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« BACK IN BLACKMessaggio #95 »

QUANDO FREDDIE MORI'.

Post n°94 pubblicato il 08 Settembre 2006 da jamesmarshall.c
Foto di jamesmarshall.c

Mi ricordo esattamente di quella mattina di 15 anni fa...oh 15 anni, sono volati, sono volati. Eppure mi manca. Mi manca quella speranza di ascoltare cosa farebbe oggi.

Era di Lunedì, e io non avevo ancora il mio vespino, o forse era rotto, non ricordo. Fatto sta che mi immersi nel freddo e nella nebbia della mattina e mi recai alla fermata del bus, che doveva portarmi a scuola. Io a scuola non ci volevo andare mai, ma quel giorno non avevo nulla in contrario alla cosa.
Così montai su quel bus da emarginato, perchè quei ragazzi che lo prendevano tutti i giorni erano amici, e io non li conoscevo che di vista. Senza contare il fatto che allora ero molto più timido di quanto sia oggi.

I loro discorsi stupidi sulle ultime Nike o cose così mi facevano vomitare, quindi mi immersi nel guardare fuori da quel mezzo. Sarebbero stati pochi minuti, meno di cinque, speravo.
Fin lì la mia giornata aveva fatto abbastanza schifo, o almeno così credevo, mentre pensavo già al momento in cui tornando da scuola avrei suonato la mia chitarra bianca. Ma non era nulla, non al cospetto di quello che mi sarebbe successo alla fermata della scuola.
Perchè una volta sceso da quel pullman il mio compagno di scuola e vittima Emanuele mi sarebbe venuto incontro, con uno sguardo persino iù triste del solito, e mi avrebbe informato con poche parole colme di dolore della morte di Freddie Mercury.

Ora, fino a quel momento i Queen erano per me uno dei pochi gruppi per bene che conoscevo e stimavo, ed avevo da un annetto cominciato l'accantonamento delle paghette e dei soldi per la merenda per acuistarne la discografia completa. Su cassetta, perchè fino al Maggio successivo non avrei avuto un lettore Cd.
E quando giunsi circa alla metà della collezione dell'opera omnia dei miei idoli (cui comunque alternavo qualche Mc dei Pink Floyd, o dei Beach Boys, o a volte dei Beatles), questa notizia mi piombava addosso come un macigno.
No, non questo, no, non dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, non dopo aver apprezzato così tanto Innuendo, non dopo che Voi avete costruito la colonna sonora delle mie prime storielle con le ragazze, non dopo tutte le cassette-compilation di vostre canzoni che ho registrato ad amici e fidanzatine, non dopo che ho passato tutta l'estate a battere su qualsiasi cosa il tempo di We Will Rock You, non dopo che Spread Your Wings e All Dead, All Dead mi hanno aperto il cuore fino a commuovermi...NO! Non puoi andare via così, così presto!

L'AIDS. Quel male allora ancora nuovo, che attaccava, si diceva, soprattutto gli omosessuali e i drogati eroinomani, ma che negli anni successivi si rivelò ben più pericoloso. Quanto lo odiai.

Non potevo andare a scuola, distrutto com'ero. Presi a camminare, in compagni del mio buon amico, non curandomi nemmeno di nascondere le lacrime. Tutto quello che volevo era ascoltare quella voce meravigliosa il puù possibile. Arrivai da Magic, il mio negozio preferito, in cui solevo passare giornate intere, le mattinate in cui decidevo che era meglio non andare a scuola, e i pomeriggi indolenti con gli amici, ad acculturarci sul Rock n'roll, pendendo dalle labbra del grande Giorgio, l'ex-hippie gestore del negozio.
Quel giorno il suo sguardo era un misto di dolore e tenerezza nei nostri confronti sotto quei riccioli bianchi che gli incorniciavano il volto. Non lo so, ma forse anche lui aveva pianto. Il disco che stava suonando era A Kind Of Magic, uno dei primi che avevo comprato, bellissimo. Bellissimo era anche il poster che governava sul mio letto, quello della copertina con loro con fattezze da cartoni animati che ballano felici.
Mi recai allo scaffale delle cassette...notai che mi mancava ormai poco, tutto sommato, anche se un paio dei primi album dovevo ordinarli, perchè Giorgio non li aveva, lì. Acquistai Live Magic, il live dell'ultimo tour, 1986.

Mi rintanai a casa e rimasi ad ascoltare quella voce, così potente dl vivo, ma molto diversa dal passato, più rauca. Ma mi incantava, mi incantava come aveva sempre fatto. Ma lui da quel giorno non c'era più. Nessuna speranza di ascoltare delle nuove cose. La consapevolezza che prima o poi avrei finito di ascoltare tutto quanto e non sarebbe nato più nessuno come lui mi rattristava troppo. Ricordo che feci preoccupare i miei genitori. Ricordo che mio padre mi capì, e che mi raccontò di come si sentì lui quando morì un altro grandissimo, Hendrix.

Ricordo esattamente la sensazione di dolore che provavo pensando a quanto doveva aver sofferto. Durò per parecchie settimane. Poi, si sa, il tempo allevia il dolore, soprattutto quello di un quattordicenne di belle speranze come era il vostro affezionatissimo. Però quel vuoto non passò mai.
Sollievo, provai, quando seppi dalla voce di Brian May su Radio Uno che in Aprile ci sarebbe stato un concerto in memoria di Freddie a Wembley, e che l'incasso sarebbe stato completamente devoluto in beneficenza per la ricerca.

Era una domenica di Aprile. Come promesso da Brian i Queen si trovavano insieme a tanti altri artisti sul palco del Wembley Stadium, che era stato il loro tempio, a commemorare Freddie. Allora io il giorno prima avevo acuqistato ben tre cassette vuote Sony Hf da 120 minuti ciascuna, e la mia intenzione era quella di registrare tutto il concerto, trasmesso da Radio Uno, che allepoca era ancora una radio musicalmente attendibile, e che illuminava spesso molte mie notti da adolescente. Era la mia Radio GaGa.
Costrinsi i miei genitori a tornare a casa presto dalla casa al mare dove oggi vivo, perchè il collegamento cominciava alle 17,00, ora italiana. Loro capirono.
Presi posto sulla poltrona della mia cameretta di fronte allo stereo a doppia cassetta Philips, e misi su la prima cassetta.
Ad aprire, mi pare, furono i Metallica. Poi in rapida successione, Def Leppard, Ian Hunter, David Bowie, Elton John, George Michael, Lisa Stansfield, i Guns n'Roses, Roger Daltrey, Robert Plant...tutti a suonare insieme a ciò che restava dei Queen, tutti a dare un ultimo saluto a Freddie.
Era uno scenario che avrebbe messo i brividi a chiunque, figuriamoci a un accanito e sensibilissimo fan come me.

Io non lo scorderò mai. E non scorderò mai Freddie, che continua, assieme agli altri tre e a tanti altri miti, a fare da colonna sonora  alla mia vita.

Cosa dovrei dirgli, cosa gli dirò quando morirò, se avrò la possibilità di incontrarlo, è solo questo:

Thank You, Freddie!

 
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