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Per sette ore al pronto soccorso del Centro Salute Mentale di Ravenna, nè visitata nè ascoltata

Post n°474 pubblicato il 14 Agosto 2021 da Giuseppe_TV
 

Lettera pubblicata da www.ravennanotizie.it l'11 Agosto 2021.

Buonasera,

non sono solita sollevare polveroni per cose private, soprattutto quando riguardano la mia famiglia, ma la scorsa settimana è successo un accadimento che mi ha molto turbata e che soprattutto ha avuto ripercussioni negative sulla salute mentale di mia madre. Sono una cittadina ravennate la cui madre soffre di diversi decenni di depressione, ha seguito diverse terapia farmacologie, frequentando fino alla scorsa settimana dal Centro Salute Mentale di Ravenna.

Chi conosce questo tipo di malattia, per esperienza vissuta o per vicinanza ad un caro che ne soffre, sa che possono esserci dei momenti di particolare ricaduta e che comunque, ci si deve convivere per il resto della vita.

Quando mia madre “sta bene” è una persona solare, eccentrica, espansiva. Sempre vestita colorata e dai mille accessori anche discordanti fra loro, non si direbbe mai che soffra di depressione. Sembra più pazzerella di quando sta veramente male. E’ stata insegnante di francese – attualmente è in pensione – ed è quindi una persona estremamente intelligente che conosce profondamente la cultura.

Quando la malattia si ripresenta in maniera violenta, tuttavia, si può assistere ad un vero e proprio cambiamento dell’umore: è spaventata dalla vita, costantemente con il magone, piange in continuazione e soprattutto smette di aver voglia di fare qualsiasi cosa. Un classico esempio di depressione.

Attualmente, complice anche il caldo che non aiuta le persone che soffrono di questa malattia, è in corso una pericolosa ricaduta. Così, visto che si tratta di una persona che vuole stare bene ed ha intenzione di collaborare attivamente nel suo percorso curativo, ha trovato la forza di prendere l’autobus e arrivare fino al CSM mentre io ero a lavoro.

Vorrei specificare che per mia madre era impossibile prendere un appuntamento con lo psichiatra che la seguiva, poiché la struttura è sotto organico e i medici vanno e vengono, costringendola ad aver cambiato diversi dottori nel giro di pochi anni e ricominciando ogni volta una relazione medico-paziente. In segreteria le hanno quindi indicato che in casi di necessità era aperto il reparto urgenze, una sorta di pronto soccorso per le malattie mentali. Cosa che ha appunto fatto la scorsa settimana, giorno in cui è rimasta in attesa dalle 12.00 fino alle 19.30 senza che nessuno la ricevesse (il pronto soccorso resta aperto fino alle 20.00).

Nonostante fosse presente il suo medico di riferimento, che stava gestendo degli appuntamenti (anche se mia madre non sia mai riuscita a prenderne uno), e nonostante fosse lì da diverse ore, è stata semplicemente guardata dal personale con la giustificazione che essendo un pronto soccorso, anche lì si trovano dei codici di urgenza. La dottoressa che la seguiva ha fatto degli intervalli, l’ha guardata ma senza mai chiederle perché fosse lì. Posso solo immaginare cosa si prova ad essere soli e disperati, in un ambiente che dovrebbe prendersi cura di te e che invece ti ignora o ti rivolge superficialmente qualche sguardo pietoso.

Questo inoltre mi ha lasciata esterrefatta perché, trattandosi di una malattia mentale e non di un braccio rotto e non essendo stata visitata o nemmeno ascoltata, mi sono chiesta con quale criterio le fosse stato associato un codice. Non a caso ho specificato in breve la personalità di mia madre.

Capisco perfettamente il momento storico e capisco che la sanità pubblica è oberata ora più che mai, ma mia madre è rientrata da questa esperienza più fragile di come era prima, nonostante sia una struttura adibita per offrirle supporto.

Oggi inizierà un nuovo percorso con uno specialista privato, che spero possa offrirle una continuità medico-paziente e soprattutto la professionalità che le serve per sollevarsi da questo momento estremamente delicato. La struttura che prima la seguiva, ora le rievoca solo brutte sensazioni ed è pertanto impensabile riprendere eventualmente i rapporti.

Mi chiedo, e se lo chiede anche la mia mamma, se per caso non sia successo anche ad altre persone, magari che non hanno la sua forza di reagire, o che non hanno qualcuno di vicino a loro che le possa consolare e suggerire di intraprendere comunque un percorso clinico, cosa che per questa malattia è essenziale.

Mi scuso per la mail estremamente prolissa e non so se sia una notizia adatta alla pubblicazione, ma ora, a mente fredda, credo che questa esperienza non dovrebbe ripetersi perché deontologicamente scorretta e non professionale.

 

Cordialmente,
Matilde

 
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Veneto, 8,3 milioni per la salute mentale: “Settore delicatissimo”

Post n°473 pubblicato il 12 Agosto 2021 da Giuseppe_TV
 

La Giunta regionale ha ripartito e liquidato alle Ullss la somma per  attività territoriali e extraresidenziali. L’assessore Lanzarin: “Massima attenzione, non soltanto sul piano dei finanziamenti ma anche su quello dell’organizzazione dei servizi"

Articolo pubblicato da La Difesa del Popolo, settimanale della Diocesi di Padova il 10/08/2021

Fonte: www.redattoresociale.it

La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell’Assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin – ha ripartito, assegnato e liquidato alle Ullss un totale di 8 milioni 300 mila euro per le attività territoriali ed extraresidenziali rivolte alle persone con disturbi mentali. “Si tratta di un settore delicatissimo – sottolinea in una nota Lanzarin – al quale la programmazione regionale dedica la massima attenzione, non soltanto sul piano dei finanziamenti, ma anche su quello dell’organizzazione dei servizi, con i diversi setting della rete assistenziale, ove un ruolo importante rivestono le Unità di offerta residenziali extra ospedaliere, oggetto di recenti provvedimenti della programmazione regionale. Ad esempio, l’attività delle strutture residenziali intensive (SRP1) ed estensive (SRP3) necessita di interventi riabilitativi e risocializzanti da effettuare sia in ambito prettamente residenziale che nella rete territoriale. Il percorso terapeutico riabilitativo del paziente si basa sull’integrazione e sulla continuità delle attività che si svolgono all’interno della struttura dove è accolto (residenziali) e fuori di essa (territoriali). Costituisce un’unica esperienza di vita a favore dell’inclusione sociale e dell’autonomizzazione. L’equipe curante deve perciò facilitare il passaggio tra il dentro e fuori dalla struttura di accoglienza, accompagnando il paziente e creando integrazioni e relazioni con il territorio. Il tutto puntando a contenere la durata della permanenza nelle strutture, prevenendo fenomeni di cronicizzazione”.

