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Un blog creato da suede1968 il 19/06/2005

Il club dei pollici

Gli amici del Forum Libri, stanchi dei nick che si autorispondono, autoapprovano, autouppano, hanno deciso di combattere qs mistificazioni con un club speciale: l'ICP. Basta multinick! (FBI e CIA ci invidiano l'idea...)

 
 

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« QUALCOSA DI AUTOBIOGRAFI...PER BABBO NATALE (di Jaba) »

QUALCOSA DI AUTOBIOGRAFICO di Vega

Post n°65 pubblicato il 09 Ottobre 2005 da suede1968
 
Foto di suede1968

Capitolo I

Anche se scrivessi che avvenimenti e personaggi sono inventati e i fatti non hanno alcun riferimento con la realtà, figuriamoci chi ci crede. Tra i lettori, gli insegnanti sanno com’è l’ambiente; gli studenti anche meglio di loro, quello che non capiscono intuiscono ; il resto sono parenti di questi o di quelli o di bidelli e impiegati e, tra gli esterni, chi non ha un’idea della scuola per esperienza diretta se ne fa una distorta attraverso i giornali e gli stupidi serials televisivi.

Si pensa che la scuola sia una grande famiglia e si è sempre saputo che nella famiglia accadono le cose più assurde. Ma ogni famiglia infelice, avverte Tolstoi, è infelice a modo suo. Con questo non azzardo che noi operatori didattici siamo tutti infelici : siamo come tutti i lavoratori, contenti o scontenti a seconda delle condizioni, degli ambienti, dell’accordo o disaccordo con la vita privata. C’è un’aggravante rispetto a chi per esempio fa i tacchi delle scarpe: ci portiamo spesso il lavoro a casa. Non fisicamente, psicologicamente. E i tacchi non disturbano, non piangono e non hanno genitori che li credono ora geni incompresi ora deficienti irrecuperabili o addirittura perseguitati politici o etnici.
Nella scuola, avendo a che fare con persone, le fonti di infelicità sono più numerose. Anche quelle di felicità ,dice qualche ottimista, ma sono sempre di meno.
Molti di noi sono convinti di avere nel lavoro una ragionevole compensazione all’infelicità extra , salvo quando esplodiamo per una riunione fuori programma , un progetto scippato o una sostituzione per ordine di servizio. Quasi scorre il sangue in certe situazioni, esattamente come nelle normali famiglie.

Capitolo II

Il mio complesso scolastico è una cittadella , ci mancano solo le ronde; presto dovranno istituirle per l’accentuarsi del vandalismo giovanile, più che altro notturno. Più cerchi di educarli questi giovani screanzati, più fiutano l'intento pedagogico sottinteso perfino in una vite e provvedono a sbullonare le porte.
Ogni struttura è collegata con le altre per corridoi interni, tunnel, passerelle coperte, scale . Le medie sono sopra, le elementari sotto, la scuola materna e l’asilo nido a lato, la palestra al centro, adiacenti ad essa la biblioteca comunale e il Museo della Civiltà Contadina. Per certi versi, con i suoi meandri ricorda un ospedale regionale, per altri Tomb Raider. Dimenticavo gli ascensori per l’handicap, sogno proibito di tutti gli alunni perfettamente normali se solo riescono a ficcarcisi dentro, e il montacarichi per la futura mensa ; ci ritrovammo uno della prima C, Giuseppe detto Pistagatti, uscito per andare in bagno e non ancora tornato quando suonò l'uscita.
Non fosse che le porte interne sono chiuse e bisogna suonare, uno potrebbe passare mezza mattinata a girellare, che sarebbe l'unica attività di orienteering di un qualche interesse pratico per i nostri sagaci ragazzi.
L’insieme è ciclopico per un paese di soli 1900 abitanti. Abbiamo un’amministrazione con grandi ambizioni. Il sindaco passa il tempo a inaugurare. In tre mesi ha inaugurato qualsiasi cosa avesse un'aria non troppo usata e non potesse difendersi.

