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« Dove eravamo rimasti?L'importanza di chiamar... »

Il cielo sopra la Magliana

Post n°23 pubblicato il 08 Dicembre 2006 da MagoGandalf2006
 
Foto di MagoGandalf2006

Avverrà, dunque, attraverso una cessione del
30,1% la ritirata dello stato dall'Alitalia.
L'acquirente sarà, pertanto, obbligato al lancio
di un'OPA totalitaria sull'intero capitale sociale
della compagnia di bandiera.
Non si tratta, tuttavia, dell'unico obbligo a cui l'acquirente dovrà
sottostare: sono stati previsti vincoli sui livelli occupazionali e sulla
copertura del territorio.
Condizioni che hanno fatto scappare a gambe levate tutti i
potenziali interessati all'ingresso nel capitale del vettore italiano.
Tutti...tranne uno.
Non ci ha messo molto Romano Prodi a riaprire la merchant bank
di palazzo Chigi; d'altronde la svendita di pezzi d'industria pubblica
ai potentati economici è sempre stato il suo cavallo di battaglia.
Quasi sempre poi, i poteri forti, dopo una lucidata all'argenteria,
provvedono a monetizzare il grazioso omaggio ricevuto vendendo
agli stranieri, naturalmente nascondendo al fisco la lautissime
plusvalenze (ottenute alla faccia del tartassatissimo contribuente
italiano) portandole nel paradiso fiscale che meglio aggrada loro.