Il Progetto dei Trattamenti Riabilitativi Territoriali si basa su tre prescrizioni principali, spiega la regione: promuovere il recupero delle abilità individuali, relazionali e lavorative del paziente con disturbi mentali; rafforzare l’organizzazione dipartimentale come presupposto per il coordinamento e l’integrazione dei vari setting assistenziali, ospedalieri ed extraospedalieri (distrettuali, domiciliari, territoriali, residenziali e semiresidenziali), tutti fondati sul Progetto Terapeutico Riabilitativo Individualizzato (Prti); ricomporre con l’allocazione delle risorse l’equilibrio dinamico tra i diversi setting della rete assistenziale. L’assegnazione dei fondi è così ripartita: Ulls 1 Dolomiti, 639.861 euro; Ulss 2Marca Trevigiana, 1.204.532 euro; Ulss 3 Serenssima936 mila 691 euro; Ulss 4 Veneto Orientale, 310.336 euro; Ulss 5 Polesana, 372.784 euro; Ulss 6 Euganea, 820.798 euro; Ulss 7 Pedemontana, 938.993 euro; Ulss 8 Berica, 1.118.713 euro; Ulss 9 Scaligera, 1.957.292 euro. 

 
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Psicoradio compie 15 anni: “Ancora tanto da fare per i diritti”

Post n°472 pubblicato il 18 Maggio 2021 da Giuseppe_TV
 

Articolo di Alice Facchini pubblicato il 7 maggio 2021 su Redattore Sociale

La radio di Bologna fatta dai pazienti psichiatrici, nata in collaborazione con Arte e Salute aps e il Dipartimento di salute mentale, dal 2006 ha formato oltre 50 redattori e ha mantenuto alto il dibattito sui temi e sul linguaggio da usare quando si parla di salute mentale. “Le parole plasmano la visione che ci facciamo del mondo”

BOLOGNA – “Noi vorremmo che questo nostro compleanno fosse un compleanno di resistenza. Tra pochi giorni sarà l’anniversario della legge Basaglia: come lo interpretiamo? Siamo stanchi di celebrare questa data come se la legge fosse attuata: ancora non è così. C’è ancora tanto da fare per i diritti delle persone con disagio psichico, la battaglia per avere la possibilità di essere diversi è ancora lunga. E in questo la radio può ancora fare tanto”. Era il 7 maggio del 2006 quando, nell’etere, andava in onda la prima trasmissione della Psicoradio, la radio della mente, nata in collaborazione con Arte e Salute aps e il Dipartimento di salute mentale dell’Azienda Usl di Bologna. Oggi, 15 anni dopo, Psicoradio non ha smesso di raccontare temi e questioni legate alla salute mentale da una prospettiva unica: quella dei pazienti psichiatrici, che fanno parte della redazione e in prima persona si occupano di confezionare le puntate.

“Per celebrare questo nostro quindicesimo compleanno stiamo raccogliendo spunti tra le persone in cura presso i Dipartimenti di salute mentale, per capire da loro cosa va cambiato e cosa servirebbe per migliorare la loro vita – afferma Cristina Lasagni, direttrice della Psicoradio –. Quest’ultimo è stato l’annus horribilis per noi: c’è stato il Covid, che ha sospeso tutte le attività in presenza, e molte radio indipendenti hanno chiuso. E allora vogliamo che questo sia un compleanno di rilancio, dopo un anno molto difficile”.

Per leggere tutto l'articolo clicca QUI 

Psicoradio_archivio_redazione

 
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Psichiatria territoriale. Strumenti clinici e modelli organizzativi (2021) a cura di Giuseppe Nicolò e Enrico Pompili

Post n°471 pubblicato il 17 Maggio 2021 da Giuseppe_TV
 

Il libro "Psichiatria territoriale" non dovrebbe mancare nella libreria di chiunque, a qualsiasi titolo, si occupi di salute mentale

Pubblicato il: 17 maggio 2021

 
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Servizio inOltre Regione Veneto

Post n°470 pubblicato il 20 Aprile 2021 da Giuseppe_TV
 
Foto di Giuseppe_TV

COVID. IN VENETO 3.873 CHIAMATE IN UN ANNO AL SERVIZIO DI ASSISTENZA PSICOLOGICA 800334343 DELLA REGIONE. ZAIA, “NEL 2012 SCELTA LUNGIMIRANTE”. LANZARIN, “I CASI GRAVI PRESI IN CARICO DAI SERVIZI SANITARI”

20 marzo 2021


Comunicato n° 493 pubblicato sul sito della Regione Veneto

Dal 19 marzo 2020 il Servizio di assistenza psicologica inOltre, che opera attraverso il numero verde 800334343 ed è stato istituito dalla Regione Veneto nel 2012, ha gestito 3.873 colloqui psicologici telefonici, cioè il 32,7% delle 11.850 chiamate totali pervenute dal giugno 2012, da quando fu attivato il servizio. Le donne sono il 57%, gli uomini il 43%.

Sono questi i numeri di un aspetto non secondario della pandemia da Covid-19, che da oltre un anno, in Veneto come nel resto d’Italia, sta causando migliaia e migliaia di malati e decessi, ma anche gravi risvolti psicologici legati alle paure, le incertezze, le difficoltà economiche che stanno interessando una larghissima fascia di popolazione, colpita o no dal virus.

Il Report di un anno di “pandemia”, visto da questa delicata angolazione, è stato realizzato dalla dottoressa Emilia Laugelli, psicologa all’ospedale di Santorso e direttrice del progetto.

