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Un blog creato da ghonim2 il 01/05/2009

poeta e scrittore

L'autore, uomo di mondo, scrittore, poeta e attore

 
 

LA PAROLA E'

La parola non e' un gioco
nè un divertimento
la parola è il pegno della vita
la parola e' una spada di cui si cinge il cavaliere
sguainata davanti agli occhi dell'ingiustizia
svelle le radici dei morti

Mohamed Ghonim

 

POESIA DI GHONIM MOHAMED SE SEI COSÌ

 

IL SOGNO DI UN POETA

Video della poesia di Ghonim


"Il sogno di un poeta" è una poesia del poeta italo-egiziano ghonim mohamed, tratta dal libro di poesie "il canto dell'amore" interpretata presso il salone delle riunioni di les cultures a lecco

 

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Mohamed Ghonim: «Ovunque vada cerco di costruire perché credo nell’umano»

Post n°29 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da ghonim2

centro studi sulle culture del mondo arabo:l'italiana araba fenice sceglie ghonim come personaggio del mese.

a cura di Camille Eid


Nato nel 1958 ad El-Menoufia, in Egitto, Mohamed Ghonim si è trasferito in Italia una trentina d'anni fa. Autore di poesie e pièce teatrali, studioso di psicologia, in Italia ha esordito nel 1994 e nelle sue opere si amalgama la cultura araba a quella occidentale.Il suo primo libro è Il segreto di Barhume pubblicato da Les Cultures, l'associazione multietnica di cui è membro onorario. Il suo Tramontana viene inserito nell'antologia Memorie in valigia che viene molto apprezzato dai ragazzi e dalle scuole. Ghonim ha acquisito la cittadinanza italiana senza perdere la sua innata personalità, modellata sulle scie di tradizioni e di visioni della vita che sono continue sfumature di una concezione dell’esistenza che si tramanda nei secoli.

Ci puoi raccontare il perché di questa scelta dell'Italia come nuova patria?
Si tratta di una scelta occasionale dettata anche dall’amore che nutro per la cultura mediterranea; La storia è assai lunga, ma posso solo dire che una serie di vicissitudini mi hanno portato in questa meravigliosa terra ricca d’arte e di cultura.

Come è nata la tua passione per la lingua e letteratura italiana, visto che
leggi Boccaccio e Dante accando ad Adonis e Ahmed Shawqi?
Tutto è iniziato nella mia terra d’origine, l’Egitto. Sono sempre stato proiettato verso il futuro e ho sempre ritenuto valido già dagli esordi, un discorso cosmopolita e globale dove ciò che conta è l’identità personale con tutte le sue sfaccettature. Da lì parte la ricerca di un ponte naturale che crei un rapporto tra una zona geografica e un’altra; ciò è un imperativo imposto sui criteri di valutazione tra i ponti artificiali di un paese o di un altro. La passione per i letterati italiani corrisponde, per me, a un’esigenza innata con la mia passione per l’arricchimento culturale che ho ereditato in famiglia; un amore viscerale per la cultura, per la conoscenza che mio padre mi ha inculcato fin dall’infanzia. Tutti i grandi letterati hanno spaziato al di fuori di essi perché credo non esista o non sia possibile scrivere senza prima saper leggere, e, senza dubbio, non possono mancare nelle letture i testi classici che incentrano i loro temi sull’identità personale e non sulla futilità dei fatti. Per concludere ciò che mi interessa è una scrittura di un certo spessore, che faccia riflettere, che obblighi l’individuo ad un viaggio introspettivo dentro se stesso, una sorte di passaggio attraverso il Purgatorio tra l’Inferno e il Paradiso.

