Creato da hunkapi.genova il 30/01/2008
Associazione culturale per la divulgazione delle tradizioni degli indiani d'america















 

Area personale

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Giugno 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 

FACEBOOK

 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

giulianobertoldiluciapellegrino1987atunadiaantojettodolcerottywaki_pmariano1948simone.pizzeghellopernicelucad.sansoneneuromante57simonamontuoriilsorrisodivittoriohopelove10brrdnl
 

Ultimi commenti

Auguri per una serena e felice Pasqua...Kemper Boyd
Inviato da: Anonimo
il 23/03/2008 alle 11:04
 
Ti porgo i miei complimenti per questo tuo spazio web,...
Inviato da: P308
il 21/02/2008 alle 12:27
 
La mania dei muri imperversa, le cavallette statunitensi...
Inviato da: Anonimo
il 08/02/2008 alle 08:40
 
Ciao Bimbayoko, ci fa sempre molto piacere vederti! Serena...
Inviato da: hunkapi_genova
il 31/01/2008 alle 00:58
 
Grazie per aggiornarmi su queste importanti iniziative,vi...
Inviato da: Anonimo
il 30/01/2008 alle 21:59
 
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

« LEWIS HENRY MORGAN e le ...George Catlin - Lettere »

LEWIS HENRY MORGAN e le radici razziate dell'antropologia I parte

Post n°67 pubblicato il 30 Gennaio 2008 da hunkapi.genova
 

[Tratto dalla rivista «21th Century Science & Technology» – Primavera 2004]

Il concetto di "nativo americano" è un'identità mitologica e razzista, che si attribuisce per giustificare un impero anglo-americano.