“Quando istituimmo, primi in Italia, questo servizio – dice il Presidente della Regione Luca Zaia – erano i tempi della crisi economica e dei suicidi di tanti imprenditori che ne rimanevano schiacciati. Poi arrivò il tempo dei truffati delle banche, piccoli risparmiatori disperati che avevano perso tutto. Ora il servizio si è evoluto e assiste le persone che, per vari motivi, soffrono a causa della pandemia. Anche così si salvano vite e, a quasi dieci anni di distanza dalla sua istituzione, inOltre si sta dimostrando una scelta azzeccata e lungimirante. inOltre, i cui operatori ringrazio uno per uno, è una pedina straordinaria nella squadra che abbiamo creato in Veneto per combattere il Covid con ogni mezzo assistenziale, clinico, sanitario, territoriale, e anche psicologico”.

“L’800334343 – aggiunge l’Assessore alla Sanità Manuela Lanzarin – è un servizio completamente gratuito, nel cui ambito gli operatori, tutti specialisti, svolgono prima di tutto un prezioso lavoro di ascolto, effettuano una valutazione attenta delle condizioni della persona che telefona e, se lo ritengono necessario, avviano un vero e proprio percorso di presa in carico del paziente da parte del sistema sanitario pubblico. La storia e le testimonianze dei protagonisti di questi quasi 10 anni di attività – conclude Lanzarin – consentono di dire, con orgoglio, che delle vite sono state salvate, e altre sono state rimesse sulla giusta via. Continueremo così, perché la sofferenza da Covid non si manifesta solo negli ospedali, ma entra nell’animo di tanti nostri concittadini”.

Il Servizio Psicologico gratuito inOltre è a disposizione di tutta la Comunità Veneta, in particolare in quest’ultimo anno, a chi sta vivendo le difficoltà causate dalla pandemia.

L’età dei cittadini che chiamano è molto ampia: il 16% ha tra 18-30 anni; il 35% da 31-50 anni; il 34% da   51-70 anni; gli over 70 anni sono il 15 %.

Se un anno fa i cittadini veneti chiamavano per problemi di ansia eccessiva, riconducibile alla preoccupazione di essere contagiati e alla difficoltà di gestire la quotidianità in lockdown, da novembre i colloqui sono stati di supporto per chi si era contagiato, per chi viveva nel terrore di finire in rianimazione.

Dal febbraio 2021, invece, le sollecitazioni si sono fatte più preoccupanti: rischi suicidari alti e paura del futuro legati alla chiusura delle attività lavorative, aspetti cui si sommano le problematiche di genitori in difficoltà con i figli adolescenti.
In questo mese di marzo, poi, si è aggiunta anche la paura dei vaccini e il timore dei relativi effetti collaterali.

Le ripercussioni causate dalla mancanza del lavoro e l’affacciarsi della crisi economica stanno creando tensione sociale ed è necessario continuare a supportare e aiutare i cittadini ad attraversare questa pandemia, con la certezza che la Comunità non lascia indietro nessuno.

Il servizio inOltre è uno snodo della rete dei servizi socio-sanitari e si relaziona con tutti i servizi utili alle persone in difficoltà: servizi sociali dei Comuni, Caritas e associazioni di categorie, ed interviene con efficacia accompagnando con interventi di mediazione.

Pertanto, il Servizio inOltre con il suo Numero Verde 800334343 resta a disposizione di tutti i cittadini che stanno attraversando momenti di difficoltà, preoccupazione e disagio sia per l’emergenza sanitaria in corso, che per tutti gli altri problemi.


Link alll'articolo originale:
https://www.regione.veneto.it/article-detail?articleId=11329018

 

Coronavirus, in Veneto numero verde per paure e difficoltà psicologiche –  Gardapost

 
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Lettera aperta di psichiatri e psicologi a Mattarella, Draghi e Speranza

Post n°469 pubblicato il 18 Marzo 2021 da Giuseppe_TV
 

Covid e salute mentale. Lettera aperta di psichiatri e psicologi a Mattarella, Draghi e Speranza: “È emergenza, intervenire subito”L’iniziativa promossa dalla Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze che ha già raccolto oltre 80 adesioni tra psicologi e psichiatri. “Il disagio mentale deve essere affrontato nei suoi differenti versanti: psicologico, psichiatrico e sociale. Tale azione non può essere ulteriormente rimandata”.

 

17 MAR - Una lettera aperta inviata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza per denunciare la grave emergenza psichiatrica e psicologica cui si sta andando incontro ad oltre un anno dalla pandemia. Questa è l’iniziativa promossa dalla Fondazione BRF – Istituto per la Ricerca in Psichiatria e Neuroscienze che ha già raccolto oltre 80 adesioni tra psicologi e psichiatri.

“Lo stato di apprensione e di ansia nella popolazione generato dalla preoccupante situazione economica – spiega il presidente della Fondazione, Armando Piccinni – sta contribuendo a sua volta ad incrementare il numero di soggetti potenzialmente bisognosi di aiuto. Il disagio mentale deve essere affrontato nei suoi differenti versanti: psicologico, psichiatrico e sociale. Tale azione non può essere ulteriormente rimandata”.

Link all'articolo completo:
https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=93629

 
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Coronavirus. Ansia da pandemia? Trovare equilibrio tra farmaci e volontà

Post n°468 pubblicato il 06 Febbraio 2021 da Giuseppe_TV
 
Foto di Giuseppe_TV

Vittorio Sironi mercoledì 3 febbraio 2021

Lo sguardo dello psichiatra sulle difficoltà personali accentuate dalle paure e restrizioni del periodo che viviamo

Apprensione, agitazione, insonnia, angoscia vera e propria, addirittura panico, calo del tono dell’umore: sono condizioni purtroppo frequenti nelle società occidentali, caratterizzate da ritmi frenetici di lavoro e da condizioni di vita con lo stress sempre in agguato. Disturbi che si sono accentuati – e talvolta sono letteralmente 'esplosi' – con l’arrivo della pandemia da coronavirus. Tra gli 'effetti collaterali' della diffusione del Covid-19 vi è infatti un aumento nella popolazione di un diffuso senso di ansia e di paura determinato dalla situazione di incertezza sanitaria che si sta attraversando e dalle conseguenze individuali, sociali ed economiche delle misure di contenimento messe in atto, a partire dal lockdown. Tale sensazione è in parte giustificata, molto più spesso invece costituisce una risposta esagerata ed eccessiva nei confronti della quale si cerca di intervenire soprattutto con rimedi di natura più farmacologica che psicologica.