In Egitto hai fatto anche l'attore di teatro e curavi giornali scolastici. Lo fai ancora adesso in Italia?
L’esperienza teatrale costituisce un fatto di una certa rilevanza, per me. Il teatro ha sprigionato dentro di me la voglia di instaurare “il primo ponte “ tra me e il pubblico ed ha costituito una scuola di vita basilare per la mia conoscenza dell’animo; una conoscenza diretta per quello che concerne il mio rapporto con la platea, e una conoscenza indiretta per i testi teatrali che hanno aumentato la mia sete di arricchimento culturale. Il teatro, inoltre, è la messa in scena degli autori da me amati; un giorno personaggio pirandelliano, un altro shakespeariano: l’incarnazione di mille identità, di mille culture alle basi delle quali, però, gli stessi valori, gli stessi insegnamenti. In Italia ho replicato l’esperienza teatrale attraverso un teatro-laboratorio con dei giovani dilettanti ed è stata una esperienza molto edificante. Ora per motivi di tempistica utilizzo la maggior parte del tempo a mia disposizione per scrivere. Ricevo molte richieste di partecipare a dibattiti, conferenze anche nell’ambito scolastico e, spesso, approfitto nell’ouverture delle serate di espormi con degli stralci teatrali italiani e, su richiesta, anche in lingua araba.

Ti sei dato anche alla poesia e alla scrittura di racconti e romanzi. Ce ne puoi parlare?
Mi piace scrivere a tutti gli interlocutori perché ho da dire ma dietro ad ogni genere letterario c’è uno stimolo ben preciso:per quanto riguarda i racconti per bambini nascono da una richiesta fatta dagli stessi ragazzi durante la rappresentazione nelle scuole “delle fiabe dal mondo”: serie di racconti fiabeschi di diverse etnie con il patrocinio di varie associazioni culturali. Proprio grazie ad una di esse, nell’anno 1997, proclamato dal Parlamento europeo anno contro il razzismo e la xenofobia, mi è stato affidato il compito di onorare questo avvenimento attraverso le strofe di alcune mie poesie raccolte successivamente e redatte grazie all’associazione stessa. Per questi motivi, per gli stimoli ricevuti ho spaziato con i miei scritti a trecentosessanta gradi nell’universo letterario.

Di cosa si occupa il giornale News of World che dirigi? Pubblichi anche testi in arabo?
Il giornale si occupa di notizie di cronaca dal mondo, di news, attualità, con un occhio di riguardo per il mondo artistico in tutte le sue forme: cinema, arte, fotografia, mondo femminile e dove viene tradotto a puntate il mio libro “Il segreto di Barhume”. Il materiale presente nel mio sito www.ghonim.it viene tradotto dall’italiano all’arabo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei dare alla stampa un paio di racconti; uno sull’incontro tra Oriente e Occidente e una narrazione contro la circoncisione. Vorrei inoltre pubblicare un libro di fiabe per bambini. Ho creato su facebook un gruppo chiamato: "Alleanza globale della cultura". Il suo scopo è quello di incrementare le riflessioni, la cultura, la ricerca tecnologica e scientifica, spirituale e religiosa e comportamentale, potenziare le traduzioni da una lingua ad un’altra allargando i confini per dipingere una nuova prospettiva della realtà mondiale. L’idea di una "Alleanza globale della cultura"serve a risvegliare le menti passive e convogliarle in un’unica entità; come un laboratorio che produce un bagliore intellettuale ove tutte le menti possono attingere da qualsiasi luogo. Un laboratorio dove non esista consenso o disapprovazione; ma l’esposizione di un dibattito interattivo che può essere accettato o meno, tenendo presente che la tendenza della società attuale è l'ingresso di idee provenienti dai diversi angoli della Terra. L’obiettivo che si pone l’Alleanza è la cultura aperta a tutti, senza che l’origine, la religione o qualsiasi appartenenza ad un’ideologia possa ostacolarne il dialogo.
Questo mio progetto ha l’obiettivo di adottare ogni iniziativa che mira a promuovere la consapevolezza culturale, la diffusione delle innovazioni su Internet e/o su una rivista, il lavoro di organizzazione di seminari e concorsi di tipo artistico e letterario e l’invito di intellettuali al dialogo. Essa si dovrà interessare a tutte le forme di cultura: arte, letteratura, musica, ect. e alla divulgazione di idee e punti di vista, al fine di rappresentare un centro di irradiazione della cultura e civile di qualunque paese; dunque lo scopo è quello di spargere e tradurre le innovazioni nelle diverse lingue del mondo. I progetti ci sono, ora spero che aderiscano persone, artisti consapevoli della bellezza di questa iniziativa con un atteggiamento onesto e sincero.