di Paul Glumaz
La nostra storia comincia con il fondatore americano dell'Antropologia Culturale, Lewis Henry Morgan.
Lewis Henry nacque nello stato di New York nel 1818. Negli anni '40 divenne un giovane avvocato e un massone attivo, creatore di una loggia pensata per i giovani massoni del luogo, dotata di uno speciale rito chiamato Indianizzazione. Tale rito prevedeva che i giovani vestissero come Pellerossa, fossero iniziati al coraggio e subissero severe punizioni. In tutto questo periodo, Morgan fu in corrispondenza con lo storico Henry Schoolcraft, a sua volta un collaboratore di Albert Gallatin, il quale dirigeva la Società Storica di New York.
Gallatin, un rampollo della nobiltà svizzera, era stato ministro del Tesoro americano con Thomas Jefferson, e in qualità di traditore, come è ampiamente documentato, aveva condotto la sovversione economica della giovane Repubblica americana all’inizio dell’Ottocento. Lo stesso Gallatin passò gli ultimi 15 anni della sua vita nel tentativo di forgiare l'identità storica degli Americani pre-colombiani. Tentò in ogni modo di dimostrare che tutti gli indigeni presenti prima dell'arrivo di Cristoforo Colombo fossero stati esclusivamente di origini asiatica o siberiana. In altre parole, tutti gli Americani presenti sul continente prima del 1492 avrebbero avuto origine da migrazioni terrestri, dalla Siberia attraverso l'Alaska, giù fino all’America Latina.
Con alcune graduali modifiche apportate, questa teoria sulle origini di tutti gli Amerindi prevale ancora nell'odierna antropologia. L'ortodossia in materia vuole che le migrazioni siberiane iniziarono intorno ai 12000-16000 anni fa, apportando per la prima volta degli esseri umani sul continente.
Mentre Albert Gallatin cercò una dimostrazione nello studio della linguistica, Lewis Henry Morgan intraprese uno studio comparativo delle parentele, ovvero delle strutture familiari.
Perché era così importante la tesi di una immigrazione esclusivamente siberiana, dal punto di vista di uno come Gallatin, che aveva commesso il suddetto tradimento della nostra Repubblica? Perché?
Il motivo è il razzismo.
Stabilendo un'origine esclusivamente siberiana, avrebbe soddisfatto l'intento di indurre in America una visione profondamente razzista del mondo, inclusa la giustificazione del trattamento brutale riservato ai discendenti degli indigeni. Ciò - ne sono sicuro - non è immediatamente evidente al lettore; tuttavia, l'idea di origini esclusivamente asiatiche, unita al pensiero ancora oggi prevalente sull’evoluzione sociale, crea una concezione del mondo razzista. Con quest'ultima, si nega un'identità umana universale ai discendenti degli Americani pre-colombiani e, per estensione, si nega la stessa identità ai discendenti dei successivi immigrati europei.
Oggi è più noto il razzismo generato dalla tratta degli schiavi africani, che ancora influisce sulla nostra società, e per questo viene studiato di più. Il razzismo creato dalla disciplina dell'antropologia, è invece più insidioso, universale, meno compreso, e sicuramente meno studiato.
Ciò che segue è un sunto di come opera, facendo riferimento all’attività di Lewis Henry Morgan.
Il tema centrale sarà - per me - la maniera in cui le società evolvono culturalmente, tecnologicamente ed economicamente.
L'idea razzista prevede che le società evolvano attraverso graduali miglioramenti, trasmessi lentamente da un individuo ad un altro, da un gruppo ad un altro. Essa, pertanto, prevede un'evoluzione sociale graduale, dall'organizzazione di cacciatori e raccoglitori, alla moderna società industriale.
Questi cambiamenti si verificherebbero attraverso invenzioni e innovazioni accidentali, accumulatesi per lunghi periodi di tempo. Alcune società, o anche alcuni gruppi razziali, sarebbero migliori di altre, o di altri, nel subire tale processo. La prima discussione di Lewis Henry Morgan a tale proposito, si trova nella sua monografia sugli indiani Irochesi, Lega degli Irochesi. In questo documento, e in successivi lavori, Morgan sviluppò alcuni dei seguenti punti teorici, d'altra parte formulati più estesamente anche da antropologi in Gran Bretagna:
(1) L'evoluzione sociale e tecnologica è graduale.
(2) Non tutte le società si sviluppano alla stessa velocità.
(3) Alcune società sono superiori perché lo è la loro dotazione razziale, e ne ricavano conseguentemente istituzioni familiari e sociali superiori.
(4) E' errato cambiare o migliorare le razze inferiori, poiché non sono mentalmente preparate al passo. Esse devono svilupparsi alla propria velocità.
(5) Spetta alle razze superiori far sì che quelle inferiori non perdano i propri usi e costumi primitivi.
(6) La superiorità americana, all'epoca in via di affermazione in qualità di nazione industriale, non si fondava sulla tradizione che aveva eredito dalle precedenti epoche di rinascita greca, araba, cinese ed europea, né sull'operosità e la libertà dei cittadini della Repubblica, quanto nella speciale miscela tra tratti razziali anglo-sassoni e istituzioni familiari superiori.
Nelle parole di Morgan:
“La famiglia ariana rappresenta la vena centrale del progresso umano, perché la sua intrinseca superiorità è stata dimostrata dalla sua graduale assunzione di potere sulla terra... La passione del Pellerossa per la vita da cacciatori s'è rivelata un principio troppo profondamente intessuto per essere controllato dagli sforzi della Legislazione... L'effetto di questo principio potente è stato l'incatenamento delle tribù del Nord America al loro stato primitivo... Ecco perché i Pellerossa non si sono mai innalzati, né potranno mai innalzarsi oltre il livello attuale... A questo punto il tratto singolare nel carattere del Pellerossa suggerisce che egli non abbia mai intuito il potere del guadagno. Questa grande passione per l'uomo civilizzato, non ha mai sollecitato la mente dell’indiano. Fu senza dubbio il vero motivo del suo perdurare nello stato di cacciatore, poiché il desiderio di guadagno è una delle prime manifestazioni della mente progressista. In una parola, esso ha civilizzato la nostra razza”.
Secondo Morgan, dunque, il cambiamento sociale e lo sviluppo economico si spiegano solo con due fattori casuali: le caratteristiche razziali e la sete di guadagno. Le società meno economicamente sviluppate sono tali perché non bramano il guadagno, e sono geneticamente inferiori forse per lo stesso motivo. Sfortunatamente, oggi, molti americani adottano inconsciamente la stessa spiegazione per la disparità tra i livelli di vita presenti negli Stati Uniti e nelle nazioni del Terzo Mondo.