Leggi tutto l'articolo cliccando il link seguente:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ansia-da-pandemia-trovare-equilibrio-tra-farmaci-e-volont 


 
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Consumo farmaci ansiolitici, lo psichiatra: con seconda ondata più rabbia e frustrazione

Post n°467 pubblicato il 21 Gennaio 2021 da Giuseppe_TV
 

Il consumo dei farmaci ansiolitici è cresciuto nel 2020 soprattutto nella seconda ondata dove il senso di rabbia e frustrazione è diventato più forte. Il commento dello specialista Massimo Cozza

 

In Italia, il consumo dei farmaci ansiolitici tra i cittadini è cresciuto nel 2020 rispetto all'anno precedente, e ha seguito un andamento coerente con la severità della pandemia: ridotto durante l'estate con un picco a fine anno, a partire dal mese di ottobre 2020 con la seconda ondata, quando nelle persone «il senso di rabbia e frustrazione è diventato più forte rispetto alla prima ondata». A registrare il polso dello stato di salute della psiche degli italiani è Massimo Cozza, psichiatra e direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Roma 2, in un'intervista comparsa su Doctor33.it, in cui commenta i dati presentati da Aifa nei giorni scorsi che mostrano che nell'anno appena concluso gli italiani hanno comprato meno pillole per la disfunzione erettile e contraccettive, ma più ansiolitici.

Lockdown, pesa meno se totale. Confusione su regole nella seconda ondata

«La riduzione nell'assunzione di ansiolitici si è verificata in corrispondenza del periodo delle ferie, ad agosto, quando si era più rilassati; i numeri del contagio erano più bassi e la prima fase della pandemia era conclusa - afferma lo psichiatra -. Poi a fine anno si è registrata un'accelerata significativa con un crescendo e un picco a dicembre, segno di un sentimento di rabbia e di frustrazione dovuti al protrarsi di una situazione dalla quale si sperava di poter finalmente uscire. Questi sentimenti, insieme all'insonnia, sono stati più intensi rispetto alla prima fase. Paradossalmente il lockdown totale sembra aver pesato meno a livello psicologico rispetto alle chiusure e aperture della seconda ondata in quanto nella prima fase c'era una condivisione delle regole da parte di tutti nella speranza univoca di poter uscire presto dall'emergenza». I dati lo confermano, poiché l'andamento dell'acquisto di ansiolitici, utilizzati spesso anche per dormire meglio, è passato da circa 20 confezioni al giorno per 10mila abitanti vendute in agosto a circa 28 vendute a dicembre; durante la prima ondata era restato sotto quota 24.

Il consiglio per affrontare meglio l'incertezza

Lo psichiatra fornisce un consiglio a chi sta affrontando questo momento di incertezza: «È importante non tenere questa preoccupazione dentro la propria mente, ma condividerla parlando con le persone di cui si ha fiducia. Esternare le preoccupazioni è un fattore molto importante; eventualmente si consiglia di parlarne con il proprio medico di famiglia. Poi se queste preoccupazioni sono invalidanti ci si può rivolgere a uno specialista». «La rete per chi ha gravi problemi psichiatrici ha tenuto - commenta a tal riguardo Cozza -. Il dato da tener presente è sicuramente la necessità di un potenziamento dei servizi di salute mentale delle Asl. Questo non è un problema che riguarda solo questo periodo: diversi studi ci dicono che gli effetti psicopatologici di tutta la pandemia si mostreranno nei prossimi mesi e anni. Le ricadute e le ripercussioni sulla salute mentale ci saranno e saranno evidenti. In Italia si spende 3,5% in salute mentale, ma servirebbe almeno il 5%. Questo accadeva già prima della pandemia, e c'era già carenza di risorse umane; per questo servono risorse e bisogna fare assunzioni. È necessario potenziamento e riqualificazione dei servizi sia territoriali sia ospedalieri. Ci sarebbe bisogno di un investimento in questo settore. Finalmente nella Recovery Plan la parola salute mentale è ricomparsa».

Articolo pubblicato il 20/01/2021 da http://www.farmacista33.it/

 
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Disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata durante il primo lockdown. Studio UniPadova

Post n°466 pubblicato il 18 Gennaio 2021 da Giuseppe_TV
 

Articolo pubblicato da https://www.insalutenews.it/in-salute/ Padova, 18 gennaio 2021 –

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, in collaborazione con l’Università di Losanna e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, analizza gli effetti negativi sulla salute mentale del primo lockdown 2020, rivelando l’aumento di disturbi da fame emotiva e alimentazione incontrollata.

Pubblicato sulla rivista Appetite, lo studio analizza gli indici di fame emotiva, ovvero la tendenza a mangiare quando si è in preda allo stress o a emozioni negative come la tristezza, e la frequenza alle abbuffate compulsive, caratterizzate da episodi in cui si assumono grandi quantità di cibo in un tempo relativamente breve con la sensazione di perdere il controllo su cosa e quanto si stia mangiando.

A differenza di altre ricerche, il presente studio non prende in considerazione solo la Fase 1 del lockdown, ossia quella più restrittiva, ma anche la Fase 2, quando le misure hanno subìto un allentamento.

“Abbiamo raccolto questi dati durante la seconda fase del lockdown, dal 14 al 19 maggio 2020 – spiega la dott.ssa Cinzia Cecchetto dell’Università di Padova, prima autrice dello studio – chiedendo ai nostri partecipanti di rispondere alle stesse domande facendo riferimento sia alla “fase uno” di lockdown completo, sia alla “fase due”, quando alcune restrizioni sono venute meno. I partecipanti, 365 persone tra i 18 e i 74 anni provenienti da tutta Italia, hanno anche risposto a domande relative alla loro abitazione, al rapporto che avevano con le persone con cui vivevano e a come è cambiato il loro lavoro durante la quarantena”.