Capitolo III

Dei tre paesi che compongono l’Istituto comprensivo, il nostro ha l’edilizia scolastica più avveniristica, in prospettiva campus. Peccato che il resto del paese culturalmente non sia all’altezza di tale aspirazione: qua la cultura è ancora quella cosa che a sentirla nominare i più mettono mano alla pistola, come quel tale di memoria nefasta. Ci sono 10 parrucchieri, tre palestre, studi medici e dentistici a volontà, un’autoscuola, geometri e geologi, sei officine meccaniche e due elettrauto, tre termoidraulici, un ferramenta e due elettrodomestici rai- tv, avvocati a mazzi, tre chiese con due parroci effettivi e vari supplenti, otto bar, due ristoranti e una pizzeria, quattro alimentari, due supermercati, alcuni negozi di abbigliamento. E una cartolibreria, molto carto e poco libreria. Vende solo, su prenotazione, testi scolastici; tiene certi avanzi di pocket che ho letto dieci anni fa, però la padrona li spolvera. Omaggio alla cultura. Eccezionalmente, ordina una copia del best seller più recente a patto che abbia venduto almeno 25 milioni di copie, tipo il danbraun.
Per comprare anche solo un giallo della settimana scorsa bisogna fare 30 km. C'è una sola edicola, dove vendesi ma non comprasi qualche libro. Ci sono anche videocassette scompagnate, di quelle allegate ai giornali ma rifiutate, tipo Tuttototò e Nove settimane e mezza.

Capitolo IV
Non esiste cinema. La più vicina tripletta di schermi, orgogliosamente chiamata Multisala Hollywood, sta in pianura, a 15 km. Danno solo i film che stanno sul naso al gestore , inutilmente aspettammo Fahrenheit 9/11.
Il più vicino centro di noleggio di videocassette e cd è a dieci km e non ha mai il film che cerchi: quello è in magazzino , ad altri 30 km. Nella bellissima sala teatro, le rare rappresentazioni sono accuratamente disertate. L'unico successo strepitoso a fine luglio è il Microfono d'oro an che si tiene lì, ma solo se piove. Se non piove lo fanno in piazza e io sogno di emigrare nel Paese Senza Sagre.
Nella Biblioteca Comunale ci vanno solo bambini e ragazzi, abituati a leggere da qualche insegnante dinosauro. Una volta fu visto un adulto, ma s’era sbagliato, cercava la palestra a fianco.
Insomma, un paese a misura d'uomo come altre centinaia nella regione e migliaia in Italia.
Però abbiamo il progetto campus, perché i bambini e i ragazzi qualcuno deve tenerli occupati almeno mezza giornata per sottrarli alle pizzerie e ai bar; i genitori lavorano e quando non lavorano non è che smaniano dalla voglia di occuparsi della prole. Questo è evidente dal fatto che hanno sempre rifiutato la chiusura scolastica il sabato, quando le fabbriche chiudono e si potrebbe stare con i figli. Dio non voglia. Il sabato si va dalla parrucchiera, al centro commerciale, si cucina per tutta la settimana, si esce col marito il fidanzato il compagno l'amico, a seconda delle situazioni.

Capitolo V

La scuola dentro ha di tutto, a differenza del paese. Sala video, sala computer con 20 macchine e connessione internet, laboratorio scienze,aula musicale, sala di artistica. Qualcuno ci fa qualcosetta, pochissimi molto, la maggior parte niente. Dipende dalle infornate di insegnanti che capitano.
Come ci sono quelle che chiamiamo le classi Chernobyl ( quelle che devi tenerle a bada con sedia e frusta), così ci sono i docenti Chernobyl.
La Scuola Maiuscola è tanto vituperata ma in effetti è una fucina straordinaria di creatività incessante : ci vuole talento a non fare alcunché e a costruirci intorno argomentazioni ineccepibili e circostanze incontrollabili, dalla nevicata eccezionale all'epidemia di morbillo alla deficienza strutturale e funzionale del materiale umano, leggi alunni. È attività faticosa e totalizzante più che fare una cosa qualsiasi lontanamente imparentata con l'insegnamento. Ho conosciuto colleghi talmente impegnati a non insegnare la loro materia, da riuscire addirittura a suscitare negli alunni interesse per quella disciplina di cui avevano diversi libri pesanti e costosissimi letti per manco un terzo e mai affiancati da qualche spiegazione sensata in classe. « Fico!!!!!!!! » si saranno detti,« Fammi un po’ vedere che c’è scritto qui che non devo sapere…»