CHI SIAMO?
Nonostante le teorie di Morgan, Gallatin, e delle loro controparti britanniche, esistono prove schiaccianti, di tipo archeologico e non (che costoro non sono riusciti a sopprimere) che dimostrano l’esistenza di importanti civiltà urbane e agricole in tempi e luoghi diversi nell'America pre-colombiana. Poiché tali prove venivano considerate una minaccia per questa visione razzista del mondo, Morgan passò gli ultimi anni della sua vita con un archeologo, Adolph Bandelier, cercando di dimostrare che queste rovine urbane non rappresentavano società in alcun modo sviluppate.
Sulla questione dell'origine esclusivamente siberiana degli Amerindi, va detto anche qualcos’altro. La proposta di ogni altra spiegazione alternativa equivale ad aprire un vaso di Pandora, pieno di temi che sfidano profondamente l'interpretazione accettata della preistoria e dell'origine della civiltà, come vengono insegnate oggi a scuola. Come fecero gli Americani pre-colombiani a giungere in questo continente? C’erano da prima? Che ne è dei viaggi oceanici dei cosiddetti "popoli marittimi"? Si può parlare di migrazioni per mare dall'Asia? Dall'Africa? Dalla penisola iberica e dal Mediterraneo? Dall'Europa del Nord e dalla Scandinavia?
Non appena si comincia ad esaminare l'evidenza di civiltà e culture marittime esistite molto prima della Mesopotamia, il fatto che l'astronomia e i viaggi marittimi costringono a spostare indietro nel tempo la data di sviluppo delle civiltà lungo i bacini fluviali, e che i resti di queste culture marittime cominciano soltanto ora ad essere scoperti sotto le acque delle coste dell’India, dei Caraibi e di altre terre, risulta seriamente compromessa la tesi dell'origine esclusivamente siberiana della popolazione americana.
Se le culture marittime e i viaggi oceanici risalgono a 10.000, 40.000, o addirittura 100.000 anni fa, nessuna parte del mondo è esente da passate colonizzazioni, o passati scambi culturali o commerciali. Questa considerazione sfida il concetto decisamente razzista che contrappone l’indigeno al nuovo arrivato.
Perché è così importante? Perché è in gioco una questione di identità.
Chi siamo? Da dove veniamo, dunque? Che cos'è un essere umano? Da dove provengono le nostre culture, o ciò che rimane del passato?
Noi siamo un prodotto di razza, sangue e terra, o piuttosto di un processo molteplice di flussi e riflussi di migrazioni e rinascimenti culturali, di catastrofi umane e naturali?
Vi è anche l'idea ortodossa prevalente che le civiltà siano sorte esclusivamente nelle culle rappresentate da poche valli fluviali, come quelle del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, dell'Indu, o dello Yangtze in Cina.
A fronte di tutti questi casi, v'è evidenza che queste culle possano essere state sottoprodotti di civiltà marittime più antiche ed estese, sorte e cadute in congiunzione con altre immigrazioni e scambi culturali. Ciò indicherebbe un'origine della civiltà che è molto, molto più precoce, e più complessa, dell'idea delle culle di 5000 o 7000 anni orsono. Se sfidiamo l'origine esclusivamente siberiana dei popoli pre-colombiani, compromettiamo implicitamente l'ortodossia della teoria delle culle fluviali.
In effetti, stiamo mettendo in discussione il presupposto che fa risalire la nostra identità storica all’antichità recente. Questo presupposto induce a credere in un'identità basata sulla razza, sul sangue e sulla terra, come primi determinanti della civiltà e della cultura, che è in assoluto lo strumento più utile per controllare il senso di identità, individuale e collettiva, di ciascuno.
Così facendo, infatti, la verità dell'origine umana è subordinata alla necessità di una mitologia che genera l'identità. L'intero concetto dei Nativi Americani è un identità razzista e mitologica, intesa a giustificare un impero anglo-americano. La disciplina dell’antropologia fu inizialmente creata proprio allo scopo di promuovere tale mitologia in luogo di scienza. Purtroppo lo fa ancor oggi, in un crisi tra le più pericolose per la civiltà.
 