Ti senti un po' italiano? E quali sono, seconto te, i presupposti per una buona convivenza all'interno della società italiana?
Mi considero cittadino del mondo; e il mondo per me è un Paese. L’essenziale è che chi vive un Paese deve erigere, costruire, edificare deve potenziare con un apporto personale. Io dove vado costruisco perché credo nell’umanità, non credo nelle armi e nella guerra, ma la mia arma consiste nella parola che sta alla base della convivenza civile. Io credo nell’amore tra i popoli, nella giustizia, nel bene, nella ricerca di un equilibrio sia interiore che esteriore; credo e spero in una società che non condanni senza conoscere; per concludere oserei affermare che i presupposti per una buona convivenza all’interno di questa società o all’interno di altre sono il rispetto da entrambe le parti, e la volontà di conoscere sinceramente gli altri.

Ci puoi leggere un brano delle tue poesie?
Leggerò un brano tratto dalla silloge “Colombe raggomitolate” intitolato L’invito.

L’anima s’accosterà all’anima,
Se la nostra terra è unica?
La razza si dissolverà nella razza,
Se la carnagione è unica
E il sangue che fluisce è scarlatto?
Chiedo, chiedo soltanto.
Che senso ha uccidere, discriminare,
Quale sapore ha l’odio?
V’invito a togliere le spine dall’anima,
Annullate le frontiere.
Oltrepassiamo la guerra!
Dividiamo il pane…
V’invito a costruire una casa;
Tessiamo una tela.
Prendiamoci per mano
E abbatteremo tutti i muri.
Eliminiamo l’invidia:
Rsti sulla terra
Nient’altro che l’amore.
 
 
 

Santanchè...che politica è

Post n°28 pubblicato il 09 Novembre 2009 da ghonim2
 

l'atmosfera è resa pesante e scontrosa e ci allontana da un punto di incontro fra culture; siamo nel ventunesimo secolo e ancora si respira aria di crociate, perchè siamo così ricchi di pregiudizi e non proviamo per una volta ad andare oltre, perchè non proviamo ad arricchire le conoscenze per capire veramente cosa c'è dietro le apparenze? Bisogna volere veramente un dialogo e non continuare ad accusare, condannare, colpevolizzare, usare la dietrologia...dobbiamo crescere culturalmente e renderci conto che ci sono dei concetti, dei valori inoppugnabili (parlandoci chiaramente non sono quì per giudicare le azioni di un profeta o di un altro---perchè non è nelle mie possibilità e nelle mie capacità) è già complicato analizzare i sentimenti umani e penso che certe problematiche sono molto delicate, ci vogliono le pinze per non compiere un incidente diplomatico...Ognuno con cautela analizzi, studi, discuta, tragga le sue conclusioni ma non allontanandosi mai da quello che sono le sue competenze, solo così il nostro dialogo avrà ragione d'essere, solo così il nostro scontro potrà divenire un incontro ed avere uno scopo terapeutico e costruttivo, in caso contrario avremo solo danni.
Chi ha qualcosa da aggiungere si faccia avanti, perchè io credo ancora nel dialogo.

 
 
 

Intervista di Renzo Montagnoli a Mohamed Ghonim per Colombe raggomitolate, edito da Fara.

Post n°27 pubblicato il 15 Ottobre 2009 da ghonim2
 

Viso Ghonim

Devo dire che il titolo mi ha incuriosito, perché supponevo che servisse a rappresentare qualche cosa e non mi sono sbagliato. La lettura, peraltro, è stata piacevolissima, tanto che nella mia recensione ho scritto della docile forza con cui lei canta della vita. In effetti i suoi versi sono pervasi da una grazia delicata, soffusa, ma non sono incerti, anzi fluiscono determinati mirando diritti allo scopo rendendo partecipe il lettore. Ho anche rilevato che questo si inserisce nell’ambito della poesia araba che, soprattutto in un passato non recente, ha avuto dei grandi artisti. Che cosa l’ha spinta a scrivere poesie?