Da tre anni è stata rinnovata la biblioteca scolastica, ferma finora al 1960. Rompendo le scatole a destra e sinistra, politicamente parlando, e attuando un progetto di lettura molto serrato, una coppia di eroine della Resistenza Libraria sono riuscite a farsi dare un contributo annuo per il rinnovo dei testi. Ora negli scaffali ci sono 700 libri nuovi e 1000 di quelli vecchi, essendo stati salvati quelli in miglior stato : di copertina , non di contenuti. Per ciò che c’è scritto dentro, si sarebbero dovuti eliminare quasi tutti. Se qualcuno avesse voglia di leggere Lo scimmiottino color di rosa o Ninetta va sposa, può accomodarsi nel nucleo storico della biblioteca scolastica.
I ragazzi lo evitano istintivamente: avessi undici anni non mi farei problemi nello scegliere tra Sussi e Biribissi di Collodi Nipote e Gli sporcelli di Roald Dahl.
Sebbene sia stata graziata dall’epurazione tutta la compagnia dei classici italiani e stranieri e dei capolavori indiscussi di ogni letteratura , si sa che nessun ragazzo di dodici anni prenderà mai in mano un Buio oltre la siepe con la copertina severa delle edizioni di trent’anni fa e le pagine ingiallite. La lettura è cibo per la mente, come per qualsiasi cibo non basta la sostanza se l’aspetto è miserando.
C’è la fila per avere i due nuovi Tom Sawyers ed è inutile dirgli che ne abbiamo altri tre nella sezione storica, non li vogliono, dicono:
« Aspettiamo.»
Perciò, stiamo ricomprando tutti i libri importanti in gaie riedizioni dall’aspetto appetitoso , croccante ad aromatico di fresca stampa.

Capitolo VI

I professori scrivono da sempre; i maschi di più, le femmine di meno per motivi che non hanno a che fare con le capacità quanto con le difficoltà di farsi largo. Scrivono opere narrative a scopo divulgativo delle loro conoscenze , aspettandosene fama e onore, poi en travesti si concedono lunghe parentesi di romanzi storici, gialli, sentimentali. Di solito fanno i soldi con queste cose, mentre le Opere Davvero Importanti giacciono invendute nei magazzini o stanno a impolverarsi nelle biblioteche universitarie aspettando qualcuno che ci scriva un articolo o le citi in una tesi.
Per qualche tempo ho accarezzato l’idea di scrivere un giallo, non solo perché ci sono precedenti illustri ma anche per ammazzare a parole qualcuno che mi sta sul gozzo da parecchio tempo. Quando mi sento vile per pensieri così, mi consolo considerando che Dante, un genio indiscusso, ha fatto lo stesso, mettendo all'inferno tutti quelli che gli stavano antipatici.
Però non riuscirei a scrivere niente che la Litizzetto possa far scadere in un suo banale recital da me la canto e me la suono poi mi applaudo; a confronto di quello che ho in mente io, il sarcasmo di Starnone sulla Scuola diventerebbe una blanda ironia.
Scriverei cose turpi, disperate e vere , per cui QUESTO libro non entrerebbe nella biblioteca scolastica, sebbene scritto da un’insegnante della sede, e neanche in quella comunale, sebbene scritto da una cittadina. Se mai fosse scritto e pubblicato, forse entrerebbe nelle cronache giudiziarie, un Peyton Place tra cattedre e registri.



Epilogo

Adesso sono esausta. Il solo ATTO di pensare di scrivere può stremare. Siccome in questo mondo dell'apparenza e delle vetrine scintillanti coi magazzini vuoti un annuncio vale quanto l'opera ( vedasi Ponte di Messina, sulla zona più sismica d'Europa, sta scritto in tutti i sussidiari delle elementari) concludo con una grande decisione di cui i posteri mi saranno eternamente grati.

NON LO SCRIVERO'.

THE END ( in inglese, perché questo non - romanzo debbo non-venderlo soprattutto sul mercato anglosassone, dove pubblicano di tutto)

 
 
 
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