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L'uomo della previdenza

Post n°19 pubblicato il 22 Novembre 2006 da MagoGandalf2006
 
Foto di MagoGandalf2006

Anche quest'anno, puntualissimo in tempi di
finanziaria, arriva il tema delle pensioni ad
agitare, assieme ai mille altri problemi, il sonno
degli italiani.
I copioni sono gia' ampiamente collaudati ed i nostri politici,
abituati a recitare a soggetto su tutto, non hanno difficolta' alcuna
a calarsi nella parte.
Nel prologo si e' fatto onore Carlo Fatuzzo: simpatico eurodeputato
xeneixe leader del partito dei pensionati, specializzato nel salto
della quaglia.
E' proprio nella specialita' in cui eccelle che il nostro si guadagna
la pagnotta ed un pizzico di visibilita' mollando la baracca prodiana
a cui aveva aderito; salendo sul carro del vincitore annunciato, piu'
o meno per gli stessi motivi per i quali adesso se ne va.
Come impone la scaletta, ad aprire le danze e' il plenipotenziario
economico del governo in carica: quest'anno e' toccato a
Padoa-Schioppa, ministro -soi disant- tecnico; che per la stampa
estera e' senza dubbio e di gran lunga il peggior ministro
economico di tutta l'unione europea.
Giudizio invero assai limitativo: potevano dire del mondo intero.
Comunque come biglietto da visita non c'e' che dire: siamo proprio
in buone mani.
A seguire, la scaletta prevede "prese di posizione" e "distinguo" da
parte di settori della maggioranza e "critiche" da parte
dell'opposizione per i prossimi giorni.
In realta' governare il terzo debito pubblico del mondo e' impresa
improba (specie per questo rabberciato e pirandelliano esecutivo),
da sempre e' piu' facile e comodo fare demagogia dai banchi
dell'opposizione.
Con lo scambio dei ruoli, gli interpreti si scambiano anche i copioni:
cosi' Tremonti puo' rifarsi delle accuse sulla finanza creativa e sui
condoni che durante la scorsa legislatura gli sono continuamente
arrivate.
Ma la vera situazione si guardano bene entrambi dal dirla.
L'INPS, il dissestato istituto che dovrebbe pagare le pensioni ai
lavoratori italiani, venne fondato dal 1933; quando la CNAS (fino a
quel momento associazione ad adesione facoltativa) venne
regolamentata come ente di diritto pubblico, ed in quanto tale ad
effetti erga omnes.
La regolamentazione avvenne non solo da un punto di vista
giuridico ma anche da un punto di vista matematico-finanziario.
Cioe' venivano stabilite le regole con le quali i contributi versati
durante la carriera lavorativa divenivano trattamento pensionistico
al raggiungimento dell'eta' prestabilita.
In quel frangente storico l'Italia era profondamente diversa in ogni
fattore da tenere in considerazione per le proiezioni sui flussi di
cassa di un ente pensionistico.
Era un'Italia dalla vita media assai piu' corta rispetto ad oggi; i
minatori del Sulcis arrivavano in pochi alla pensione e quei pochi
gravavano sulle casse INPS per pochi anni dopo aver pagato per
decenni.
L'eta' media con cui si cominciava a lavorare (e a contribuire) era
molto piu' bassa e questo vale per tutte le tipologie di lavoro.
L'eta' media complessiva della popolazione era molto piu' bassa
rispetto a quella attuale: in uno scenario di quel tipo non si poteva
che optare per il sistema cosiddetto a ripartizione, dove i lavoratori
pagano la pensione a coloro che gia' si trovano in quiescenza
grazie ai loro contributi.
Per capire l'importanza di questa scelta e' sufficiente immaginare
una similitudine con un famiglia vera e propria.
E' come se stessimo parlando di una numerosa famiglia di allora,
dove i tanti figli (i molti lavoratori che pagano i contributi), si
occupavano dei genitori (i pochi pensionati che attingono alle casse
dell'ente).
Oggi la situazione si e' completamente rovesciata: fra single,
coppie senza figli e figli unici sono molto pochi i lavoratori che
devono farsi carico di un esercito di pensionati divenuti nel
frattempo immortali (Ezio Greggio saluta quotidianamente decine di
centenari).
L'errore fatale che ha fatto saltare il banco e' stato quello di non
essere intervenuti periodicamente con dei correttivi che
adeguassero le regole iniziali alla nuova realta' social-demografica,
man mano che questa stava mutando.
Non avendo agito per tempo, oggi non e' piu' possibile andare
avanti con i pannicelli caldi, cosi' comincia a prendere forma sulle
teste dei lavoratori italiani lo spettro della riforma draconiana.
Da ormai un decennio infatti, riforme e controriforme si susseguono
senza venire a capo di nulla.
Comincio' Berlusconi nell'ottobre '94 ma venne rovesciato 2 mesi
dopo.
Ci provo' Dini ma non gli riusci' da presidente del consiglio la riforma
che aveva in mente da ministro del tesoro; in compenso i sindacati
che lo avevano linciato nelle piazze l'anno prima, si incaricarono di
far digerire la sua nuova riforma ai lavoratori.
Si passo' quindi al sistema a contribuzione (alla romana, ognun per
se') con tanti saluti alla solidarieta' generazionale; che andra' a
regime fra parecchi anni.
Prendendo cosi' fra i 2 fuochi una generazione di lavoratori
costretta a pagare 2 volte: per se' e per gli Highlander, divenuti
ormai l'incubo di tutti i ministri avvicendatisi in quel di via XX
settembre da un decennio a questa parte.
L'INPS e' alla bancarotta visto che il suo immenso patrimonio
immobiliare e' stato messo a disposizione della nomenklatura
politica a prezzi men che stracciati e sulla sua schiena sono stati
caricati nell'ordine: i cosiddetti baby-pensionati (quarantenni che
hanno pagato per ventanni e che riscuoteranno per 60), i
pensionati di partito (legge Mosca: nomen omen) ed i falsi invalidi
(una delle piu' becere forme di assistenzialismo esistente).
Uno sfascio bypartizan che adesso, con la sinistra al governo e la
conseguente copertura sindacale, puo' consumarsi nell'indifferenza
di chi non immagina neppure quanto il suo futuro gli sia gia' stato
ipotecato.

 
 
 
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