Leggi tutto l'articolo cliccando il link seguente:
https://www.insalutenews.it/in-salute/disturbi-da-fame-emotiva-e-alimentazione-incontrollata-durante-il-primo-lockdown-studio-unipadova/

 
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Il Covid ha chiuso un centro su 5 di salute mentale

Post n°465 pubblicato il 17 Gennaio 2021 da Giuseppe_TV
 

Meno ricoveri e assistenza, nasce una rete nazionale

Durante il primo lock down il 20% dei Centri è stato chiuso, La prima ondata della pandemia Covid-19 ha ridotto le attività dei Servizi di Salute mentale nel nostro Paese per cui il 20% dei Centri ambulatoriali è rimasto chiuso e il 25% ha ridotto gli orari di accesso. Lo sottolineano i dati di uno studio della Società Italiana di Psichiatria (SIP) pubblicato su Bmc Psychiatry e presentato in occasione dell'inaugurazione della prima conferenza italiana dei Direttori di DSM.

La rete nasce per far fronte alle difficoltà di funzionamento di servizi indispensabili che da tempo sono messi a dura prova dalla carenza di personale e dall'esiguità delle risorse messe a loro disposizione nel nostro paese. Le visite psichiatriche programmate, a domicilio e in studio, sono state garantite solo per i pazienti più gravi, spesso sostituite da colloqui a distanza. Tutte le attività hanno avuto una significativa diminuzione, come i consulti psichiatrici ospedalieri (-30%), le psicoterapie individuali (-60%), le psicoterapie di gruppo e gli interventi psicosociali (-90/95%), il monitoraggio di casi in strutture residenziali (-40%) e degli autori di reato affetti da disturbi mentali affidati dai tribunali ai Centri di salute mentale (-45%). Si è registrata come nelle altre discipline mediche una riduzione complessiva dei ricoveri (-87%).

I disturbi dell'umore, le psicosi, i disturbi d'ansia e i tentativi di suicidio sono i problemi più frequenti di di consulenza psichiatrica; il 21,4% dei reparti segnala un preoccupante aumento dell'aggressività, della violenza e dei ricoveri in TSO (8,6% dei casi).

 

Redazione ANSA Roma 16 gennaio 2021 ore 17.40
Link all'articolo:
https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2021/01/16/il-covid-ha-chiuso-un-centro-su-5-di-salute-mentale_f53b284a-fc23-42d5-8b4c-938d237ebef3.html

 
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VIVERE SENZA PSICOFARMACI. L’INTERVENTO MULTIDISCIPLINARE DEGLI ESPERTI I.N.PE.F.

Post n°464 pubblicato il 31 Dicembre 2020 da Giuseppe_TV
 

 

Fare spazio ad alternative si può, cercare nuove strade mirate a sostenere la persona in un percorso di uscita da dipendenze e miglioramento sensibile della qualità di vita della stessa, frequentemente scossa da traumi e complessi, disordini, difficoltà relazionali. Si dovrà sempre però verificare da principio la serietà del servizio offerto. Pertanto, come avviene nella cura, non si può fare a meno di affidarsi a medici, specialisti psichiatri, educatori e a fig ure di riferimento di vario genere, molto preparati nel trattare il delicato tema della salute mentale, che non raramente lambisce anche l’ambiente famigliare.

In un terreno solcato da pochi pedagogisti “illuminati” e in cui è facile imbattersi nelle promesse sedicenti di certe organizzazioni che hanno ben poco a che vedere con la sanità, il team multidisciplinare di professionisti dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare si erge come innovativo e intelligente baluardo legale e sociosanitario a tutela della salute mentale.

Ricordando anche a chi non lo spera più, che “c’è sempre qualcosa che è possibile fare”, l’Istituto mette a disposizione una linea verde sempre attiva (Help Line) anche per semplice orientamento e risposta a quesiti, in una prima consulenza.

Con un approccio che favorisce l’importanza delle relazioni interpersonali, la presa in carico da parte del progetto “Vivere senza psicofarmaci” mira a reintegrare a più livelli la persona nel tessuto sociale di appartenenza, lavorando per rinsaldare gli irrinunciabili vincoli affettivi, guardando al cuore di diritti e doveri di ciascuna persona.

Encomiabile il l’area progettuale “Mai più un bambino…” perché siano trovati strumenti e metodi diversi, preferibili a contenzione e cura attraverso “blocchi chimici” su giovani menti che vanno educate alla libertà e allo stare insieme piuttosto che alla schiavitù e al pericolo di marginalità sociale e povertà. Questo senza sminuire l’incontro con le famiglie, che troppo spesso si sentono inermi e dispensate da ogni passo significativo e amoroso supporto alla persona ferita nella psiche, come può invece essere avviato tramite facilitatori e altre figure professionali.

 

V.F.

Per approfondire: https://www.pedagogiafamiliare.it/

 

 
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Telefono Amico: NON STOP NATALIZIA 2020

Post n°463 pubblicato il 09 Dicembre 2020 da Giuseppe_TV
 

Il Telefono Amico comunica:

L’aumento della sensazione di solitudine, registrato sin dai primi mesi di questa emergenza, con l’avvicinarsi delle festività natalizie sta diventando sempre più acuto: abbiamo deciso anche per quest'anno di non sospendere il servizio di ascolto neanche di notte nel periodo natalizio.
«Il numero unico 02 2327 2327 solitamente è attivo dalle 10.00 alle 24.00 – spiega la nostra presidente – ma anche quest’anno, dalle ore 10 del 24 dicembre alla mezzanotte del 26 dicembre i nostri volontari risponderanno h24 alle chiamate di chi si sente solo, sta male o ha qualche problema che lo tormenta e, a Natale, ha ancora più bisogno di una voce amica».

 
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Màt Modena 2020 - Video del Coordinamento

Post n°462 pubblicato il 18 Ottobre 2020 da Giuseppe_TV
 

Posizionarsi con il cursore rosso al minuto 37 Per l'inizo del Video.
Il Màt di Modena è la settimana della salute mentale.