Scrivere corrisponde al respiro; tessere il filo del fuso tra me e gli “altri”per annientare il nulla…perché ho da dire parole che meritano di essere lette…scrivo perché ci sono alcune anime al di là della sponda che attendono i miei versi.
L’essere figlio di tre civiltà;l’esperienza teatrale;i racconti di mio padre come nelle tradizioni orali arabe;ed un amore platonico adolescenziale costituiscono il primo passo fondamentale per l’avvicinamento ad un mondo poetico-letterario.
La civiltà faraonica è quella che costruisce, che erige, ed è quella che ha strutturato la mia corazza esteriore;quella islamica è quella che mi ha costruito interiormente (mio padre mi assillava sempre di pensare..e il primo insegnamento dell’islam è “leggi”).
C’è stato un momento, da ragazzo,che l’avvicinarsi all’esperienza teatrale ha costituito, per me, un passo determinante per il percorso della mia vita e dove inconsapevolmente la lettura e la riflessione hanno costituito l’inizio di un incessante cammino verso il linguaggio poetico-teatrale e letterario sconfinato.
L’amore per la scrittura e per il profumo dell’inchiostro ha fatto si che il mio bagaglio culturale iniziasse ad espandersi e che il viaggio nella memoria accrescesse;successivamente ho seguito la redazione del giornale scolastico”La cultura”e mi sono appassionato alla lettura, è così che avviene l’incontro tra cultura occidentale e quella orientale.
L’
avvicinamento alla scrittura avviene dopo tutto ciò,quando ho vissuto un amore adolescenziale platonico che ha reso necessario vivere questa forma d’amore sublimata attraverso delle lettere nelle quali esprimevo le mie sensazioni, i miei sentimenti solo e soltanto attraverso i miei scritti.
Un amore che escludeva la mera dimensione sessuale e che quindi mi ha obbligato a viaggiare dentro me stesso;tutte quelle forze contraddittorie dentro di me mi hanno portato alla conoscenza di un livello d’amore superiore, sublime, che mi ha dato la possibilità di addentrarmi nella filosofia stessa.

E’ possibile dire, quindi, che si comunica tramite la poesia, ma anche che è il mezzo per esplorare se stessi, per entrare nell’anima, passo dopo passo, per cercare di arrivare all’Assoluto. Oggi più di ieri la poesia, non avendo uno sbocco commerciale uguale alla narrativa, viene considerata una forma espressiva secondaria, anche se invece è il contrario. E’ una caratteristica questa del mondo occidentale, oppure interessa, vista la globalizzazione, anche il mondo arabo?

