha lasciato l’eredità, così è arrivata dov’eravamo noi. L’incontro con mia madre è stato "acido". E anche se in questo periodo lei mi sta aiutando molto, venendomi sempre a trovare in carcere, pagandomi l’avvocato, io non sono serena con lei. La cosa che più odio è quando mi porta qui in carcere cose da mangiare, non perché le cucina lei, ma solo perché penso al passato e allora le dico: "Adesso mi porti da mangiare e non quand’ero piccola? Qui ho da dormire, ho un letto, un lavoro, ho i soldi, e allora perché mi porti da mangiare? Non sono più piccola, ho 28 anni, mangio quando voglio e me ne prendo, invece quando avevo 7 anni era dura non avere nessuno che pensava a me e alla mia fame". Tornando a quando ero piccola, mi ricordo che dove io vivevo era normale vedere uomini che ti correvano dietro, ti prendevano, si strusciavano su di te, era tutto normale, sapevo che dovevo avere paura di questi uomini e quando li vedevo scappavo e basta. Ad 8 anni un ragazzo mi ha strappato i vestiti e penso mi voleva violentare, aveva con sé un piccolo cane, me lo ricordo come fosse oggi, lui era sopra di me che mi strappava i vestiti e il suo cane lo prendeva dai piedi e lo tirava, poi sono scappata ed ero tutta insanguinata, con i vestiti strappati, ma non mi aveva violentata, a casa però non ho detto niente. Altre volte mi è capitato con la polizia che qualcuno con noi Rom si prendeva certe libertà sgradevoli, è successo anche a Firenze: un ispettore mi porta nella camera di sicurezza e mi dice di girarmi, di alzare le mani, e lui si è messo dietro di me e ha cominciato a cacciarmi le mani sul seno e mi stringeva, lì già ero una donna, questa cosa mi ha fatto rabbia e non sono mai riuscita a parlarne con nessuno. Quando sono tornata a casa, anche se non mi aveva fatto niente perché mi ero messa ad urlare, non ho detto nulla, ma mi sentivo male, in colpa. Anche quando mi sono sposata mi hanno come violentata. Io stavo con mio marito da più di un mese, però non lasciavo che mi toccasse, avevo solo 12 anni; una mattina sono andata a farmi la doccia e ho iniziato a sentirmi male, sono uscita nuda, solo con l’asciugamano e mi sono messa a letto perché stavo davvero da cani, lui è venuto e mi è stato subito sopra. Tra i Rom è normale sposarsi a 12-13 anni, ma un conto è quando la ragazza ha quell’età e il ragazzo ne ha 14-15, e tutta un’altra cosa invece se il ragazzo ne ha 18, 19, allora il primo rapporto è brutto, dopo piano piano ci si abitua, ma rimane sempre brutto. E tuttora, anche se ho dei figli e poi con mio marito ho avuto dei normali rapporti sessuali, io non riesco a vedere un uomo nudo, mi fa stare male. Se uno poi mi dice "Ma come hai fatto a fare così tanti figli?", non lo so nemmeno io; ho 4 figli maschi, ma se devo fare la doccia a mio figlio ancora oggi mi dà fastidio. Il fatto è che mio marito era molto più grande di me, forse per questo sono rimasta terrorizzata, perché se avesse avuto la mia stessa età forse andava meglio il rapporto. Lui aveva 20 anni, era già un uomo. Ecco, io non sono affatto come quella che ha avuto il suo primo rapporto sessuale e dice che è stato bellissimo, meraviglioso, io se qualcuno mi domanda come è stato rimango come una stupida e mi chiedo: "Ma come mai il mio primo rapporto è stato così brutto?".
Perché abbiamo voluto raccontare queste storie? Per tanti motivi, ma primo fra tutti perché vogliamo avere il coraggio di andare a indagare anche nelle zone buie del mondo delle donne, senza forzature, ma solo per capire. Capire, per esempio, che la violenza può essere di casa in una normale famiglia "nostra" così come in una famiglia Rom. Capire che la famiglia, che rappresenta per molti la risorsa principale, la sicurezza, l’unica fonte di un sostegno concreto, per alcuni invece è il luogo da cui fuggire, da cui prendere le distanze il più possibile per non ritornarci forse mai più. |
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