Creato da Gioiasole il 24/11/2006

Funambola

Il segreto per andare avanti è iniziare (S. Berger)

 

 

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Piatto ricco, mi ci ficco

Post n°41 pubblicato il 10 Marzo 2007 da Gioiasole

Finalmente, dopo due giorni assolutamente da dimenticare, trovo un po’ di pace e mi tuffo a capofitto in un weekend di assoluto riposo. Ma oggi mi sono svegliata di malumore, cosa che non mi capita quasi mai, perché io sono una di quelle che al mattino, quando aprono gli occhi, sono sempre contente. Anche se non è affatto piacevole doversi svegliare quando fuori è ancora buio e si vedono i lampioni ancora accesi, magari sotto una pioggerella fitta fitta. Ti viene voglia di tornare di filato a letto e infilarti al calduccio sotto le coperte. Ed oggi che è sabato e mi sono tirata fuori a forza da una ‘passeggiata’ di lavoro fino in Campania, perché mi sento sfatta e senza linfa, sono rimasta a letto fino a tardi, cercando di riacchiappare quel che di me è rimasto impigliato nella rete. Ma nonostante mi sforzi, non riesco ad afferrare la presa da nessuna parte, perchè in realtà ho solo bisogno di un po’ di coccole. Poichè già so che tanto nessuno me le darà, mi attacco al primo caffè della giornata con l’ottimismo di un naufrago alla deriva. Magari oggi me ne vado al mare, anche se fuori piove e l’aria è piuttosto fresca, chissà che non mi rischiari anche i pensieri. Vallo a capire perché, oggi hanno deciso di stabilizzarsi sullo sfondo noir di giovedì. E da allora mi sono rimasti appiccicati addosso come la sabbia che si stempera sulla crema solare e che più cerchi di mandarla via, più si fluidifica come colla sulla pelle. Giovedì ho avuto uno scambio di vedute poco felice con il mio capo ed è la seconda volta che succede, in cinque anni che lavoriamo a stretto contatto di gomito. I suoi nervi, già labili per conto proprio, hanno ceduto di fronte all’immane fatica di coniugare la professionalità di chi sul campo ha già combattuto numerose battaglie, con l’inesperienza delle giovani leve. E questo accade perché i guru della nostra professione, purtroppo, preferiscono avvalersi del contributo gratuito degli stagisti, piuttosto che pagare professionisti di qualità che sanno come far reggere in piedi una cattedrale. Col risultato che un mio esperto collega, con una famiglia da mantenere, è stato da poco licenziato a favore di uno sbarbatello appena laureato, che non sa praticamente nulla di cosa significhi preparare anche solo un elaborato che non sia soltanto valido dal punto di vista della normativa, ma che riporti correttamente informazioni che facciano sì che un edificio si regga in piedi. Figuriamoci gestire un cantiere. Così mi sono ritrovata, oltre a far fronte ai miei incarichi professionali, anche a dover accudire un gruppetto di giovincelli entusiasti, che credono di essere ancora all’università e non hanno la minima idea di cosa significhi assumersi delle ‘responsablità’. Si tratta di lavoro, mica Disneyland. Cerchiamo di capirci. O è lavoro e quindi dev’essere inteso come tale, con assunzione di responsabilità e adeguatamente retribuito, o è stage, e in tal caso non dovrebbe produrre utile al capo, ma solo conoscenza pratica al tirocinante. Non è che mi togli un collaboratore valido perchè ti costa cacciare quei dannatissimi euro che gli servono per vivere e me lo sostituisci con un soggetto praticamente inutile. Così fu che all’ennesimo errore sfuggito al mio seppur ferreo controllo di cotanto inesperto sforzo, al mio capo è partita una vena e non ci ha visto più. Prendendosela con me, ovvio, che già sto soffrendo di overdose di lavoro. E delle sue scuse, in cui si è prodotto in seguito, davanti al mio sdegnato silenzio, mi sono fatta uno shampoo. Perchè tanto le cose non cambieranno mai. E perché dovrebbe saperlo, miseria, che il lavoro va pagato, così come la professionalità. E se ci saranno ancora in giro ragazzuoli che accetteranno di lavorare senza stipendio, perché hanno alle spalle mamma e papà che provvedono a macchine, vestiti e divertimenti, saremo sempre noi e solo noi, seri professionisti pure mal pagati, a farne le spese. Ma che ve lo dico affà.

E per consolarmi, mi sono tuffata nelle onde. Di Ludovico Einaudi.
"Se fosse una storia sarebbe ambientata sul lungomare di una spiaggia lunghissima. Una spiaggia senza inizio e senza fine. La storia di un uomo che cammina lungo questa riva e forse non incontra mai nessuno. Il suo sguardo si sofferma ogni tanto ad osservare qualche oggetto o frammento portato dal mare, le impronte di un granchio, un gabbiano solitario. Il paesaggio è sempre la sabbia, il cielo, qualche nuvola, il mare. Cambiano solo le onde, sempre uguali e sempre diverse, più piccole, più grandi, più corte, più lunghe." Le Onde, L.E.

 
 
 
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E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici perché in te vedo le mie radici
E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza
F. Battiato
 
 
"Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita. Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta." J.F. Newton
 

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Non vi è nulla di meno seducente della presenza ossessiva, quasi ingombrante di una persona che invade ogni spazio della vita dell'altro. Impara dai musicisti a dosare le pause. Come nella musica le pause hanno la funzione di creare attesa, di lasciare senza fiato, così la tua assenza e il tuo silenzio possono alimentare il desiderio che l'altro ha di stare con te.

 

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