Si può essere veramente liberi, quando il concetto di libertà è pura astrazione? Non credo ci sia bisogno di fare della filosofia spicciola, per rendersene conto. Eppure c’è chi la insegue allo stesso modo quasi ossessivo con cui si ricerca la felicità.
Ieri, a cena con un amico, si parlava di questo: di come la nostra vita sia diventata un mix ingarbugliato di impegni materiali e obblighi sociali, in alcuni casi (nello specifico, i miei ed i suoi) apparentemente senza via d’uscita. A cominciare dal mattino, quando il suono della sveglia ti impone di collegarti, hic et nunc, alle tue funzioni corporali e cerebrali, pena l’immediata pendenza di un viaggio a tutto caos nel traffico mattutino. Per poi immetterti, in piena facoltà, in una intensa giornata lavorativa che, per quanto interessante e gratificante, prosciuga come uno scottex tutte le tue energie. Energie che dispensi con dedizione fino al midollo per dimostrare quanto sei efficace ed efficiente, fino a che lentamente si dissolvono come bolle d’aria oltre il crepuscolo, quando smessa la valigetta del portatile e l’agenda con gli appuntamenti già segnati in rosso per il giorno dopo, ti appresti volenteroso e voglioso, ma stanco e molle come una mozzarella, a prepararti per una puntatina in palestra (lui) o in sala da ballo (io). Ma sei troppo stanco e troppo molle per concederti anche solo di pensarlo, così la puntatina è rimandata, giorno dopo giorno, a domani. E, mentre ti infili in macchina per volgere i tuoi stanchi neuroni verso casa, inizia l’incessante strombettìo del cellulare che ti ricorda che c’è tutto un mondo fuori che vive alla faccia tua e che è un peccato perdersi l’happy hour e tornare a casa senza quel miracoloso aperitivo che più lo mandi giù più ti tira su. Altrimenti non solo ti senti tagliato fuori dal mondo del gossip cittadino, ma un bel giorno ti annunciano orripilati che quel nuovo locale che tu credevi ancora in, in realtà è out da due mesi e come ti viene in mente anche solo di pensarci di andare lì. Così ti arrampichi su uno sgabello alto quanto il Monte Conero, intontito dallo stress del parcheggio in pieno centro, ti guardi intorno e vedi che sono tutti attaccati come sub a un cellulare, appendice indispensabile per mantenersi in vita in un mondo di single. Se poi hai la fortuna di avere una relazione con qualcuno, o la sfortuna di godere delle sole scintille di piccole parentesi amorose, allora è sempre un maledetto cellulare che ti tiene in vita. Quell’affare misericordioso che indica una presenza, tacca più tacca meno. Così te ne vai, alla fine, a dormire con almeno una certezza, che lui (o lei) c’è o non c’è.
E così vai avanti, giorno dopo giorno. Ti crogioli nell’illusoria beatitudine di chi crede di fare ciò che desidera. Ma un bel giorno accade che, in tutto il caos così preordinato che è la tua vita, un imprevisto butti all’aria il tuo equilibrio. E ti senti mancare l’aria, sei inquieto perchè qualcosa non funziona come dovrebbe. Come quando viene a mancare un enzima che manda in tilt tutto il sistema biologico. Il tuo. E, nella mortificazione dell’impotenza, pensi a come sarebbe la tua vita se fossi libero…
Libero.
La sola parola fluttua nell’aria e sembra fermarsi quasi sospesa. In attesa. E mentre la pronunci, la ascolti, la leggi, la assapori nella tua mente fino a scomporla in lettere prive di significato, ti appare in tutta la sua evidenza quella differenza ontologica tra quello che credi di essere e quello che sei realmente. Che in realtà non eri libero già prima che l’indesiderato si manifestasse, che non lo sei mai stato. Ingabbiato come sei in regole che l’ambiente in cui vivi ha costruito prima ancora che tu nascessi, non vedi la mancanza di libertà.
Inviato da: falco58dgl
il 23/12/2011 alle 15:21
Inviato da: upmarine
il 30/08/2011 alle 17:31
Inviato da: odio_via_col_vento
il 24/04/2011 alle 21:53
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il 12/01/2011 alle 11:06
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il 02/01/2011 alle 14:50