Creato da firdhaus il 20/05/2005

VIOLENZA SULLE DONNE

Le donne spesso sono indifese, fragili, in balia della cattiveria degli UOMINI che sfocia in violenza...S.O.S ...abbiamo IL CORAGGIO DI DENUNCIARE PER DIVENTARE LIBERE! Un inchino Firdhaus (Contro ogni forma di violenza alle donne e deboli e bambini, a qualsiasi latitudine..)

 

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Post N° 122

Post n°122 pubblicato il 30 Luglio 2005 da firdhaus

ARCHIVIO STORICO
TITOLO:Confessioni di un vampiroAUTORE:Raffaele PapaleoGENERE:Racconto

Lunedì 27 aprile 1987, Aldo Machet aggredisce nel suo appartamento Lara Trentin, che riesce, fuggendo, a evitare il peggio. I due si erano conosciuti qualche settimana prima in un pub di Milano.
Lara Trentin, il giorno seguente, denuncia il tentativo di  violenza.
Mercoledì 29 aprile 1987, Aldo Machet viene interrogato dal poliziotto Franco Neri, marito di Lara.
“Senti Giovanni, quello stronzo è di là. Tua moglie ha già fatto il riconoscimento. E’ stato lui che ha tentato di  aggredirla. Lara non sa che ti ho chiamato, credo che abbia scelto questo commissariato proprio per evitare di incontrarti. Ora devo interrogarlo.”
“Lascialo a me Gigi. Non preoccuparti, manterrò la calma.”
“La verità è che stai già esplodendo. Se ti lascio solo con lui lo ammazzi prima che confessi. E noi dobbiamo capire cosa è successo. Abbiamo solo la testimonianza di tua moglie.”
“Cosa vorresti dire? Quel figlio di puttana voleva violentare  Lara! Non c’è altro.”
“Va bene, non agitarti. Probabilmente è andata così;
 però non ti ho detto ancora che erano a casa sua. Dobbiamo sentirlo.”
“…sì, ma ci penso io. Lascia che sia io a interrogarlo. Prometto che non succederà nulla.”
“Non farmi pentire di averti dato fiducia.”
“Grazie.”
“Come si chiama?”
“Aldo Machet.”
“Professione?”
“Autista.”
“Cosa guida?”
“Autovetture private, lavoro per aziende o singoli clienti, in base alle richieste. Attualmente sono l’autista dell’amministratore delegato dell’azienda Celer.”
“Lei conosce Lara Trentin?”
“No.”
“E’ sicuro?”
“Sì.”

“Eppure la signora Trentin ha presentato denuncia nei suoi confronti per tentata aggressione.”
“Non ho aggredito nessuna signora Trentin.”
“Riconosce la persona di questa foto?”
“Credo di sì.”
“Continua ad affermare di non conoscere la signora Trentin?”
“Non ero a conoscenza del suo nome e, a dire il vero, non mi interessava. Non è la prima volto che porto a casa mia una donna della quale ignoro il nome. Vede non è importante. E’ l’aspetto meno interessante. A volte mi piace ignorare la loro identità.”
“Si riferisce forse alle sue vittime?”
“Agente, ha sbagliato persona. Io non sono uno stupratore. Era consenziente, prova ne è che era nel mio appartamento che si trova al terzo piano di una casa di corte, tra l’altro senza ascensore. Sarebbe stato difficile portarla fin là senza il suo consenso. Non ho mai forzato una donna a venire a letto con me. Non ne sarei capace. Io non faccio altro che sceglierle. Sono in grado di capire esattamente quando hanno bisogno di me. Studio i loro gesti, riconosco i loro sospiri di insoddisfazione. Quando conversiamo hanno gli occhi tristi. Avverto il loro bisogno di fuga, di attenzione. Non immagina nemmeno quante donne insoddisfatte ci siano nella nostra città.”
“La signora Trentin ha riportato alcuni evidenti segni sul viso e sui vestiti che dimostrerebbero che c’è stato un inizio di aggressione. Cosa ha da dirmi in merito?”
“Non sono stato io. La signora Trentin ha lasciato il mio appartamento dopo aver fatto sesso con me. Non l’ho costretta e soprattutto non l’ho aggredita. Quando è andata via stava fisicamente bene.”
“E moralmente?”
“E’ a lei che dovrebbe chiederlo.”
“Dove ha conosciuto la signora Trentin.”
“Le conosco tutte all’American Bar di via Sforza. Mi ci reco durante le pause di lavoro o di sera. Ma solo nei giorni feriali. Il proprietario è un mio caro amico. Lì sono di casa. E poi da quando si balla musica latina è davvero diventato un posto interessante. E’ pieno di donne in cerca di distrazioni. Non mi fraintenda, non amo le prede facili. Non trovo nessuna soddisfazione nel conquistare donne che desiderano ardentemente un’avventura. Le trovo volgari. Preferisco quelle difficili da conquistare, quelle insoddisfatte che hanno bisogno di fuga, ma che normalmente non tradirebbero il proprio compagno. Sono in genere donne che vogliono dimenticare per un momento la propria

