Caos Ordinato

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« Il Wild BluesBilly »

Le sabbie maledette

Post n°463 pubblicato il 12 Maggio 2012 da flavourfly
 
Foto di flavourfly

All'età di sette anni mia madre decise che dovevo studiare.

Mio padre, Samuel, si oppose perché riteneva fossi troppo debole per sostenere studi scolastici.

Ero un bambino di salute cagionevole e la mamma, Martha, era sempre piena di attenzioni nei miei riguardi timorosa, che mi ammalassi gravemente.

Per questo, mi veniva perfino negato di giocare con i bambini della mia età.

Fu allora deciso che un maestro si recasse a casa nostra per insegnarmi i rudimenti della conoscenza.

Mio padre era un uomo di grande talento artistico ed illustrava pittoricamente animali, per lo più cavalli, che venivano commissionati dalle famiglie altolocate da appendere poi nei saloni delle loro case di campagna.

La fotografia, allora, aveva ancora dei costi molto elevati così mio padre, dipingeva illustrazioni anche per l'Illustrated London News, un magazine, che riportava fatti di cronaca su sedici pagine del costo di sei penny.

Più volte tentai di emularlo con dei dipinti in acquerello ma, il mio talento lasciava ancora a desiderare per la tecnica.

Mio padre comunque sembrava soddisfatto e diceva:

- Deve ancora farsi però, traspare già l'ereditarietà del padre.

Noi trascorrevamo i mesi estivi nella tenuta in Swaffham nel Norfolk (Inghilterra) e siccome i miei unici compagni erano gli animali, passavo gran parte del mio tempo nel serraglio dietro la tenuta.

Io, pittore in erba e con un talento ancora dormiente, col tempo e con l'età cominciai a spostarmi di villaggio in villaggio e un giorno, nell'estate del 1891, conobbi la baronessa Lady Amherst di Hackney.

Lady Amherst era una tipica femmina inglese con un naso retto ed una carnagione chiara, scialba, com'è tipico degli inglesi.

Mi disse che riconosceva in me del talento e che aveva un lavoro da propormi.

Così, un giorno, mi invitò presso la sua tenuta e davanti ad un buon Tè e pasticcini, mi propose di aiutare il giovane Percy Newberry a ridisegnare, in bella copia, le migliaia di raffigurazioni da lui prodotte in una spedizione archeologica avvenuta in Egitto al seguito del Professor Flinders Petrie, noto esumatore, che lavorava per il British Museum.

Percy, a causa dell'enorme mole di lavoro, passava intere notti al British Museum per ridisegnare in bella copia gli schizzi.

Partii per Londra alla volta del British Museum dove mi ingaggiarono per circa tre mesi.

Copiare gli schizzi di Percy mi piacque anche perché, si trattavano di oggetti, reliquie e vestigia dell'antico Egitto.

I miei datori di lavoro furono soddisfatti del lavoro effettuato e Newberry, propose a Lord Amherst, in procinto di finanziare una nuova spedizione in Egitto per conto e di cui ne era membro dell' Egypt Exploration Fund, che venissi assunto come aiutante di Newberry stesso ed alla volta dell'ottobre del 1891, partii per mia la prima volta in Egitto.

Fu così che cominciai la mia carriera di archeologo.

Al Cairo conobbi Sir William Matthew Flinders Petrie un bravo archeologo che mi ha insegnato molto sulla cultura e la civiltà egizia e soprattutto, le tecniche e le metodologie per uno scavo archeologico accurato nonché, la tecnica di seriazione che permette di riordinare cronologicamente i reperti ritrovati nei diversi luoghi di ricerca.

Sir William era personaggio molto meticoloso e con una forte personalità.

Sopraciglia folte, una barba non esageratamente curata e uno sguardo fiero e penetrante.

Ha condotto importanti studi in patria nel sito di Stonehenge e per diversi anni ha diretto spedizioni di scavo in Palestina ed in Egitto.

Tempo fa, Sir Williams,  mi mostrò un anello per sigilli.

Sull'anello era riportato il nome di un re: Tut-ankh-Amon che in antica lingua egizia significa più che mai vivo è Amon.

Era il nome del faraone fantasma, dimenticato che Sir Williams inseguiva ormai da anni.

Ora mi trovo nella Valle dei Re e sto per regalare al mondo una delle più grandi scoperte archeologiche di questo secolo, la tomba di Tutankhamon.

 

« Diedi l'ordine. Fra il profondo silenzio, la pesante lastra si sollevò. La luce brillò nel sarcofago. Ci sfuggì dalle labbra un grido di meraviglia, tanto splendida era la vista che si presentò ai nostri occhi: l'effige d'oro del giovane re fanciullo. »

 

Howard Carter 4 novembre1922.

La scoperta delle tomba del faraone dimenticato diede inizio ad una serie di coincidenze che videro la morte dei membri della spedizione e di chi aveva finanziato la stessa.

Questo diede origine alla leggenda della Maledizione di Tutankhamon.

Lord Carnavon, che aveva finanziato la spedizione, morì per cause naturali nel 1923.

Howard Carter, il capo della spedizione, morì nel 1939 all'età di 65 anni per cause naturali.

Arthur Cruttenden Mace, un collaboratore, morì nel 1928 all'età di 54 anni per cause naturali.

Solo sei persone, tra presenti alla scoperta e successive che manipolarono il sarcofago, moriranno entro dieci anni dalla scoperta.

Dietro a questa leggenda si nasconde una trovata pubblicitaria, che per l'epoca, diede i suoi renumerabili frutti.

 

 
 
 
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Data di creazione: 08/06/2010