 
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Salute mentale, "la legge 180 ancora disapplicata in alcune regioni italiane“

Post n°461 pubblicato il 18 Ottobre 2020 da Giuseppe_TV
 

La denuncia di Legacoopsociali in occasione della Giornata mondiale della Salute mentale. "Aumentano i casi seguiti, diminuiscono gli operatori, secondo una logica miope di riduzione della spesa pubblica“. E preoccupa che ci sia "chi continua a proporre nuovi muri, nuove istituzioni totali...“

Sono passati quarant'anni dalla morte di Franco Basaglia, ritenuto universalmente il riformatore della psichiatria. Tanto che i referenti di settore dell'Oms provengono ormai da quell'esperienza, e l'ultima - l'argentina Devora Kestel - è stata pure cooperatrice sociale, impegnata nello smantellamento del manicomio di Udine (l'ultimo grande "residuo" chiuso grazie al "Progetto obiettivo" della ministra Bindi). A ricordarlo, nella Giornata mondiale della Salute mentale, è Legacoopsociali per la salute mentale, che tuttavia denuncia: "Eppure, a 42 anni dalla sua approvazione, la legge 180 non è ancora stata applicata in ogni regione italiana. Anzi: c'è chi (la Lombardia, la più grande) concentra ancora la psichiatria in ospedale mentre il Veneto sta al di fuori dell'ordinamento, prevedendo sia la contenzione fisica che l'internamento a vita in comunità‘. Altrove, si sono trasferiti semplicemente gli utenti in tanti piccoli 'minicomi‘, con un tasso esemplificato dal confronto tra gli 8 posti letto per 10.000 abitanti ricoverati in comunità in Sicilia, ed i meno di 2 per 10.000 del Friuli Venezia Giulia, la regione più virtuosa nel percorso di de-istituzionalizzazione“.

Gian Luigi Bettoli, portavoce di Legacoopsociali per la Salute Mentale, afferma: "In generale, mentre aumentano i casi seguiti, diminuiscono gli operatori, secondo una logica miope di riduzione della spesa pubblica che rende sempre più deboli i Centri di Salute Mentale. La spesa per la salute mentale assomma – con gravi squilibri territoriali – il 3,5% di quella sanitaria, ben lontano dal 5% fissato come obiettivo ottimale. Ma quel che appare stridente, prima ancora della spesa (l'esempio friulano dimostra che si può fare bene senza spendere grandi cifre), sono le pratiche. Va fatta una considerazione sulla disattenzione dell'opinione pubblica per i problemi della salute mentale, vissuti con l'occhio distratto da forme di stigmatizzazione verso i fenomeni di marginalità. Atteggiamento distratto che diventa panico di fronte a fenomeni di violenza, strumentalizzati da un mondo dei media inquinato dalla 'comunicazione‘ e/o, tradizionalmente, dalla propaganda politica di destra. Questa lettura è decontestualizzata rispetto ai dati di realtà: la criminalità nel nostro paese è in regresso da anni; la violenza trova più spesso luogo in famiglia che nella marginalità; la morbilità tra gli stranieri, anche psichiatrica, è legata alla gestione de-strutturata dell'accoglienza, più che all'immigrazione; i suicidi sono in calo, in un paese che ne ha un basso tasso rispetto all'Europa“.

Leggi tutto l'articolo pubblicato il 10/10/2020 su:
https://www.difesapopolo.it/Media/OpenMagazine/Il-giornale-della-settimana/ARTICOLI-IN-ARRIVO/Salute-mentale-la-legge-180-ancora-disapplicata-in-alcune-regioni-italiane


 
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Iniziativa artistico-culturale della CTRP di Salgareda (TV)

Post n°460 pubblicato il 13 Ottobre 2020 da Giuseppe_TV
 

Disegnamo una realtà condivisa

 

CHI SIAMO

La nostra Comunità terapeutica, IN CORSO, accoglie persone adulte che stanno vivendo un’esperienza di disagio psichico. In questi ultimi due anni, in partnership con l'Az. ULSS 2, stiamo cercando di sviluppare un’idea di “comunità terapeutica utile al territorio”, capace di produrre cambiamenti personali e di costruire contesti inclusivi.

LA NOSTRA IDEA: UN MURALES COME MEGAFONO

Ogni anno ci dedichiamo ad un obiettivo per l'esterno, per esportare qualcosa che abbiamo imparato essere utile.

"Concordare e condividere" è il substrato del nostro intervento e ci risulta indispensabile per attivare relazioni terapeutiche finalizzate al cambiamento. Questo pensiero è stato assorbito, manipolato e rappresentato nei vari gruppi attivi in comunità e si è prodotto la bozza di un murales.

I due soggetti parlano attraverso simboli alfanumerici e simboli bliss (un linguaggio artificiale) ad indicare come punto di partenza (della relazione) una situazione di inconciliabilità (anche semantica).

Le due linee troveranno una loro armonia nella colonna centrale creando una loro peculiare "realtà condivisa" rappresentata da un albero, capovolto, formato da linee, simboli e colori provenienti dalle due diverse figure. L'albero è capovolto a sottolineare la prevalenza del "condiviso" sulla "realtà in sé".

Il murales vuole essere uno stimolo, un invito a creare tramite la relazione uno spazio in sperimentare la condivisione, elemento indispensabile per l’umana cooperazione.

COME IMPIEGHEREMO I FONDI

350 euro- costo del materiale di realizzazione

250 euro- noleggio della piattaforma aerea

1400 euro - manodopera per la realizzazione

Grazie di cuore per il tuo sostegno!

Equipe della Comunità IN CORSO

Cooperativa Sociale L'Incontro

ATI Altamira

Per contribuire al progetto:
https://buonacausa.org/cause/disegniamo-una-realt-condivisa

 
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Il Coordinamento Salute Mentale Veneto scrive alla Regione: “Serve più attenzione e investimenti”

Post n°459 pubblicato il 11 Ottobre 2020 da Giuseppe_TV
 

Più di venti associazioni coordinate da Gerardo Favaretto, hanno scritto alla Regione Veneto per dare una risposta alle oltre centomila persone che, in questi mesi di emergenza sanitaria, hanno dovuto fare i conti con lo stop di tutte quelle attività ordinarie di salute mentale. “E a questi numeri si aggiungono quali delle famiglie che, specialmente nel caso di giovani o anziani, sono le dirette protagoniste delle problematiche dei loro cari”, evidenzia Tiberio Monari, referente regionale per la Salute Mentale Fp Cgil Medici.


09 OTT - Con l’arrivo della pandemia molte persone bisognose di assistenza psichiatrica, e le loro famiglie, hanno dovuto rinunciare alle consuete visite programmate, ai piani terapeutici, al supporto dei centri diurni e alle attività riabilitative. I servizi ,talvolta già in difficoltà, hanno dato priorità principalmente alle urgenze venendo meno in quella attività relazionali che prima del lockdown si prestavano. Tutto questo ha comportato ad un indebolimento e un aggravio per chi già soffriva di un disagio sociale.  

