VIOLENZA SULLE DONNE
Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza...S.O.S ...abbiamo IL CORAGGIO DI DENUNCIARE PER DIVENTARE LIBERE! Un inchino Firdhaus (Contro ogni forma di violenza alle donne e deboli e bambini, a qualsiasi latitudine..)
Il nostro blog..

il libro della nostra vita, donne picchiate, donne violentate, donne che non hanno piu' lacrime.lascio una traccia di me sul selciato di questo mondo virtuale. Una pagina di un libro che nessuno leggera' mai. Il mio sogno di riscattare tutte le donne del mondo, in una ineguaglianza che nessuno conosce. Studio di nascosto perche' voglio urlare la verita' che si nasconde dietro le porte chiuse. Schiaffi percosse e tanta paura. Nessuno se ne frega. Tante parole comprensione ma solo chi havissuto la violenza sa cosa vuol dire. Lacrime lividi ma ferite sull'anima. Donne con il sesso infibulato, donne senza diritto di vivere, donne non libere, una schiavitu' esistente un libro da chiudere gettare e far finta di non averlo letto. La schiavitu' apperentemente non esiste, basta leggere la cronaca dei giornali per capire..cosa vuol dire esseere donna oggi . Libro di vita da bruciare.
Un inchino
Firdhaus
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“Basta con la pedofilia basta la violenza sui bambini”.
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Post N° 97
Post n°97 pubblicato il 17 Luglio 2005 da firdhaus
Prefazione al libro “Mai più. Fermare la violenza sulle donne” di Irene Khan, Segretaria Generale di Amnesty International ” Conobbi Jamila, una ragazza afghana di sedici anni, nella prigione femminile di Kabul lo scorso anno. La prigione era affollata di donne accusate di adulterio, donne che fuggivano dalla brutalità dei loro mariti o che desideravano un matrimonio di propria scelta. Jamila era stata prelevata dalla sua casa di Kunduz l’anno prima, obbligata a sposarsi, sottoposta ad abusi e stuprata. Quando lo zio del marito la minacciò di stupro, non poté più sopportare la sua situazione e fuggì di casa. Ben presto fu presa dalla polizia e mandata in carcere per aver abbandonato il marito. Jamila mi raccontò che voleva tornare dai suoi genitori, ma temeva che il padre l’avrebbe uccisa perché, secondo lui, aveva infangato l’onore della famiglia. Se non l’avesse fatto lui, certamente l’avrebbe fatto l’uomo che era stata costretta a sposare. Le sue paure non erano infondate. All’inizio dello scorso anno, il presidente afghano Hamid Karzai aveva concesso un’amnistia a una ventina di donne e ragazze come lei. Alcune furono uccise dalle loro stesse famiglie, altre “scomparvero”. Nonostante tutto ciò, gli occhi di Jamila si illuminavano di speranza mentre mi raccontava che un giorno sarebbe uscita di prigione, avrebbe sposato l’uomo che voleva e sarebbe vissuta libera. |
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