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RAINBOW BRIDGE

Post n°8 pubblicato il 27 Settembre 2005 da jamesmarshall.c
Foto di jamesmarshall.c

 Non lo so, è come se ci fosse un centro nello spazio che ruota, 
ruota in continuazione, e sopra ci sono queste persone e si sta tutti 
seduti come mucche all’abbeveratoio, senza parlare, senza emozioni, 
seduti e basta quando all’improvviso ti senti trascinato verso 
qualcosa, la luce si fa più intensa, una pagina viene girata e ti
trovi 
vicino a un vietcong, stanno per sparare a un soldato, arrivi sul
posto 
ma senti un’altra vibrazione, percepisci il soldato in maniera
diversa, 
senti la sua anima e fili via verso una pozza d’acqua o un’oasi. Poi 
stai di nuovo parlando oppure mangiando una torta alla banana seduto
su 
una panchina e avanti così, e all’improvviso qualcuno si mette a 
gridare ma tutta la scena è muta e subito dopo sei vicino alla Sfinge

le stai guardando la zampa sinistra e la tomba del re Blaaaa e dei
suoi 
fedeli Faccesi e ci sono anche gli assistenti sociali del servizio 
notturno con i cuscini legati dietro la schiena che urlano: ”servizio 
marciapiedeee!!!” con il Terzo Occhio al centro delle piramidi.
 Ah, e poi siamo in pieno deserto e camminiamo e siamo senza una
goccia 
che è una d’acqua ma per fortuna stiamo tornando a casa. Però le cose 
migliorano perché arriva Cleopatra che ci fa un sacco di domande ci 
chiede dei feticci e ci dice: inventatevi qualcosa o vi piglio a
calci 
nel sedere. Insomma una cosa così e questa che dice di chiamarsi Pio Cleopatra. Pio che? E tutto a un tratto le montagne delle Hawaii si 
spaccano e si alzano di altri quattromila metri e noi saliamo sempre 
più su e Cleopatra ha questi magnifici capelli corvini e che cosa
pensi 
di fare, amico, sdraiamoci qui e facciamo la nostra parte, così mi 
sdraio e faccio la mia parte quando un acino d’uva quasi mi soffoca e 
non riesco a sputarlo perché devo darmi un contegno. Così dico hai
dei 
grappoli d’uva magnifici qui, Cleo. Bene, continuiamo così, 
dimentichiamoci tutto quanto, dimentichiamo il tuo mondo, andiamo
sulle 
colline, rilassiamoci, viviamo. No, ho una coscienza, devo fare
quello, 
devo… Oh, lascia perdere, Cleo, tu sei una donna, io sono un uomo,
su, 
diamoci da fare. Cerchiamo un bel vigneto vicino al Vesuvio o dove 
vuoi, in Jamaica. Non lo so, dannazione, non lo so, no, no, i miei 
genitori, le mie tradizioni, il mio serpente ahia, mi hai di nuovo 
morso il culo, birichino di un aspide. Poi ci troviamo avvolti nei 
tappeti ed è bello. Ed eccomi qui. Vedi, qualche volta si fa una 
fatica dannata, come quando ti tocca pulire la marijuana con un
colino 
per il tè di quelli di metallo. Peccato mortale! Morirai come un 
coniglio schiacciato da un camion. Poi ti togli dalla testa il
cappello 
da stregone e lo butti via e nella tasca ho un libricino e così: come 
ti chiami? Mi piaci. Sai cosa voglio dire?
 

 
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