In Veneto - spiega Tiberio Monari, referente regionale per la Salute Mentale  della FPCGIL Medici e Dirigenti sanitari -  le persone che soffrono di problemi di rilievo in ambito della salute mentale in carico ai servizi delle Aziende Socio Sanitarie sono oltre cento mila, ovvero il 2% della popolazione. Su cento mila, circa settanta mila sono in carico ai dipartimenti di salute mentale, gli altri ai servizi per le dipendenze o a quelli distrettuali. A questi numeri si aggiungono tutti coloro che si rivolgono a specialisti privati oppure non si rivolgono a nessuno. Ed ancora, oltre a questi soggetti si aggiungono loro famiglie che, specialmente nel caso di giovani o anziani, sono le dirette protagoniste delle problematiche dei loro cari”.

Per promuovere le migliori risposte in tale emergenza, già dal dicembre 2019 si era costituito in Veneto il Coordinamento per la salute mentale (SaMeVe) che raccoglie tutte le principali società scientifiche regionali del settore, le associazioni dei familiari, degli utenti e ogni altra associazione coinvolta nelle questioni della salute mentale.

In occasione delle recenti elezioni regionali, il Coordinamento per la salute mentale Veneto ha inviato una lettera aperta a tutti i candidati alle elezioni regionali, nella quale si chiede di:

1. promuovere la priorità della salute mentale anche tenendo conto delle grandi trasformazioni sociali conseguenti, e non, alla pandemia, di fatto ancora in evoluzione e ancora poco note;

2. investire adeguate risorse sulla salute mentale per salvaguardare la rete dei servizi pubblici, le attività dei dipartimenti di salute mentale e dei servizi territoriali per i minori, per la famiglia, per le persone con dipendenza;

3. promuovere una politica delle risorse umane che permetta il reclutamento delle diverse figure professionali (Psicologi, Assistenti sociali, Terapisti della riabilitazione psicosociale, Educatori, Infermieri) incentivandone la formazione con riferimento, in particolare, alla necessità di formare più medici specialisti in psichiatria vista la crescente difficoltà a reperirne in numero sufficiente;

4. promuovere un lavoro di consenso partecipato per arrivare alla definizione di un nuovo progetto obiettivo per la salute mentale, con particolare riferimento alla definizione di rinnovati strumenti operativi, condizioni organizzative, modalità di finanziamento, integrazione sociosanitaria;
5. supportare iniziative di promozione e sensibilizzazione dei territori sulla priorità della salute mentale, in senso estensivo come salute dei minori, delle famiglie, dei giovani, degli anziani, delle persone con disabilità, di chi lavora, delle donne;
6. promuovere la lotta allo stigma, alle discriminazioni e alle disuguaglianze correlate alla salute mentale. Realizzare una grande campagna regionale anti-stigma nella quale tutte le associazioni che compongono il Coordinamento Regionale Salute mentale daranno il loro pieno e totale contributo.
“Su questi punti - spiega Gerardo Favaretto, referente per il Coordinamento – il Coordinamento intende  aprire un confronto ed una collaborazione con la nuova legislatura per supportare, con le proprie competenze e grazie alla propria rappresentatività, il lavoro sulla salute mentale nel Veneto”.
La FPCGIL Medici e Dirigenti Sanitari ha deciso di aderire al Coordinamento perché ritiene importante promuovere sinergie sulla salute mentale, lavorare sulla prevenzione  dato che  si stima che circa il 50% dei disturbi mentali abbia origine nell'adolescenza.
“Affrontare costruttivamente e in tempi rapidi le problematiche della salute mentale dell'infanzia, dell'adulto ed anche delle dipendenze - conclude Tiberio Monari referente regionale per la Salute Mentale  della FPCGIL Medici e Dirigenti sanitari - è una delle priorità nel Veneto.
Endrius Salvalaggio

Articolo pubblicato il 9 ottobre 2020 da 
http://www.quotidianosanita.it/

 
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Vittorio Veneto, dal 9 ottobre le iniziative dell'Ulss2 Treviso per la Giornata mondiale della salute mentale

Post n°458 pubblicato il 06 Ottobre 2020 da Giuseppe_TV
 

Il 10 ottobre si celebra la Giornata Internazionale della salute mentale. Tre le iniziative in programma nell’ambito dell’Ulss 2 ci sono un video informativo, un reading poetico e un incontro con la popolazione.

Il video informativo, pubblicato sul sito aziendale e visualizzabile al seguente link è stato realizzato con il direttore del dipartimento di salute mentale Leonardo Meneghetti. Il tema centrale affrontato, al fine di informare la popolazione su servizi e percorsi dedicati, è la depressione post partum. Ne parla la dottoressa Mariangela Spano, referente aziendale.

Quest’iniziativa rientra tra quelle promosse da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, che dal 9 all’11 ottobre organizza l’(H)-Open Weekend dedicato alla salute mentale, coinvolgendo gli ospedali del network Bollini Rosa del territorio nazionale.

Nel Distretto Pieve di Soligo, invece, il 9 ottobre, nel Teatro al Parco dell'Area Fenderl di Vittorio Veneto, si terrà il reading poetico “Alla finestra: diario del coprifuoco”, a cura degli utenti del Centro Diurno “A Capo” di Conegliano, con la partecipazione degli utenti del Distretto di Treviso dell'associazione “Il Sole di Notte” e la collaborazione del Centro diurno “La Bussola” di Vittorio Veneto.

La lettura sarà condotta dalla psicoterapeuta dr.ssa Francesca Bornello e accompagnato dalle musiche di Sergio Marchesini, Gerardo Pozzi e Matteo Artuso. Hanno dato un fondamentale contributo all’organizzazione e alla realizzazione del reading l'associazione dei familiari Psiche2000 (sulla cui pagina Facebook si potrà seguire la diretta) e la cooperativa Insieme Si Può. L’evento ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Vittorio Veneto.

Lo spettacolo è organizzato nel rispetto della vigente normativa sulle misure di prevenzione della diffusione della pandemia di Covid19 ed è pertanto necessaria la prenotazione allo 0438.665402.