Come sappiamo nelle culture orali, il poeta era il detentore del sapere, perché con la poesia si metteva in opera uno sforzo mnemonico per convogliare e trasmettere un patrimonio culturale della comunità. Con il passare degli anni c’è stata una trasformazione sia del concetto di poesia che della figura stessa del poeta; infatti già dal Settecento la letteratura e la poesia assumono una funzione estetica e nasce il concetto del “gusto” ma con il tempo c’è stata una svalutazione del poeta…
In questo periodo la poesia già come prodotto non si vende, né in occidente né a oriente; ciò accadrà solo nel corso del Novecento dove verrà accompagnata dalla musica. Gli studiosi di documenti e arte antica asseriscono ora la superiorità della poesia vista come conoscenza di se stessi, di saggezza, di filosofia e di passaggi ripetuti dalla realtà all’immaginazione e viceversa. Detto questo mi piace ricordare che il Premio Nobel Montale fece un discorso mentre ritirava il premio, sulla tesi che “solo la poesia conserva quello che il progresso distrugge.” Il problema sostanziale oggi è che come mezzo di comunicazione per diffondere certi valori, la poesia non è molto efficace anche perché le tecniche comunicative si sono evolute, abbracciando un mondo informatico come quello di Internet con annessi e connessi….I mezzi di comunicazione producono infine se vogliamo essere precisi ciò che i possessori di tali mezzi gli consentono. I possessori dei mass-media hanno degli interessi precisi a diffondere dei miti che si identificano in un’ideologia consumistica.
“Lo stomaco degli uomini di ieri riusciva a  digerire ogni tipo di cibo grasso, mentre quello di ora è malsano ed ha difficoltà a digerire il cibo sgrassato; questo è accaduto al nostro cervello” perciò abbiamo l’alienazione dell’uomo da se stesso che ha indebolito la sua memoria, l’uomo di oggi non riesce a masticare e ad assimilare più niente ed è qui che entra in gioco la figura del poeta che con il suo linguaggio, con i suoi contenuti, con la sua sensibilità intellettiva cerca di creare un’apertura mentale.
Credo che il poeta arabo come in altre epoche possa ancora dare un apporto spirituale ed ideologico.
Per quanto riguarda il mondo culturale arabo, in sintesi, si può affermare che anche lì i romanzi hanno raggiunto in meno di un secolo quello che nessun genere letterario ha raggiunto e corre oggi parallelo alla cultura poetica. Per quanto riguarda la poesia possiamo confermare la sua solida tradizione antica di un certo spessore; trasposizione di una “voce” individuale molto importante e frutto di una incalzante prosperità come è sempre stato da millenni.
(Oggi anche nei paesi arabi il romanzo è il genere più richiesto).

Concordo senz’altro su quanto ha risposto in ordine alla chiusura mentale dell’uomo moderno e alla funzione essenziale della poesia. Ora passo al suo libro, a Colombe raggomitolate, che mi ha piacevolmente sorpreso.  Infatti, in due delle tre sillogi che lo compongono, si respira un’aria di primavera, una gioia di vivere positivamente contagiosa. Viceversa le poesie dei migranti sono un richiamo a una realtà sofferente, vista comunque con un senso di profonda pietà. Ho notato, fra l’altro, un variare di forme espressive non comune (basti pensare al dialogo de Il mio canto), ma soprattutto mi hanno colpito le allegorie, così indovinate e veramente di grande effetto presenti nella piccola silloge La donna.  Sono frutto di un erotismo trascendente, di una quasi divinizzazione del soggetto femminile, con quei seni visti come colombe raggomitolate.
E allora arrivo alla domanda: che cosa rappresenta la donna per Ghonim?

La maggior parte dei poeti islamici ha fatto sempre più uso dell’allegoria indebolendo la propria pietà, la misericordia e accrescendo i dissensi, usata con un risultato immediato ed evidente per tutti, come vediamo nelle poesie di Ibn al farid, di ibn arabi, di el Khayam, per quello che non è evidente, solo un filosofo come Al Ghazali e chi come lui reinterpreta le allegorie possono oltrepassarne il significato servendosi delle dimostrazioni.
Anche nelle mie poesie sulla donna, il suo sguardo acuto ne ha sottolineato la divinazione perché io la interpreto non come una mera figura corporea ma come una allegoria, una metafora, una sublimazione di quello che ella rappresenta con la sua presenza fisica…
La vita è articolata fra due estremi come il giorno e la notte, il bene e il male, la vita e la morte, l’anima e il corpo, la terra e il cielo….La Terra non vive senza il sole come il fiume non scorre senza acqua .. È un cammino di amore e di sofferenza .. È un cammino di ritmo e melodie e di sogni. Un immenso viaggio notturno nella pacatezza del suo incantesimo.
..
Lei (la donna) è come una mela sospesa tra il cielo e la terra, ogni qualvolta mi avvicino sono ancora troppo lontano..quindi provo nuovamente ad avvicinarmi, ma scopro che il suo segreto è l’essere sospesa in questa dimensione per la continuità della vita e per una costante e ininterrotta ricerca.
Le donne sono il medicamento e la malattia, una cura per le ferite .. una malattia che a volte è inevitabile...
Costituiscono il cammino verso me stesso; per conoscermi meglio devo intraprendere un cammino introspettivo attraverso di essa e indirizzarmi verso la sua soglia da attraversare, anche per raggiungere una conoscenza universale.
Per questi motivi considero la donna più che un corpo; è una profondità, un’essenza, è l’esistenza stessa e rappresenta il perno, il punto focale che costituisce nella mia ricerca un punto di partenza.

