Audax fortuna iuvant, e nel mondo delle 2 ruote nessuno ha l'audacia di Valentino Rossi e questo è bene dirlo subito. A distanza di una settimana esatta dal GP del Giappone un'altro episodio, anche se ben diverso dal precedente, decide le sorti del titolo mondiale. Oggi, nel GP del Portogallo, è emerso con chiarezza quanto sia importante l'affiatamento all'interno di un team anche in uno sport individuale come il motociclismo. Capirex esce matematicamente dalla lotta per il titolo e l'episodio decisivo della sua stagione rimane l'incidente del GP di Catalunya avuto con l'altro pilota della scuderia di BorgoPanigale che lo limitò fisicamente nelle gare successive causandogli un passaggio a vuoto di risultati che ha vanificato l'ottimo finale di stagione del pilota imolese. Ciò che è accaduto oggi in Portogallo fra le coppie di piloti Yamaha e Honda è illuminante al proposito. La Yamaha ha in Valentino Rossi il suo leader riconosciuto ed al suo fianco schiera Colin Edwards, un discreto pilota con un ottimo rapporto con l'elemento di punta della scuderia. Nella Honda HRC invece corrono 2 piloti divisi da fiera rivalità e con caratteristiche diverse: uno dei 2 -l'americano Nick Hayden- è leader della classifica, forte di un primato costruito sulla continuità dei piazzamenti e 2 sole vittorie, una di queste ottenuta in quel di Laguna Seca su un circuito che solo lui conosce davvero; mentre l'altro è il giovane spagnolo Dani Pedrosa, su cui la scuderia nipponica ha già deciso di puntare in prospettiva futura ma che, per quest'anno, ha speranze solo teoriche essendo a 30 punti dalla vetta. Al 5° giro la Honda raccoglie il logico frutto del suo pessimo gioco di squadra: in un tentativo di sorpasso (che definire azzardato sarebbe riduttivo) ai danni dell'altra Honda, Dani Pedrosa -in quel momento quarto- finisce per le terre mandando nella sabbia la moto del malcapitato Nick Hayden suggellando un vero e proprio suicido, o meglio hara-kiri visto che si sta parlando di un team giapponese. Fino a quel momento Valentino Rossi conduceva la gara mentre alle sue spalle il fidato Edwards si occupava di tenere a bada le 2 HRC poi autoeliminatesi. Un ben diverso gioco di squadra che le chiare gerarchie, il reciproco rispetto dei ruoli e la stima fra i piloti della stessa scuderia hanno reso possibile. Un valore aggiunto che regala a Valentino Rossi, nella sua annata più travagliata, la concretissima chance dell'ottavo titolo nel GP della Comunidad Valenciana che chiuderà la stagione. Alla Honda restano i rimpianti per un titolo mondiale buttato via nella maniera più autolesionistica, d'altra parte certe loro scelte, come quella di lasciare solo nel momento chiave della stagione l'unico pilota che aveva concrete possibilità di vittoria, sembravano fatte apposta per andare dritti verso un finale di questo tipo. Nulla da fare anche per Marco Melandri: una escursione fuori pista a metà gara lo priva dei 2 punti necessari per essere tenuto in corsa almeno dalla matematica. Sul traguardo Toni Elias ha vinto al fotofinish su Valentino Rossi che ha rifiutato i rischi dal 6° giro in avanti pensando poco a vincere la gara e molto al sorpasso in classifica. Adesso tutti osanneranno il nuovo leader del campionato mentre in pochi si ricorderanno dei grandi meriti di Edwards solo 4° all'arrivo: è l'amaro destino della dura vita da mediano e, purtroppo, accade in tutti gli sport.
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