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Il cielo sopra la MaglianaAvverrà, dunque, attraverso una cessione del Visco, dal canto suo, ha troppo da fare con tassisti ed artigiani, per trovare il tempo di occuparsi di Della Valle, LCDM... Il nostro ministro delle finanze sarà pure esoso ma non è un ingrato: questa è tutta crème che ha sostenuto l'unione alle elezioni politiche, mentre, dal canto loro, in confindustria, non sono masochisti e non avrebbero certo appoggiato un governo che aumentasse la loro pressione fiscale. Prodi, quindi, comincia a pagare le prime cambiali in scadenza ai suoi grandi elettori, e lo fa secondo lo schema più collaudato: un saldo di fine stagione a beneficio della solita compagnia di giro, pronto per essere "risanato" e ceduto a qualche colosso straniero del settore. Romano Prodi d'altra parte è stato messo lì per questo motivo dall'etablishment della finanza italiana e, se le aspettative di altri spezzoni di elettorato unionista andranno deluse, le speranze in lui riposte dal salotto buono saranno ben ripagate. Già durante la scorsa esperienza di governo Prodi affidò alla MedioBanca, il compito di "privatizzare" la Telecom. Orbene, con questa sola operazione, riuscì ad accontentare una pluralità di suoi accaniti -anche se non esattamente disinteressati- sostenitori: 1) Cuccia: pagò all'istituto di via FiloDrammatici commissioni che valevano da sole più di un intero bilancio annuale. 2) Agnelli-Profumo-Bazoli: entrati come "nocciolino" al momento del collocamento ed usciti sull'OPA Colanninno (lanciata con la benedizione di D'Alema che aveva appena sfrattato Prodi da palazzo Chigi); plusvalenza esentasse ça va sans dire. 3) Gnutti-Colanninno-Unipol: entrati grazie all'OPA, cederanno il pacchetto di controllo a MTP con guadagni incalcolabili ed esentasse, dopo aver trascorso 2 anni ai vertici di Telecom dove pensavano solo a come meglio poter rapinare i piccoli azionisti. Un capolavoro: se Silvio cammina sulle acque, Romano gli risponde moltiplicando pani e pesci. Ne pagano il conto gli italiani, triplamente truffati: una prima volta come contribuenti, una seconda volta come risparmiatori ed una terza volta come utenti. Credo che nessuno sia riuscito a tenere con esattezza il conto delle società italiane ex-IRI che -grazie a Prodi- oggi sono di proprietà straniera previo passaggio presso qualche prestigiosa famiglia italiana, cui è rimasto un congruo compenso per il disturbo. Questo è anche il triste destino già scritto di Alitalia, sulle cui spoglie già volteggiano avvoltoi del calibro di De Benedetti, Bazoli, Della Valle... C'è da scommettere che Prodi saprà farsi perdonare dalla cordata che, sulla vicenda Alitalia, dovrà giocoforza deludere. L'acquirente, in realtà, ha già un nome ed un cognome: Carlo De Benedetti, che si appresta a vincere la guerra per bande sotto le foglie dell'ulivo. Liquido da quest'estate come un bicchiere di champagne francese, l'Ingegnere di Ivrea, sta preparando da tempo la sua rentrée in pompa magna sulla scena finanziaria italiana. Per questo ha già dato vita ad una società, ribattezzata, assai opportunamente, Management & Capitali, dove ha riunito il gotha della finanza italiana e straniera (Schroeder, Merryll Lynch, Morgan Stanley, Lazard...). Per adesso la montagna ha partorito il topolino, perchè questa società, che si è data nel suo statuto la mission di acquisire e rilanciare (per rivendere, questo sullo statuto non c'è scritto: mi permetto di aggiungerlo io per completezza del discorso) società in crisi, finora ha trattato con i Viaggi del Ventaglio ed acquisito la Saiag, società torinese attiva nella lavorazione dell'alluminio e proprietaria dei marchi Cuki e Domopak. Ma è difficile pensare che le ambizioni di De Benedetti si limitino all'unica operazione conclusa finora, tanto più che l'Ingegnere in estate si è sbarazzato anche della zavorra presente nell'altro suo salvadanaio familiare, quello di CDB web tech, titolo quotato al nuovo mercato. Della situazione della compagnia di bandiera già scrissi nel messaggio N° 10 del 13 ottobre intitolato "L'infinita picchiata di Alitalia ;, per un quadro più storicizzato vi rimando alla lettura di quel post. A quel messaggio sarà sufficiente aggiungere che, in Europa, oltre ai fallimenti di Sabena e SwissAir, vi fu anche la resurrezione di Iberia, la compagnia di bandiera spagnola che seppe superare le sue difficoltà. In più, rispetto all'Alitalia, la concorrente spagnola ha una politica di traffico molto meglio definita (il suo hub è il Barajas di Madrid senza polemiche interne o concorrenza autolesionista con l'aeroporto catalano ed un chiaro target di riferimento verso l'America latina), ma non sarà su queste carte che punterà l'acquirente di Alitalia per il suo rilancio. Perchè Alitalia possa indurre qualche compagnia europea a fare una buona offerta per rilevarla bisogna che prima venga alleggerita la struttura dei costi del personale. Una matassa che risulterà più facile da sbrogliare ad un ben introdotto potentato economico nostrano che possa forzare la mano al governo affinchè si faccia carico dei battaglieri dipendenti della compagnia di bandiera continuando a pagar loro lo stipendio mediante qualche altra società in mano pubblica. A questo proposito Cimoli, nel suo aborrito piano industriale, ha già tracciato questa strada -o meglio questa rotta-. Come in tante altre storie di rilancio industriale simili a questa, per prima cosa si procede alla riorganizzazione societaria. Alitalia, che prima si occupava di tutto: servizi a terra, gestione ticket ed assistenza aeroportuale, viene divisa in 2; separando in questa maniera il grano dall'oglio. Nasceranno pertanto "Alitalia Fly" società che si occuperà solo dei voli avendo dipendenti limitati al solo personale di volo, lasciando tutto il resto alla "bad company", ribattezzata "Alitalia Service", cui rimarrà il personale di terra e che continuera' ad occuparsi di tutto il resto. Lo farà però sotto l'ala di FinTecna, già refugium peccatorum di tutti i cadaveri targati IRI che nessuno volle quando il glorioso istituto fondato da Alberto Beneduce nel 1931 cominciò ad essere messo a sacco. In questo modo i dipendenti Alitalia, non molto produttivi ma decisamente combattivi, continueranno a gravare sulle tasche dei contribuenti italiani. Nel frattempo, la snella Alitalia Fly senza più piombo nelle ali e con una struttura simile ad una low cost potrà trasformare in una miniera d'oro la ricchissima tratta Milano-Roma grazie all'incremento dei margini operativi. Continueranno a volare quotidianamente i dipendenti romani di Alitalia che lavorano in quel di Malpensa, che, in questa singolare maniera, gravano annualmente per decine di miliardi sui bilanci della società della Magliana. Continueranno a scioperare furiosamente, difendendo il loro osso ogni qualvolta lo sentiranno minacciato, mettendo in ginocchio aeroporti e passeggeri. Ma continueranno a farlo a spese dei contribuenti italiani e non dei "privati" che stanno per entrare adesso senza troppa voglia di restarci. I privati, infatti, comprano e riorganizzano per poi rivendere all'Air France o alla KLM: i partner di oggi e di ieri. ...E i padroni di domani. |
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