 Molto belle queste sue parole e devo dire che mi trovano concorde, perché anch’io vedo la donna come lei l’ha descritta. Ha citato dei poeti arabi, peraltro da me non conosciuti, ma non è un caso, perché generalmente la cultura occidentale ha scarsa attenzione per voci che non siano locali. Questo riferimento ad altri autori mi ispira una domanda. Considerato che anche in poesia per scriverne è indispensabile averne lette, quali sono i poeti che più l’hanno influenzata e che hanno contribuito alla sua formazione artistica?

 (… sono cadute parole diverse

che portano il significato della fertilità

ma pareti resistenti le ostacolano

involucri d' ogni specie le velano

perché non tolgano la ruggine

dal petto della ragione.) da “La pioggia”

 C’è veramente una scarsa attenzione verso le voci di altre culture, come giustamente lei afferma e sente a differenza, invece, e parlo per esperienza personale, di quello che si respira in altri luoghi dove Dante, Ariosto, Boccaccio, Shakespeare, Goethe, Petrarca, Kafka, Machiavelli, Voltaire sono punti chiave dello studio della letteratura; si figuri che io già nel corso della scuola primaria ho rappresentato delle opere di Pirandello che conoscevo a memoria. Questo per quanto riguarda alcuni tra gli innumerevoli autori occidentali; d’altro canto ci sono i poeti e direi con la p maiuscola, arabi, poeti e scrittori, grandi letterati che, come Abu Tayyib Mutanabbi, Ahmed Shawqi chiamato “il principe dei poeti” che introduce il genere della poesia epica alla tradizione della letteratura araba (uno dei più importanti del ventesimo secolo), Hafez Ibrahim, Nizar Quabbani, Adonis, e poi i classici Gibran Khalil Gibran, Ahmed Rami (i suoi testi sono stati cantati dalla voce melodiosa della più famosa cantante araba di tutti i tempi, Omm Kalthum) e un’infinità che non basterebbe un’enciclopedia intera per raccoglierli tutti.
Le caratteristiche del villaggio  dove sono nato (il contatto con la natura, la quiete, il mare, la genuinità della gente del posto), l’esperienza teatrale giovanile e le innumerevoli letture hanno creato dentro di me un’impronta personale, un mio stile che riassume il mio vissuto.
Ecco, a noi occidentali manca in genere la conoscenza dei numerosi poeti arabi, fatta eccezione per Kalhil Gibran. E’ un difetto questo, una presunzione di maggiore capacità che rifiuta il confronto. Comunque ora arrivo all’ultima domanda che, per certi aspetti, è la più difficile. Quando si viene intervistati c’è sempre qualche argomento che interessa di più. Quante volte l’intervistato si dice “Magari mi rivolgesse questa domanda…”.

Quel che le chiedo è semplice:  quale è la domanda che le piacerebbe le fosse rivolta? Sono sicuro che c’è e allora la prego di formularla e di fornire la relativa risposta.
Qual è il contenuto della silloge?

La Ricerca del contenuto della silloge “Colombe raggomitolate” corrisponde alla ricerca di un senso che riassume la condizione umana sulla faccia della terra. “Colombe raggomitolate” o più precisamente “contratte” perché quello che scorge l’umano sono le immagini inquietanti che ci colpiscono e ne feriscono l’animo; come le lacrime delle madri e l’urlo dei bambini che piangono in silenzio e che fanno tremare la roccia ma non intaccano i sentimenti umani di quelli che trasformano la vita in un inferno. Questo è lo stimolo che mi spinge a cercare le “mie colombe”raggomitolate a causa del timore e del panico per la perdita di tutti i bei significati della vita;quelli che sollevano l’umanità in un’atmosfera eterea e in un concerto sottile e melodioso che è costituito dal linguaggio universale della natura preludio di una suggestiva immagine di colombe che svolazzano in cielo in pace e in libertà.
In una lirica contenuta vi è un urlo verso mia madre per farle aprire uno spazio nel suo petto e farmi avvolgere dal suo polso caldo, dopo che tanti cuori si sono assopiti ;
chiedo anche al petto di estendersi ad ogni labbra per far sorsare amore; le unghie che strofinano piacevolmente;le gambe che mi conducono in una patria dove non trovo amore o dove lo semino per raccogliere i suoi frutti; trasporto le mie
speranze e i miei sogni  ovunque, per dialogare con qualunque uomo ci sia.
Dunque ho cercato di trovare una via percorribile da tutti  per unire i nostri punti di vista e intrecciarli verso un unico obbiettivo dal quale rimuovere le maschere della falsità.