L'evento è rivolto alla popolazione del territorio per veicolare il messaggio che la comunità locale può essere inclusiva e comprensiva, superando il pregiudizio sulle malattie psichiatriche, fondamento alla base della prevenzione e della cura della salute mentale di tutte le persone appartenenti alla comunità stessa.

Notizia tratta da:
https://www.qdpnews.it/vittorio-veneto/41186-dal-10-ottobre-le-iniziative-dell-ulss2-per-la-giornata-mondiale-della-salute-mentale

 
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Tg Psicologia, edizione del 18 settembre 2020

Post n°457 pubblicato il 18 Settembre 2020 da Giuseppe_TV
 

Video pubblicato per Agenzia DIRE da Rachele Bombace
Leggi la notizia su dire.it

 

 
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Salute mentale e Covid, i pazienti delle strutture vivono come reclusi

Post n°456 pubblicato il 16 Settembre 2020 da Giuseppe_TV
 

Unasam scrive al ministro Speranza, per denunciare “l'inaccettabile e incomprensibile rigidità di disposizioni”. Alcune direzioni sanitarie “privano gli ospiti di rapporti affettivi determinanti per la loro ripresa” e “impediscono il loro libero movimento all'esterno della struttura Chiediamo al ministro un intervento urgente”

Articolo pubblicato l'8 settembre 2020 da La difesa del popolo, settimanale della Diocesi di Padova.

Esprimiamo grande preoccupazione per il protrarsi delle restrizioni di libertà, nelle strutture socio sanitarie e socio assistenziali, che accolgono persone che vivono la condizione della sofferenza mentale”. Inizia così la lettera che Gisella Trincas, presidente di Unasam, ha indirizzato al ministro della Salute Roberto Speranza, a cui chiede un “Intervento urgente”

Vigono ancora, infatti, all'interno delle strutture residenziali per la salute mentale, le disponizioni governative in base alle quali “l'accesso di parenti e visitatori è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione”.

Queste misure preventive si traducono, in molti casi, in “un'inaccettabile e incomprensibile rigidità di disposizioni”: le direzioni sanitarie, in nome di queste, non solo “stabiliscono quando e in che misura consentire la visita di parenti e amici (privando le persone di rapporti affettivi determinanti per la loro ripresa)”, ma impediscono anche il “libero movimento all'esterno della struttura, come invece consentito (pur con le precauzioni da assumere) alla generalità dei cittadini e delle cittadine”.

Per Unasam, tali disposizioni diventano “gravi” quando “impediscono, alle persone quel processo di integrazione e inclusione sociale indispensabile per il percorso di miglioramento delle proprie condizioni di salute mentale e di salute fisica”. Si tratta, peraltro, di misure irrazionali e inefficaci, dal momento che “gli operatori delle strutture, quando non sono in turno, vivono la loro normalità di vita frequentando i propri cari e gli amici, i luoghi della socialità e dello svago, i negozi, i supermercati, le palestre, il mare e possono anche andare in vacanze”. Al contrario “tutto ciò è precluso a cittadine e cittadini che, per le loro condizioni di difficoltà psico sociali e sanitarie hanno necessità di essere sostenuti, in un percorso assistenziale e terapeutico riabilitativo, in luoghi altri dalla propria abitazione, e determina una grave discriminazione”.

La preoccupazione di Unasam è quella di tanti ospiti e dei loro parenti: “La nostra organizzazione riceve costantemente segnalazioni e proteste da parte dei familiari e delle stesse persone ospitate in tali strutture. In questi giorni, inoltre, le disposizioni si sono ulteriormente inasprite bloccando qualunque accesso, nelle strutture, da parte dei familiari”. Va precisato che “non ovunque è cosi, vi sono comunità terapeutiche e strutture socio assistenziali in cui gli ospiti, pur con le misure di prevenzione necessarie, incontrano regolarmente i propri familiari e partecipano alla vita sociale”.

Unasam chiede quindi “un intervento urgente da parte del ministero della Salute, con l'emanazione urgente di disposizioni chiare che valgano per la generalità dei cittadini e delle cittadine, inclusi i cittadini e le cittadine che sono accolti e accolte in qualunque struttura socio sanitaria o socio assistenziale del nostro Paese”.

Copyright Difesa del popolo (Tutti i diritti riservati)

Fonte: Redattore sociale (www.redattoresociale.it)

 
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Salute mentale in crisi: meno personale e servizi, più psicofarmaci e accessi al PS

Post n°455 pubblicato il 07 Settembre 2020 da Giuseppe_TV
 

Massimo Cozza
Psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2
4 settembre 2020

Adesso, c’è però una occasione storica da non perdere, con la possibilità di nuove risorse europee, da destinare in particolare alla sanità e per quanto riguarda la salute mentale non si tratta solo della priorità di investire nelle risorse umane e sui servizi territoriali, ma di implementare le modalità di lavoro di tipo comunitario, a partire dal budget di salute. Infine, c'è bisogno di una maggiore attenzione sulle problematiche di salute mentale dei minori e degli adolescenti

Ogni giorno in Italia si recano al Pronto Soccorso 1.691 persone con diagnosi principale di natura psichiatrica, il 3% del numero totale degli accessi. Questa la media annuale nel 2018, mentre nel 2017 sono state 1.622, circa il 2,8% degli accessi. È questo il dato dal quale è opportuno partire per arrivare ad alcune considerazioni che si possono trarre dalla lettura del Rapporto Salute Mentale Anno 2018 del Ministero della Salute.

Si tratta, infatti, di un significativo aumento del numero degli accessi al PS che si può spiegare con un generale impoverimento dei servizi territoriali dei 143 Dipartimenti di Salute Mentale (2 in meno rispetto al 2017), così come confermato da altri indicatori.

In primo luogo, rispetto all’anno precedente, si registra una incisiva diminuzione del personale, con 2.476 unità in meno (da 28.692 a 26.216). Va sottolineato che in salute mentale il personale rappresenta la risorsa principale, in quanto è centrale la relazione tra operatore ed utente, famiglia, contesto di vita. Va ricordato che il rapporto tendenziale indicato dal Progetto Obbiettivo Tutela Salute Mentale 1998-2000 era di un operatore ogni 1.500 abitanti. La carenza, secondo il PO, è di oltre 14mila unità: manca oltre un terzo del personale.

Leggi tutto l'articolo cliccando il link seguente:
https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=87657 

 
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