Visco, dal canto suo, ha troppo da fare con tassisti ed artigiani,
per trovare il tempo di occuparsi di Della Valle, LCDM...
Il nostro ministro delle finanze sarà pure esoso ma non è un
ingrato: questa è tutta crème che ha sostenuto l'unione alle
elezioni politiche, mentre, dal canto loro, in confindustria, non
sono masochisti e non avrebbero certo appoggiato un governo
che aumentasse la loro pressione fiscale.
Prodi, quindi, comincia a pagare le prime cambiali in scadenza ai
suoi grandi elettori, e lo fa secondo lo schema più collaudato: un
saldo di fine stagione a beneficio della solita compagnia di giro,
pronto per essere "risanato" e ceduto a qualche colosso straniero
del settore.
Romano Prodi d'altra parte è stato messo lì per questo motivo
dall'etablishment della finanza italiana e, se le aspettative di altri
spezzoni di elettorato unionista andranno deluse, le speranze in
lui riposte dal salotto buono saranno ben ripagate.
Già durante la scorsa esperienza di governo Prodi affidò alla
MedioBanca, il compito di "privatizzare" la Telecom.
Orbene, con questa sola operazione, riuscì ad accontentare una
pluralità di suoi accaniti -anche se non esattamente disinteressati-
sostenitori:
1) Cuccia: pagò all'istituto di via FiloDrammatici commissioni che
valevano da sole più di un intero bilancio annuale.
2) Agnelli-Profumo-Bazoli: entrati come "nocciolino" al momento
del collocamento ed usciti sull'OPA Colanninno (lanciata con la
benedizione di D'Alema che aveva appena sfrattato Prodi da
palazzo Chigi); plusvalenza esentasse ça va sans dire.
3) Gnutti-Colanninno-Unipol: entrati grazie all'OPA, cederanno il
pacchetto di controllo a MTP con guadagni incalcolabili ed
esentasse, dopo aver trascorso 2 anni ai vertici di Telecom dove
pensavano solo a come meglio poter rapinare i piccoli azionisti.
Un capolavoro: se Silvio cammina sulle acque, Romano gli risponde
moltiplicando pani e pesci.
Ne pagano il conto gli italiani, triplamente truffati: una prima volta
come contribuenti, una seconda volta come risparmiatori ed una
terza volta come utenti.
Credo che nessuno sia riuscito a tenere con esattezza il conto
delle società italiane ex-IRI che -grazie a Prodi- oggi sono di
proprietà straniera previo passaggio presso qualche prestigiosa
famiglia italiana, cui è rimasto un congruo compenso per il disturbo.
Questo è anche il triste destino già scritto di Alitalia, sulle cui
spoglie già volteggiano avvoltoi del calibro di De Benedetti, Bazoli,
Della Valle...
C'è da scommettere che Prodi saprà farsi perdonare dalla cordata
che, sulla vicenda Alitalia, dovrà giocoforza deludere.
L'acquirente, in realtà, ha già un nome ed un cognome: Carlo De
Benedetti, che si appresta a vincere la guerra per bande sotto le
foglie dell'ulivo.
Liquido da quest'estate come un bicchiere di champagne francese,
l'Ingegnere di Ivrea, sta preparando da tempo la sua rentrée in
pompa magna sulla scena finanziaria italiana.
Per questo ha già dato vita ad una società, ribattezzata, assai
opportunamente, Management & Capitali, dove ha riunito il gotha
della finanza italiana e straniera (Schroeder, Merryll Lynch, Morgan
Stanley, Lazard...).
Per adesso la montagna ha partorito il topolino, perchè questa
società, che si è data nel suo statuto la mission di acquisire e
rilanciare (per rivendere, questo sullo statuto non c'è scritto: mi
permetto di aggiungerlo io per completezza del discorso) società
in crisi, finora ha trattato con i Viaggi del Ventaglio ed acquisito la
Saiag, società torinese attiva nella lavorazione dell'alluminio e
proprietaria dei marchi Cuki e Domopak.
Ma è difficile pensare che le ambizioni di De Benedetti si limitino
all'unica operazione conclusa finora, tanto più che l'Ingegnere in
estate si è sbarazzato anche della zavorra presente nell'altro suo
salvadanaio familiare, quello di CDB web tech, titolo quotato al
nuovo mercato.
Della situazione della compagnia di bandiera già scrissi nel
messaggio N° 10 del 13 ottobre intitolato "L'infinita picchiata di
Alitalia
;, per un quadro più storicizzato vi rimando alla lettura di
quel post.
A quel messaggio sarà sufficiente aggiungere che, in Europa, oltre
ai fallimenti di Sabena e SwissAir, vi fu anche la resurrezione di
Iberia, la compagnia di bandiera spagnola che seppe superare
le sue difficoltà.
In più, rispetto all'Alitalia, la concorrente spagnola ha una politica
di traffico molto meglio definita (il suo hub è il Barajas di Madrid
senza polemiche interne o concorrenza autolesionista con
l'aeroporto catalano ed un chiaro target di riferimento verso
l'America latina), ma non sarà su queste carte che punterà
l'acquirente di Alitalia per il suo rilancio.
Perchè Alitalia possa indurre qualche compagnia europea a fare
una buona offerta per rilevarla bisogna che prima venga alleggerita
la struttura dei costi del personale.
Una matassa che risulterà più facile da sbrogliare ad un ben
introdotto potentato economico nostrano che possa forzare la
mano al governo affinchè si faccia carico dei battaglieri dipendenti
della compagnia di bandiera continuando a pagar loro lo stipendio
mediante qualche altra società in mano pubblica.
A questo proposito Cimoli, nel suo aborrito piano industriale, ha
già tracciato questa strada -o meglio questa rotta-.
Come in tante altre storie di rilancio industriale simili a questa, per
prima cosa si procede alla riorganizzazione societaria.
Alitalia, che prima si occupava di tutto: servizi a terra, gestione
ticket ed assistenza aeroportuale, viene divisa in 2; separando in
questa maniera il grano dall'oglio.
Nasceranno pertanto "Alitalia Fly" società che si occuperà solo dei
voli avendo dipendenti limitati al solo personale di volo, lasciando
tutto il resto alla "bad company", ribattezzata "Alitalia Service", cui
rimarrà il personale di terra e che continuera' ad occuparsi di tutto
il resto.
Lo farà però sotto l'ala di FinTecna, già refugium peccatorum di
tutti i cadaveri targati IRI che nessuno volle quando il glorioso
istituto fondato da Alberto Beneduce nel 1931 cominciò ad essere
messo a sacco.
In questo modo i dipendenti Alitalia, non molto produttivi ma
decisamente combattivi, continueranno a gravare sulle tasche dei
contribuenti italiani.
Nel frattempo, la snella Alitalia Fly senza più piombo nelle ali e con
una struttura simile ad una low cost potrà trasformare in una
miniera d'oro la ricchissima tratta Milano-Roma grazie all'incremento
dei margini operativi.
Continueranno a volare quotidianamente i dipendenti romani di
Alitalia che lavorano in quel di Malpensa, che, in questa singolare
maniera, gravano annualmente per decine di miliardi sui bilanci
della società della Magliana.
Continueranno a scioperare furiosamente, difendendo il loro osso
ogni qualvolta lo sentiranno minacciato, mettendo in ginocchio
aeroporti e passeggeri.
Ma continueranno a farlo a spese dei contribuenti italiani e non dei
"privati" che stanno per entrare adesso senza troppa voglia di restarci.
I privati, infatti, comprano e riorganizzano per poi rivendere
all'Air France o alla KLM: i partner di oggi e di ieri.
...E i padroni di domani.

 
 
 
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