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Funambola

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La valigia

Post n°32 pubblicato il 18 Febbraio 2007 da Gioiasole

Settembre di due anni fa.
Fuga a Venezia. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a mettere insieme un paio di giorni di ferie e voilà, oggi si parte!
Venezia. Un sogno. Finora solo scorci di cartoline e cultura incommensurabile di storia dell’architettura… Già mi vedo gironzolare per le calli con la digitale al collo, e poi sul battello, snobbando un po’ San Marco a favore di Santa Maria della Salute... e i palazzi e i ponti e gli immancabili piccioni… E le passeggiate romantiche sulla laguna, le cene a lume di candela. La nostra fuga in una città irripetibile. Ed io non sto più nella pelle.

Abbiamo il treno alle 8.40. La sveglia, puntata alle 6.30, non ha suonato ed io mi sveglio di soprassalto alle 7.45. Miseria, ho solo mezz’ora per farmi la doccia, truccarmi e… Accidenti, anche la valigia! Ma perché mi riduco sempre all’ultimo minuto… Schizzo fuori dal letto e mi muovo freneticamente acchiappando al volo la valigia rossa. Piccola, tanto mi servono poche cose. Pantaloni, camicetta, golfino per le serate fresche, scarpe con il tacco alto. Biancheria sexy di ricambio, camicia da notte…
Squilla il cellulare. È lui. ‘Tesoro, a che punto sei? Tra mezz’ora sono da te.’
Mento spudoratamente: ‘Sono quasi pronta, amore… Però fammi scappare, eh? A dopo.’
Lancio il cellulare sul letto e sempre più frenetica continuo a riempire la valigia. Accidenti, non entra quasi più niente… ma come faccio senza almeno una maglietta di cotone a maniche corte… e quell’abitino, sì, se fa troppo caldo è l’ideale, ma allora ci vogliono anche quei bei sandali a tacco basso che ho comprato quest’estate… Senza pensarci, pigio tutto dentro lo spazio ormai completamente utilizzato e mi precipito in bagno. Guardo l’orologio al polso, le 8.00. Lancio un urlo disperato e rinuncio alla doccia, la farò in albergo, decido, ora non ho tempo, mi lavo a pezzi e mi trucco velocemente, poi indosso saltellando i jeans stretti che oggi non vogliono saperne di infilarsi, accidenti a loro, scarpe basse e maglioncino blu. Sono pronta… no, accidenti, il necessaire per il trucco, lo spazzolino e il dentifricio… dove ho messo la spazzola, la fascia per i capelli… e il bagnoschiuma, quello degli alberghi non mi piace…la crema per il viso… ehi, e il deodorante e il profumo? Schiaffo tutto nella valigia ma … Niente, non si chiude. Allora mi ci siedo sopra come MrBean e spingo con tutte le mie forze. Ma perché, accidenti a me, quando dico poche cose non sono mai veramente poche… Suona il citofono e salto su come una molla. Nel farlo la valigia si spalanca come la balena che inghiottì Giona. Stronza, sibilo alla povera rossa, poi corro ad urlare ‘amore scendo’ nella cornetta, che sbatto giù immediatamente senza nemmeno farlo parlare, poi corro in camera, mi fiondo sulla valigia ancora aperta e con un colpo deciso riesco a chiuderla. Suona di nuovo il citofono. Maledizione, arrivo! Strappo il giubbino di pelle dall’attaccapanni, acchiappo al volo la borsetta schiaffandoci dentro il cellulare e le sigarette, prendo le chiavi e la digitale e infilo di volata la porta. L’ascensore è occupato, altre parolacce, prendo le scale di corsa e quando arrivo al portone sono senza fiato. Lui mi guarda con rimprovero. ‘Ehi, sono le 8.25, speriamo non ci blocchi il traffico, altrimenti perdiamo il treno. Possibile che tu non riesca mai ad essere in orario?’ Visto il ritardo stratosferico, preferisco non rispondere e con un sorriso di scusa mi precipito in macchina. Voliamo letteralmente zizgazando per il traffico intenso di un venerdì mattina come tanti altri e finalmente, dopo aver parcheggiato a pagamento, corriamo ridendo dentro la stazione, con lui che in una mano ha la sua valigia e con l’altra poi mi tira quasi di peso su per le scale mobili che facciamo di corsa. Il capotreno ha appena fischiato e non facciamo quasi in tempo a salire sul predellino che il portellone automatico si chiude alle nostre spalle e il treno parte. Ridendo come pazzi ci abbracciamo e baciamo (finalmente!) poi arriviamo al nostro scompartimento e, una volta dentro, lui mi fa:’Piccola, la tua valigia?’
La mia valigia?
La valigia.
L’ho dimenticata a casa.

 
 
 
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E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici perché in te vedo le mie radici
E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza
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Non vi è nulla di meno seducente della presenza ossessiva, quasi ingombrante di una persona che invade ogni spazio della vita dell'altro. Impara dai musicisti a dosare le pause. Come nella musica le pause hanno la funzione di creare attesa, di lasciare senza fiato, così la tua assenza e il tuo silenzio possono alimentare il desiderio che l'altro ha di stare con te.

 

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