Grazie, Sig. Ghonim, per l’interessante colloquio e per la disponibilità che mi ha riservato. La saluto con un arrivederci alla prossima raccolta poetica che sono certo è nei suoi programmi.

Arte Insieme

 
 
 

Giobbe Covatta

Post n°26 pubblicato il 07 Ottobre 2009 da ghonim2

Incontro culturale con il poeta e scrittore Ghonim Mohamed ed il comicoattore Giobbe Covatta che interpreta la poesia: La notte scura tratta dal libro Il canto dell’amore, considerata il cavallo di battaglia dell’associazione: Les Cultures.
La notte scura

 
 
 

L’invito

Post n°25 pubblicato il 18 Settembre 2009 da ghonim2
 



L’anima s’accosterà all’anima,
se la nostra terra è unica?
La razza si dissolverà nella razza,
se la carnagione è unica
e il sangue che vi fluisce è scarlatto?
Chiedo, chiedo soltanto.

Che senso ha uccidere, discriminare,
quale sapore ha l’odio?

V’ invito a togliere le spine dall’anima:
annullate le frontiere.
Oltrepassiamo la guerra!
Dividiamo il pane …

V’invito a costruire una casa;
tessiamo una tela.
Prendiamoci per mano
e abbatteremo tutti i muri.

Eliminiamo l’invidia:
resti sulla terra
nient’altro che l’amore.   

 
 
 
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IL SEGRETO DI BARHUME

"Il Segreto di Barhume"
"…il senso della vita, il tema del vivere e del convivere, il rapporto tra vita e morte sono elementi centrali dal romanzo.Un messaggio diretto all'uomo, sempre impegnato alla ricerca della felicità, nell'evolversi circolare dell'esistenza alla trappole della felicità materiale troppo facile da raggiungere".
(LA PROVINCIA – 10 Novembre 1994)
 

OPERE


LA FOGLIA DI FICO E ALTRI RACCONTI
vi è qualcosa d'inquietante e di antico (Ghonim è egiziano, ma risiede in Lombardia da diversi anni) nei sette racconti, la cui prosa avvince per una certa irrealtà o l'aspetto simbolico: LA FOGLIA DI FICO e QUANDO CADE LA MASCHERA,quest'ultimo con un epilogo imprevisto. fuori del comune e' anche la struttura narrativa, che predilige il tempo presente e, insieme alla trama delle storie narrate, costituisce il segno distintivo dello scrittore.
"punto di vista" n°22ottobre/Dicembre1999
Fara Editore( 1998)

 

IL RITORNO

Il Ritorno

Questo romanzo è il seguito del Segreto di Barhume (Fara, 1997)

 

POESIA

COLOMBE RAGGOMITOLATE

Fara Editore( 2003)

Colombe raggomitolate
È bello leggere questi versi perché ci
dispongono nella condizione di mediare esistenze diverse e simili, accedere ai segreti di quella civiltà eccezionale che non smette di stupirci e consentono di apprendere appieno la sofferta eredità dell'Africa dei nostri tempi civili.
(Montoro Inferiore, gennaio 2005)
 

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QUANDO CADE LA MASCHERA

 


Pubblicato nel 1997

 

 

IL CANTO DELL’AMORE


Il canto dell’amore, un omaggio biblico