Condizione, che non ricevono più le attenzioni che pensano di meritare. Sono le peccatrici più resistenti, ma il bisogno di affetto le rende fragili.  E’ qui che nasce per me la sfida: riconoscere il loro stato e farle cadere.
Quando le incontro so che dovrò guadagnarmi la loro fiducia, che dovrò dapprima diventare amico, confidente, ascoltare tutto ciò che le turba e le rende infelici. Una volta conquistata la loro amicizia inizio a coccolarle, a farle sentire importanti. Con me stanno bene, rivivono i momenti felici dell’innamoramento, ormai lontano, vissuto con il proprio marito o compagno.”
“Lei è malato!”
“Non sia banale, agente. Il mio è un divertimento, forse un po’ cerebrale, forse perverso, ma pur sempre un divertimento. E non mi risulta che sia perseguibile penalmente.”
“Con la signora Trentin è andata diversamente. Lei le ha chiesto di salire nel suo appartamento. Di sicuro era consenziente e forse sarebbe riuscito a conquistarla come tutte le altre, però qualcosa è andato storto. Probabilmente ha mal recitato la sua parte e si è fatto scoprire. A quel punto ha deciso di usare la violenza. Ma non ha funzionato e la signora Trentin è scappata.”
“Versione scialba agente. La sua è una lettura riduttiva. Sottovaluta il suo interlocutore. Non sono mai stato scoperto. Mai. Sono io che rivelo il mio gioco, io che mostro le carte, ma solo alla fine. Non può immaginare il piacere che provo nel vedere la vergogna e il pentimento che le assale. Perdono tutta la sicurezza, la sfrontatezza.  Diventano come bambine, indifese. E’ uno spettacolo difficile da descrivere, ma le assicuro che la sua visione ripaga di tutte le fatiche fatte.”
“Qualcosa non è andato per il verso giusto. Siete arrivati fino al culmine. Avete fatto sesso e poi hai rivelato il tuo gioco; ma la reazione di lei è stata diversa da quella delle altre. Non si è messa a piangere. Deve essere successo qualcos’altro. Probabilmente ha iniziato a fissarti dritto negli occhi, devi esserti sentito scrutato, analizzato nell’intimo. I ruoli si sono invertiti, lei ha preso in mano il gioco. Ti ha messo a nudo, dinanzi alla tua inutilità, alla tua pochezza di uomo che sa provare piacere solo vedendo il dolore altrui. Succhi il sangue delle tue vittime, ma questa volta è stato indigesto. Ti ha umiliato e non l’hai sopportato. Dimmi che non è vero.”
“Sì, è vero. Era differente dalle altre. Ma è caduta anche lei, ai miei piedi.”
“E’ qui che sbagli: è caduta ma si è rialzata e a saputo prendersi subito la rivincita. Ti ha fatto capire che pur
avendola colpita non sei riuscito ad abbatterla,nemmeno a scalfirla. Ti ha mostrato quello che sei: un uomo infelice. Ma la tua infelicità è profonda, diversa da quella delle tue vittime per le quali è solo passeggera. Ti ha tolto l’unica magra consolazione che ti sei ritagliato.”
“Quella troia godeva.”
“Certo, come tutte le altre. Il punto non è questo. Nonostante il rapporto sessuale, non sei riuscito a umiliarla. Anzi è avvenuto il contrario. Questo ti ha fatto perdere il controllo e hai cercato di aggredirla. Puoi dirlo, ti capisco. In quel momento ti sei sentito ferito: una semplice donna ha avuto il coraggio di sfidarti e di vincere. Non era sopportabile.”
“Quella troia mi fissava, non diceva nulla. Mi compativa.”
“Così l’hai picchiata. Ma come ha fatto a scappare. Eppure era lì con te, l’avevi in pugno!”
“Bravo, complimenti. Sei davvero un ottimo agente, fine conoscitore della psicologia umana.Se fossi stato colpevole a questo punto avrei confessato,cadendo nella tua trappola. Rimane però il fatto che non l’ho picchiata. Ci ho pensato, ma non l’ho fatto.”
“In fondo metterti dentro per tentata aggressione non vale la pena. Meriti di più, di essere lasciato libero, di cercare la tua prossima vittima e di fallire, perché ti ricorderai di quella donna che ti ha umiliato, perché ora sei un animale ferito, con ancora più odio rispetto a prima. E questo ti farà sbagliare: prima o poi ci ricadrai, e sarò lì ad aspettarti. Mi rode solo il fatto di non poter far nulla per evitare che un’altra donna soffra e, magari, la prossima volta, abbia la peggio. Ci rivedremo presto, ne sono sicuro. Per il momento sei libero.”

Mercoledì 29 aprile 1987, l’agente Franco Neri torna a casa con la propria colpa e preoccupato per ciò che avrebbe potuto accadere. Non dirà nulla alla moglie. Cercherà di starle più vicino e di capire.
Anch’egli ora è come un animale ferito, ma saprà attendere l’errore dell’ avversario, per prendersi la dovuta rivincita.

BIOGRAFIA DELL'AUTOREScrittore da un anno anche se la vocazione è nata all’età di quindici anni, dopo aver letto le poesie di Baudelaire e il romanzo “Martin Eden” di Jack London.
Scrittura come passione e come terapia contro il male di vivere che a volte mi avvolge.
Sono laureato in Economia e Commercio. Lavoro come Responsabile Amministrativo in un’organizzazione non lucrativa di utilità sociale. Il settore no profit è la mia seconda passione.
Attualmente sto lavorando a un libro di racconti

 
 
 
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