I GIOVANI INDIANI
I padri fondatori degli Stati Uniti erano versati nella cultura classica sia della Grecia antica, sia del Rinascimento dell'Europa moderna. Essi si concepivano come parte della storia universale: pensavano di compiere, con la creazione di questa Repubblica, il cammino per la liberazione del mondo del dominio delle oligarchie feudali e finanziarie, che in un modo o in un altro, avevano soggiogato il 95% della popolazione, alla stregua di schiavi, di individui subumani. Per attaccare questa cultura classica dei nostri padri fondatori, fu lanciato in Europa un movimento romantico. Tale Romanticismo è rappresentato al meglio nella letteratura inglese dall’opera di scrittori come Sir Walter Scott, promotori di un certo amore per il passato feudale e brutale. Un esempio per la lingua tedesca è dato da Richard Wagner, il quale promosse gli equivalenti miti teutonici di un barbarico passato, gli stessi miti che divennero il substrato culturale del Reich di Hitler.
Poiché noi, in America, eravamo privi di precedenti feudali, quando questo movimento romantico si diffuse da queste parti, scelse gli Indiani come primo oggetto, i cowboy in un secondo tempo. Lewis Henry Morgan partecipò a questa operazione, proprio alla metà degli anni '40.
Nel 1845, Morgan scrisse al principale studioso britannico degli indiani, William F. Stone, che aveva scritto «La vita e i tempi di Giubba Rossa» (un capo degli Irochesi):
“Abbiamo bisogno da qualche parte nella nostra Repubblica, di un Ordine Indiano. Tale ordine avrebbe un campo di ricerca letteraria vasto e nuovo, l'età romantica del mondo occidentale. La vita degli Indiani suggerisce un ampio materiale per la filosofia, la poetica... e le generazioni distanti devono guardare al passato dell'Età Indiana per il le prime forme di linguaggio, le antichità, e il romanticismo dell'America. La natura e l'oggetto del nostro ordine è naturalmente nascosto al mondo”.
Dalla prospettiva di Morgan, il romanticismo degli Indiani avrebbe dovuto essere preservato dalla contaminazione di qualsiasi cosa che potesse dare agli Indiani un progresso economico. 
La campagna per far nominare Lewis Henry Morgan capo dell'Ufficio degli Affari Indiani, durante il primo mandato del Presidente Lincoln, fallì. Poiché quell'Ufficio, in quel momento, era coinvolto in scandali di corruzione, Morgan condusse una campagna per riformarlo, e fece le seguente proposta a Lincoln, in una lettera datata 3 dicembre 1862:
(1) Mettere l'Ufficio sotto il Dipartimento di Guerra. 
(2) Far cessare ogni appropriazione di terreni dell'Ovest, destinata ai programmi di agricoltura indiana, che interferisca con lo stile di vita degli Indiani, poiché gli Indiani delle Pianure dovrebbero essere allevatori, non agricoltori. 
(3) Raccogliere tutti gli Indiani in due luoghi, uno ad Ovest, l'altro nella parte orientale dello stato di New York. 
(4) Istituire controlli severi sui contatti tra gli Indiani e il mondo esterno, affidandoli a missionari designati, e impedire la circolazione monetaria tra gli Indiani. 
(5) Promuovere l'artigianato manuale degli indigeni, per promuovere un apprezzamento romantico della razza Indiana e della sua eredità. 
Non è una coincidenza che oggi un punto di vista simile sia comune presso molte persone che si reputano conoscitrici delle culture del Terzo Mondo. Da questo punto di vista, si crede che la salvaguardia delle popolazioni del Terzo Mondo nel loro stato di purezza culturale sia preferibile all'accesso all'industrializzazione. Questo punto di vista è una forma di Romanticismo, di cui il lavoro di Morgan sugli Indiani fu presto precursore. 
L'opera di Morgan combina la concezione razzista delle popolazioni indigene a quella romantica. Non è un paradosso: la cultura romantica rifiuta la scienza e la verità, preferendo ad esse la malia delle apparenze, la deificazione delle distinzioni, e la mistificazione dell'arbitrio. Alla romanticizzazione del Pellerossa, si accompagna la romanticizzazione del Cowboy. 
In origine, i Cowboy erano dei rei galeotti spediti ad Ovest, per risparmiare al governo le spese della carcerazione. In seguito, anche soldati secessionisti dislocati e divenuti fuorilegge migrarono ad Ovest dopo la Guerra Civile, per divenire Cowboy. Oggi è diventata molto popolare, nella nostra cultura, l'identità sintetica, anti-intellettuale, romantica e sempliciotta, del Cowboy. Questa identità, assieme al concetto di eredità dei pellerossa, assieme alla nostalgia della "causa persa" dei sudisti, rappresentano il principale prodotto americano di un movimento romantico lanciato in Europa, per distruggere l'identità creativa e prometeica dell'America, e la cultura classica dei nostri padri fondatori.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
Vai alla Home Page del blog
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963