Creato da firdhaus il 20/05/2005

VIOLENZA SULLE DONNE

Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza...S.O.S ...abbiamo IL CORAGGIO DI DENUNCIARE PER DIVENTARE LIBERE! Un inchino Firdhaus (Contro ogni forma di violenza alle donne e deboli e bambini, a qualsiasi latitudine..)

 

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Post N° 117

Post n°117 pubblicato il 29 Luglio 2005 da firdhaus

 Le organizzazioni sono ben
strutturate al loro interno con una precisa divisione di ruoli: chi aggancia o
rapisce la vittima, chi la controlla nel viaggio, chi trova gli alloggi, chi la
segue nel lavoro e chi riscuote i proventi. Sottopongono le loro vittime a
continui spostamenti su e giù per l’Europa, sia per evitare di essere
individuati dalle indagini delle forze dell’ordine, sia per rendere più
difficile la fuga delle schiave.
“….No, non sono stata una prostituta….sono stata una schiava….comprata e
venduta per sette volte! Ogni volta prelevata e portata via senza una parola di
spiegazione, come fossi una scatola vuota, un sacco di patate, un chilo di manzo
appena macellato….” Sono le parole di Lijuba Karinetà, lituana di diciannove
anni, pronunciate nell’aula del Tribunale penale di Roma e raccolte da due
giornaliste, Emanuela Moroli e Roberta Sibona, autrici del libro Schiave
d’Occidente di recente pubblicazione. Accanto alla storia di Lijuba il libro
contiene altre testimonianze, altre storie di sevizie continue (scosse
elettriche, amputazione delle dita degli arti superiori ed inferiori, ecc…),
praticate al fine di ottenere corpi addestrati ed obbedienti, identità
disintegrate, personalità annullate. Miriam Malokova, cecoslovacca, racconta di
essere stata venduta a Teplice dal marito, padre della sua bambina. Privata
della libertà, ridotta a merce di scambio, venduta e comprata più volte
attraverso mezza Europa, pestata, affamata e costretta con il terrore a
prostituirsi ad un ritmo insostenibile. Ogni notte doveva consegnare un milione
e mezzo, altrimenti botte, fame e dormire all’addiaccio. Le ragazze albanesi
liberate dalle forze dell’ordine dai loro aguzzini difficilmente possono fare
ritorno in patria. Teuta, portata via dall’Albania in Italia con l’alibi di un
lavoro a domicilio, fu liberata da un blitz della polizia in una casa sulla
Prenestina. La madre, invece di gioire per aver ritrovato la figlia, fu
irremovibile: mai e poi mai l’avrebbe ripresa con sé. Nella cultura albanese
vige la legge patriarcale; la donna non è considerata un valore per la società.
Quando una ragazza esce dalla casa dei genitori con un uomo viene ritenuta a
tutti gli effetti sposata e non deve più rientrare senza di lui. Qual è la
risposta delle Istituzioni al dilagare del fenomeno della tratta?

 
 
 
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